Collegamento a: http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=1605¶metro=esteri
Polonio e il morto che parla
Maurizio Blondet
25/11/2006
Alexander Litvinenko nel suo letto di ospedale nel centro di Londra poco prima di morire
E’ dunque col Polonio 210 che è stato ucciso a Londra l’ex agente del KGB Alexander Litvinenko.
Quasi un miracolo, perchè questo isotopo ha caratteri poco maneggevoli.
E’ molto instabile.
Emette parecchio calore spontaneamente, tanto che è stato usato come riscaldatore nelle navicelle spaziali russe, perché non gelassero durante la «notte» lunare.
E’ una fonte potente di radiazioni alfa, ma è innocuo a meno che non sia inghiottito o inalato.
Si trova infatti del Polonio 210 nel fumo di sigarette, ed è ritenuto uno dei principali cancerogeni del fumo; ma non è il tabacco in sé a contenerlo, bensì i fertilizzanti usati per la concimazione, ricavati dalla apatite, una roccia di fosfato.
Dunque è probabile che si trovi Polonio anche nell’insalata, ma su questo pericolo non veniamo adeguatamente allarmati.
Era usato nelle prime bombe atomiche al plutonio perché, mescolato al berillo, diventava un potente emettitore di neutroni mortali.
Ma non sembra sia stato usato in questo modo contro Litvinenko.
Dunque, ricapitoliamo: il Polonio emette forte calore; aggiungiamo che a 55 gradi centigradi, metà della sua massa evapora nell’aria.
Inoltra le sua emivita - ossia il periodo in cui metà della sua massa radioattiva degrada in una sostanza inerte e innocua - è di soli 138 giorni.
Deve dunque essere trasportato in fretta dal reattore dove è creato alla sua vittima, perché altrimenti «va a male» per gli scopi omicidi previsti.
E’ lo yoghurt delle armi letali: il prodotto va usato fresco.
Ma nella vicenda di Londra, il Polonio non è l’unico ingrediente miracoloso.
Forse si sarà notato che dal suo letto di morte, mentre avanzava nella terribile agonia, Alexander Litvinenko rilasciava un numero prodigioso di interviste.
Prima di esalare l’ultimo respiro è stato addirittura in grado di scrivere una lettera - subito diffusa dai media - in cui accusa direttamente Vladimir Putin di averlo ammazzato.
Straordinaria lucidità in un moribondo?
Forse no.
A leggere attentamente i giornali britannici, si scopre che a lasciare interviste in nome del malato è stato, in tutti questi giorni, un suo amico di nome ebraico: Alex Goldfarb.
Non avendo i giornalisti accesso al capezzale del reparto rianimazione, è Goldfarb che li riceve e riporta i sussurri del gravissimo malato.
Goldfarb è diventato l’addetto-stampa dell’agonizzante Litvinenko.
Ora, per pura coincidenza, Goldfarb è anche il presidente di una «Foundation for Civil Liberties», benefico ente che denuncia le violazioni dei diritti umani perpetrati da Putin in Cecenia, e che risulta fondato e finanziato da Boris Berezovsky.
Berezovsky è l’oligarca (mafia russo-ebraica) che nel 1999, grazie alle sue enormi ricchezze ricavate dalle privatizzazioni dell’era Eltsin, cercò di fare politicamente le scarpe a Putin e di prenderne il posto al Cremlino.
A questo scopo si comprò un seggio alla Duma (nella quale comprò anche parecchi deputati), e cominciò una campagna forsennata anti-Putin attraverso le sue reti televisive.
Il gioco ambiziosissimo non gli riuscì.
Inseguito da indagini per corruzione, riciclaggio ed esportazione illegale di capitali, il mafioso si è sottratto alla condanna riparando in Inghilterra, dove ha prontamente ricevuto asilo politico e cittadinanza.
Da lì, continua ad organizzare manovre contro il regime di Mosca.
Fra l’altro, è il finanziatore del caporione ceceno Basayev (ex agente del GRU, lo spionaggio militare sovietico), ossia colui che ha rivendicato il massacro nella scuola di Beslan.
Goldfarb è dunque un uomo di Berezovsky.
Anche Litvinenko era nel libro-paga di Berezovsky: per lui raccoglieva informazioni diffamatorie contro Putin, e per lui ha scritto un libro in cui accusa Putin di essere né più né meno che il mandante dell’11 settembre, il pagatore di Al Qaeda, e l’autore vero di una serie di attentati di marca cecena avvenuti a Mosca nel 1999, l’anno in cui Berezovsky dovette fuggire all’estero.
L'oligarca Boris Berezovsky
Ebbene: è un uomo pagato da Berezovsky anche l’ultimo russo incontrato da Litvinenko prima di essere avvelenato: Andrei Lugovoi. (1)
Anche lui agente dell’FSB (ex KGB), Lugovoi è fuggito da Mosca sotto l’accusa di aver organizzato l’evasione di Nikolai Glushkov, presidente dell’Aeroflot che approfittava della sua posizione per aiutare Berezovsky a portare i capitali all’estero.
Insomma, tutti uomini di Berezovsky, in questa strana vicenda.
Il che da qualche verosimiglianza alla replica del Cremlino, secondo cui l’assassinio di Litvinenko è stato un regolamento di conti interno alla cricca del gangster.
Certo Putin non è il cavaliere bianco senza macchia, incapace di torcere un capello a chicchessia. Ma nemmeno Berezovsky, che se la fa coi peggiori criminali ceceni, è esente - ammettiamolo - da ogni sospetto.
Perché abbia ricevuto la cittadinanza inglese è noto: sono i Rothshild di Londra ad aver prestato a lui e ad altri «oligarchi» (mafia ebraica) i primi soldi per acquistare a prezzi stracciati i patrimoni sovietici durante le «privatizzazioni».
Ora il padrone rivuole non i soldi, ma le materie prime russe che aveva comprato per mezzo dei mafiosi a un millesimo del loro valore.
Ecco perché la campagna contro Putin ha origine da Londra, e naturalmente viene ripresa dai neocon americani.
Maurizio Blondet
Note
1) E’ invece uscito subito dall’inchiesta l'italiano con cui Litvinenko ha pranzato al ristorante Itsu di Piccadilly nel giorno fatale: Mario Scaramella. Questo individuo si presenta come «consulente della commissione Mitrokhin», ed è purtroppo vero, essendo stato assunto dal presidente della commissione stessa, ossia il giornalista-comico, e figlio di comici, senatore di Forza Italia Paolo Guzzanti. Non a caso la Commissione Mitrokhin è finita come sappiamo, nel ridicolo. Scaramella, oltre che l’agente segreto del Guzzanti, è anche incaricato dell’ente parco del Vesuvio a Napoli per le costruzioni abusive che vi sorgono (anni fa fu coinvolto in una sparatoria con camorristi). Ha avuto guai giudiziari ormai superati, dice lui. Dice inoltre di essere docente universitario in due università: una in California e una (ahimè) in Colombia. Scaramella è una fonte inesauribile di rivelazioni e dossier esplosivi: tempo fa confidò all’Espresso che proprio davanti a Napoli (casa sua), in fondo al mare, giacevano bombe atomiche perdute decenni fa da un sommergibile sovietico. Il personaggio continua a godere la piena fiducia del senatore Guzzanti: il quale adesso sostiene di essere lui nel mirino di Putin, e chiede una scorta a spese del contribuente. Ci permettiamo di dubitare che il Cremlino abbia l’animo di intaccare le sue scorte di Polonio 210, così rare e rapidamente biodegradabili, per chiudere la bocca di Guzzanti. Se così non fosse, anche tutti gli altri comici sarebbero in pericolo, da Luciana Litizzetto a Gene Gnocchi.
![]()


Alexander Litvinenko nel suo letto di ospedale nel centro di Londra poco prima di morire

Rispondi Citando



