Un libro del glottologo Mario Negri fa cadere le ultime riserve: dopo quasi quattro millenni il «tempo del Minotauro» esce dalle nebbie del mito
Svelata la lingua segreta del re Minosse
Un altro capitolo sembra aprirsi nella grande avventura della decifrazione delle scritture scomparse: nella specie, delle scritture cretesi, le più antiche documentate nel continente europeo. In un libro in uscita di cui è autore il glottologo Mario Negri, Scrivono palazzi e labirinti (editore Dell’Orso di Alessandria) apprendiamo la notizia della decifrazione della scrittura «lineare A». Anche se la prudenza è d’obbligo (in questo caso peraltro, gli auspici sembrano ottimi), l’avvenimento, se confermato, potrebbe aprire nuove prospettive negli studi sulla storia della prima Europa. Ma prima di addentrarci nell’argomento, e per consentire ai non addetti ai lavori di comprendere l’importanza dell’evento, sono necessari alcuni cenni alla storia nella quale esso si inserisce. Una storia straordinaria e appassionante, che ebbe inizio nel 1900, quando l’archeologo Arthur Evans, non appena Creta venne liberata dal dominio turco, iniziò gli scavi là dove sorgevano le rovine del Palazzo di Cnosso, e nel giro di una settimana rinvenne alcune tavolette sulle quali si trovavano tracce in tre scritture sconosciute, da lui chiamate rispettivamente «geroglifico cretese», «lineare A» e «lineare B». Chi aveva usato quelle scritture? Al momento, quel che si sapeva della storia dell’isola veniva dai resti materiali e dal mito: il re Minosse, per nutrire il Minotauro, nato dall’unione mostruosa di sua moglie Pasifae con un toro, imponeva periodicamente agli ateniesi un atroce tributo, il fiore della sua gioventù, destinato a finire nelle fauci del mostro. Sino al giorno in cui Teseo, l’eroe attico per eccellenza, non riuscì a ucciderlo, con l’aiuto di Arianna, la figlia di Minosse, che si era innamorata di lui. Atene, finalmente, era libera dalla dominazione straniera.
La scoperta delle scritture sconosciute (ovviamente se decifrate) gettava nuova luce sulla storia della Grecia minoica. Ma la decifrazione si rivelò più difficile del previsto: a tutt’oggi (a prescindere dalla notizia di cui qui si parla) è stata decifrata solo la «lineare B», l’ultima delle tre scritture, in ordine cronologico. Secondo la datazione più comunemente accettata, infatti, il geroglifico fece la sua comparsa attorno al 2000 a.C., la «lineare A» attorno al 1750, e la «lineare B» attorno al 1450. Ma la decifrazione della «lineare B» (avvenuta nel 1952 ad opera di Michael Ventris) segnò un momento fondamentale negli studi sul Mediterraneo. Questa scrittura - rivelò Ventris - nascondeva una lingua greca. La civiltà fiorita a Creta e nella Grecia peninsulare a partire dal XV secolo a.C. (che risultò essere il suo maggior centro politico) era civiltà greca. La storia della Grecia iniziava molto prima di quanto si era sempre pensato.
Ma restava - oltre al mistero del geroglifico - il problema della «lineare A», della quale la «lineare B» è chiaramente un’evoluzione. Ritenendo che i valori fonetici delle due scritture (ambedue sillabiche) fossero gli stessi, negli anni Cinquanta e Sessanta studiosi come Peruzzi e Georgiev si misero all’opera, seguendo questa pista. Ma i risultati furono deludenti. Limitiamoci all’esempio più evidente: su due asce rituali era stato possibile leggere idamate, interpretabile subito come Ida (il monte sacro più alto di Creta) Madre. Ma mater (madre) è parola indoeuropea, e nel minoico non ci sono altre tracce di indoeuropeo.
A partire dalla metà degli anni Settanta, dunque, si è venuta affermando una linea «negativa», che revocava in dubbio l’applicabilità dei valori fonetici della «lineare B» alla «lineare A». Sostenitori di questa linea, in particolare, sono stati Louis Godard e Jean-Pierre Olivier, gli autori dell’edizione a tutt’oggi definitiva dei testi in «lineare A», di cui riportarono foto e facsimili (non trascrizione e traduzione). La Creta del secondo millennio, insomma, continuava a parlare solo con la voce dell’archeologia e del mito, non della filologia.
A questo punto della storia, ha inizio la ricerca di Mario Negri e Carlo Consani, studiosi di scuola rispettivamente milanese e pisana, che oggi ritengono di aver decifrato la «lineare A». Sembrava strano, ai due studiosi, che copiando una scrittura, come fecero i micenei dai minoici, se ne stravolgessero completamente i valori fonetici. Dunque, si accinsero a dimostrare, caso per caso, la sussistenza del principio «omografia / omofonia» (stessi segni / stessi valori fonetici). Il metodo si fondava su diverse strategie, di cui qui si dà un esempio: quello delle «sigle», ossia delle iniziali usate come ideogrammi. Per esempio, la sillaba iniziale NI vale in entrambe le scritture per «fico». Quindi si doveva pensare che la parola minoica per fico (in greco, sykon ), iniziasse per NI. Una glossa testimonia che a Creta il fico si chiamava nikuleon . Ecco la parola minoica conservata nella sigla NI.
Con questa e altre strategie Negri e Consani ritengono di aver dimostrato la validità del principio «omografia / omofonia» per circa un terzo del sillabario minoico, che conta circa novanta segni. E nel 1999 hanno pubblicato l’intero corpus in «lineare A» con trascrizione e, ove possibile, traduzione, e con prefazione di Giovanni Pugliese Carratelli (Carlo Consani-Mario Negri, Testi minoici trascritti, con interpretazione e glossario , Roma, CNR,1999). Mario Negri, poi, con la collaborazione di Giulio M. Facchetti, trae le conseguenze linguistiche delle ricerche sopra descritte in Creta minoica , (Firenze, Olschki, 2003), e soprattutto nell’ultimo Scrivono palazzi e labirinti .
Dai testi minoici, segnalano poi i due autori, sembrerebbero riemergere i nomi della divinità suprema ( Ataijowaja ), di Demetra ( Damate ), del labirinto ( dubure ), del sesamo (sasama), del cumino ( kumina ), del vino dolce ( karoine ), forse della menta.
Quali conseguenze gli storici potranno trarre da questa scoperta con riferimento alla storia cretese è troppo presto per dire. Come dicevo in partenza, inoltre, di fronte a simili notizie, anche quando si presentano sotto i migliori auspici, la prudenza è d’obbligo. Sarà l’intera comunità scientifica a dare il verdetto. Ma l’entusiasmo suscitato dalla notizia è grande, così come la speranza di una sua conferma definitiva. Ed è motivo di non poco orgoglio sapere che coloro ai quali sono affidate queste speranze lavorano nelle nostre bistrattate università.
Informazioni: Mario Negri, «Scrivono palazzi e labirinti», editore dell’Orso, Collama Ellada,tel. 0131.252349, www.ediorso.it; Carlo Consani-Mario Negri, «Testi minoici trascritti», con interpretazione e glossario, Roma, CNR, 1999 (con prefazione di Giovanni Pugliese Carratelli); Giulio M. Facchetti-Mario Negri, «Creta minoica», Firenze, Olschki, 2003; Louis Godart-Jean-Pierre Olivier, «Recueil des inscriptions en linéaire A», 5 voll., Paris, Geuthner, 1976-1885 (edizione completa dei testi in lineare A); Louis Godart, «L’invenzione della scrittura», Einaudi, 1992-2001. Informazioni sulla scrittura cretese sul sito: www.scritturedimenticate.iulm.it.
(http://www.corriere.it/edicola/index...ULTURA&doc=EVA)




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