La Verità sul Caso Torsello
Clamoroso: ecco un documento confidenziale del SISMI che ricostruisce in maniera puntuale le fasi del rapimento e della liberazione del Torsolone più famoso d’Italia.
1- Gabriele Torsello veniva rapito per errore da un commando delle "Brigate dei Martiri di Fuorigrotta", che, avendolo scambiato per l'Assessore alla Monnezza del Comune di Napoli, intendevano vendicarsene lasciandolo marcire, legato e imbavagliato, in una discarica abusiva fuori Kabul. Constatato che il Torsolone puzzava più di loro e quindi intuìto il tragico scambio di persona, i rapitori precipitavano nel panico, dimenticando acceso il tegame con la pummarola sul fornello da campo all'uscita del covo. La pummarola debordava spegnendo la fiamma, provocando esalazioni venefiche e lasciando il commando senza cena.
2- La Farnesina, informata dell'accaduto dall'agente TPS 007 di stanza a Kabul, vi inviava immediatamente uno scatolone di passata di pomodoro con un jet militare. I rapitori, appurata la scarsa qualità della passata, rifiutavano di consegnare il Torsello, reclamando con decisione prodotti di prima qualità, pasta compresa, quindi gridavano in faccia a TPS: "O così o Pomì!!" e infine gli spiaccicavano in faccia un chilo di spaghetti abbondantemente fuori cottura. Il nostro agente veniva ricoverato in ospedale, dove restava un paio di giorni in stato di coma farmacologico. La pasta faceva davvero schifo.
3- Nel frattempo il Torsello, non notato, faceva fuori metà della scorta di fagioli in scatola dei rapitori. Accortisi dell’ammanco, i Martiri facevano per aggredire il Torsolone, che si difendeva sganciando delle tremende munizioni chimiche (i fagioli avevano fatto effetto) e provocando la fuga disordinata dei suoi aguzzini.
4- I rapitori, alzata bandiera bianca, consentivano al Torsolone di usare il cellulare, col quale invitava subito Gino Strada a cena, pregandolo di portare della pasta decente e possibilmente un buon vino rosso. I Martiri obiettavano che in quanto musulmani non avrebbero accettato bevande alcoliche. Torsello prontamente minacciava un nuovo ricorso alle armi chimiche; i rapitori schizzavano al più vicino mercato nero, dove spendevano ciò che restava della cassa comune per acquistare vino e birra a volontà (sia lodato Allah!).
5- Intanto la Farnesina telefonava "con procedura di Emergency" a Strada, pregandolo di passargli Torsello oppure uno dei rapitori, tanto lo sapevano tutti che erano a cena assieme, ché "Accà nisciuno è fesso"!
Il Ministro D'Alema proponeva uno scambio fra il Torsolone e il sindaco di Napoli Jervolino e che poi i rapitori la accoppassero pure. Questi rispondevano che se era per spedire a Kabul una partita di cozze poteva andare, però che fossero un po' meglio della Jervolino, eccheccàvolo! Strada invece insisteva per una nuova mandata di passata fresca con il basilico e che stavolta non facessero i furbi! D'Alema cedeva al ricatto e un nuovo jet militare partiva per Kabul. Viva delusione dei cittadini napoletani, che avevano invano sperato di sbarazzarsi del sindaco.
Nel contempo, zitto-zitto, Torsello faceva fuori quasi interamente la scorta di marmellate di datteri e granate preparate dalla mamma di Muhammad Al-Esposito, uno dei Martiri di Fuorigrotta, il quale, accortosi della sparizione, scoppiava in un pianto dirotto e inconsolabile. Pochi minuti dopo i datteri, uniti alle granate, facevano il loro effetto e il covo veniva squassato da potenti deflagrazioni accompagnate da odori mefitici. Il Torsello, su cui incombevano gli sguardi disgustati dei rapitori, ostentava indifferenza leggendo tranquillamente il corano. Essendo l'atmosfera ormai irrespirabile, i guerriglieri abbandonavano il covo, imponendo all'ostaggio di porsi controvento nel retro della loro camionetta.
6- Il Presidente Prodi convocava d'urgenza, nella villa di Bertinotti a Massa Martana, una seduta spiritica per scovare il nuovo nascondiglio dei rapitori. Muovendo sapientemente un piattino sulla mappa dell'Afganistan, Prodi indicava il retro del ristorante partenopeo "O' Talebano" di Kabul. I presenti, leggermente insospettiti da tanta maestria, non tardavano a scoprire che l'indicazione era in realtà giunta sul cellulare del Presidente tramite un sms spedito da Strada. Prodi si c***** addosso dalla vergogna.
7- Presso il ristorante "O' Talebano" la situazione era tesa. Acconsentito, sotto ricatto chimico, ad offrire un pranzo luculliano a Torsello e Strada, i guerriglieri osservavano atterriti il pingue Torsolone divorare senza ritegno tutto quanto passasse dinanzi ai suoi occhi. Strada consumava invece la sua parte in olimpico silenzio. Improvvisamente il capo del commando, Mahmoud Al-Bassolino, telefonava in Italia offrendo al Governo di riprendersi gratis il Torsello. Ritenendo fosse un bluff, D'Alema offriva invece ai talebani la considerevole cifra di 10 miliardi di €uro, pari a circa un terzo della manovra finanziaria. I rapitori, sorpresi da tanta generosità, accettavano entusiasticamente, ma l’euforia veniva gelata da uno sguardo sibillino del Torsolone. Dopo attimi di vero terrore, Torsello rassicurava i Martiri dicendo che lui, loro e Strada si sarebbero divisi il malloppo "da amici: 33, 33 e 33!".
8- Ricevuta la valigetta col denaro dal redivivo agente TPS 007, i rapitori, fatalmente distrattisi, venivano centrati in pieno da una micidiale bomba chimica del Torsello. I poveretti si contorcevano per alcuni istanti fra spasmi indicibili, maledicendo il giorno in cui lasciarono le discariche del Golfo di Napoli per arruolarsi nella Jihad, indi esalavano l'ultimo respiro. Torsello e Strada sparivano in un lampo, idem la valigetta col suo contenuto, la cui sorte è tuttora avvolta dal mistero.
Ultim'ora: avvistato Torsello presso Bagdad, dove starebbe cercando di farsi rapire da una cellula delle "Brigate dei Martiri di Piazza Alimonda", capitanata da tale Kahled Giuliani. Il Torsolone avrebbe contattato l'associazione "Un Ponte per...", che garantirebbe un'abbondante fornitura di trenette al pesto per lui, per i rapitori e per le due ragazze che farebbero da tramite.
PA




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