Nella prospettiva tomista, la legge naturale è un'etica dedotta dall'osservazione delle norme fondamentali della natura umana. Tali norme possono essere interpretate come la volontà di Dio sul creato. Un'azione illegittima è quella che perverte il disegno di Dio su un particolare aspetto della sua creazione. Legge naturale che - varrà la pena tenerlo a mente - è sì emanazione della legge divina, ma riguardante ogni singolo individuo, credente o meno, ed ogni società derivante, cristiana o meno. Come rilevò chiaramente un brillante scolastico spagnolo della fine del sedicesimo secolo, il gesuita Francisco Suarez: «Quand'anche Dio non esistesse, o non avesse fatto uso della sua ragione, o non avesse ben giudicato, se esiste nell'uomo un dettato della giusta ragione per guidarlo, esso avrebbe avuto la stessa natura di legge che ha attualmente».
L'originalità e la forza del tomismo, come del resto tutta l'invidiabile larghezza di spirito che contraddistingueva i maestri medievali - ed è bene ricordarlo soprattutto alla filosofia postmoderna, incapace di uscire dalle secche dell'irrazionalismo e del pragmatismo - stanno proprio nell'essere aperto a qualsiasi contributo razionale («omne verum, a quocumque dicatur, a Spiritur Sancto est»: «Ogni verità, da chiunque sia detta, viene dallo Spirito Santo») che non conosce ostacoli sulla via della ricerca. Tale ottica di «sintesi aperta» ha permesso, ad esempio, di aprire alla filosofia pagana (meglio sarebbe dire pre-cristiana) integrandola nell'edificio cattolico. Non è un caso che il pagano Cicerone possa scrivere nel De Republica: «Vi è una legge vera, una ragione retta, conforme alla natura, presente in tutti, invariabile, eterna, tale da richiamare gli uomini con i suoi comandi al dovere e da distoglierli con i suoi divieti dall'agire male. E questa legge non è diversa a Roma o ad Atene, non è diversa ora o domani. È una legge eterna e immutabile e di essa l'unico autore [...] è Dio».
Ancora oggi, la teoria classica del giusnaturalismo sembra l'unica capace di conferire un genuino fondamento filosofico ai diritti inalienabili dell'uomo, da sempre messi in pericolo dal Potere costituito. Anche Giovanni Paolo II, nel recente Memoria e identità, si colloca nella medesima prospettiva giusnaturalista, contro il positivismo giuridico e l'onnipotenza parlamentare degli Stati laici, quando osserva che «la legge stabilita dall'uomo, dai parlamenti, da ogni altra istanza legislativa umana, non può essere in contraddizione con la legge di natura cioè, in definitiva, con l'eterna legge di Dio». Riflettendo sull'eliminazione di milioni di figli d'Israele o su quell'olocausto dei nostri giorni che è l'aborto, Papa Wojtyla afferma che «basta richiamare alla memoria anche solo questi eventi, a noi vicini nel tempo, per vedere con chiarezza che la legge stabilita dall'uomo ha limiti precisi, che non può valicare».
Una democrazia senza valori rischia di trasformarsi in un totalitarismo aperto oppure subdolo. Alcune lezioni attualissime (in senso negativo) ci vengono dalla Spagna di Zapatero sui «matrimoni» tra gay; o dalla Svezia progressista, dove un pastore protestante, reo di aver ricordato le parole della Bibbia sull'omosessualità, è stato condannato da un tribunale per aver incitato all'odio e alla discriminazione (un esempio di come sparute minoranze determinino ciò che lo Stato deve o non deve permettere); fino al caso di una giovane donna in Germania che si è vista togliere il sussidio di disoccupazione perché rifiutava di prostituirsi, attività legale in quel Paese. Ecco l'eredità più vergognosa della Rivoluzione francese: le norme sono «giuste» perché escono dal parlamento, la legge scritta è l'ultima istanza, la giustizia consiste nelle leggi «positive».
In realtà, se la legge non è saldamente ancorata al diritto naturale, i governanti di turno potranno inventarsi una legislazione ad libitum - è già successo nella Germania nazista e nelle «democrazie popolari» socialcomuniste - seguendo il libero estro della propria personale fantasia. Ma, stando così le cose, chi potrà dirsi più al sicuro? Ancora una volta, a dispetto dei più banali luoghi comuni laicisti, è la Chiesa cattolica a difendere la ragione e il semplice buon senso, salvaguardando libertà e dignità della persona - principi etici universali ed inalienabili - contro ogni arbitrio.
di Marco Massignan


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