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  1. #1
    SENATORE di POL
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    Predefinito Un'Ottima Riforma del Mercato del Lavoro

    da www.ilsole24ore.com

    " LAVORO

    Cadono le barriere al mercato del lavoro
    Decollano con il decreto attuativo le norme che facilitano l'accesso
    .
    di Serena Uccello

    Un mercato del lavoro in cui la domanda delle aziende potrà facilmente intercettare l'offerta di professionalità. Una pluralità di profili contrattuali tale da adattarsi alle esigenze delle aziende ma anche alle necessità dei lavoratori. Un'organizzazione del lavoro flessibile ma non per questo insensibile alle legittime tutele. La riforma del mercato del lavoro così pensata da Marco Biagi da ieri lascia il perimetro della formulazione normativa per farsi concreta e diventare attuabile . Il Consiglio dei ministri ha, infatti, esaminato con una prima lettura il testo del decreto attuativo della legge delega che dovrà dare forma al nuovo collocamento ma anche a nuovi modelli contrattuali come lo job sharing o lo staff leasing. Un sistema efficiente . Due le principali linee di intervento che attraversano gli interventi. In testa il potenziamento dei servizi e dell'attività di intermediazione per quanti cercano un'occupazione. Il punto di partenza è la constatazione che il servizio pubblico, con il suo 4% di intermedizioni all'anno, stenta a modernizzarsi e soprattutto è privo di efficienza. Resta così totalmente scoperta l'esigenza delle imprese presenti nelle aree produttive del Paese e al tempo stesso insoddisfatta la richiesta di lavoro nelle zone più fragili. Ecco allora che l'intervento dei privati - anche sulla scia dell'esperienza positiva registrata dalle società di lavoro interinale - viene visto come la svolta per portare l'Italia in linea con gli standard europei. [ b] Un mercato aperto. Una liberalizzazione a tutto campo, dunque, ma regolamentata e sotto l'occhio del Governo [/b] . Sarà, infatti, istituito presso il ministero del Welfare un albo delle agenzie per il lavoro articolato in più sezioni: per le «agenzie di somministrazione di lavoro», per la agenzie di intermediazione, ma anche per le agenzia di ricerca e selezione del personale e per quelle di supporto alla ricollocazione professionale. E se la platea di quanti potranno fare intermediazione si allarga, inglobando ad esempio anche le università, vengono messi parallelamente nero su bianco i requisiti giuridici e finanziari di quanti potranno iscriversi all'albo, sul modello delle agenzie di lavoro interinale. Un modo per garantire la qualità del servizio e per evitare truffe e abusi . Più soggetti, pertanto, accomunati da un'unica missione, quella di fornire quante più opportunità possibili (professionali e formative) ai disoccupati, ma al tempo stesso legati in rete. Con il decreto parte infatti anche la borsa online del lavoro così da garantire la trasmissione delle informazione da una parte all'altra del Paese. «Batteria» di flessibilità. Si ampliano i servizi e si moltiplicano le tipologie contrattuali. In questo caso il filo conduttore è quello del potenziamento degli strumenti secondo l'idea di Biagi di fornire una "batteria" di contratti per dare più flessibilità alle imprese, e al tempo stesso per permettere ai giovani di individuare un canale di inserimento semplificato, o alle donne di coinciliare i tempi di lavoro con quelli della famiglia . L'obiettivo è cioè alzare il tasso di occupazione a quel 70% entro il 2010 che chiede l'Europa, portando dentro il mercato chi ne è escluso. Va in questa direzione l'introduzione del lavoro ripartito o di quello a chiamata, ma anche la semplificazione e lo snellimento del part time. In parallelo il decreto sceglie anche la strada dell'innovazione. È infatti innovativo per l'Italia la scelta di autorizzare l'affitto di manodopera anche a tempo indeterminato . Come accade negli Stati Uniti un'azienda potrà così scegliere di affittare per la gestione del suo personale lo staff da una società "appaltatrice". Certo non potrà farlo sempre e comunque ma solo nel caso di specifiche esigenze «produttive e organizzative», e solo entro certo limiti quantitativi fissati dai contratti. Una specificazione, questa, che conferma la centralità attribuita dal decreto al ruolo della contrattazione collettiva nazionale . E sullo sfondo la legge delinea un nuovo telaio di tutele per chi è fuori dalla contrattazione, ovvero i collaboratori e consulenti . Vincolati ma soprattutto tutelati ora a un «progetto», messo per iscritto e definitivo per durata e retribuzione. SERENA UCCELLO

    Sabato 07 Giugno 2003
    "


    Shalom!!!!

  2. #2
    SENATORE di POL
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  3. #3
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    Predefinito

    cosa significherà "snellimento del part-time" ?
    mi sembra che fosse già abbastanza modellabile sulle esigenze delle parti.

  4. #4
    Bacchettona del forum
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    Predefinito Un punto di vista un po' meno entusiastico

    LA RIFORMA DEL LAVORO


    IL SOLO VERO STRAPPO E’ UNA RIGIDITA’ IN PIU’


    Il commento del presidente del Consiglio al decreto legislativo sul mercato del lavoro presentato venerdì dal governo («Con questa riforma l’Italia diventa il Paese più flessibile d’Europa») converge significativamente con il commento dell’ala sinistra dell’opposizione («Questo decreto stravolge il nostro diritto del lavoro»): ansioso il primo di presentarsi al Paese come l’autore di una incisiva svolta liberista, ansiosa la seconda di cogliere nuove occasioni di mobilitazione, come se scarseggiassero. Ma se si considera il contenuto del decreto, ci si convince facilmente che esso non giustifica né gli entusiasmi liberisti, né gli allarmi catastrofici. La riforma si pone sostanzialmente in linea di continuità con la politica del lavoro da cui nacque il «pacchetto Treu» del 1997. È di allora e non di oggi l’abolizione del monopolio statale del collocamento e il riconoscimento delle agenzie private di mediazione fra domanda e offerta di lavoro; il decreto del ministro Maroni si limita ora a perfezionare quella svolta consentendo che anche le agenzie di fornitura di lavoro temporaneo svolgano attività di collocamento (cosa del tutto ragionevole). Rispetto al vecchio assetto del nostro diritto del lavoro deve considerarsi come una novità assai più incisiva il lavoro temporaneo tramite agenzia - il «lavoro interinale» - introdotto nel 1997, rispetto allo staff leasing , ora previsto dal decreto Maroni, che sostanzialmente è già praticato da decenni (servizi di vero e proprio staff leasing , cioè di fornitura di manodopera qualificata a tempo indeterminato, sono quelli svolti da decine di migliaia di imprese di manutenzione, pulizia, custodia e vigilanza, facchinaggio, assistenza informatica e simili , anche se chiamati «appalti di servizi»). È del 1998 la circolare del ministro Treu che qualificava come contratto valido e pienamente compatibile con il nostro ordinamento il job sharing , o «lavoro in coppia», che consiste nella condivisione di un unico posto di lavoro da parte di due lavoratori, liberi di distribuirsi come vogliono il tempo della prestazione; ora il decreto Maroni non fa altro che confermare sul piano legislativo quell’indirizzo amministrativo ormai consolidato. Costituisce, infine, una novità di modesta portata sostanziale il contratto di job on call , o «lavoro a chiamata»: l’ingaggio, anche ripetuto, di un lavoratore per esigenze occasionali e di breve durata, consentito da sempre, ora viene soltanto disciplinato in modo specifico.
    Va semmai segnalata, in questo decreto, un’altra novità davvero potenzialmente molto incisiva, ma di segno opposto a quello della liberalizzazione del mercato del lavoro: quella consistente nel vietare il rapporto di collaborazione coordinata e continuativa a tempo indeterminato, ammettendolo soltanto se collegato a un «progetto» delimitato nel tempo. Questa norma va nella direzione, rivendicata dalla Cgil nell’ultimo anno, dell’assoggettamento di tutte le collaborazioni continuative «parasubordinate» alla disciplina generale del lavoro subordinato: qui, evidentemente, la fame di contribuzione previdenziale ha fatto aggio sulle pulsioni liberiste del governo.
    L’intendimento di superare il regime di apartheid al quale sono stati finora condannati i «co.co.co» è apprezzabile; ma l’estensione secca e repentina del vecchio diritto del lavoro nella sua interezza a questo settore (il 10% della forza lavoro) avrà l’effetto di un aumento brusco del tasso complessivo di rigidità del nostro sistema. Il modo giusto nel quale quell’operazione dovrebbe essere compiuta consiste semmai in una redistribuzione delle tutele, cioè nella ridefinizione di una rete di sicurezza universale, applicabile a tutti i lavoratori sostanzialmente dipendenti, modellata secondo gli standard europei. Standard rispetto ai quali, invece - checché ne dica il presidente del Consiglio, d’accordo con i suoi avversari dell’estrema sinistra - in questo modo rischiamo di allontanarci ulteriormente.

    di PIETRO ICHINO


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    Il Corriere della Sera, 08/06/2003

  5. #5
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    Il fatto che Confindustria ed Imprenditori cantino vittoria mi lascia molto perplesso sulle future condizioni dei lavoratori dipendenti. Speriamo bene.....
    Cum Feris Ferus

    Chi striscia non inciampa. Cit.

  6. #6
    SENATORE di POL
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    Predefinito Re: Un punto di vista un po' meno entusiastico

    Originally posted by Malandrina
    LA RIFORMA DEL LAVORO


    IL SOLO VERO STRAPPO E’ UNA RIGIDITA’ IN PIU’


    Il commento del presidente del Consiglio al decreto legislativo sul mercato del lavoro presentato venerdì dal governo («Con questa riforma l’Italia diventa il Paese più flessibile d’Europa») converge significativamente con il commento dell’ala sinistra dell’opposizione («Questo decreto stravolge il nostro diritto del lavoro»): ansioso il primo di presentarsi al Paese come l’autore di una incisiva svolta liberista, ansiosa la seconda di cogliere nuove occasioni di mobilitazione, come se scarseggiassero. Ma se si considera il contenuto del decreto, ci si convince facilmente che esso non giustifica né gli entusiasmi liberisti, né gli allarmi catastrofici. La riforma si pone sostanzialmente in linea di continuità con la politica del lavoro da cui nacque il «pacchetto Treu» del 1997. È di allora e non di oggi l’abolizione del monopolio statale del collocamento e il riconoscimento delle agenzie private di mediazione fra domanda e offerta di lavoro; il decreto del ministro Maroni si limita ora a perfezionare quella svolta consentendo che anche le agenzie di fornitura di lavoro temporaneo svolgano attività di collocamento (cosa del tutto ragionevole). Rispetto al vecchio assetto del nostro diritto del lavoro deve considerarsi come una novità assai più incisiva il lavoro temporaneo tramite agenzia - il «lavoro interinale» - introdotto nel 1997, rispetto allo staff leasing , ora previsto dal decreto Maroni, che sostanzialmente è già praticato da decenni (servizi di vero e proprio staff leasing , cioè di fornitura di manodopera qualificata a tempo indeterminato, sono quelli svolti da decine di migliaia di imprese di manutenzione, pulizia, custodia e vigilanza, facchinaggio, assistenza informatica e simili , anche se chiamati «appalti di servizi»). È del 1998 la circolare del ministro Treu che qualificava come contratto valido e pienamente compatibile con il nostro ordinamento il job sharing , o «lavoro in coppia», che consiste nella condivisione di un unico posto di lavoro da parte di due lavoratori, liberi di distribuirsi come vogliono il tempo della prestazione; ora il decreto Maroni non fa altro che confermare sul piano legislativo quell’indirizzo amministrativo ormai consolidato. Costituisce, infine, una novità di modesta portata sostanziale il contratto di job on call , o «lavoro a chiamata»: l’ingaggio, anche ripetuto, di un lavoratore per esigenze occasionali e di breve durata, consentito da sempre, ora viene soltanto disciplinato in modo specifico.
    Va semmai segnalata, in questo decreto, un’altra novità davvero potenzialmente molto incisiva, ma di segno opposto a quello della liberalizzazione del mercato del lavoro: quella consistente nel vietare il rapporto di collaborazione coordinata e continuativa a tempo indeterminato, ammettendolo soltanto se collegato a un «progetto» delimitato nel tempo. Questa norma va nella direzione, rivendicata dalla Cgil nell’ultimo anno, dell’assoggettamento di tutte le collaborazioni continuative «parasubordinate» alla disciplina generale del lavoro subordinato: qui, evidentemente, la fame di contribuzione previdenziale ha fatto aggio sulle pulsioni liberiste del governo.
    L’intendimento di superare il regime di apartheid al quale sono stati finora condannati i «co.co.co» è apprezzabile; ma l’estensione secca e repentina del vecchio diritto del lavoro nella sua interezza a questo settore (il 10% della forza lavoro) avrà l’effetto di un aumento brusco del tasso complessivo di rigidità del nostro sistema. Il modo giusto nel quale quell’operazione dovrebbe essere compiuta consiste semmai in una redistribuzione delle tutele, cioè nella ridefinizione di una rete di sicurezza universale, applicabile a tutti i lavoratori sostanzialmente dipendenti, modellata secondo gli standard europei. Standard rispetto ai quali, invece - checché ne dica il presidente del Consiglio, d’accordo con i suoi avversari dell’estrema sinistra - in questo modo rischiamo di allontanarci ulteriormente.

    di PIETRO ICHINO


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    Il Corriere della Sera, 08/06/2003

    Trovo positiva la riforma dei CO.co.co .....la flessibilità non deve essere comunque un modo per disintegrare ogni diritto del lavoratore con giuochetti.....al di fuori di ogni regola e anche della lealtà e della buona fede. La riforma aumenta la flessibilità ma la regolamenta anche per impedire fenomeni deleteri e macroscopici. E' quindi equilibrata.

    Saluti liberali

  7. #7
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    Io non ne capisco granché, però credo che la sparizione dei CoCoCo sarà compensata da un aumento esponenziale delle aperture di partite IVA. Del resto è quello che è successo a me, con la differenza che perlomeno io lavoro in proprio.

  8. #8
    SENATORE di POL
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    Beh con i co.co.co si avevano dei contratti di lavoro dipendente mascherati da contratti di consulenza, eccetera...... di fatto pressochè tutti i doveri del dipendente, senza i diritti corrispondenti e senza l'autonomia di fatto del vero collaboratore autonomo.

    Cordiali saluti

  9. #9
    Bacchettona del forum
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    Esatto. Temo che l'unica differenza sarà che ora i "servizi di consulenza" verranno fatturati, sperando che il "datore di lavoro" sia così gentile da voler aumentare i compensi viste le maggiori spese che il detentore della partita IVA dovrà sostenere al posto suo.

  10. #10
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    Favorevole nel complesso alla riforma,anche se forse si è ecceduto.I problemi del sistema Italia sono altri e cmq non si può pensare di scaricare solo sulla flessibilità,la scarsa competitività del Paese

 

 
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