Il governo non decide ancora, dopo averla annunciata, la sostituzione di Nicolò Pollari (al Consiglio dei ministri di ieri nemmeno se ne è parlato) e la Grande Spia più amata dalla politica italiana ne approfitta. Guadagna spazio. Si trincera nel tentativo di ribaltare la situazione. Il direttore del Sismi doppia così, alla vigilia dell'avvicendamento, la manovra di reazione per rompere l'isolamento (con evidenza, soltanto apparente) che ne dovrebbe segnare il destino. Il 3 novembre, come si ricorderà, si è presentato in televisione nei tg delle 13 e delle 20 per rivendicare a se stesso il merito di aver riportato a casa Gabriele Torsello, il fotoreporter sequestrato in Afghanistan.
Non pago dell'inusuale e vanaglorioso passo per illuminare in pubblico le sue capacità, si risolve a una seconda mossa - questa volta tutta "interna" - per rafforzare la personale strategia di resistenza.
Ecco quel che, nell'inerzia di Palazzo Chigi, combina la Grande Spia. A poche ore dalla riunione del Consiglio dei ministri che avrebbe potuto (e dovuto) restituirlo ai suoi privati affanni, Nicolò Pollari "si blinda", come si dice, con una raffica di nomine sistemando gli uomini più fidati nei centri nevralgici del servizio segreto politico-militare.
Nella nuova squadra di "pretoriani" (pronti all'ultima battaglia e, se perduta, decisi a proteggere le spalle del direttore in uscita) un posto decisivo occuperà Paolo Romano. Era il responsabile dell'ufficio legislativo, l'estensore delle ambigue e mendaci relazioni di Nicolò Pollari e di Pio Pompa - questa definita tout court "imbarazzante" - alla commissione parlamentare di controllo (Copaco). Dirigerà il Dipartimento info-operativo, la più rilevante e influente struttura dell'intelligence.
Di fatto, la "spina dorsale" del servizio perché quel Dipartimento coordina il lavoro del Controspionaggio, l'attività di Controterrorismo, la raccolta delle informazioni sulla Criminalità organizzata transnazionale; e ancora, la Controproliferazione e la Divisione per l'intelligence economico-finanziaria. E' il Dipartimento che, in un recente passato, è stato guidato dal generale Giuseppe Pignero (arrestato per il sequestro di Abu Omar) venuto a mancare qualche tempo fa.
Giancarlo Meli, negli anni '90 comandante del gruppo 2 dei carabinieri di Palermo (fu accusato e prosciolto sei anni fa per favoreggiamento nei confronti del mafioso Balduccio di Maggio), subentra nella direzione del Controspionaggio/ Controterrorismo/ Criminalità organizzata (Ct/Ct/Cot) a Marco Mancini, di cui presto la procura di Milano chiederà il rinvio a giudizio per il sequestro del cittadino egiziano. Giuseppe Cassano dirigerà la Divisione Sicurezza Generale. Vincenzo Delle Femmine, già vicecapo di gabinetto di Giulio Tremonti al ministero del Tesoro, diventa vicedirettore della Divisione Analisi Generali. Giulio Fredda dirigerà la Divisione Formazione e Scuole mentre Francesco Greco sarà il nuovo ufficiale di collegamento a Palazzo Chigi.
Sono nomine, naturalmente, legittime da un punto di vista tecnico - fino a quando sarà al suo posto a Palazzo Baracchini, Pollari ha il potere di farle - ma quanto opportune alla vigilia delle sua sostituzione? Considerato il loro "peso" e nevralgicità, appaiono un atto di arroganza ora che si è appreso come il direttore del Sismi abbia ammesso che "qualcuno dei miei può aver fornicato": dichiarazione che lascia pensare al comitato parlamentare di controllo che, nella migliore delle ipotesi, Pollari non sappia scegliere i suoi uomini e che, comunque, non sappia tenere a freno la loro "fornicazione", che poi vuol dire un'attività illegale non giustificata dalle necessità e dalla missione dell'intelligence.
Si può allora sostenere che l'inattività del governo sta producendo una catena di paradossi che, da un lato, paralizza il lavoro del Sisde e del Cesis, agenzie di intelligence non compromesse in pasticci; dall'altro, permette allo spregiudicato e molto compromesso Pollari di ricostruire una catena di comando a doppia mandata, con cui dovrà fare i conti - quanto meno nel medio periodo - chi sarà chiamato a rilevare la sua responsabilità.
Per comprendere il fragile stato delle cose è sufficiente raccontare quanto è accaduto nella settimana che si chiude. Tra martedì e mercoledì, il direttore del Sisde (Mario Mori) e del Cesis (Emilio Del Mese) sono stati convocati a Palazzo Chigi dal sottosegretario con la delega ai servizi Enrico Micheli (presumibilmente lo stesso è accaduto con il direttore del Sismi). Micheli ha comunicato ai due alti funzionari la decisione del governo di procedere alla loro sostituzione.
Non è che Mori e Del Mese abbiano fatto salti di gioia. Non per la poltrona perduta, a quanto pare, ma perché non trovano lusinghiero essere apparentati nella circostanza a Pollari. A Mori e Del Mese non si contesta infatti alcuna muffa o passo storto mentre il direttore del Sismi si trova impigliato, con i suoi uomini più fidati (Mancini e Pompa), in un sequestro illegale (Abu Omar); nella fabbricazione di dossier contro il presidente del Consiglio Romano Prodi (Telekom Sbrjia; extraordinary rendition); nell'ingaggio di giornalisti (Renato Farina) proibito dalla legge; nella pianificazione di "operazione traumatiche anche cruente" contro gli oppositori del governo Berlusconi (magistrati, politici, giornalisti).
Si comprende come Emilio Del Mese e Mario Mori vogliano tornare a casa un giorno prima di Nicolò Pollari, o un giorno dopo, e non uscire di scena a braccetto con un direttore del Sismi che ha mentito al Parlamento (come si legge nella bozza preparata e ancora non discussa dal Copaco). L'esito paradossale dell'impasse decisionale è presto detto. Mentre Mori e Del Mese stanno preparando le valigie in un sostanziale stand by di ogni attività straordinaria, il molto compromesso Pollari si lancia con gran lena in un ribaltone che, secondo i maligni, dovrebbe essere utile a proteggerlo dai ficcanaso in arrivo o, in una valutazione più moderata, capace di ipotecare il futuro del suo successore per buona parte del mandato.
L'indecisione e i ritardi del governo, e soprattutto la timidezza di Romano Prodi (prima vittima dell'aggressione del Sismi di Pollari) lasciano interdetti. Ripropongono la solita domanda: che cosa sta davvero lassù o là sotto?




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