Assalto all’Ambasciata italiana di Teheran. Eh sì, è capitata pure questa. Non c’è niente da fare, le fedeli milizie degli Ayatollah iraniani si confermano ancora una volte incredibilmente attratte dalle Ambasciate, che tanto amano prendere a sassate. Stavolta è capitato a noi. Il motivo? Beh, è semplice: il discorso di Silvio Berlusconi in Israele la scorsa settimana, nel corso del quale non ha avuto la paura che tanti altri leader euroamericani hanno di condannare senza se e senza ma il criminale regime iraniano, capeggiato dal cazzottaro Khamenei (siamo curiosi di sapere in cosa consisterà il pugno in faccia che giovedì assesterà all’Occidente intero) e dal suo cagnolino dai capelli sporchi Ahmadinejad, quello che per hobby riscrive i libri di storia. Un assalto in piena regola di decine di basiji, i fedeli paramilitari governativi. I manifestanti hanno provato a divellere un cartello stradale, ma sono stati fermati dalla polizia iraniana che, ambiguamente, si è limitata a “contenere” gli esagitati. “A morte Berlusconi”, “A morte l’Italia”, urlavano i miliziani. A quanto pare, tuttavia, non ci sono danni seri alla nostra sede diplomatica.
Nella drammaticità dei fatti di oggi, però, si può vedere come le parole severe, serie e chiare di Berlusconi abbiano avuto effetto. Non sono passate come acqua di rose, non sono finite nel dimenticatoio dei milioni di discorsi che i politici fanno tutti i santi giorni. No, il Presidente del Consiglio italiano, tanto dileggiato, sputtanato, preso in giro, ha toccato un nervo scoperto: ha guardato in faccia il claudicante regime e si è schierato dalla parte di Israele, “unica democrazia del Medioriente”, arrivando anche a paragonare Ahmadinejad ad Hitler. Cose che la realpolitik della Vecchia e bolsa Europa degli inutili summit e vertici bilaterali aveva sempre evitato di fare, perché il bilancino del politicamente corretto è sempre da tenere in considerazione, altrimenti il consueto cerchiobottismo condito di dichiarazioni di facciata e interessi segreti da coltivare va a farsi benedire.
No, stavolta le carte in tavola sono state cambiate, e a cambiarle è stato Silvio Berlusconi. Ed il nervoso assalto di oggi è solo la dimostrazione che le crepe nel muro del regime si stanno aprendo sempre di più, che la situazione sta sfuggendo di mano agli oligarchi di Teheran. L’auspicio è che la picconata definitiva non tardi ad arrivare.
A morte Hitler DAW, il blog.




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