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Discussione: Radicali in economia

  1. #1
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    Predefinito Radicali in economia

    Un luogo comune vuole il Partito Radicale essere approdato su posizioni "socialiste".
    Apro questo thread per dimostrare che chi determina oggi la politica radicale, Michele De Lucia e Alessandro Massari, applica invece un modello pienamente liberista, in parte "mitigato" semmai da quel "liberismo sociale" di cui ha recentemente parlato Marco Cappato.

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Radicali in economia

    Fiat, De Lucia: qualcuno dica a Berlusconi che i “posti di lavoro” la partitocrazia li difende da sempre, contro i lavoratori
    Marchionne e Montezemolo hanno continuato a battere cassa come tutti i loro predecessori, e i governi – compresi quelli guidati da Berlusconi – glielo hanno sempre consentito.

    Roma, 5 febbraio 2010

    • dichiarazione di Michele De Lucia, tesoriere di Radicali Italiani

    L’on. Silvio Berlusconi, ha forse pensato di intervenire in modo risolutivo e molto originale sulla vicenda Fiat, annunciando – con toni da fare celoduristicamente invidia finanche a un Bossi – di voler difendere i “posti di lavoro” alla Fiat.

    Ma come li vuole difendere? Mantenendo in vita ad ogni costo posti esistenti solo sulla carta? Utilizzando per questo altro denaro pubblico? Ponendo se stesso alla guida dell’azienda più assistita (a spese dei contribuenti) della storia d’Italia? Perché – qualcuno lo dica al Presidente del Consiglio – questo è quanto la partitocrazia fa da sempre, contro il mercato, contro la concorrenza e, soprattutto, contro i lavoratori: parcheggiati in cassa integrazione, poi messi in mobilità, poi espulsi dal mercato (legale) del lavoro con i prepensionamenti.

    E Montezemolo e Marchionne, che oggi dicono di non aver ricevuto aiuti, non ricordano l’assalto a Prodi del gennaio 2007 per avere la mobilità lunga (“il governo si deve dare una mossa per aiutarci”, dissero)? E se già sapevano – come sapevano - che Termini Imerese andava chiusa perché fuori mercato, per quale ragione questi signori hanno siglato l’accordo di programma dell’aprile 2008, che prevedeva la produzione di un nuovo modello di auto nello stabilimento siciliano (per il quale sono stati predisposti ulteriori generosi aiuti pubblici)? Accordo in seguito al quale i lavoratori di Termini svolsero nel luglio dello stesso anno un corso di formazione di tre settimane, pagato anche con denaro pubblico, per poi non fare… niente.

    Mentre tutti fanno i finti tonti e molti proclami, suggeriamo di riflettere su una ricetta semplice semplice (in Gran Bretagna l’hanno applicata alla Rover, lasciando fallire un’azienda decotta e aiutando direttamente i lavoratori): l’impresa che si deve ristrutturare, sia libera di farlo, e stia sul mercato – se ne è capace – giocando secondo le regole del mercato e della concorrenza. Lo Stato difenda non i posti di lavoro in astratto (ossia le grandi imprese!), ma i lavoratori, con riforme strutturali che prevedano ammortizzatori sociali universali e politiche di welfare to work.

    Il resto, è solo una gigantesca pantomima tra padroni del vapore, a vantaggio dei soliti (i più forti) e a danno dei soliti (i più deboli).

  3. #3
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    Predefinito Rif: Radicali in economia

    Beltrandi: Mozione parlamentare sul debito pubblico
    Marco Beltrandi, primo firmatario, è un deputato radicale nel gruppo del Partito Democratico.

    7 gennaio 2010

    MOZIONE

    La Camera

    Premesso che:

    L’entità del debito pubblico italiano, alla fine dell’anno 2009, ha superato i 1.800 miliardi di euro. Esso rappresenta, ad avviso dei firmatari del presente atto, un peso insostenibile per la stabilità economica e sociale del nostro Paese, anche in considerazione del fatto che una sempre maggiore quota di tale debito, superiore al 50%, è in mano a persone fisiche non residenti in Italia o a persone giuridiche la cui sede legale è situata al di fuori dei confini nazionali. I firmatari ritengono, altresì, che quale elemento necessario alla democrazia partecipativa e stabilità finanziaria, rappresentato dalla più ampia conoscibilità dei fenomeni oggetto del presente atto, e data anche la complessità e l’imprevedibilità delle crisi finanziarie in una società articolata come la nostra, si rende opportuno adottare una maggiore e più dettagliata trasparenza in merito ai detentori e alla composizione del debito in oggetto;

    la conoscibilità della composizione del debito è assicurata dalla pubblicazioni, anche on line, della Banca d’Italia e del Ministero dell’Economia;

    in tali pubblicazioni sono contenute informazioni relative alle aste di collocamento, sia quelle future che quelle già effettuate;

    per le aste già effettuate si diffondono i dati relativi alla quantità dei titoli offerti, al taglio, al tasso di interesse, alla quantità richiesta, a quella collocata ed il prezzo di collocamento degli stessi;

    i titoli di Stato che vengono emessi con regolarità sono i seguenti:

    1) BUONI ORDINARI DEL TESORO (BOT)

    2) CERTIFICATI DEL TESORO ZERO COUPON (CTZ)

    3) BUONI DEL TESORO POLIENNALI (BTP)

    4) BUONI DEL TESORO POLIENNALI INDICIZZATI ALL’INFLAZIONE EUROPEA (BTP€i)

    5) CERTIFICATI DI CREDITO DEL TESORO (CCT);

    l’elenco degli operatori specialisti in transazioni in Titoli di Stato, di cui fanno parte banche e imprese di investimento, sono registrate presso la Banca d’Italia;

    a decorrere dall’11 maggio 2009, per effetto dei processi di fusione tra gruppi bancari e in ottemperanza alle norme contenute nell’art. 3 comma 3 del decreto 13 maggio 1999 n. 219, l’elenco degli Specialisti in Titoli di Stato è composto, in ordine alfabetico, dai seguenti operatori:

    - Banca IMI S.p.A.

    - Barclays Bank PLC

    - Bayerische Hypo und Vereinsbank AG

    - BNP Paribas

    - Calyon–Corp. Inv. Bank

    - Citigroup Global Markets Ltd.

    - Commerzbank A.G.

    - Credit Suisse Securities (Europe) Ltd.

    - Deutsche Bank A.G.

    - Goldman Sachs Int. Bank

    - HSBC France

    - ING Bank N.V.

    - JP Morgan Securities Ltd.

    - Merrill Lynch Int.

    - Morgan Stanley & Co. Int. PLC

    - Monte dei Paschi di Siena Capital Services Banca per le Imprese S.p.A.

    - Nomura Int. PLC

    - Royal Bank of Scotland PLC

    - Société Générale Inv. Banking

    - UBS Ltd.

    le tipologie di aste previste per il collocamento delle varie tipologie di titoli da parte del Tesoro, sono le seguenti:

    • asta competitiva senza prezzo base per i BOT;

    • asta marginale senza prezzo base per i CTZ;

    •asta marginale con determinazione discrezionale del prezzo di aggiudicazione e della quantità emessa per i BTP, CCT e BTP;

    i dati forniti dalla Banca d’Italia sull’ammontare del debito pubblico e sui detentori dei Titoli di Stato sono i seguenti:



    TOTALE DEBITO

    AMM.NI PUBBLICHE


    VARIAZIONE

    SU ANNO PRECEDENTE

    Dicembre 1998


    1.241,319


    ///

    Dicembre 1999


    1.269,293


    + 2,28 %

    Dicembre 2000


    1.287,599


    + 1,44 %

    Dicembre 2001


    1.335,433


    + 3,71 %

    Dicembre 2002


    1.342,342


    + 0,52 %

    Dicembre 2003


    1.389,202


    + 3,50 %

    Dicembre 2004


    1.442,994


    + 3,87 %

    Dicembre 2005


    1.510,826


    + 4,70 %

    Dicembre 2006


    1.582,009


    + 4,71 %

    Dicembre 2007


    1.598,971


    + 1,07 %

    Ottobre 2008


    1.670,622


    + 4,48 %





    Da dicembre 1998 a ottobre 2008 + 34,6 %



    La crisi economico-finanziaria in corso, ad avviso dei sottoscrittori del presente atto, fa ritenere utile ed opportuno incrementare ulteriormente il novero dei dati conoscibili relativi all’argomento in oggetto;

    disporre di una conoscenza maggiore, più dettagliata rispetto alla composizione dei detentori del debito pubblico, consente una maggiore programmabilità del proprio operato da parte dei creditori, i quali sono dei portatori di interesse (stakeholder), oltre ad evidenziare, possibili potenziali conflitti di interessi tra i creditori stessi e i ruoli eventualmente da questi ricoperti nelle istituzioni o nei confronti delle stesse;

    disporre di una conoscenza più dettagliata sulla composizione del debito pubblico, suddivisa non solo per categorie di detentori ma anche per individuazione soggettiva degli stessi, può aiutare gli operatori economici ed i privati cittadini nel compiere scelte ottimali per allocazione delle proprie risorse;

    prendendo a modello il mercato più simile a quello in esame, il mercato azionario, si evidenzia come proprio ai fini di un più regolare ed efficiente svolgimento degli scambi sui mercati siano previste delle norme in base alle quali le operazioni di acquisto di azioni di società quotate in borsa, che portino ad una proprietà azionaria superiore ad una soglia minima stabilita dall’ordinamento giuridico, devo condurre alla conoscenza e diffusione dei titolari dei pacchetti azionari minimi suddetti;

    nel caso in cui gli operatori di mercato assumano partecipazioni rilevanti in un’unica società che superi una soglia pari al 2% del capitale sociale complessivo, sorge per essi l’obbligo di comunicare alla Consob, organo di vigilanza del settore, il superamento della soglia stessa;

    impegna il Governo:

    ad adottare iniziative normative che comportino la necessaria pubblicazione, da parte degli Enti preposti, di una descrizione analitica più dettagliata e puntuale della composizione dell’universo dei detentori del debito pubblico, siano essi istituzioni finanziarie e non finanziarie, residenti e non residenti, con la precisazione del titolo in base al quale detengono quota parte del debito pubblico come, ad esempio, a titolo di gestione o di proprietà o per ulteriori fini quali, garanzia, fideiussione e simili istituti giuridici presenti nell’ordinamento;

    ad adottare iniziative normative che consentano la conoscibilità pubblica dei soggetti che per conto terzi o per conto proprio, ad ogni asta, abbiano acquistato una percentuale rilevante dei titoli collocati, che si propone pari almeno allo 0,2% del monte del debito pubblico complessivo, o che faccia superare tale soglia sommando la quota dei titoli acquistati all’ultima asta a quella dei titoli già detenuti nel proprio portafoglio. In questo ultimo caso si propone l’introduzione dell’obbligo, in capo ai soggetti in questione, di comunicare tempestivamente agli organi deputati al controllo, eventuali raggiungimenti della soglia di possesso rilevante in seguito alla partecipazione attiva all’ultima asta;

    ad adottare iniziative normative che prescrivano agli Enti preposti al controllo, altresì, un onere di pubblicazione di maggior dettaglio relativamente alla struttura ed alla composizione dei titoli del debito pubblico nazionale, con suddivisione per tipologia di titolo, con distinzione tra tasso fisso e tasso variabile, oltre che per valore della cedola nominale, e classificazione in base alla data di emissione e di scadenza e, quindi, alla durata che può essere breve, media, lunga.

    On. Marco Beltrandi

  4. #4
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    Fiat, De Lucia: da Montezemolo una auto-denuncia
    Sbagliata e dannosa la politica delle rottamazioni, degli ammortizzatori sociali “in deroga”, della combinazione partitocratica tra mercato e lavoro mediata dallo Stato. Le prime vittime di tutto questo sono i lavoratori, mentre la Fiat “chiagne e fotte”.

    Roma, 28 gennaio 2010

    • Dichiarazione di Michele De Lucia, tesoriere di Radicali Italiani

    Le dichiarazioni rilasciate oggi dal Presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, secondo cui “le pratiche tecniche avviate per chiedere il ricorso alla cassa integrazione, sono la diretta conseguenza del crollo degli ordini che stiamo registrando", rappresentano a tutti gli effetti una “auto-denuncia”:

    - i cosiddetti “ecoincentivi” (le “rottamazioni”, che di “eco” hanno ben poco), servono solo a drogare un “mercato” che da tempo non è più tale: il settore è sovradimensionato, e mantenerlo artificialmente in vita con gli incentivi serve solo a buttare soldi (nelle tasche delle case automobilistiche);

    - la cassa integrazione in deroga serve solo a tenere in un parcheggio lavoratori i cui posti di lavoro in gran parte esistono solo sulla carta: vedere il caso di Termini Imerese per credere.

    In sintesi, la Fiat vuole le rottamazioni per vendere prima auto che venderebbe comunque dopo (si tratta di acquisti anticipati, che a tempo debito ci sarebbero stati in ogni caso); quando finiscono le rottamazioni (ma anche durante) ha bisogno della cassa integrazione; quando finisce la cassa integrazione deve chiudere qualche stabilimento; per non chiuderlo, magari, si tratta su altra cassa integrazione, altri incentivi, altra mobilità. “Chiagni e fotti”, insomma. Riforme mai, perché costringerebbero a smettere di fare entrambe le cose e metterebbero in discussione le rendite di posizione di partiti e sindacati.

    Non stupisca che a Palazzo Chigi tutto questo, in fondo, sembri andare benissimo: tra monopolisti ci si intende.

  5. #5
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    Boicottaggio prodotti Fiat da parte dei giovani Pdl. De Lucia e Manfredi: povera generazione-raiset, un po' fascista, un po' comunista, senza nemmeno saperlo

    Roma, 1 febbraio 2010

    • dichiarazione di Michele De Lucia (tesoriere Radicali Italiani) e Giulio Manfredi (Comitato nazionale Radicali Italiani)

    Abbiamo letto con un qualche (divertito) sconcerto quanto dichiarato da Fabrizio Fornaciari, dirigente provinciale de “La Giovane Italia” (sic!), movimento giovanile del PDL, secondo cui tutto il popolo italiano dovrebbe ribellarsi alle “politiche anti nazionali della Fiat, boicottando attivamente l’azienda, non acquistando più automobili, camion, trattori e mezzi industriali di produzione. L’embargo popolare deve essere allargato anche ai prodotti riconducibili al gruppo nel campo dell’editoria, banche e finanza, dismettere eventuali titoli azionari o partecipazioni a fondi che possano identificarsi con la FIAT, ritirare i loro risparmi e chiudere i rapporti con gli istituti bancari che hanno FIAT fra gli azionisti”.
    Fermo restando che Marchionne e Montezemolo tremeranno senz’altro come foglie per la paura, sarebbe il caso che il buon Fornaciari e i suoi “giovani” meditassero almeno su un dato: secondo uno studio riservato della Banca d’Italia, durante il governo Berlusconi della XIV Legislatura la spesa per Cassa integrazione e mobilità aumentò del 50%, e allora non era in atto la più grave crisi del secondo dopoguerra.
    Nella migliore delle ipotesi, siamo dunque di fronte al bue che dice cornuto all’asino (in pratica, Berlusconi dovrebbe manifestare contro se stesso), con rispetto parlando per entrambe le nobili specie di quadrupedi: affermazioni degne del peggiore movimento giovanile fascista e/o comunista… ma forse i giovanotti cresciuti a pane e RaiSet non sanno neanche di cosa stiamo parlando.
    Il richiamo alla “italianità” serve solo a coprire le peggiori operazioni di privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite (accade da sempre sulla Fiat, è accaduto l’anno scorso su Alitalia), a tutto vantaggio dei “padroni del vapore” di ernestorossiana, presentissima, memoria. In questo, la Fiat è stata (e continua ad essere) sempre “italianissima”.

  6. #6
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    Scajola. Massari, Finanziamenti pubblici: non basta erogare fondi, si devono verificare i risultati

    3 gennaio 2010

    Il ministro Scajola ha annunciato una nuova iniezione di risorse per le piccole e medie impresa, soprattutto nel Mezzogiorno, per sostenere la ripresa economica agendo sull'innovazione e sulle energie rinnovabili.
    Alessandro Massari, della direzione nazionale di radicali italiani afferma: “Intento lodevole, soprattutto in Italia dove, grazie all’arretratezza del sistema produttivo, si ha una percentuale altissima di PMI.
    Ottimo l’utilizzo dei fondi europei, eccezionale la volontà di sostenere l’innovazione e l’energia rinnovabile, ma chi ci dice quanto queste misure siano adeguate per non perdere il treno della ripresa economica?
    Non è con la difesa ad oltranza dell’industria manifatturiera di piccole e piccolissime dimensioni che riusciremo a rimanere tra i maggiori paesi industriali poiché, con la globalizzazione, si acquistano i medesimi beni da chi li produce a costi di molto inferiori.
    L’Italia deve non solo salvaguardare la parte migliore, più dinamica, delle piccole e medie imprese, ma deve favorire lo sviluppo di imprese medio grandi, ad alto contenuto tecnologico, basate su produzioni derivanti da un sistema di ricerca universitaria ed imprenditoriale strettamente connesso, che consenta la commercializzazione di beni con minore concorrenza globale.
    Purtroppo siamo in Italia, non in India. Continueremo quindi ad avere le grandi famiglie imprenditoriali sempre finanziate dallo Stato al di fuori delle regole di mercato ed un finanziamento a pioggia, senza verificarne l’efficacia per tutte le altre. E ciò accade, singolarmente, solo quando la crisi, soprattutto di fiducia, lo consiglia.
    Le elezioni regionali alle porte, prosegue il dirigente radicale, possono far comprendere i motivi di fondo di tali scelte, ma non possiamo sottrarci ad un valutazione sincera: “se la tattica è miope, la strategia è fallimentare”.

  7. #7
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    Economia, Massari: sale il debito pubblico, scendono le entrate

    14 dicembre 2009

    Bankitalia comunica che il debito pubblico continua a salire: a ottobre ha raggiunto 1.801,635 miliardi di euro, contro i 1.786,842 miliardi di settembre. L'aumento è del 5,39% nei primi cinque mesi. Nello stesso periodo le entrate tributarie hanno avuto un calo del 3,2%.

    “La ripresa appare sempre più dipendente dalla spesa pubblica – osserva Alessandro Massari, della direzione nazionale di Radicali Italiani - e questo, più in generale, è l’aspetto più grave del problema”.

    Nel terzo trimestre di quest’anno, il PIL ha perso circa il 6% rispetto al primo trimestre 2008. Da quella data i consumi delle famiglie si sono ridotti del 2,2%, mentre sono crollati gli investimenti (-15,5%) e le esportazioni (-22%). Solo la spesa pubblica corrente, che comprende il sostegno al reddito e gli aiuti all’economia, è cresciuta del 2%. La spesa pubblica ha svolto quindi una funzione anticiclica, contribuendo a far crescere il PIL dello 0,6% rispetto al secondo trimestre, dopo 15 mesi di variazioni negative. Questo “topolino” è stato partorito dalla montagna del debito pubblico che, secondo dati, nel 2009 raggiungerà il 115% del PIL contro il 106% del 2008.

    “Senza riforme strutturali - afferma Massari - come l’innalzamento dell’età pensionistica, l’abbandono del criterio della spesa storica per il finanziamento delle pubbliche amministrazioni, la razionalizzazione della spesa sanitaria, una manovra di bilancio che faccia capire (in primo luogo ai parlamentari) come e perché si spendono i soldi pubblici, l’Italia rischia di rimanere ai margini del corso economico, sociale e politico in atto nel mondo”.

    “Si guardi agli USA – prosegue l’esponente radicale - Obama ha prima sostenuto con denaro pubblico le banche, ma subito dopo ha iniziato un piano di rientro entro il 2012 e ha approfittato della crisi per governare davvero, ad esempio con la riforma epocale dell’assicurazione sanitaria per tutti, impensabile sino a pochi anni fa”

    “Se in Italia non si troverà il coraggio per le riforme strutturali, non avremo mai quell’avanzo primario necessario alla riduzione del debito pubblico, con il rischio serio di perdere il treno verso il risanamento, il benessere, la modernità. Prevarranno i paesi più dinamici, non necessariamente le democrazie. Essi estenderanno la propria influenza sul mondo e gli altri saranno inevitabilmente destinati al declino”.

    “Mentre tutti stanno a guardare – conclude Massari - l’Italia affonda”.

  8. #8
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    Economia, Massari. Marcegaglia propone a Confindustria, sindacati, Governo: tutti insieme, appassionatamente
    Confindustria si candida alla guida della politica economica nazionale lanciando un "appello", molto simile alla conta di amici e amici degli amici

    31 ottobre 2009


    Cosa propone, oggi, l’attivissima Marcegaglia: un grande appello affinché “il Paese si unisca e non si divida per varare un grande taglio della spesa pubblica improduttiva”.

    Il taglio della spesa pubblica improduttiva sarebbe limitato a: accorpamento di prefetture e province, razionalizzazione degli acquisti della pubblica amministrazione.
    In cambio di cosa? Di sgravi fiscali per dare vita a un fondo che aumenti il capitale delle piccole e medie imprese con incentivi a imprese e banche che partecipino a questo fondo.

    Solo questo? Si.

    Tagli e sgravi, non sono riforme di struttura ma misure contingenti di nessun respiro.

    La spesa pubblica improduttiva deve essere certamente ridotta, ma non per questa via. E’ necessario mutare l’attuale assetto giuridico-economico del Paese, a partire dall’introduzione di un sistema di welfare to work e la riforma del sistema pensionistico, passando per la riorganizzazione dell’intero comparto pubblico, non solo quello statale, e la trasformazione della intera manovra di bilancio e finanziaria, oggetto di tanti attriti attuali.
    Nel 2007 proponemmo un pacchetto di proposte economiche contenute in oltre 50 atti parlamentari che comprendevano proposte organiche per la riforma del sistema Italia. Persino alcune delle proposte ripetute oggi dalla Marcegaglia erano lì formulate.
    Le proposte enunciate possono dirsi riforme? No perché esse o sono organiche, o non sono.
    Rimangono piccole e opportunistiche proposte eterogenee e disarmoniche, al massimo delle intenzioni di riforma.
    Ebbene, le intenzioni non contano nulla, conta solo quello che si fa.

  9. #9
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    Economia, Massari. Ad un preoccupato Draghi risponde Tremonti con -la paura- del nuovo e -la speranza- che nulla cambi
    Tremonti, pur di non fare le riforme, esalta l'utopia globale, la piccola e media impresa italiana, il debito pubblico e la famiglia come forma virtuosa di welfare

    29 ottobre 2009


    Durante la Giornata Mondiale del Risparmio il Governatore Draghi ha chiarito per l’ennesima volta un concetto tanto chiaro quanto inascoltato: "Le cose non torneranno come prima. E' bene che tutti gli attori sui mercati finanziari, a cominciare dalle banche, ne prendano atto". Anche da qui deriva la necessità, ''urgente", di riprendere "il cammino delle riforme".

    Tremonti ne ha preso atto? Non sembra. In rapida sequenza, passando dagli Appennini alle Ande ha tessuto l’incoerente elogio:

    dell’utopia mondiale:” Nuove regole tecniche e giuridiche alla base di un trattato globale. Sembra una utopia, ma le utopie spesso sono necessarie"; Ricordiamo parole e libri in contrasto con questi auspici utopici;
    della localizzazione: "Facciamo una riflessione tutti insieme, riducendo al massimo i conflitti per realizzare un'azione comune per il bene dei nostri figli e del paese". E poi ancora "E' necessaria una convergenza, un ritorno sui territori. Non si può avere un sistema bancario orientato soprattutto sulla grande industria quando la forma predominante e' la media o piccola impresa”. Finalmente si accorge di chi fornisce il cibo ai figli ed al fisco, la spina dorsale dell’economia italiana;
    delle tasse: a livello europeo c'e' "la convinzione che si deve agire tutti insieme". Insomma. "in Europa si discute davvero su come usare la leva fiscale: serve? Non serve? Ci sono esperienze negative e altre positive". Tutto, insiste, e' "oggetto di discussione che noi facciamo in sede europea": per l'Italia, comunque, e' "fondamentale" avere "una responsabile politica di consenso europeo". Della serie, pur di non fare le riforme ci si appella al debito pubblico;
    dello status quo: "Il sistema pensionistico italiano é fra i più stabili d'Europa. Certo non è un sistema ottimo ma il nostro sistema è fra i più stabili d'Europa anche grazie all’aiuto portato dalle famiglie". Stabilissimo, visto che non si vuol proprio riformare. Il ministro però tace sul fatto che è anche uno dei sistemi più iniqui del mondo, tipico esempio di “colpe dei padri che ricadono sui figli”.
    del federalismo fiscale : " è la riforma da cui dipende il futuro del nostro Paese". “La riforma fiscale è la madre di tutte le riforme". Un Tremonti in stile Saddam, che infatti comandava in uno Stato federale.
    della “fantasia al potere”: “Credo che la morfologia, la fenomenologia e la patologia della crisi siano in continuo divenire, come in una videogame". Visionarie parole, quale sarà la Lara Croft in grado di salvarci?

    Ministro, l’Italia non ha bisogno di spaziare dalle esperienze della provincia Italia, passando per l’UE o la mondializzazione. Ha bisogno di riforme, non di chiacchiere bizzarre, contraddittorie, e opportunistiche.
    Coraggio, proponga nelle sedi opportune le riforme necessarie: del welfare, della sanità, del pubblico impiego, del socialismo municipale, della legge finanziaria, del sistema elettorale, della forma di governo con un federalismo vero, non limitata alla “roba” del federalismo fiscale. Altro che videogame, questa è vita reale!
    Esilarante poi il richiamo alla famiglia come forma di welfare. I nonni hanno pensioni illogicamente ed iniquamente ricche? Nessun problema, basta che le redistribuiscano tra figli e nipoti precari. Nella speranza che tutti abbiano nonni pensionati (e generosi).
    Parole da cui emerge la paura del nuovo e la speranza che nulla cambi.
    Non sembrano le qualità che dovrebbe possedere uno statista. Infatti per Tremonti è sufficiente essere “statalista”.

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    Predefinito Rif: Radicali in economia

    Pensioni e welfare, De Lucia: se Tremonti è disposto, come dice, a discutere di riforme, si può fare subito...

    Roma, 26 novembre 2009

    • Dichiarazione di Michele De Lucia, Tesoriere di Radicali italiani

    Nel corso dell’audizione sulla finanziaria in Commissione bilancio, il Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha oggi dichiarato che “non c’è bisogno di una riforma del sistema previdenziale… ma se c’è qualcuno che vuole proporre una riforma lo faccia, la presenti in Parlamento e ne discuteremo in modo dettagliato”. Il ministro ha poi aggiunto che “se c’è bisogno di fare deficit, si farà solo sulla Cassa integrazione”.

    Insomma: prima il governo per mesi ha negato la stessa esistenza della crisi, poi – non potendo più nascondere la realtà – ha recitato il mantra del “non si fanno riforme in tempo di crisi”, che quindi c’è. La realtà – quella reale, non quella virtuale – ci dice che nel 2008 hanno chiuso 22mila imprese commerciali e che nel 2009 altre 25mila stanno seguendo la stessa sorte; che 1,2 milioni (milioni) di lavoratori non hanno alcuna indennità in caso di disoccupazione involontaria, mentre un altro milione di lavoratori è quasi come se non l’avesse; che 450mila parasubordinati non hanno sussidi o non accedono ai benefici introdotti dal governo nell’ultimo anno; che la spesa sociale dell’Italia è sbilanciatissima sulle pensioni, laddove l’età pensionabile resta tra le più basse dell’UE, e si potrebbe continuare a lungo.

    Questa è la realtà con la quale bisogna misurarsi, e milioni di italiani la affrontano a mani nude proprio perché le riforme non sono mai state fatte. Se davvero il ministro Tremonti è pronto a discutere, non ha bisogno di attendere che “qualcuno” proponga una riforma, perché le proposte radicali – che hanno tutte una caratteristica: dicono come trovare i soldi necessari a realizzarle – sono dall’inizio delle legislatura già depositate in Parlamento: da quella che consentirebbe, aumentando con gradualità l’età pensionabile, di istituire un sistema universale di ammortizzatori sociali, fino alla proposta “Pannella” sull’età massima lavorativa, depositata sia alla Camera che al Senato con le prime firme rispettivamente dell’on. Giuliano Cazzola e del sen. Pietro Ichino.

    Se davvero si vuole discutere, si inizi con il calendarizzare queste proposte di legge.

 

 
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