Tv/ Dopo la sterilizzazione berlusconiana, la tv torna "politicamente scorretta" con Banfi e Crozza
Lunedí 20.11.2006 171
di Giuseppe Morello
Soltanto ora ci accorgiamo quanto fosse narcotizzata la tv nell’era berlusconiana. Una sterilizzazione che era andata ben oltre la celebre epurazione di Santoro, Biagi e Luttazzi, perché aveva ammorbidito anche quelli che in televisione continuavano ad andarci, come Crozza e Luciana Littizzetto, giusto per fare due esempi.
Durante il governo Berlusconi la vena dissacrante dei comici, con le buone o con le cattive, era stata opportunamente sterilizzata, spalmando una patina di conformismo che ormai ci aveva intorpidito il cervello e il sense of humor. Un silenziatore posto davanti alla canna della satira, dell’irriverenza, insomma di tutti quegli elementi che fanno la differenza tra il libero esercizio dell’ironia come strumento critico e sale della democrazia e il sonno. E' come se ci avessero tolto Vasco Rossi per propinarci dosi massicce di Max Pezzali, noto per essere trasgressivo come una bomboniera.
La pavidità intellettuale di questi anni sembra decisamente alle spalle. Con gran sollievo di tutti, la Littizzetto e Paolo Rossi sono liberi di scorazzare da Fazio, Crozza ha un suo programma su La7 in cui prende in giro senza volgarità politici, mammasantissima di varie latitudini e persino il Papa, mentre Lino Banfi va in onda lunedì sera con una fiction in cui interpreta il padre di una donna che si sposa nella Spagna di Zapatero, non con un uomo, ma con un’altra donna.
Lino Banfi
È bastata anche la sola sensazione di non rischiare l’esilio a vita, affinché i satiri e gli autori di casa nostra potessero sprigionare il potenziale liberatorio e dissacrante che tenevano in canna.
Nell’ansia di ossequiare i potenti (e anche i quasi-potenti, non si sa mai che facciano carriera), i dirigenti della tv che abbiamo alle spalle hanno rappresentato un’Italia servile e bigotta, abitata da gente a cui hanno asportato il cervello e desiderosa solo di anestetizzarsi con scatole miliardarie e partite di calcio.
La tv più recente invece ci fa scoprire un Paese meno ottuso, con più spirito critico, capace di ridere di chiunque, e in grado di trattare – come nel caso di Banfi – anche temi ritenuti fino a qualche giorno fa ‘scottanti’ e ‘scomodi’.
Oggi capiamo la differenza tra la quiescenza sottomessa di una comunicazione ovattata e la libertà di parlare in prima serata a milioni di famiglie di lesbiche e matrimoni gay, senza nemmeno pretendere di scandalizzarli. È già un passo avanti.




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