| Martedì 21 Novembre 2006 - 13:19 | Andrea Perrone |

La Russia di Vladimir Putin continua ad essere nel mirino dei grandi potentati economici interni e internazionali. Questo sia per la questione energetica sia per la presunta responsabilità di Putin negli omicidi perpetrati contro i suoi nemici. Da due settimane, infatti, lotta fra la vita e la morte Aleksandr Litvinenko, 43 anni, ex-colonnello dei servizi segreti russi, in un ospedale della metropoli britannica. L'ex colonnello si era sentito male un paio d’ore dopo aver pranzato con un certo Mario, un ‘contatto’ italiano, da ‘Itsu’, un ristorante giapponese nella zona di Piccadilly. Così ha raccontato a un giornalista del Sunday Times che è riuscito a vederlo in ospedale, dove è piantonato dalla polizia: “Io ho ordinato, ma lui non ha mangiato niente, sembrava nervoso. Mi ha consegnato un documento di quattro pagine, voleva che lo leggessi subito. Conteneva una lista di nomi, tra cui alcuni funzionari dei servizi segreti russi, che sarebbero coinvolti nell’omicidio di Anna Politovskaia, la giornalista uccisa lo scorso ottobre a Mosca a colpi d’arma da fuoco. Il documento era una e-mail, non un documento ufficiale, non ho capito perché sia venuto a Londra per darmelo quando avrebbe potuto girarmi l’e-mail”. Poche ore dopo l’incontro, Livtinenko ha cominciato ad accusare i primi malori. Tre giorni dopo, il ricovero al Barnet Hospital e, poi, al London’s University College Hospital, infine, una serie di esami tossicologici ha indicato all’origine dell’avvelenamento una sostanza mortale, il tallio. Lui non ha dubbi sul fatto che qualcuno abbia tentato di farlo fuori: “Probabilmente pensavano che morissi entro tre giorni per infarto”. Di tallio, in teoria, ne basta una piccola quantità, per uccidere una persona. Inodore e incolore è usato anche come topicida. Gli amici che hanno fatto visita a Litvinenko, riferiscono che “sembra un fantasma”, non ha più del 50% di probabilità di sopravvivenza e viene alimentato per endovena.
L’avvelenamento risale al primo novembre scorso ma solo ora i media britannici hanno dato risalto alla notizia. Autore di un libro che ha denunciato le operazioni coperte dell’ex-Kgb in Russia, Litvinenko è tenuto sotto osservazione dai servizi segreti di mezzo mondo. E’ stato ascoltato anche dalla commissione Mitrokhin. E all’organismo parlamentare presieduto da Paolo Guzzanti, che nella scorsa legislatura indagava sull’infiltrazione delle spie sovietiche nel nostro Paese, Litvinenko ha fornito informazioni sui rapporti tra il terrorismo rosso e Mosca. Il giorno del malore al ristorante giapponese, l’ex maggiore del Kgb era proprio con il consulente della Mitrokhin che lo aveva proposto come fonte: Mario Scaramella.
Subito è sceso in campo l’oligarca russo Boris Berezovski, eminenza grigia nell’era Eltsin e nemico giurato dell’attuale capo del Cremlino, il quale ha dichiarato che “è difficile credere che un leader del G8 che si atteggia a democratico possa ordinare qualcosa di simile. Ma la gente deve capire che è un bandito”. Non usa giri di parole Berezovski, oligarca russo caduto in disgrazia e dal 2001 esule a Londra, ricercato per le sue attività criminali e delittuose nella Federazione, per tirare in ballo Vladimir Putin, responsabile, secondo lui, del misterioso avvelenamento. Le parole dell’ex-oligarca russo sono chiaramente finalizzate a gettare nel più totale discredito la Russia e il suo presidente.
Intanto, un portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato che per quanto riguarda il tentato omicidio di Litvinenko “non c’è alcun bisogno di commentare alcune accuse che sono prive di senso”. Anche un addetto dell’ambasciata russa a Londra, Vladislav Novikov, ha definito “speculazioni” le dichiarazioni dei media stranieri sul presunto coinvolgimento di ufficiali dei servizi segreti russi nell’uccisione di Litvinenko. “Abbiamo l’abitudine di non commentare questo tipo di speculazioni che sono logicamente assurde”, ha soggiunto Novikov in un’intervista all’agenzia russa Interfax. Ha poi proseguito affermando che “la polizia britannica è nella giusta posizione per rispondere a tutte le domande concernenti il crimine”.
Ma gli attacchi al Cremlino e alla Federazione russa non si fermano qui, tanto che il multi-miliardario e speculatore, George Soros, ricercato in molti Paesi del mondo, ha messo in guardia la Germania dal mantenere i suoi rapporti commerciali ed energetici con la Russia di Putin. Le dichiarazioni di Soros sono state rilasciate in un’intervista sul quotidiano francese ‘Les Echos’.
“I tedeschi non vogliono prendere coscienza del pericolo che corrono”, ha affermato Soros. Poi ha continuato “Vladimir Putin non è un dittatore poiché la Russia ha l’aspetto di una democrazia ma il Cremlino tenta di concentrare il potere e già domina l’Assemblea della Duma, l’opposizione e i media”. La Germania è il più grande cliente del mondo delle società di Stato russe per l’acquisto di gas e per questo Soros ha ricordato che “il Cremlino sta utilizzando lo strumento dei mezzi energetici per reclamare il ruolo di Paese leader sulla scena internazionale”.
Le dichiarazioni del multi-miliardario di origine ungherese arrivano a pochi giorni dall’incontro che si terrà a Helsinki tra Unione europea e Russia finalizzato ad implementare i rapporti fra le due realtà politiche internazionali. Il malcelato scopo di Soros è sicuramente quello di vedere naufragati i tentativi di Putin di favorire un progressivo avvicinamento di Mosca al Vecchio Continente. Una prova in più che a livello internazionale si tenta di mettere in crisi il ruolo crescente dell’attuale capo del Cremlino e della sua leadership.