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    BELFAST - Ancora scontri nell'Irlanda del Nord tra estremisti cattolici e protestanti. Almeno 29 i feriti, di cui 11 civili e 18 agenti di polizia. I due gruppi si sono affrontati durante una parata di protestanti orangisti, che fiancheggiava il quartiere ultracattolico di Ardoyne. Centinaia i poliziotti in tenuta antisommossa presenti, fatti oggetto di lanci di pietre, mattoni e bottiglie incendiarie. Diverse persone sono state arrestate."Che sia ancora quello che un giorno era chiamata lotta per la libertà?Un po' di storia,per capire meglio:L'Irlanda è stata la prima colonia dell'Inghilterra, invasa, nel 1169, prima ancora del Galles e della Scozia. Ma a causa della resistenza indigena gli invasori si trovarono ridotti, dal XIV secolo, a controllare un piccolissimo tratto della costa orientale del paese, intorno a Dublino, e alcune città. Con la Riforma protestante di Enrico VIII (1534) l'Inghilterra si strutturò come Stato-nazione moderno, e diresse di nuovo contro l'Irlanda il proprio espansionismo, soprattutto ad opera della regina Elisabetta I (1558-1603), i cui eserciti riuscirono per la prima volta a prendere il controllo dell'intera isola (1603). Ad eccezione della zona di Dublino, già amministrata dagli Inglesi, la società irlandese era a quell'epoca una società tribale celtica, divisa in molti regni locali, di lingua gaelica, di religione cattolica. L'espansionismo militare inglese si avvantaggiò del frazionamento irlandese, ma visto che ciò non bastava ad assicurare il controllo del territorio, e volendosi presentare queste guerre all'opinione pubblica interna come crociata contro il Cattolicesimo e il (preteso) dominio papale, invece che come pura conquista coloniale, dalla fine del Cinquecento si curò di spossessare gli indigeni delle loro terre, rafforzando le conquiste militari con il trasporto di coloni protestanti inglesi e scozzesi che divenivano proprietari al posto degli abitanti irlandesi originari. Ma solo nell'Ulster, la più settentrionale delle quattro regioni storiche in cui è divisa l'Irlanda, la Plantation ad opera di coloni protestanti in maggioranza scozzesi, intrapresa da re Giacomo I nel 1610, ebbe effetti permanenti. Lo scontro tra le ribellioni dei "selvaggi Irlandesi" e le armate britanniche continuò per un altro secolo: sono ancora ricordate le campagne militari inglesi di sterminio guidate da Oliver Cromwell (1649-1652). Solo dal 1690-1692, con le battaglie del fiume Boyne e di Aughrim, gli Inglesi, nominalmente guidati dal loro nuovo Re protestante, Guglielmo d'Orange, ottennero un controllo incontrastato dell'Irlanda.
    Le condizioni del dominio vennero rafforzate con le Leggi Penali, che proibivano di fatto l'esercizio della religione cattolica e l'uso della lingua gaelica irlandese, impedendo ai Cattolici/Gaeli di avere qualsiasi proprietà, a beneficio dei nuovi coloni protestanti di lingua inglese. Si toglieva loro anche qualsiasi diritto umano, civile, e politico: un Parlamento irlandese, dipendente dalla Corona d'Inghilterra, sarebbe stato eletto solo dai ricchi coloni protestanti di lingua inglese. Per 'Protestanti' si intendevano solo i membri della Chiesa anglicana, fedeli alla Corona: mentre i Calvinisti, Puritani o Presbiteriani, chiamati 'Dissidenti' (Dissenters), molto numerosi tra i coloni nel Nord dell'Irlanda, avevano i diritti civili e quello di proprietà, ma erano esclusi dal godimento dei diritti politici. La maggior parte degli aristocratici irlandesi dovette fuggire all'estero, in Francia, in Spagna, in Italia, ma la resistenza della popolazione contadina indigena continuò con azioni di guerriglia organizzate da società segrete irlandesi contro i nuovi proprietari terrieri conquistatori. Solo a partire dal 1778, per l'influsso della Rivoluzione americana, le parti più feroci delle Leggi Penali cominciarono a venire abrogate; nel 1793 venne persino reso il diritto di voto (ma non di candidarsi) ai Cattolici abbienti.
    Sull'onda della Rivoluzione americana (1775-1783) e di quella francese (1789), delle Dichiarazioni dei diritti dell'uomo e del cittadino, propagandate nel mondo di lingua inglese dagli scritti di Tom Paine, in Irlanda una parte dei coloni angloscozzesi protestanti, soprattutto i Dissidenti (discriminati pesantemente fino al 1782), particolarmente numerosi nel Nord dell'isola, riconsiderarono completamente le relazioni con la madrepatria britannica, e decisero che, forse, dovevano allearsi con gli abitanti originari di lingua gaelica e di religione cattolica per creare una Irlanda repubblicana, completamente indipendente dall'Inghilterra. Nacque così, nell'Ottobre 1791, a Dublino e a Belfast, il movimento degli Irlandesi Uniti (United Irishmen). Loro leader fu Theobald Wolfe Tone (1763-1798), vero fondatore del Repubblicanesimo irlandese, che definì così gli scopi del movimento: "unire l'intero popolo d'Irlanda per spezzare il legame con l'Inghilterra, continua fonte di tutti i nostri mali politici, sostituendo il comune nome di Irlandesi alla denominazione religiosa di Protestanti, Cattolici e Dissidenti". Nel 1794 il movimento, proscritto dalle autorità inglesi, dovette entrare in clandestinità, stringendo accordi con la Francia rivoluzionaria, e preparando l'insurrezione di tutta l'Irlanda contro la dominazione inglese. L'amministrazione britannica reagì con due abili mosse: nel 1795 venne creato l'Ordine paramassonico di Orange (dal nome del casato di Guglielmo III, il vincitore degli Irlandesi sul Boyne), aperto a tutti i Protestanti (e dal 1834 anche a tutti i Dissidenti), di qualunque posizione sociale, purché giurassero di combattere il "Papismo" e di sostenere la Corona britannica; nel 1800 si riuscì ad ottenere, tramite il pagamento di grandi somme per corromperli, che la maggioranza dei nobili protestanti che costituivano il Parlamento d'Irlanda accettassero l'abolizione della loro autonomia e l'unione completa con l'Inghilterra (Act of Union). Gli Irlandesi Uniti, sostenuti da insufficienti spedizioni navali francesi, scatenarono tre grandi insurrezioni, nel 1796, nel 1798 ("L'anno della Libertà"), nel 1803; la più formidabile fu la seconda, domata dagli Inglesi al prezzo di più di cinquantamila morti, tra i quali quasi tutta la dirigenza del Movimento Repubblicano. Irlandesi di lingua Gaelica e Irlandesi di lingua Inglese, Irlandesi di religione cattolica e Irlandesi anglicani e dissidenti avevano combattuto, insieme, contro le giubbe rosse inglesi, pur venendo sconfitti: era nata l'Irlanda moderna. Per i Repubblicani irlandesi "la difficoltà dell'Inghilterra è l'opportunità per l'Irlanda", e l'I.R.B. decise di organizzare la rivolta dell'Irlanda contro l'Inghilterra approfittando della guerra mondiale, prendendo contatti con la Germania per ottenere le armi necessarie. L'inutile sacrificio di migliaia di Irlandesi nelle trincee del Fronte occidentale per una guerra che non era la loro e che sembrava interminabile rafforzava la propaganda antibritannica dei Repubblicani. L'I.R.B. costituì un Consiglio segreto per preparare l'insurrezione, di cui facevano parte tra gli altri il vecchio Feniano Tom J. Clarke (1857-1916), il poeta della rinascita gaelica e pedagogo Patrick H. Pearse (1879-1916) e il sindacalista James Connolly. L'insurrezione scoppiò a Dublino il Lunedì di Pasqua del 1916: vi presero parte i reparti cittadini degli Irish Volunteers e la Irish Citizen Army (con la scusa che un carico di armi tedesche era stato intercettato i moderati nella dirigenza degli Irish Volunteers avevano mandato un contrordine dell'ultimo minuto ai reparti del resto dell'Irlanda). Fu emessa, in Gaelico e in Inglese, la Proclamazione della Repubblica d'Irlanda, sorretta dall'"Esercito d'Irlanda": era di fatto nato l'Esercito Repubblicano Irlandese (I.R.A., Irish Republican Army <http://www.geocities.com/info-irlanda/glossario.htm>). Gli insorti (definiti dalla stampa inglese "membri del Sinn Féin", anche se quel piccolo movimento non aveva avuto niente a che fare con la rivolta) resistettero per una settimana prima di venire schiacciati da forze inglesi preponderanti; ci furono più di 500 morti, in maggioranza civili vittime dei bombardamenti dell'artiglieria inglese. Oltre ai prigionieri che si erano arresi, gli Inglesi arrestarono tutti quelli noti come nazionalisti irlandesi radicali, che avessero o meno partecipato alla rivolta (circa 3.500 persone), e cominciarono a fucilare i leader dell'insurrezione, tra i quali i sette firmatari della Proclamazione della Repubblica. Lo stillicidio delle esecuzioni capitali e la brutalità del Governo britannico fecero mutare l'umore dell'opinione pubblica irlandese, che aveva dapprima considerato la fallimentare rivolta come l'impresa vana di una minoranza di esaltati. Nel giro di qualche mese l'opinione pubblica di tutta l'Irlanda, esclusi solo gli Unionisti <http://www.geocities.com/info-irlanda/glossario.htm>, si era stretta intorno ai prigionieri repubblicani: appunto prigionieri dell'I.R.A. e parenti dei fucilati, presentatisi a partire dal Febbraio 1917 come candidati del Sinn Féin <http://www.geocities.com/info-irlanda/glossario.htm> in alcune elezioni suppletive, vinsero con una grande maggioranza. Anche la gerarchia della Chiesa cattolica, prendendo atto del vento cambiato, abbandonò i moderati dell'I.P.P. e si schierò contro l'Inghilterra, che minacciava di estendere anche all'Irlanda la coscrizione obbligatoria. Nel frattempo i Repubblicani organizzavano l'I.R.A. nella clandestinità. Finita la guerra mondiale, alle elezioni generali britanniche del Dicembre 1918 i candidati repubblicani, presentatisi come Sinn Féin, stravinsero in Irlanda: su 104 seggi uninominali i Repubblicani <http://www.geocities.com/info-irlanda/glossario.htm> ne conquistarono 73, mentre 9 andavano ai moderati dell'I.P.P. e gli Unionisti <http://www.geocities.com/info-irlanda/glossario.htm> ottenevano gli altri 22 seggi (4 dallo speciale collegio universitario del Trinity College di Dublino, gli altri 18 in collegi dell'Irlanda del Nord-Est, dove i Protestanti orangisti erano maggioritari). I deputati del Sinn Féin <http://www.geocities.com/info-irlanda/glossario.htm> rifiutarono di sedersi nel Parlamento britannico: riunitisi a Dublino il 21 Gennaio 1919 riconfermarono la validità della Proclamazione della Repubblica del 1916 e si dichiararono Parlamento dell'Irlanda indipendente (Dáil Éireann), eleggendo Presidente della Repubblica il matematico Eamon De Valera (1882-1975, il più alto in grado tra i Volontari della rivolta di Pasqua sopravvissuti alla repressione).
    Quello stesso giorno l'I.R.A. cominciò la Guerra d'Indipendenza (1919-1921), una guerra di guerriglia contro la polizia e l'esercito britannici, mentre il nuovo Stato irlandese si organizzava clandestinamente con propri tribunali, proprio sistema di tassazione e proprie assemblee elettive. La conduzione militare della guerra da parte dei Repubblicani si sviluppò su due fronti principali: con la guerriglia urbana che colpiva i centri di comando degli Inglesi, diretta a Dublino con mano ferrea e spettacolarità da Michael Collins (1890-1922), Ministro delle Finanze del Governo irlandese clandestino; e con le grosse operazioni di guerriglia rurale nell'Ovest del paese ad opera delle 'colonne volanti' dell'I.R.A., volte a distruggere unità inglesi e a precludere ad esse il controllo del territorio. Ai colpi inferti dall'I.R.A. le truppe britanniche e i famigerati Black and Tans (assoldati in Gran Bretagna per sostituire i poliziotti irlandesi della Royal Irish Constabulary, 'Régia Polizia Irlandese', che in numero crescente davano le dimissioni) reagivano con le rappresaglie, definite dal Governo inglese 'punizioni ufficiali', che consistevano nell'uccisione di civili irlandesi e nella distruzione delle loro proprietà.
    Nel Nord-Est gli Unionisti, riorganizzata la U.V.F., scatenarono operazioni di "pulizia etnica" contro i Cattolici, considerati tutti sostenitori dei Repubblicani, col bilancio di 23.000 profughi nella sola Belfast. In quella zona, quindi, l'I.R.A. si dovette limitare ad operazioni difensive, cercando di organizzare la difesa dei quartieri e dei villaggi nazionalisti contro le scorrerie degli orangisti unionisti e delle forze britanniche ufficiali.Visto che l'unione di tutta l'Irlanda alla Gran Bretagna non era più sostenibile, dapprima gli Unionisti chiesero di separare tutte e nove le contee della regione storica dell'Ulster dal destino del resto dell'isola: era l'area massima su cui potevano contare su una piccola maggioranza (56%). Per la forza della guerriglia credettero più sicuro limitare la loro richiesta a sole sei contee, di cui solo quattro avevano allora una maggioranza unionista (Antrim, Down, Derry e Armagh), mentre le contee rurali di Fermanagh e Tyrone, a maggioranza nazionaliste (56,2% e 55,4%), venivano richieste per fornire un retroterra economico alla zona unionista. Nel Dicembre 1920 il Parlamento britannico staccò le 6 contee dal resto dell'Irlanda: vi si formò col terrore uno Stato basato sulla discriminazione religiosa ("Uno Stato protestante per gente protestante"), che dichiarò la propria indissolubile unione con la Gran Bretagna.
    La guerra mondiale era stata propagandisticamente combattuta dalle potenze vincitrici come guerra per la libertà delle piccole nazioni: per l'opinione pubblica inglese la guerriglia in Irlanda e le atrocità della repressione britannica divennero sempre meno sostenibili. Il Governo britannico di Lloyd George propose un cessate il fuoco, e trattative, al Governo clandestino irlandese, e dall'11 Luglio 1921 entrò in vigore la Tregua. Saltata infine la tregua nel Gennaio 1976, i due successivi Segretari di Stato britannici per l'Irlanda del Nord, i laburisti Merlyn Rees e Roy Mason (dal Settembre 1976), precedendo le strategie della Thatcher, erano riusciti ad elaborare la nuova tattica inglese per vincere la guerra nella Provincia: 1) lotta a fondo contro l'I.R.A., senza più negoziati, fino al suo sradicamento o alla sua resa, unita ad una attenta gestione dell'informazione e della propaganda, cioè la soluzione militare della questione irlandese; 2) 'ulsterizzazione', da un lato uniformando le leggi repressive delle 6 contee a quelle del Regno Unito (le leggi speciali Emergency Provision Act, che nel 1973 sostituì lo Special Powers Act nella Provincia, e il Prevention of Terrorism Act per tutto il Regno, 1974), abolendo così, insieme all'internamento preventivo, anche lo status di 'prigioniero politico' fino ad allora riconosciuto ai Repubblicani, e istituendo tribunali speciali contro il 'terrorismo'; e dall'altro sostituendo il più possibile nei compiti di intelligence e di gestione politica della repressione le polizie locali (RUC e UDR) all'esercito britannico.
    L'orizzonte strategico prevedeva Ia non utilità di un ritiro inglese dall'Irlanda del Nord. La motivazione ufficiale era, ed è, che le 6 contee (artificialmente ritagliate dall'Irlanda nel 1920) devono poter continuare a far parte del Regno Unito "fino a quando lo desidererà la maggioranza della loro popolazione". Le motivazioni reali riguardavano le conseguenze di un ritiro inglese dall'Irlanda: il ritiro dalla prima colonia inglese avrebbe finito di far crollare, sul piano del prestigio interno e internazionale, il già esangue mito britannico dell'Impero, ancora però fondante per lo Stato; un ritiro avrebbe inoltre con ogni probabilità prodotto fenomeni pericolosi, sul modello dell'OAS dei coloni francesi in Algeria; la prosecuzione della guerra in Irlanda del Nord permetteva al contrario alla Gran Bretagna di avere un esercito professionale perfettamente addestrato, forse il migliore del mondo sul piano tattico (tutti i reggimenti britannici si avvicendavano in turni di quattro mesi nella Provincia; dopo le recenti riduzioni, i turni sono diventati di sei mesi); inoltre, cosa che oggi può sembrare ridicola, ma che aveva il suo peso negli anni '70, le 6 contee erano un ottimo laboratorio di gestione politico-militare di un conflitto a bassa intensità, quale un domani poteva presentarsi in Inghilterra, scaturito dallo scontro sociale.
    La decisione del Governo britannico, guidato ora dal laburista James Callaghan (succeduto a Wilson nell'Aprile 1976), di perseguire una soluzione prevalentemente militare della crisi irlandese, era favorita anche dal Governo di Liam Cosgrave nella Repubblica del Sud (1973-1977), composto da una coalizione tra Fine Gael <http://www.geocities.com/info-irlanda/glossario.htm> e Labour Party <http://www.geocities.com/info-irlanda/glossario.htm>. Giunto al potere in seguito ad un rovescio elettorale del Fianna Fáil <http://www.geocities.com/info-irlanda/glossario.htm>, partito almeno nominalmente votato all'unità e all'indipendenza dell'Irlanda, tale Governo si mosse su una linea filobritannica, intensificando la repressione del Movimento Repubblicano <http://www.geocities.com/info-irlanda/glossario.htm>.
    In questo quadro di ripresa dell'iniziativa militare e di controllo dell'informazione da parte dello Stato britannico, cui si aggiungeva, presso la popolazione nazionalista delle 6 contee, la stanchezza di otto anni di disordini e di guerra, il Movimento Repubblicano dovette ristrutturarsi completamente per sopravvivere. La generazione dei combattenti degli anni '70 prese con qualche contrasto la guida politica e militare dell'I.R.A. e del Sinn Féin. Sul piano complessivo il significato della svolta, portata a termine tra il 1977 e il 1980, fu di mettere la politica al primo posto, cancellando la possibilità di derive militariste. Il militante repubblicano, indipendentemente dalle sue funzioni politiche o militari, doveva essere militante complessivo. Il Sinn Féin doveva divenire partito politico di massa, capace di operare tra la popolazione intervenendo sui problemi della vita quotidiana e organizzando l'agitazione legale su temi concreti, non solo con una mera funzione di appoggio propagandistico alla guerra condotta dall'IRA. In questa chiave i Repubblicani eletti al Parlamento di Dublino e nelle amministrazioni locali delle 6 e delle 26 contee dell'Irlanda avrebbero dovuto, gradualmente, accettare di occupare i loro seggi (mentre fino a quel momento per tradizione i candidati repubblicani eletti si rifiutavano di farlo, non riconoscendo la legittimità di quegli organi legislativi): con un loro gioco di parole, "the bullet and the ballot", 'la pallottola e insieme la scheda elettorale'. Sul piano strategico l'Irlanda unita, democratica e non confessionale, obbiettivo storico del Movimento Repubblicano, andava sostanziata e costruita nei suoi aspetti sociali ed economici attraverso un movimento di lotta di massa in entrambe le parti dell'Irlanda, che non poteva necessariamente esprimersi soltanto con la lotta armata contro gli Inglesi. La svolta politica del Movimento Repubblicano non avvenne senza contrasti: una minoranza di militanti, guidata da parte della dirigenza degli anni Settanta, si oppose all'abbandono dell'astensionismo verso il Parlamento di Dublino, e costituì nel 1986 il Republican Sinn Féin <http://www.geocities.com/info-irlanda/glossario.htm>.
    Sul piano militare l'IRA avrebbe dovuto ristrutturarsi completamente, abbandonando (tranne che sulla carta) la sua organizzazione territoriale di milizia di autodifesa di massa, divenuta vulnerabile per il perfezionamento delle tecniche politiche, giuridiche e militari di repressione, e adottando invece una struttura cellulare-piramidale basata sulle A.S.U. (Active Service Units, 'Unità in servizio attivo').
    La strategia di Londra per una soluzione 'interna' e intransigentemente repressiva della guerra nelle 6 contee sembrò rafforzata dalla vittoria elettorale dei Conservatori guidati da Margaret Thatcher nel Maggio 1979. Era inoltre favorita dai fenomeni terroristici che affliggevano l'Europa proprio in quegli anni, permettendo sul piano propagandistico la spiccia equiparazione dei guerriglieri dell'IRA, impegnati in una guerra di liberazione nazionale e con solide radici tra la popolazione, coi terroristi politici operanti in altri paesi. Proprio dall'estate di quell'anno, però, i Repubblicani irlandesi tornarono ad avere l'iniziativa sul piano militare, con alcune operazioni spettacolari (tra le quali la battaglia di Warrenpoint, in cui caddero 18 soldati britannici), e sul piano politico poterono dimostrare di avere un più forte appoggio da parte della popolazione nazionalista, anche per via del coinvolgimento emotivo creato dalla lotta sempre più estrema dei prigionieri politici. Infatti sulla mobilitazione di massa in sostegno ai prigionieri il Sinn Féin costruì in tutta l'Irlanda una più efficiente struttura di partito, capace di affrontare efficacemente anche le campagne elettorali.Nel 1981, con gli eventi causati dallo sciopero della fame fino alla morte iniziato dal comandante dei prigionieri repubblicani, Bobby Sands (1954-1981), la convinzione britannica di riuscire alla lunga a sconfiggere la lotta di liberazione nelle 6 contee guidata dai repubblicani irlandesi si dimostrò infine illusoria. Infatti, anche se la lotta dei prigionieri fu tecnicamente sconfitta (il Governo Thatcher non cedette sulla loro richiesta di ripristinare formalmente lo status di prigioniero politico, nonostante la morte di 10 scioperanti della fame), lo Stato britannico subì un grave colpo sul piano del prestigio: la questione irlandese ritornò sulle pagine dei mass-media internazionali, mentre in Irlanda Bobby Sands e poi altri prigionieri, candidati in elezioni suppletive ai Parlamenti di Londra e di Dublino, venivano eletti con un successo superiore ad ogni previsione. Il tentativo britannico di 'criminalizzare' i Repubblicani irlandesi era evidentemente fallito. La forza della resistenza irlandese venne confermata dall'elezione al Parlamento di Londra nel 1981, nel seggio che era stato di Sands, di Owen Carron del Sinn Féin, e nel 1983, a Belfast Ovest, di Gerry Adams, artefice della svolta repubblicana, mentre sul piano militare l'IRA continuava ad agire, spesso con operazioni spettacolari (attentato contro la Thatcher, Ottobre 1984).

    Dal sito: www.fnfirenze.it

  2. #2
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    Cosa ne pensate di Sands?
    Eroe o suicida?

    Preciso che la questione irlandese mi è sempre stata a cuore!
    Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui.

  3. #3
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    Un patriota (eroico) irlandese...ed un cattolico che recitava il S.Rosario in carcere. Tuttavia il suo metodo non è dei migliori...

  4. #4
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    Ma il suo gesto può essere considerato come atto eroico o come semplice suicidio?

    Perché se è suicidio, allora è peccato mortale e pertanto si è dannato (ahimé )

    Chiedo questo, perché con alcuni amici cattolici se ne discuteva proprio qualche giorno fa'.
    Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui.

  5. #5
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    Originally posted by ITALIANO
    Ma il suo gesto può essere considerato come atto eroico o come semplice suicidio?

    Perché se è suicidio, allora è peccato mortale e pertanto si è dannato (ahimé )

    Chiedo questo, perché con alcuni amici cattolici se ne discuteva proprio qualche giorno fa'.
    Non si è trattato di suicidio. La sua fu l'unica forma di lotta possibile all'interno di un carcere. Sands morì per liberare la sua terra dal giogo protestante inglese e per l'affermazione della religione cattolica, sempre ostentata con orgoglio di fronte agli aguzzini inglesi.
    Quando era in carcere, lui e suoi compagni si comunicavano ogni giorno e la particola era l'unica cosa che ingerivano durante le lunghe giornate d'agonia che precedettero la morte.
    Cmq, pur riconoscendo in Bobby un grandissimo e coraggioso eroe mi associo alla conclusione di Sursum.
    Saluti.
    Bellarmino

  6. #6
    Arjuna
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    Segnalo in questa interessante discussione l'uscita recente del primo film sul sacrificio di Bobby Sands "Il Silenzio dell'Allodola",di David Ballerini,regista emergente ma forse non troppo sponsorizzato (4 sale in tutta italia,a Roma solo al Cinema Quattro Fontane).

    Film fatto con 4 soldi ma bello,certo,al contrario del diario,non si respira la spinta religiosa che portava in carcere i ragazzi a recitare il Rosario dopo ogni lezione di Gaelico (e nei momenti piu' duri il Rosario veniva recitato due volte),però c'è la preghiera...

    saluti



    p.s. segnalo l'incredibile silenzio calato sull'irlanda del nord nei media italiani,la situazione e' tutt'altro che tranquilla ma qui non si sa nulla...eppure e' cosi' vicina.

  7. #7
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    Originally posted by Arjuna

    p.s. segnalo l'incredibile silenzio calato sull'irlanda del nord nei media italiani,la situazione e' tutt'altro che tranquilla ma qui non si sa nulla...eppure e' cosi' vicina.
    Questo punto mi piacerebbe approfondirlo parecchio....dall'esterno sembra che i cosiddetti accordi del "Venerdì Santo", abbiano messo d'accordo un po' tutti e che ormai l'IRA è morta o quasi....
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  8. #8
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    80 officers injured during riot

    About 80 police officers have been injured, one seriously, during rioting in north Belfast. Officers were attacked with petrol and blast bombs as they withdrew from the Ardoyne shops area after the return leg of an Orange Order parade to Ligoniel. BBC NI Security Editor Brian Rowan said an informed source told him dissident republicans linked to the Continuity IRA were behind the blast bomb attacks. Seven members of the public were injured and several people arrested. It is understood the police officer's injury is not life theatening. A BBC journalist was also hurt during the rioting. Security forces were also attacked in Brompton Park. A car was hi-jacked and burned and police used a water cannon on nationalist protesters. In agreement with police, 15 protesters were allowed to stand on a wall overlooking the route as the Orangemen passed holding aloft a banner saying 'make sectarianism history'. The Twelfth of July Orange Order parades mark the victory of the Protestant Prince William of Orange over the Catholic King James II at the Battle of the Boyne in 1690. Sinn Fein leader Gerry Adams, who was with the protesters, said "the vast majority of people had demonstrated peacefully". "When the police moved in what I think was quite a reckless manner they took management completely away from the stewards," he said. "They brought the water cannon in too quickly, we should have been allowed to keep order." The SDLP's Alex Attwood described the rioting as an "utter disgrace". "Having stood on police lines all night I can say the police behaviour has been characterised by restraint and compliance with minimum force required," he said. "Their behaviour is justified by no standards whatsoever. Those responsible have a great deal to account for." Police praised both nationalist residents and Orangemen as the morning parade passed through without incident following a peaceful protest. About 60 protesters who had blocked the road were removed by police.

    Taunts exchanged

    In Londonderry, the outward leg of the parade was peaceful, but there was trouble on the way back in the Diamond. The trouble began after groups of nationalists and loyalists exchanged taunts. About 10 petrol bombs were thrown at the police. Loyalists have left the area, but there was a standoff between police and nationalists which ended following mediation by local representatives. Three people, including a policewoman, were injured in the disturbances. A number of people have been arrested. Earlier, Chief Superintendent Richard Russell praised the agreement reached with the Bogside Residents' Group which saw the morning's parade pass off peacefully. He said what the police and most people wanted to see were local agreements and accommodations on parades.

    Protest

    Speaking after Tuesday morning's protest, Superintendent Gary White said his officers had acted in a disciplined and restrained manner. Leading members of Sinn Fein, including party president Gerry Adams, were present and called for calm as police moved in to remove the protesters one-by-one. He later described the protest as disciplined and peaceful. Meanwhile, a day-long standoff between nationalist residents and Orangemen in Dunloy in County Antrim has ended. About 30 protesters in Dunloy were moved off the road by police. The demonstration by residents ended after talks between the police and Sinn Fein MP Martin McGuinness. The standoff began when Orangemen were prevented from driving from their hall to a church in the village for a wreath laying ceremony. One-by-one police removed about 30 nationalist protesters who were staging a sit-down protest in the village. Sinn Fein MP Martin McGuinness urged a crowd of about 100 protesters to be "cool, calm and collected" shortly after arriving in the village at about 1530 BST on Tuesday. Shortly afterwards a trailer which was blocking the road was driven off. Police then removed a crowd of about 30 sit-down protesters from the road to the sound of slow handclapping from residents. Sinn Fein Assembly member Phillip McGuigan was one of the protesters moved by police. The Orangemen then drove in a convoy to the church where, six hours behind schedule, they laid a wreath and sang a hymn.



    GUERRE DI RELIGIONE Un falò acceso a mezzanotte a Broughshane, Irlanda del Nord. Centinaia di falò sono stati accessi in tutta l'Irlanda del Nord per segnalare l'inizio del giorno dell'anno più teso, il giorno in cui i protestanti commemorano la vittoriosa battaglia del re protestante Guglielmo III d’Orange contro il re cattolico inglese Giacomo II nella battaglia del Boyne del 12 luglio 1690, che sancì il predominio dei coloni scozzesi e inglesi (protestanti) sui nativi irlandesi (cattolici). La notte dei falò e la grande parata del “glorioso giorno 12” rappresentano il momento clou della stagione.

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    Post articolo tutto sommato abbastanza interessante...

    Da Bobby Sands alle rivolte, dolore ma anche tenerezza

    Il cessate il fuoco, la tregua, la consegna delle armi e ora la dichiarazione della fine della lotta armata da parte dell’Ira: sono segni, nelle «Sei Contee» dell’Irlanda del Nord, che la pace è forse qualcosa di più di una semplice promessa. Gli esperti valuteranno la portata di questa svolta che fa parte di un processo politico che dura da almeno sette anni, quando coloro che in tempi più lontani avevano creduto alla lotta armata come unico strumento per l’emancipazione completa della loro patria e per la stessa rivendicazione dei diritti civili, scelsero di passare «dalle pistole alla politica » — con le parole di Joe Cahill, uno dei grandi vecchi dell’Ira (come leggiamo nel bel libro di B. Anderson «Joe Cahill, una vita per la libertà» pubblicato in Italia da Bompiani). Per gli attori del dramma nordirlandese è un significativo passo avanti, e di grande portata simbolica. È una sfida assai diversa quella che adesso il popolo irlandese si trova ad affrontare: quella di smentire la maledizione della storia che vorrebbe che gli irlandesi «non possano imparare niente se non attraverso la sofferenza, non possano ricordare niente se non sia stato sottolineato col sangue ». Secoli di guerre, dolore, rivolte e repressioni — ma anche di grande coraggio e profonda tenerezza. Prima ho preso a prestito le parole di uno scrittore americano, William Faulkner. Credo che vadano molto bene anche per questa situazione. Ho percorso per molti anni le contee dell’Irlanda, del Sud come del Nord; credo di avere amato questo Paese e il suo popolo quanto ho amato il mio, e senza fare divisioni tra «cattolici» o «protestanti », «repubblicani» e «leali alla Corona britannica».
    Ho sentito le loro canzoni che parlano di rabbia, ma anche di perdono e ho percorso nel chiuso delle biblioteche una vicenda antica che parte dalla invasione dei Normanni per poi continuare con le spietate repressioni di Elisabetta I e l’imposizione della religione «protestante » per non dire della furia devastatrice dell’esercito di Cromwell e poi della impressionante sequenza di rivolte—a cominciare dagli «Irlandesi Uniti» per finire con la Pasqua di Sangue del 1916 e tutti i travagli cui diede origine compresa la Partizione dell’isola in due Stati quasi opposti tra loro. Poi sono venuti quelli che gli storici hanno chiamato i troubles, ovvero i disordini che dal 1969 hanno insanguinato le «Sei Contee». Ho visto le «piccole stradine» di Belfast o di Derry invase dal fumo dei lacrimogeni, i ragazzini dei quartieri «repubblicani » prendere a sassate i blindati, polizia e militari rispondere. Non è stato semplicemente come tra noi nel Sessantotto e nemmeno in quelli che noi chiamiamo «i nostri anni di Piombo». Nel 1981 Bobby Sands venne eletto al Parlamento di Londra, ma non riuscì ovviamente mai a sedere sul suo seggio: era rinchiuso in carcere e iniziò con altri suoi compagni un terribile sciopero della fame perché ai detenuti fosse riconosciuto lo stato di prigionieri di guerra. Quando morì, a Westminster si commentò la cosa in questo modo formale: «Il deputato di Belfast Occidentale è oggi deceduto». Qualche anno prima Cahill aveva dichiarato che lo scopo dell’Ira era quello di «far fuori il maggior numero di soldati britannici».
    Più tardi ho incontrato Cahill intervistandolo per il Corriere della Sera. Riteneva che lo scontro militare fosse solo un mezzo e uno dei più terribili per ottenere «libertà e giustizia» e che era pronto a cercare qualunque altra via per poter arrivare a un riconoscimento politico con la parte avversaria. I suoi occhi chiari erano ancora decisi come un tempo, ma la voce pacata sottolineava il bisogno profondo di una pace. Cahill è morto nel luglio dell’anno scorso, quando il processo di pace era ormai cominciato. Oggi, il gesto della rinuncia alle armi assume il significato che qualunque preteso destino storico può essere cambiato. Non c’è solo la strada della violenza o del terrore. Per finire con un’altra battuta di Faulkner: «Solo gli stolti mirano alle vittorie totali». O forse queste sono solo «illusioni dei filosofi ». Ma c’è anche una filosofia della pace e della speranza.

    articolo di Giulio Giorello
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    Cattolici contro protestanti dal 1921

    La cronologia del conflitto nell'Ulster: dalla guerra civile del 1921 al disarmo del'Ira.

    * 1921: Le 26 contee dell'Irlanda del sud, a stragrande maggioranza cattolica si dichiarano stato libero. Seguono due anni di guerra civile. Le contee del nord (Ulster), a maggioranza protestante, restano fedeli al Regno Unito.
    * 1937: Indipendenza del sud, che diventa Repubblica irlandese. Londra non la riconoscerà per altri 12 anni.
    * 1955-62: sporadici attacchi dell'Irish Republican Army (Ira, cattolico) contro i britannici nel Nord.
    * 1968: Cattolici nordirlandesi iniziano campagna per i diritti civili.
    * 1969: Londra invia i militari nell'Ulster per riportare la pace e sedare i disordini e le violenze, le più violente dalla fine della guerra civile.
    * 1970-71: l'Ira riprende le armi.
    * 1972: 30 gennaio: "Domenica di sangue" (Bloody Sunday) a Londonderry, 14 cattolici uccisi dalle truppe inglesi. In marzo viene sciolto il parlamento di Stormont di fronte all'aumento degli attentati. L'Irlanda del Nord passa sotto il governo diretto inglese.
    * 1979: 27 agosto; una bomba uccide Lord Mountbatten, cugino della regina Elisabetta e ultimo vicerè dell'India.
    * 1981: 5 maggio; Bobby Sands, membro dell'Ira detenuto nel carcere di Maze, eletto al parlamento di Westminster, muore dopo più di due mesi di sciopero della fame.
    * 1991: negoziati sull'Ulster, che riuniscono per la prima volta i partiti unionisti e il governo irlandese.
    * 1993: 15 dicembre; storica intesa sul futuro politico dell' Ulster tra John Major e il premier irlandese Albert Reynolds.
    * 1994: 31 agosto; l'Ira proclama un cessate il fuoco, seguita in ottobre dalle milizie protestanti. Il 9 febbraio 1996 l'Ira rompe la tregua, riproposta poi nel luglio 1997.
    * 1997: 7 ottobre, a Stortmont cominciano i negoziati multipartitici.
    * 1998: 10 aprile, il giorno di Venerdì Santo, viene raggiunto l'accordo di pace che mette fine al conflitto e crea le istituzioni autonomiste.
    - 25 giugno: le prime elezioni per l'Assemblea dell'Irlanda del Nord: David Trible, leader unionista, diventa premier.
    - 15 agosto: bomba fa strage a Omagh, 29 morti, peggiore attacco da inizio conflitto. Rivendica 'Real Ira', scheggia Ira che non accetta l'accordo di pace.
    * 1999: si insedia governo autonomista condiviso fra cattolici e protestanti. Finiscono così 27 anni di governo di Londra.
    * 2000: Intoppi nei negoziati sul disarmo dell'Ira, che vuole garanzie prima di disfarsi del suo arsenale. Sale la tensione.
    Londra sospende e poi reintegra le istituzioni autonomiste.
    * 2001: 30 giugno: Trimble si dimette da premier per la mancata soluzione del disarmo Ira.
    - 6 novembre: l'Assemblea rielegge Trimble premier.
    * 2002: 4 ottobre: la polizia perquisisce gli uffici dello Sinn Fein nell'Assemblea di Belfast ala ricerca di prove di spionaggio a favore del terrorismo e arresta due militanti.
    - Novembre: impasse nei negoziati sul disarmo: Londra sospende nuovamente l'Assemblea e il governo autonomista.
    * 2003: 26 novembre: elezioni legislative: vincono le ali più dure: il leader protestante integralista Ian Paisley, che batte il moderato Trible, e lo Sinn Fain di Gerry Adams.
    * 2004: Blair e il premier irlandese Bertie Ahern aprono un vertice a Leed Castle, nel Kent, per raggiungere un accordo finale. Il presidente Usa Bush telefona a Paisley e Adams.
    - 9 dicembre: l'Ira dichiara che non accetterà mai di fornire prove fotografiche del proprio disarmo, l'ultima questiona ancora aperta.
    Dicembre: maxi rapina da 30 milioni di sterline in una banca di Belfast. la polizia sospetta l'Ira. Rischia ancora di naufragare il processo di pace.
    * 2005: - 5 maggio: elezioni politiche in tutta la Gran Bretagna: sconfitta dell'Ulster Unionist Party del moderato Trible, che due giorni dopo si dimette. Si rafforza invece il falco Paisley.
    - 28 luglio: l'Ira annuncia il disarmo e il proprio impegno ad una soluzione politica per l'Irlanda del Nord.

 

 
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