Nel 2008 sara' la Regione siciliana a presiedere il Reg-Leg, l'assemblea delle regioni d'Europa con potere legislativo. La decisione e' stata assunta ieri, a Cardiff, capitale del Galles, a chiusura della settima assemblea del Reg-Leg, che si accinge a rilanciare il dibattito sul futuro della Ue, proponendo modelli di articolazione istituzionale piu' vicini e rispondenti alle esigenze della societa' e della vita di oggi, attraverso la valorizzazione delle specificita' regionali. Alla discussione, presieduta dal primo ministro gallese, Rhodri Morgan, hanno partecipato il presidente del Comitato delle Regioni, Michel Delebarre, autorevoli rappresentanti del Parlamento e della Commissione europea, e, per la Sicilia, il dirigente degli Affari europei, Francesco Attaguile.
Al termine delle due giornate di lavoro, l'assemblea, su unanime richiesta delle regioni italiane, ha attribuito la presidenza alla Catalogna per il 2007, alla Sicilia per il 2008 e alle Fiandre per il 2009. "E' un prezioso oltreche' prestigioso riconoscimento alla Sicilia, per il ruolo attivo avuto a livello europeo, in questi ultimi anni", e' il commento del presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro. L'organizzazione delle regioni europee a potere legislativo e' nata nel 2000, a sostegno del processo di regionalizzazione dell'Europa. Settantatre sono le regioni che la rappresentano, appartenenti a otto Stati membri: Germania, Spagna, Belgio, Austria, Portogallo e Finlandia, oltre all'Italia e al Regno Unito. Tutte responsabili del recepimento e dell'attuazione delle norme e delle politiche comunitarie.
Reg-Leg ha ottenuto dalla Convenzione europea, l'inserimento nel Trattato costituzionale di spazi piu' ampi a favore del Comitato delle Regioni, rafforzando cosi' il principio di sussidiarieta' come asse portante della governance europea. "Il biennio 2007-2008, affidato prima alle Catalogna e poi alla Sicilia, le due principali regioni autonome euromediterranee, coincide con una triplice ripresa. Riparte - sottolinea Cuffaro - l'iter di approvazione del Trattato costituzionale d'Europa, si va delineando una nuova politica di prossimita', si revisiona lo Statuto siciliano, in cui faremo tesoro delle esperienze autonomiste piu' avanzate e piu' significative che siano realizzate in Europa". "Lo Statuto - secondo il dirigente degli Affari europei Attaguile - dovra' contenere, come quello catalano, un capitolo specifico che attenga ai rapporti europei e internazionali".
http://www.repubblica.it/news/ired/u...ml?ref=hpsbdx5
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La questione del federalismo in Italia non puo' essere compresa in astrazzione totale da cio' che si fà nel resto del Europa.
Pero' bisogna prima distinguere in che modello europeo si deve scrivere il federalismo italiano. Quello confederale o quello federale?
La seconda domanda si pone al livello italiano. Che tipo di federalismo per domani? Più autonomia alle regioni e ai settori che portano l'economia, o una distribuzione equa trà tutte le regioni di nuove competenze?
Senza dimenticare il fatto, che molti modelli federalisti in Europa sono ornati di dispositivi comunitari che non esistono proprio in Italia, non per incuria politica, ma perchè le differenze culturali tra Nord e Sud non sono cosi significative da dovere istituzionalizzarle.




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