Che sia di Anna K.?
"Con l’esortazione, certo figurata, “muori al momento giusto” Nietzsche intendeva scongiurare i rischi di un’ostinata inclinazione a durare, ad abbarbicarsi. Se Pino Rauti avesse inteso onorare tale massima di creanza e distinzione certe dichiarazioni a ‘Repubblica’ - che si ricordava di lui per il suo ottantesimo genetliaco e per la gran festa che si sarebbe preparato - avrebbero avuto forse un tono meno grottesco. Oppure - meglio ancora - non ci sarebbero state. Niente di più venerando, talora, di un silenzio esoterico.
Invece Rauti, cedendo al narcisismo della pubblica chiacchiera, cade nella trappola e fa di essa un trono. Interrogato su ipotetici coinvolgimenti nelle reti dell’“eversione nera”, va vociando la propria “innocenza”. E concedendo che, forse, nel suo Ordine Nuovo, qualcuno “con le mani sporche di sangue” poteva anche esserci. Le evoliane responsabilità oggettive di un capo nei confronti di eventuali derive del sèguito? Ormai devono sembrargli capricci da imberbi, romanticherie da doposcuola, rimandi lontani il cui eco nemmeno più gli giunge. “Il nostro onore si chiamava fedeltà”; e via a consentire con tutti i cliché del momento. Con il più osceno tra essi: negare che l’essenza dell’uomo e le sue storie siano impastate di agòne, di sangue, di violenza. Rauti sive Comunione e Liberazione. Ebbe anche lui il suo momento decisivo. La tigre - bestia da cavalcatura per ogni estremista di destra che si rispetti - si piegava sulle zampe posteriori per lasciarlo salire in groppa. Ma Rauti inciampò e cadde a terra dalla parte opposta.
Venne eletto, alla fine degli anni ottanta, segretario del M.S.I., proprio mentre cominciavano ad affacciarsi i primi africani in piazza Duomo a Milano. Bastava un po’ di concentrazione politica per opporsi a chi premeva per giungere a una sedicente società multirazziale. Rauti guidava un movimento che poteva, numericamente e strutturalmente, aspirare a dare del filo da torcere all’internazionalismo cristiano e delle sinistre, e all’ingordigia della finanza. “Europa, svegliati!”: non solo contro il pericolo scampato del bolscevismo, ma, ora, contro lo sfiguramento etnico. Invece l’Europa, l’Italia, il Parlamento, tutti continuarono a dormire sonni tranquillissimi blanditi dalle tirate perbenistiche dell’ex ordinovista. “Innocente” davvero: ma alla napoletana."




Rispondi Citando
