La funzione di coordinamento svolta dall’A.P.A.T. (Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i servizi Tecnici) inerente alla fattibilità della concertazione amministrativa, tecnica e scientifica e quella del monitoraggio non è mai stata espletata per carenza di rapporti fra le parti interessate e per mancanza d’impulso e di pianificazione.

L’attività di impulso sovente, si è tradotta sostanzialmente nell’esame e nella valutazione delle questioni poste all’attenzione dell’ente, sotto forma di corrispondenza inviata dalle singole istituzioni, dalle formazioni sociali e dalle comunità dei cittadini.

Non bisogna ignorare che in questa struttura,confluiscono professionalità e ricercatori che nel passato “quello che ha caratterizzato 130 anni di storia del servizio geologico nazionale” ci sono stati invidiati in tutta Europa; l’attuale struttura e pianificazione ha mortificato il mondo geologico dei servizi Tecnici Nazionali, escludendolo dal ciclo del monitoraggio, e da quello più importante della prevenzione a favore dei cittadini a tutti i livelli.

Come ricercatori pubblici interessati alla tutela della comunità, il servizio geologico nazionale oltre ad essere stato smembrato e quindi allontanato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, si ritrova accorpato in una agenzia unitamente agli ex A.N.P.A., a tali professionalità attualmente è negata ogni e qualsiasi attività di prevenzione, essendo gli stessi, vincolati a tempi e modalità di svolgimento delle azioni strumentali vetuste e fuori da qualsiasi logica professionale e scientifica; in tale contesto gli attuali Geologi dello Stato non potranno rendersi protagonisti della fondamentale pianificazione delle autonomie.

La pluralità d’azione territoriale ARPA (agenzie Regionali) e APPA (agenzie provinciali per Trento e Bolzano), rischiano di creare una frammentazione scientifica per mancanza di coordinamento e pianificazione nazionale.

Di fatto, lo sviluppo elevato delle autonomie locali, pone come risolto lo stato di conflitto palese e latente tra le istituzioni “centrali e locali”; tale tematica a mio parere richiede una valutazione più articolata e complessa sugli interessi coinvolti, ritenendo in questo ambito, non più sufficiente elaborare mere strategie d’azione sui teme trattati che hanno visto coinvolti e contrapposte attività che necessitano di cooperazione.

Per risolvere il contenzioso istituzionale, oggi bisogna investire sulla ricerca, per capirne le problematiche scientifiche e quindi economiche e giuridiche sull’ambiente.

Di fatto l’attuale sistema necessita di un cambio di rotta,urge ricostituire il vecchio servizio geologico nazionale ed accostarlo all’organo primario del Governo “Presidenza del Consiglio dei Ministri” per garantire con continuità un serbatoio di studi e di proposte finalizzate alla prevenzione di catastrofi ambientali con scopo di pianificazione di tutto il territorio nazionale.

Politicamente dovremmo impegnarci per ridare valore e dignità a tale categoria e quindi porre basi legislative serie per riportare i geologi ed il vecchio servizio geologico ad essere strumento per vincolare responsabilmente le varie soggettività pubbliche e quindi raggiungere quel fine prestabilito di innovazione e tutela dei cittadini e delle risorse economiche dello stato.

In pratica si tratta d’avviare un processo innovativo che garantisca il monitoraggio ed il controllo del territorio nazionale, non solo come protezione civile, ma soprattutto come prevenzione e tutela delle risorse demaniali contenute nel sottosuolo.

Sono convinto che, la sfida sul futuro nazionale debba essere studiata, interpretata e capita attraverso i complessi fenomeni fisici, sociali ed economici, che regolano lo stato e la qualità dell’ambiente.

L’ente di programmazione ambientale “Agenzia” e i “Geologi” dovranno per il futuro essere di supporto alla politica per illustrare i fenomeni che possono condizionare non solo il territorio ma anche l’economia nazionale.

Di fatto dovremmo essere coscienti che, il monitoraggio dovrà avere il fine di verificare l’efficacia delle azioni intraprese e deliberate come leggi dello stato o come provvedimenti transitori e, dovrà far superare le eventuali difficoltà attuattive anche nel caso in cui si riscontrassero inerzie immotivate e prolungate; in particolare, questa categoria di professionisti dovrà essere di supporto all’esercizio di poteri sostitutivi, sempre ove previsti.

Il tutto come nel passato da svolgersi in ottemperanza al principio della tutela dei diritti dello Stato, dei Cittadini, e con la consapevolezza che, la qualità dell’Ambiente migliora l’immagine di una Regione e n’aumenta le sue possibilità di sviluppo.
f.to Domenico SCAMPUDDU
3391997482