Spero di non tediare...spero che questo spazio piccolo e nei sottoforum possa darci modo di dibattere di questioni importanti e di SPESSORE......laddove io o un altro non dovesse arrivare, spero mi compensi un altro forumista o Compagno e viceversa.
COMINCIO OGGI PARLANDO DI UN ARGOMENTO MOLTO IMPORTANTE, DEL QUALE SI DIBATTE SPESSO, MA SUPERFICIALMENTE E SENZA TROPPE NOZIONI.....LO LEGO ALL'ATTUALITA', DI CHI OPPORTUNISTICAMENTE STA SPALLEGGIANDO I NUOVI FASCISTI E CHI IMPERTERRITO CONTINUA NELLA SUA RESISTENZA ATTIVA E NELLA SUA SPERANZA E VOLONTA' DI CRESCITA' E DI UNITA'.
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Da un redattore di “Pagine Marxiste”, della rivista del PCInt., ricevo via internet un articolo in cui si fa riferimento alla “ribellione in armi dei partigiani astigiani” (Agosto 1946, Santalibera, Langhe), al feroce assassinio del comunista internazionalista astigiano Mario Acquaviva (Luglio 1945, Casale M.to).Rispondo molto volentieri (coinvolgendo come sempre gli antifascisti di mia conoscenza per stimolarli al confronto e all’unità), perché trattasi di QUESTIONI SEMPRE APERTE E PIU’ CHE MAI DI GRANDE ATTUALITA’.
Chiarisco:
1) L’ATTUALITA’ DI QUELLA RIVOLTA PARTIGIANA, è data dal fatto inequivocabile che - come ha ricordato con amarezza G. Bocca, che pure fu critico verso “Santalibera”, in polemica col revisionista/riformista/neofascista (non è un insulto, constato) G.P. Pansa - dopo 60 anni dalla sua “Liberazione”(!) l’Italia è ancora impregnata di cultura e mentalità fascista, ed i capi fascisti con o senza camicia nera, sono ritornati al potere più arroganti ed aggressivi che mai, e ci stanno provocando ad una nuova “GUERRA CIVILE”. Per un contributo al dialogo unitario ed all’approfondimento delle cause di questa situazione, gli trasmetto la recente TESTIMONIANZA PER IL 60° DI “SANTALIBERA” (resasi necessaria per smentire i falsi servizi de “La Stampa” di Torino ed Asti, che hanno coinvolto e compromesso anche l’ISRAT) dedicata ai “VALOROSI COMPAGNI SCOMPARSI”, ed ai giovani della NUOVA RESISTENZA… perché ne facciano buon uso.
2) L’ATTUALITA’ DELLA LEZIONE POLITICA DI QUEL DELITTO POLITICO, è data dal fatto che l’antifascismo di sinistra non ha imparato granché da quella e da altre terribili storie di una lotta fratricida, e continua a litigare ed a dividersi, anziché unirsi contro il nemico comune che ci sta travolgendo. Quale contributo all’unità ed alla verità, penso possa essere ancora utile, quella “ricerca personale” che dagli anni ’90 giace in qualche armadio dell’ISRAT dove i vecchi e nuovi “stalinisti” ne impediscono la pubblicazione sulla rivista dell’Istituto “per la storia della resistenza”(!). Per quanto si riferisce ai tre punti conclusivi dell’articolo - dei quali per brevità richiamo solo i titoli, di per sè molto significativi - in breve la mia opinione è questa.
PUNTO UNO: “IL RUOLO CONTRORIVOLUZIONARIO DEL PCI ANCORA UNA VOLTA INEQUIVOCABILE”.
Diciamo che, dal punto di vista Marxista-Leninista, il PCI dal ritorno in Italia di Togliatti, dall’esilio in URSS (1944), ha abbandonato l’idea della “VIA RIVOLUZIONARIA AL SOCIALISMO”, per la via RIFORMISTA-NAZIONALISTA concordata a Mosca con Stalin (e conseguente ai compromessi di Yalta/Posdam).
Onestamente, nonostante la condanna e la sua fuga di fronte a “Santalibera”, come scintilla rivoluzionaria, non mi sento di definirlo “controrivoluzionario”. Togliatti diventò nazional-socialista in URSS e continuò ad esserlo in Italia. Del resto a “Santalibera” e più ancora nella guerra partigiana - oggettivamente di classe e rivoluzionaria - il PCInt. non c’era… non per questo lo considero “controrivoluzionario”… direi che ha perso una buona occasione (c’erano invece gli stalinisti, che seppero egemonizzare la Resistenza ed il Proletariato, che li seguì per ben mezzo secolo nonostante la loro involuzione socialdemocratica/riformista… di cui si può dire tutto ciò che si vuole, meno che ci abbia avvicinati al socialismo).
PUNTO DUE: “I LIMITI DELL’AZIONE DEL PARTITO RIVOLUZIONARIO”.
Veramente coraggiosa ed importante l’osservazione critica riguardo la “CRITICA DOGMATICA DEL PCInt. RIVOLTA AL PARTIGIANESIMO”. Di fatto, questo dogmatismo (per la verità non solo del PCInt.) anziché favorire la penetrazione delle TESI INTERNAZIONALISTE (MARXISTE) fra le masse proletarie, ha favorito lo spostamento a destra (riformista-socialdemocratico) del PCI, e si è alienato la credibilità antifascista tra le forze della Resistenza, nuocendo così all’unità proletaria, ecc. ecc.
PUNTO TRE: “LE RIBELLIONI PARTIGIANE, CAPITOLO INTEGRANTE DELLA GUERRA DI CLASSE”.
Verissimo, come lo furono quelle del ’46 (quando lo stalinista Togliatti liberò i fascisti) e quella del ’48 (quando i fascisti vollero assassinare Togliatti). E poi?Sessanta anni di compromessi riformisti, ed oggi il rapporto tra le classi e la condizione operaia è peggio di allora, ed ha terribilmente ragione anche il riformista Prodi, che vede il PAESE IMPAZZITO,esercito proletario e sinistra compresi (ma il buon Prodi non dice che questo Paese è stato governato per 60 anni secondo la logica riformista/capitalista, ognuno per sè, tutti contro tutti). Ed oggi siamo alla conclusione logica e vediamo i fascisti camuffati da democratici (o viceversa), scendere in piazza e secondo il METODO DEMOCRATICO-RIFORMISTA, pretendere di avere tutto e togliere al proletariato quel poco che gli rimane.
Oggettivamente il Paese, reso pazzo, è sull’orlo della guerra civile… mentre il proletariato è come un esercito sbandato, disarmato, disorientato, senza uno “stato maggiore” all’altezza della situazione. CHE FARE? E’auspicabile che, con il crescere dell’attacco fascista che non mancherà, come nel ’43, le forze sane della nuova Resistenza non riformista, prendano nelle loro mani la guida dell’esercito proletario, e si riconquisti quanto ci è stato sottratto con la violenza e l’inganno… e si vada più avanti, senza cedere a nuovi compromessi.




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