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    Mannuz: la Runa della Mantide
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    Roma Sacra - Pietrangelo Buttafuoco

    Un notevole e partecipato fermento di ricerca delle radici, della pietas e del mos maiorum è presente oggi nell’Urbe


    I veri laici devoti sono i patrioti di Roma che non sono massoni, piuttosto pagani, anzi gentili, da gens. Sono i discendenti di una stirpe istruita per diritto di sangue a tenere viva la fiamma della dea Vesta. Sono gli abitanti più antichi della città che veramente e non per favola fu fondata da Romolo il 21 aprile. Precisamente nel 753 avanti quest’era volgare. Così come fu vero che il fratello laico e devoto dovette uccidere il gemello Remo.
    Così come Roma è eterna, cos’ come è vero che furono sette i re perché gli stessi scavi archeologici hanno dato ragione ai sacerdoti di Rea Silvia fecondata da un fallo di solido fuoco. Ha sempre avuto ragione Tito Livio e con lui Niccolò Machiavelli che ne commentò la dottrina perché ogni rito politico è anche religioso. Ha sempre avuto ragione Giovanni Boccaccia, autore di una mirabile Genealogia degli dei e tutta la storia delle origini di Roma attraverso le fonti ha ragione perché l’identità romana per l’Italia e per lo stato è il sigillo sacro primigenio: il futuro insomma è dietro le spalle.
    “Il fondamento culturale e religioso d’Occidente è pagano” spiega Domitia Lanzetta, studiosa del dionisismo, animatrice dell’associazione di studi Simmetria. “L’immagine del lupo nella Roma sacra è anteriore alle presunte radici cristiane, così come, nella pur ecologistica cultura moderna, non c’è nulla di paragonabile alla bellissima Preghiera del pastore tramandataci da Ovidio. È il Cristianesimo che invece può avere radici nostre, giammai il contrario”.
    Roma dunque è radice a se stessa, Niente di folcloristico, neppure l’ombra della new age, nulla che possa indulgere a stravaganze, al contrario: studi severi, dottrina profonda e, soprattutto, gravitas. È vero che “gli dei di Roma si sono rifugiati in India” come dice Pio Filippini Ronconi, il grande orientalista invitato a suo tempo dallo scià di Persia per festeggiare i 2.500 ani di Dario imperatore in Iran e applaudito dagli zoroastriani e dai saggi sciiti per un’allocuzione in latino. Ma lo spirito sacro della romanità ancora oggi reclama i suoi paesaggi: la campagna lungo l’Appia antica dove pascolano gli armenti, proprio a pelo con gli studi di Cinecittà, è ancora canione dell’ideale classico. E il genius loci della paganitas è vivo nel fiume Tevere, nell’Isola sacra, nel Mausoleo di Adriano, nei musei e nei Fori ma anche nell’Auditorium.
    È successo qualche domenica fa, di mattina. Il Comune di Roma e l’editore Laterza avevano organizzato all’Auditorium una lezione di Andrea Carandini, archeologo, autore di bellissimi libri sull’Urbe, l’ultimo dei quali è La leggenda di Roma. È il primo volume edito da Fondazione Valla per la Mondatori, titolo: Dalla nascita dei gemelli alla fondazione della città. Un a folla da concerto rock attende la lezione del professore. “Più gente che con Leonardo Di Caprio” così diranno a Carandini gli organizzatori dovendo fronteggiare in sala e fuori dagli ingressi più di 5 mila persone. Il successo colpisce Gennaro Malgieri, consigliere d’amministrazione della Rai, che già pregusta di fare della religione di Roma arcaica un canovaccio di consumo popolare che eguagli le letture dantesche di Roberto Benigni e Giuseppe Sermonti.
    I gentili, i pagani che continuano a frequentare i luoghi sacri, scendono nelle catacombe non più come “luoghi infettati dai morti” bensì per svegliare ai riti misteriosi della tradizione. A San Callisto vi si leggono le iscrizioni di Giulio Pompeo Leto, un erudito rinascimentale, arrestato con Bartolomeo sacchi detto il Platina. Sono tracce di una tradizione che pochi iniziati hanno tenuto viva e ben s’accordano con lo spontaneo avvicinamento del popolo ai richiami arcaici di Roma.
    Dal successo hollywoodiano del Gladiatore, dove per la prima volta si vede un eroe non necessariamente convertito al Cristianesimo, al De Reditu, tratto dall’omonimo libro di Claudio Rutilio Namaziano. Il viaggio fiero e lugubre di un magistrato romano (V secolo dell’era voglare) lungo quel che rimaneva di un impero sfregiato dai galilei e dai barbari goti. E con in cuore la volontà tragica di restaurare il “mos maiorum” (la tradizione dei padri). Un altro segnale di orgoglio gentile, quasi un antigladiatore nostrano. Mentre in libreria il riscatto pagano è affidato al best-selelr di Vakerio Massimo Manfredi, L’ultima legione.
    “Ovviamente le operazioni commerciali non partecipano dell’archetipo sacrale ma certamente allertano un richiamo ancestrale” spiega Sandro Consolato, direttore della rivista La Cittadella, animatore del MTR, ovvero Movimento Tradizionale Romano (“Tradizionale non tradizionalista, puntualizza Consolato). E ancora: “alla decadenza degli studi classici corrisponde una sempre più forte domanda di radici”. Il 21 aprile, Natale di Roma, è stato chiamato in Campidoglio Renato Dal Ponte. È il massimo studioso della eligione dei padri, ha tenuto l’allocuzione davanti ai membri dell’Accademia delle scienze di Mosca, la terza Roma (“Terza e mai più” recitano gli ortodossi). Ogni dettaglio è un archetipo.
    Il 17 dicembre uomini e donne di grande eleganza festeggeranno i Saturnalia e il 25 dello stesso mese, giusto per dare a Cesare quel che è di Cesare, la festa del presepe per loro sarà solo il Natalis Solis Invicti. Nulla che rimandi alla Galilea, si tratta infatti della più antica festività mitrahica, è il giorno in cui Roma rifulge di splendore divino.
    L’eternità di Roma prescinde, precede e sovrasta lo stesso sigillo cattolico.
    Consolato rivendica ciò che in Lituania, Grecia e Bretagna è normale: “Normale che qualcuno, invece di subire il razionalsimo erraico o l’erranza cattolica, eserciti la pietas”.
    Tutti i giornali e le televisioni non mancano all’appuntamento di Assisi con la Marcia della pace, ma la verità del popolo corre per sentieri occulti.
    Per le Idi di marzo gruppi di persone si recano a piedi alla statua di Cesarte, ne incensano i marmi e poi rendono onore alle pietre del Palatino.
    Pietro Fenili, magistrato, oggi curatore della rivista Politica romana, studioso assai raffinato, ricorda di aver visto ai piedi del Condottiero, tra gli altri fiori deposti, una corona con una ben precisa dedica: “A Giulio Cesare, il primo dei generali e degli avvocati”. Perfino i tifosi della Roma ci vanno in pellegrinaggio, ma quella corona con le ghiande di Quercia, precisa Fenili, “dovevano averla portata gli avvocati”.



    da www.noreporter.org


  2. #2
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    ahhhhhhhhhhhhhhh.

    me gratto la panza e godo!!!

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Veterano Visualizza Messaggio
    Su! Su senza pietà!
    Ma con pietas si.

  4. #4
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  5. #5
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  6. #6
    Digitale rossa
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    E bravo Buttafuoco!

  7. #7
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  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Veterano Visualizza Messaggio
    A costo di sparare coca dentro il PC e seppure il pezzo non è nulla eccezionale - in quanto cose risapute - questo pezzo - per almeno una settimana - lo tiro su ogni volta che entro in Pol. Poi magari dico la mia
    Aiutiamoti

  9. #9
    M. Murelli
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    Bene.... bene... bene...

  10. #10
    www.palermoantagonista.tk
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