Avvitarsi nella crisi
Se il governo si logora da solo non c'è bisogno della "spallata"
La Direzione del Pri, su proposta della segreteria, ha deliberato che al momento non vi sono le condizioni per partecipare alla manifestazione di piazza contro la Finanziaria il 2 dicembre prossimo. Non che non ci siano le ragioni per contestare una manovra che è stata indigesta in tutto e per tutto. Ma perché, come aveva già osservato il segretario Nucara, la legge Finanziaria per i repubblicani si contesta o si promuove nelle sedi istituzionali preposte: ed in questo caso si contesta e duramente, nei contenuti e nel metodo, visto che fino all'ultimo il governo ne ha corretto e ritirato capitoli dirimenti, e continuerà a farlo, fino ad un voto di fiducia che era già scontato. Tanto che, per maggiore esattezza, dovremmo dire che la contestazione è essenzialmente rivolta al metodo scorretto, visto che i contenuti di una legge fondamentale dello Stato cambiano di ora in ora. Chiaramente - per quello che si è capito - contestiamo la filosofia stessa della legge Finanziaria, visto che essa è improntata ad uno schema vessatorio dei cittadini, schema che appare destinato a soffocare la ripresa economica prima di poter risanare i conti dello Stato. Senza considerare, inoltre, che dubitiamo profondamente di un successo del governo sul fronte della lotta fiscale.
La segreteria del Pri sarebbe stata più incline a considerare l'ipotesi di una grande manifestazione di massa se non ci fossero stati i fischi all'inno nazionale a cui abbiamo assistito a Vicenza, o se l'opposizione si fosse preoccupata, per la manifestazione del 2 dicembre, di marcare meglio i suoi confini e la sua piattaforma politica.
Non l'ha fatto perché, evidentemente, c'è qualche problema nella Cdl, tant'è che l'Udc ha scelto di manifestare, per suo conto e contemporaneamente, in altra città. Non vorremmo che questa mancanza di coordinamento potesse avere un risultato controproducente. L'effetto boomerang è un rischio che bisogna considerare quando si decide di cavalcare la piazza. Per essere ancora più chiari a questo proposito, diamo notizia che la Direzione del Partito repubblicano aveva invitato a cena, giovedì scorso, il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi. C'era infatti il desiderio di ringraziarlo del suo operato come presidente del Consiglio del passato governo. Un governo in cui il Pri era rientrato a pieno titolo dopo oltre 12 anni, e non perché il partito disponesse di cifre tali da poter pretendere ministri e viceministri - anche se i nostri voti alle europee furono utili a consolidare una coalizione in difficoltà - ma per il riconoscimento che lo stesso Berlusconi faceva alla tradizione e agli uomini del Pri. Noi crediamo sia stata un'esperienza fruttuosa, e sul piano della politica internazionale, e per gli indirizzi di politica economica. Gli obiettivi che ci impegnammo a conseguire allora, sono oggi radicalmente messi in discussione: e questo ci preoccupa, perché temiamo di vedere un'Italia più debole economicamente e più marginale nell'Occidente democratico. Così come nei mesi di collaborazione al governo, anche in questi primi mesi di opposizione la dote che il partito repubblicano può offrire al leader della Cdl è un contributo di lealtà. E quindi abbiamo detto a Berlusconi che l'idea della "spallata" all' esecutivo Prodi non ci convince. Perché si può sconfiggere l'attuale maggioranza sul piano politico con la battaglia in Parlamento.
L'opposizione ha i numeri per farlo. Ma al momento non ha mostrato la testa, né l'organizzazione sufficiente. Si può anche ricorrere alla piazza, ma per esasperazione, perché crediamo che nessuno ritenga la piazza sufficiente a calmare le lacune di strategia parlamentare. Il nostro franco consiglio è quello di intensificare questo fronte politico, più importante, ai fini di un'evoluzione degli attuali precari equilibri, di quanto possa essere quello puramente movimentista e agitatorio.
Siamo convinti che Berlusconi sia sensibile ad un tale argomento e ci possa riflettere ancora. Qualche dubbio, semmai, l'abbiamo sul suo partito. Visto e considerato che l'attuale governo lo percepiamo come una sciagura nazionale, puntare a superarlo è una questione di vitale interesse. Allora ogni passo compiuto va misurato con estrema attenzione, perché se si scivola ora, alzarsi sarà più difficile.
Roma, 17 novembre 2006
tratto da http://www.pri.it




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