CHE SUCCEDEREBBE SE L'OPEC PASSASSE ALL'EURO?

di Paul Harris, da Soberania.org - Traduzione di Tito Pulsinelli

L'idea ossessiva di Bush su Bagdad si basa su molte ragioni. In altri articoli che ho scritto per YellowTimes.org, feci allusione non tanto alle ovvietá delle ragioni addotte contro l'Iraq, bensí alla guerra di Bush contro l'Europa. Io credo che questa sia la ragione principale della fissazione con l'Iraq.

Quando un paese va in guerra, si preparano piani su chi sará vittorioso e su chi perderá; nessuno scatena una guerra sperando di essere sconfitto, peró non sempre l'obiettivo manifesto dell'aggressione é l'obiettivo vero della guerra. A volte non si tratta di quel che speri di ottenere con la guerra, bensí di quello che gli altri perderanno; e non deve per forza essere un tuo nemico dichiarato quello che ti aspetti che soffrirá le conseguenze maggiori della guerra.

In questo caso, Bush spera che la vittima sia l'economia europea, che é robusta e probabilmente sará ancor piú forte in un futuro vicino. L'ingresso della Gran Bretagna nell'Unione Europea é inevitabile; la Scandinavia lo fará in tempi ravvicinati. A maggio del 2004, entreranno dieci nuovi paesi e questo fará aumentare il PIL dell'UE a circa 9,6 trilioni di dollari e 280 milioni di persone, di fronte ai 10,5 trilioni di dollari e 280 milioni di persone degli USA. Questo, per i nord-americani, é un formidabile blocco concorrente; ma la situazione é molto piú complessa di quel che indicano queste cifre. E molto dipende dalla piega che prenderanno gli avvenimenti in Iraq.

Come tanti altri, ho scritto che questa guerra che é alle porte si combatterá per il petrolio. Sicuramente vi sono altre ragioni, peró il petrolio é la causa scatenante. Ma non per le ragioni che comunemente si adducono.

Non é per le enormi riserve ancora vergini che si ritiene esistano in Iraq, che non sarebbero state sfruttate a causa delle sue antiquate tecnologie; non é per le brame del governo USA di mettere le zanne su questo petrolio. E' piuttosto per le zanne che i nord-americani vogliono mantenere lontano da lí.

La causa di tutto questo non é l'11 di settembre, né l'improvvisa illuminazione che Saddam continuava ad essere un tipo ripugnante, né il cambio di governo negli Stati Uniti. Quel che ha accelerato le cose é stata la decisione presa dall'Iraq il 6 di novembre del 2000: sostituire il dollaro con l'euro nel suo commercio petrolifero. Allora, questo cambio sembró uno stupido capriccio, perché l'Iraq stava perdendo una gran quantitá di utili a causa di una dichiarazione politica di principio.

Peró prese questa decisione, e il deprezzamento continuo del dollaro nei confronti dell'euro, sta a significare che l'Iraq fece un buon affare cambiando riserve monetarie e divise per il commercio del proprio petrolio. Da quel momento, l'euro si é rivalutato del 17% sul dollaro, cosa che si deve applicare pure ai 10 bilioni di dollari del fondo di riserva dell'ONU "petrolio per cibo".

Sorge una domanda che, probabilmente, si é posto anche Bush: che succederebbe se l'OPEC passasse all'euro?

Alla fine della seconda guerra mondiale, nella conferenza di Bretton Woods venne firmato un accordo che fissava il valore dell'oro a 35 dollari l'oncia e con questo divenne lo standard internazionale con il quale si misuravano le monete. Peró nel 1971, Nixon cancelló tutto questo, e il dollaro divenne lo strumento monetario principale, e solo gli USA possono produrlo. Il dollaro oggi é una moneta priva di copertura, sopravalutato, nonostante il record del deficit di bilancio e lo status di paese piú indebitato del mondo. Il 4 di aprile del 2002, il debito era di 6021 trilioni di dollari a fronte di un PIL di 9 trilioni di dollari.

Il commercio internazionale é diventato un meccanismo grazie al quale gli USA producono dollari e il resto del mondo produce quel che i dollari possono comprare. Le nazioni non commerciano piú per ottenere "vantaggi comparativi", ma solo per ramazzare dollari da destinare al pagamento del debito estero, che é fissato in dollari. E per accumulare dollari nelle riserve monetarie con la finalitá di preservare il valore delle monete nazionali. Le banche centrali delle nazioni, per prevenire attacchi speculativi alle proprie monete, sono costrette a comprare o trattenere dollari, in una misura equivalente all'ammontare del proprio circolante.

Tutto ció crea il meccanismo del dollaro forte che, a sua volta, obbliga le banche centrali ad immagazzinare dollari, cosa che rende ancor piú forte il dollaro. Questo fenomeno é conosciuto come "egemonia del dollaro" e fa sí che le merci strategiche -soprattutto il petrolio- siano quotate in dollari. Tutti accettano i dollari perché con essi si puó comprare il petrolio.

Dal 1945, la forza del dollaro consiste nell'essere la divisa internazionale per gli interscambi petroliferi globali (petro-dollari). Gli USA stampano centinaia di migliaia di miliardi di dollari senza nessun tipo di copertura: "petro-dollari" che sono usati dalle nazioni per pagare la fattura degli energetici agli esportatori dell'OPEC. Ad eccezione dell'Iraq e, parzialmente, del Venezuela.

Questi petro-dollari sono poi riciclati nuovamente dall'OPEC negli USA, sotto forma di lettere del tesoro o altri titoli con denominazione in dollari: azioni, beni immobiliari ecc. Il riciclaggio dei petro-dollari rappresenta il beneficio che, dal 1973, gli USA ricevono dai paesi produttori di petrolio per "tollerare" l'esistenza dell'OPEC.

Le riserve di dollari debbono essere investite nel mercato nord-americano, cosa che, a sua volta, produce utili per l'economia USA. L'anno scorso, nonostante un mercato in netto ribasso, l'ammontare delle riserve USA é cresciuto del 25%. L'eccedente nei conti dei capitali finanzia il deficit commerciale.

Dato che gli USA creano "petro-dollari", loro controllano il flusso del petrolio. Siccome il petrolio si paga in dollari e questa é l'unica moneta accettata in questi scambi, si arriva alla conclusione che gli USA possiedono il petrolio del mondo gratis.

Di nuovo: che succederebbe se l'OPEC decidesse di seguire l'esempio dell'Iraq e cominciasse a vendere il petrolio in euro? Una esplosione economica. Le nazioni importatrici di petrolio dovrebbe mettere in uscita i dollari dalle rispettive riserve delle banche centrali, e rimpiazzarli con gli euro. Il valore del dollaro precipiterebbe, e le conseguenze sarebbero quelle di un qualsiasi collasso di una moneta: inflazione alle stelle (vedi Argentina), i fondi stranieri in fuga dal mercato dei valori nord-americano e ritiro dei fondi dalle banche come nel 1930 ecc.

Tutto questo non avverrebbe solo negli USA. Il Giappone ne uscirebbe severamente castigato, data la sua totale dipendenza dal petrolio straniero e l'incredibile sudditanza al dollaro. Se crollasse l'economia giapponese, crollerebbero quelle di molti paesi -non escluso gli USA- in un effetto domino.

Questi sarebbero gli effetti potenziali di un "improvviso" passaggio all'euro. Un cambio piú graduale sarebbe piú gestibile, ma altererebbe ugualmente l'equilibrio finanziario e politico del mondo. Vista la vastitá del mercato europeo, la sua popolazione e la sua necessitá di petrolio (ne importa piú degli USA), l'euro potrebbe rapidamente diventare -di fatto- la moneta standard per il mondo.

Esistono buone ragioni perché l'OPEC -come gruppo- segua l'esempio dell'Iraq e adotti l'euro. Non vi é dubbio (dopo tanti anni di umiliazioni subite dagli USA) che potrebbero approfittare delle circostanze per emettere una dichiarazione politica di principi. Ma esistono anche solide ragioni economiche.

Il poderoso dollaro ha regnato incontrastato dal 1945 e negli ultimi anni ha guadagnato ancor piú terreno con il dominio economico USA. Alla fine degli anni 90, piú dei quattro quinti delle transazioni monetarie e la metá delle esportazioni mondiali, sono avvenute in dollari. L'obiettivo della guerra di Bush contro l'Iraq, naturalmente, é assicurarsi il controllo di quei giacimenti e porli sotto il segno del dollaro; successivamente passerá ad incrementare esponenzialmente la produzione e forzare i prezzi al ribasso. Alla fin fine, l'obiettivo di Bush é scongiurare con minacce di ricorrere alle vie di fatto, che qualsiasi paese produttore passi all'euro.

A lungo termine, il vero obiettivo non é Saddam, é l'euro e l'Europa. Gli USA non se ne staranno con le mani in mano ad assistere allo spettacolo di questi "ultimi arrivati" degli europei che tengono in pugno le redini del loro destino. E men che mai, che assumano il controllo della finanza internazionale. Naturalmente, tutto dipende dal folle piano di Bush e, soprattutto, che non scateni la terza guerra mondiale.

che succederebbe se l'OPEC passasse all'Euro


Apre la Iran Oil Bourse. O almeno, vorrebbe.

Con l’annunciata apertura (non è la prima, peraltro) nel Golfo Persico della “Borsa del Petrolio”, dove si potranno fare acquisti direttamente in Euro e altre valute, anche i più creduloni dovrebbero comprendere che l’unica vera arma di distruzione di massa che abbia mai posseduto l’Iran è la sua capacità di mettere in ginocchio in qualunque momento la moneta americana. Ma proprio ora che è stato dato l’annuncio, alcuni cavi sottomarini in quella zona stanno subendo una curiosa sorte, che ha obbligato gli iraniani a posporre nuovamente la data di apertura.

Sulle possibili conseguenze della Borsa del Petrolio riportiamo un articolo del 2006 di Krassimir Petrov, professore di macroeconomia all’università americana in Bulgaria, che pare oggi particolarmente profetico.

Lo scambio di petrolio proposto dall'Iran - di Krassimir Petrov

1) Le economie degli Imperi

Uno stato-nazione tassa i propri cittadini, mentre un impero tassa gli altri Stati-Nazione. La storia degli imperi, da quello greco a quello romano, da quello ottomano a quello inglese, insegnano che l'economia di ogni singolo impero si basa sulla tassazione delle altre nazioni. L'abilità imperiale di tassare ha costruito una sempre migliore economia e un sempre migliore esercito. Una parte delle tasse andavano a migliorare gli standard di vita dell'impero, l'altra parte andava a migliorare l'esercito che serviva a rafforzare la raccolta di tasse.

Storicamente, le tasse si sono sviluppate in varie forme, dall'oro all'argento, dai soldi, agli schiavi, al bestiame e alle risorse agricole. L'impero domandava e lo stato consegnava e la tassazione era sempre diretta. Lo stato assoggettato consegnava direttamente le merci all'impero.

Per la prima volta nella storia, nel 20° secolo, l'America era stata in grado di tassare indirettamente, attraverso l'inflazione. Non forzava il pagamento diretto delle tasse come gli imperi predecessori, ...


... ma distribuiva invece la sua valuta flat, il dollaro americano, alle altre nazioni, in cambio di merci con la conseguenza di inflazionare e abbassare di valore questi dollari e pagare indietro ogni dollaro con meno merci in modo da catturare la differenza come tassa imperiale.

Ecco come è successo.

All'inizio del 20° secolo, l'economia americana iniziava a dominare il mondo e il valore del dollaro era allineato con quello dell'oro in modo che non aumentasse ne diminuisse.

La grande depressione, con la sua precedente inflazione dal 1921 al 1929 e il susseguente deficit dei governi, ha sostanzialmente aumentato l'ammontare di valuta in circolazione.

Questo condusse Roosevelt a scollegare il dollaro con l'oro nel 1932. Fino a quel punto, gli Stati Uniti avevano dominato l'economia mondiale ma dal punto di vista economico, esso non era un impero. Il valore fisso del dollaro non permise agli americani di estrarre vantaggi economici dalle altre nazioni fornendo loro dollari convertibili in oro.

Economicamente l'Impero americano era nato con Bretton Woods nel 1945. I dollari americani non erano pienamente convertibili in oro ma vennero convertiti in oro solo per i governi stranieri. Questo stabilì i dollari come valuta di riserva del mondo.
Questo fu possibile, perchè durante la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti avevano fornito i suoi alleati con approvvigionamenti, richiedendo oro come pagamento e accumulando una significativa porzione dell'oro mondiale.

Un impero non sarebbe stato possibile se, seguendo gli accordi di Bretton Woods, la fornitura di dollari fosse stata limitata alla disponibilità di oro. Comunque la fornitura di dollari fu aumentata per finanziare il Vietnam e la Great Society di Lyndon B. Johnson. La maggior parte di questi dollari furono dati ai governi stranieri in cambio di merci senza la prospettiva di darli indietro allo stesso valore.

La crescita in dollari degli stranieri attraverso deficit persistenti nel commercio americano furono equivalenti ad un tassa - l'inflazione classica che una nazione impone ai propri cittadini questa volta era una tassa che gli Stati Uniti imponevano al resto del mondo.

Quando nel 1970-1971 i governi stranieri chiesero il pagamento dei loro dollari in oro, il Governo Americano omise di pagare il 15 agosto del 1971. Il diniego di pagare in oro fu un atto di bancarotta del Governo Americano.

Essenzialmente gli Stati Uniti si autodichiararono un impero. Avevano estratto un enorme ammontare di merci economiche dal resto del mondo senza l'intenzione di darle indietro e il mondo era senza potere per rispondere, era stato tassato e non poteva farci niente.

Da quel punto in avanti, per sostenere l'impero americano e continuare a tassare il resto del mondo, gli Stati Uniti hanno dovuto forzare il mondo ad accettare i dollari in cambio di merci economiche e ad avere sempre più dollari deprezzati. Dovevano dare al mondo una ragione economica per mantenerli, e questa ragione era il petrolio..

Nel 1971, quando divenne sempre più chiaro che il Governo Americano non era in grado di restituire i suoi dollari in oro, fu fatto un accordo con l'Arabia Saudita per supportare il potere della Casa di Saud in cambio di dollari americani per il proprio petrolio.

Anche il resto dell'OPEC accettò solo dollari. Il mondo doveva comprare petrolio dalle Nazioni Arabe, e questa era la ragione per mantenere i dollari come forma di pagamento per il greggio.

Dal momento che il mondo aveva sempre bisogno di una quantità crescente di petrolio e i prezzi del petrolio aumentavano, la domanda di dollari poteva solamente crescere.

Il mondo doveva accumulare un grande ammontare di dollari, perchè aveva bisogno di questi dollari per comprare petrolio e dal momento che il dollaro era l'unico pagamento accettabile per il petrolio, il suo dominio nel mondo era assicurato e l'impero americano poteva continuare a tassare il mondo.

Se, per qualche ragione i dollari avessero perso la capacità di essere scambiati con il petrolio, l'impero americano avrebbe cessato di esistere.

La sopravvivenza dell'impero dipendeva dal fatto che il petrolio era venduto solo con i dollari. Inoltre le riserve erano diffuse attraverso vari stati stranieri che non erano abbastanza forti, politicamente o militarmente, per richiedere un altro tipo di pagamento. Se qualcuno domandava un pagamento differente, doveva essere convinto da pressioni politiche e militari a cambiarlo.

L'uomo che fece domanda nel 2000 di Euro per petrolio fu Saddam Hussein. All'inizio la sua domanda fu presa per ridicola, ma nel momento che divenne più chiara la situazione e anche altre nazioni come l'Iran, volevano essere pagate con altra valuta, il pericolo per il dollaro fu elevato e fu ordinata un'azione punitiva.

L'azione Shock-e-Terrore di Bush in Iraq è stata fatta per difendere il dollaro, ergo l'economia Americana. E' stato un esempio per coloro che desideravano essere pagati in altra valuta.

In molti hanno criticato Bush per aver fatto la guerra in Iraq per catturare i pozzi di petrolio. Comunque queste critiche non spiegano perchè Bush avrebbe dovuto prendere i pozzi di petrolio, quando poteva semplicemente stampare dollari per niente ed usarli per prendere tutto il petrolio che voleva,.

La storia insegna che un impero va in guerra per una delle due ragioni::

1. Per difendere se stesso

2. Per trarre beneficio dalla guerra

Altrimenti, come illustra Paul Kennedy nel suo magistrale The Rise and Fall of the Great Powers, un sovraccarico di esercito prosciugherà le risorse economiche e porterà al collasso..

Economicamente parlando, per un impero, per iniziare e condurre una guerra, i suoi benefici devono superare i costi sociali.

Bush è andato in Iraq per difendere il suo impero.

Infatti due mesi dopo che l'America invase l'Iraq, il programma Oil for Food era stato deattivato, e i conti in Euro iracheni era stati scambiati in dollari. Il mondo non poteva più comprare il petrolio dall'Iraq con l'Euro.

La sopremazia del dollaro era stata nuovamente restaurata..


2) Lo scambio di petrolio iraniano

Il Governo Iraniano ha finalmente sviluppato l'ultima arma di distruzione di massa che può distruggere il sistema finanziario americano. L'arma è l'Iranian Oil Bourse che partirà nel Marzo 2006. In termini economici, questa rappresenta una minaccia nei confronti del dollaro più grande di quella di Saddam, perchè permetterà a chiunque sia di comprare che di vendere petrolio per euro. Se così sarà, tutti adotteranno l'euro.

* Gli europei non dovranno comprare e mantenere i dollari per assicurare i pagamenti di petrolio, ma invece pagheranno con la loro valuta e di questa ne trarrà beneficio l'Europa a discapito dell'America.

* La Cina e il Giappone saranno smaniosi di adottare questo nuovo sistema, perchè permetterà loro di abbassare drasticamente le loro riserve in dollari e diversificarle con l'euro, per proteggere se stesse contro il deprezzamento del dollaro. Una parte dei loro dollari sarà mantenuta. una parte verrà scaricamente completamente, ed un'altra sarà usata per i futuri pagamenti fin quando ce ne sarà bisogno.

* I Russi hannno un interesse economico nell'adottare l'euro. - la gran parte del loro commercio avviene con le nazioni europee, con le nazioni che esportano petrolio, con la Cina e con il Giappone. Inoltre i Russi, per il loro nazionalismo se possono pugnalare l'America lo fanno volentieri.

* Le nazioni arabe che esportano petrolio adotteranno l'euro in maniera entusiasta per diversificare in modo da non aver montagne di dollari deprezzati. Come i Russi, la maggior parte del loro commercio avviene con l'Europa, e preferiscono la valuta europea per la sua stabilità, per evitare rischi, per non menzionare poi la jihad contro gli infedeli.

Solo la Gran Bretagna dovrà scegliere, proprio perchè ha una partnership strategica con gli Stati Uniti ma anche una naturale spinta verso l'Europa.

Comunque, quando vedrà il suo partner centenario fallire, che cosa pensi che farà ?

Non dobbiamo dimenticare che i due mercati principali per lo scambio di petrolio sono il NYMEX di New York e l'International Petroleum Exchange di Londra (IPE), anche se in effetti entrambi sono di proprietà americana.

Gli Inglesi non hanno adottato l'Euro perchè pressati dagli Americani, altrimenti l'IPE di Londra avrebbe dovuto passare all'Euro ferendo mortalmente il dollaro e il suo partner strategico.

A qualsiasi velocità, non importa quello che decide l'Inghilterra, l'Iranian Oil Burse accelererà l'interesse Europeo, Cinese, Giapponese, Russo ed Arabo ad adottare l'Euro, segnando il destino del dollaro. Gli Americani non lo possono permettere ed adotteranno qualsiasi strategia per fermare l'operazione.

* Sabotando lo scambio - questo potrebbe essere un virus da computer, oppure sabotando un network, le comunicazioni, un attacco ai server e qualcosa simile all'11 settembre sulle strutture principali o i backup.

* Un colpo di Stato - questa potrebbe essere la migliore strategia a lungo termine per gli Americani.

* Negoziando termini e limitazioni accettabili - Questa è un'altra eccellente soluzione, peggiore della prima ma sempre una soluzione.

* Una risoluzione di guerra dell'ONU. Questa non sarebbe molto facile, ma la retorica sullo sviluppo delle armi di distruzione di massa iraniane senza dubbio serve a preparare questa azione.

* Un attacco nucleare unilaterale - Questa è una scelta strategica terribile con tutte le ragioni associate alla strategia successiva, la guerra totale unilaterale. Gli Americani probabilmente useranno Israele per fare questo lavoro sporco.

* Guerra Unilaterale Totale - questa ovviamente è la peggiore scelta strategica. Prima cosa, le risorse militari americane risultano già svuotate con le due guerre. Secondo, allontanerebbe da loro le altre nazioni potenti. Terzo, le nazioni che hanno grandi quantità di dollari potrebbero decidere di fare rappresaglie scaricando le loro montagne di dollari e prevenendo gli Stati Uniti dal finanziare le proprie ambizioni militari.

Infine, l'Iran ha allenze strategiche con altre nazioni potenti che potrebbero essere coinvolte nella guerra, come Cina, India e Cina, conosciute come la Shanghai Cooperative Group, a.k.a. Shanghai Coop e un patto separato con la Siria.

Qualsiasi sia la scelta, l' Iranian Oil Bourse siglerebbe la fine del dollaro.

3) La fine del dollaro

Il collasso del dollari accelererà l'inflazione americana e farà salire i tassi americani a lungo termine.

A quel punto, il Fed si troverà tra Scilla e Cariddi - tra il declino dei prezzi e la super inflazione, con la crescita dei tassi di interesse, la depressione economica, un implosione in bond, stock, e mercati derivati, con un totale collasso finanziario, o in alternativa, la scelta di Weimar annegando il sistema finanziario in liquidità, liberando LTCM e superinflazionando l'economia.

La teoria austriaca dei cicli dice che non si può stare tra Scilla e Cariddi e la FED dovrà fare la sua scelta.

Senza dubbio il Commander-in-Chief Ben Bernanke, un rinomato alunno della Grande Depressione e pilota Black Hawk sceglierà l'inflazione con il potere annichilante del declino dei prezzi.

Per evitare questo, ricorrerà all'emissione di moneta e agli elicotteri e se necessario monetizzerà tutto. La sua mossa finale sarà la distruzione per superinflazione della valuta Americana e dalle sue ceneri sorgerà la prossima valuta di riserva del mondo, quella reliquia barbara chiamata oro.

La superinflazione, comunque, sarà istantanea. Passeranno anni prima del collasso finale. La superinflazione di Weimar è iniziata nel 1920 ed è finita nel 1923 con la distruzione totale della moneta. Alla Russia e alla Bulgaria ci sono voluti 7-8 anni.

Dal momento che il dollaro è la moneta di riserva del mondo la superinflazione si differenzierà in due modi da quella storica. Da una parte ci saranno debiti e derivatives in dollari. Dato che il rapporto di valuta su debiti e derivati è basso, la superinflazione sarà di proporzioni epiche. D'altra parte, le banche centrali combatteranno per supportare il dollaro inflazionanndo le proprie valute. Perciò la caduta del dollaro potrebbe essere improvvisa o protratta nel tempo.

Qualsiasi sarà la velocità della superinflazione, gli americani comuni avranno poche opzioni per proteggersi durante la crisi, ricorrere ai dollari canadesi o ai pesos messicani, o convertire i dollari in terra e immobili. Ma i venditori rifiuteranno di accettare questa valuta superinflazionata che sparirà velocemente dal mercato. Le scelte saranno convertire in oro ed argento alzandone i prezzi. Le banche centrali non avranno altre opzioni che l'oro.

Storicamente, in tempi di crisi, l'oro è sempre stato l'ultima ancora di salvezza e sarà così anche questa volta.

Krassimir Petrov


Krassimir Petrov è un Macro Economist/Investment Strategist laureato alla Ohio State University e insegna Macroeconomics, International Finance, and Econometrics alla American University in Bulgaria.

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Barile: non più in dollari?

La notizia è stata segnalata dai competentissimi lettori. Non ne avrei neppure scritto, prendendola come uno dei tanti "al lupo, al lupo!" complottisti che nel corso degli anni abbiamo visto minacciare mille volte e mai realizzarsi. Sì, perché proprio di complotto si tratta: ma stavolta a riferirne è l'Independent e il giornalista nientemeno che Robert Fisk, quindi bisogna prenderlo sul serio per forza.

Dice Fisk: Gli Stati Arabi stanno inaugurando mosse segrete con Cina, Russia e Francia per smettere di usare il dollaro come moneta di riferimento per il petrolio.(...) Incontri segreti sono stati già tenuti con i ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali di Russia, Cina, Giappone e Brasile per lavorare su uno schema secondo cui il petrolio non sarà più prezzato in dollari.

Le fonti sono quelle bancarie degli Stati coinvolti, dice Fisk. Niente a che vedere, a quanto sembra, con le solite voci delle Borse iraniane o i proclami di Chavez: stavolta si fa sul serio. E le ripetute insinuazioni da parte di Pietro Cambi su Crisis (ovvero che tutti scappino dal dollaro), che persino a me coblogger sembravano un tantino azzardate, cominciano a sapere proprio di verità. Cassandre.

Sempre secondo l'articolo, ci si muoverà verso un paniere di valute che includerà anche l'oro. Questo forse spiega il vertiginoso aumento di prezzo degli ultimi mesi, e anche che probabilmente assisteremo ad una miracolosa conversione all'euro della Gran Bretagna. La transizione dal dollaro è pianificata in nove anni, entro il 2018, e fonti cinesi confidano nell'impegno dell'Amministrazione americana con la crisi economica per garantirsi la tranquillità dell'impresa.

Non è facile immaginare le conseguenze di tutto ciò, talmente appaiono enormi e di portata epocale. Ad esempio, è possibile che il prezzo del petrolio per gli USA aumenti in modo vertiginoso. E' probabile poi che gli stati produttori, non più inondati a forza di dollari, smettano (finalmente, dal loro punto di vista) di comprare asset finanziari americani e rivolgano altrove gli investimenti dei proventi petroliferi. La Cina probabilmente li aspetta a braccia aperte, e infatti si percepisce benissimo come la Repubblica Popolare sia in prima fila nell'operazione.

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