
Originariamente Scritto da
il merovingio
Ho appena inviato una lettera-commento alla rubrica "Italians" di Beppe Severgnini sul sito del Corriere della Sera. Vediamo se me la pubblicheranno nei prossimi giorni...
Cari Italians,
un mio piccolo parere personale sul tema del mondo del lavoro in Italia, e sui tanti giovani che si vedono posti di fronte alla scelta se vivere nel proprio paese da frustrati, o emigrare (io ho scelto la seconda opzione e finora non mi sono pentito, anche se non è che siano tutte rose e fiori).
Io credo che una grande parte di colpa di questa situazione sia del mondo universitario italiano, ovvero del sistema dell' "università di massa". Parlo di un sistema che ha illuso, e continua a illudere, milioni di giovani con l'idea che per farsi una posizione nella vita bisogna andare avanti a studiare fino ad almeno 25 anni, tra master, specializzazioni e via discorrendo. Salvo poi rendersi conto che trovare lavoro è sempre più difficile (specialmente se non sia ha una laurea economica o scientifica) e che ci si deve barcamenare tra un lavoretto precario e sottopagato e un altro. E vedere coetanei con un diploma di terza media o di perito meccanico, e che fanno gli idraulici o gli elettricisti o gli antennisti, con un lavoro fisso, una professionalità ben avviata e il doppio dei soldi rispetto a chi ha speso anni e anni a sgobbare sui libri!
Bisognerebbe tagliare il numero di facoltà e di atenei presenti in Italia (evidentemente troppi, e con troppi corsi di laurea "inventati" negli ultimi anni che non hanno nessuna reale corrispondenza nel mondo del lavoro), e puntare sulla selezione e sull'orientamento già dalle scuole superiori, in modo che solo i migliori e più portati per gli studi accedano alle università. Per tutti gli altri, si crei una "corsia preferenziale" per un inserimento rapido nel mondo del lavoro subito dopo il diploma, in modo che possano cominciare a costruirsi un percorso professionale e un po' di solidità economica già dai 19-20 anni.
Ma, d'altronde, mi rendo conto che una simile politica non sarebbe gradita alle università italiane, interessate più ad attrarre studenti a frotte come api sul miele, e ad incassare le relative rette, che a costruire un sistema realmente efficiente e meritocratico...
"Just my two cents", come si dice qui in America.
Che ne pensate?