E dire che i senatori a vita non possono votare È scritto nella Costituzione
di FRANCESCO FORTE ( professore universitario, preside di facoltà di Giurisprudenza).
"La nostra legge finanziaria e questo governo si reggono sul voto dei senatori a vita. Una cosa che io non ho mai visto, nei tanti anni in cui sono stato ministro delle Finanze, senatore, relatore della legge finanziaria, presidente della Commissione che ne discute le entrate. Ma possono votare davvero, secondo la nostra Costituzione, i senatori a vita? La domanda mi è sorta quando ho visto che Forza Italia vuole fare una legge per abrogare questa regola. Perciò mi sono letto la Costituzione, ma non ho trovato da nessuna parte una norma che dica che i senatori a vita hanno diritto di voto, come gli altri senatori. Sul diritto di voto, la Costituzione, con riguardo ai senatori e ai deputati, tace. La ragione, per quelli eletti c'è, in quanto la Costituzione stabilisce, nell'articolo 1, che la sovranità spetta al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Da questa norma discende, in modo automatico, che i deputati ed i senatori eletti hanno diritto di voto. Ma questa norma non serve per dare il voto ai senatori non eletti. Sembrerebbe che la Costituzione, almeno sin qui, non attribuisca il voto ai senatori non eletti. Andiamo avanti a leggerla e vediamo se ciò sia stabilito nella norma che riguarda le regole di votazione nella Camera e nel Senato. Eccoci, così, all'articolo 64 della Costituzione Dice questo articolo che le delibere di ciascuna camera e del Parlamento in seduta comune (quella in cui si elegge il capo dello Stato) non sono valide se non è presente la maggioranza dei componenti e se non sono adottate a maggioranza dei presenti, salvo quando la Costituzione stabilisca una maggioranza speciale. Tutto qui. Dunque i senatori a vita in quanto componenti del Senato fanno parte del numero dei componenti che conta per stabilire la validità delle votazioni e se sono presenti fanno parte del numero dei presenti, in quanto sono senatori. Ma la norma dice che fanno parte del numero su cui si calcola la maggioranza, non dice che hanno diritto di votare. Non avendo trovato una norma della Costituzione che dica che i senatori a vita, fra le loro numerose prerogative abbiano anche il diritto di voto, nonostante che non possano beneficiare della aurea regola che lo dà automaticamente ai rappresentanti della sovranità popolare, sono andato a leggere il regolamento del Senato. Ebbene, anche qui non si trova una norma a favore di tale prerogativa, Ma semmai il contrario. Infatti il regolamento, al suo articolo 107, che è stato modificato nel 1988, stabilisce che ogni delibera del Senato è presa a maggioranza dei "senatori che partecipano alla votazione". Un lettore di buon senso noterà che il testo non dice "i senatori che partecipano alla seduta", ma "i senatori che partecipano alla votazione". Dunque vi possono essere senatori presenti alla seduta che non votano, perché non hanno diritto di voto. Ma la maggioranza dei "presenti" si calcola solo sui senatori che partecipano alla votazione. Dunque, come minimo c'è un vuoto legislativo. Come massimo, c'è una attribuzione ai senatori a vita di un diritto che viene loro riconosciuto, senza alcuna base di legge o regolamento. Qualcuno potrebbe chiedere che senso ha nominare e pagare come senatori delle persone che non votano. Non si poteva scegliere una onorificenza meno costosa per il contribuente? La risposta c'è. In una costituzione democratica si nominano senatori a vita delle persone per avvalersi della loro saggezza e dei loro consigli nel fare le leggi e i bilanci. Poi decidono gli eletti dal popolo. In una paternalistica e autoritaria, come quelle che piacciono ai catto comunisti e agli intellettuali saccenti, si nominano senatori a vita delle persone per dare loro potere, oltre a quello che già hanno avuto, e per servirsi di tale potere, al di là e contro la volontà del popolo. In Italia a ciò si aggiunge il voto del voto degli italiani all'estero, che decidono che tasse dobbiamo pagare noi che stiamo in Italia, e che loro non pagano.




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