Rimproverare chi offende la memoria dei soldati uccisi a Nassiriya è superfluo, ciò che occorre è l'educazione della persona


Durante il corteo per la pace in Medio Oriente svoltosi a Roma il 18 novembre, alcuni manifestanti hanno per l’ennesima volta compiuto atti violenti e irrazionali, segnale evidente dell’uso improprio di tale problema come pretesto per sfogarsi. È necessario un giudizio che non si fermi semplicemente ad un’etica, ma che affronti l’origine del problema. Stupiscono le parole di Prodi, che invita ad avere un comportamento corretto: “È stato un gravissimo gesto di irresponsabilità. Ci deve essere un impegno per finirla di giocare con la piazza”. Questi episodi non possono cessare soltanto con rimproveri e critiche moraliste: non basta un monito al comportamento, c’è bisogno di un’educazione, di un nuovo punto di partenza come scrisse don Giussani nel 2003 a seguito dell’attentato di Nassiriya: “Quanto canto popolare potrebbe risorgere, se una educazione del cuore della gente diventasse orizzonte di azione dell’Onu, invece che schermaglia di morte - favorita da quelli che dovrebbero farla tacere - tra musulmani ed eredi degli antichi popoli, ebrei o latini che siano. E questa sarebbe la vera ricchezza della vita di un popolo!
Se ci fosse una educazione del popolo, tutti starebbero meglio.
La paura o il disprezzo della Croce di Cristo non farà mai partecipare alla gioia di vivere all’interno di una festa popolare o di una espressione familiare”.
Non il richiamo ad una condotta migliore, non l’educazione alla legalità che propone il ministro Fioroni, ma l’educazione vera della persona a partire dalle esigenze del suo cuore.