di Marco Cavallotti, inviato il 27/11/2006


tratto dal giornale on line "Il legno storto"
http://www.legnostorto.com/legnostor...ez=primapagina

Ci mancava anche questa. L'ineffabile Visco, sostenuto dagli osanna trionfanti di molti imbecilli, ci spiega che suo preciso intento, come uomo di stato e di governo, è di fare paura ai cittadini. Solo così, infatti, l'evasione fiscale potrebbe essere sconfitta. Poi annuncia impunito, negli stessi giorni in cui il Senato sta approvando norme che aumentano di molto l'imposizione fiscale e la spesa pubblica, che ora si potranno ridurre le tasse. Più che Stato babau, governo buffone, verrebbe da dire. La «serietà al governo» impazza…

Ma tant'è, per le tasse facciamo la faccia feroce. Sembra che il nostro viceministro, che sarà esperto di economia – o meglio, di tasse –, sia deboluccio in storia. La storia degli Stati italiani e la storia d'Italia soprattutto è percorsa instancabilmente, è rigonfia di Stati babau, di grida e decreti feroci e inefficaci, che colpivano uno per educarne cento (in novantanove la fanno franca): sempre la solita visione dello Stato tanto cara al presidente Mao, che però ne colpiva una percentuale ben più alta, da un capo all'altro dei totalitarismi e degli statalismi possibili…


Del resto lo stesso diffondersi degli "studi di settore", ribaltando l'onere della prova a carico del contribuente, sono espressione, in fondo, della stessa logica totalitaria e statalista. Nei paesi in cui lo Stato è "serio", buoni risultati si ottengono semplicemente riconoscendo parte delle spese sostenute dal contribuente, purché documentate da fatture…

Nulla di nuovo, insomma, e nulla di buono per gli Italiani: a nessuno viene in mente che un normale rapporto con lo Stato e con il fisco nasca dalla fiducia, e non tanto o non prevalentemente dalla paura. Il bello è che a sostenere tesi incredibilmente buoniste, con eccessi e ridicole forzature, sono proprio i nostri eroi dell'Unione, non appena dai reati e dalle irregolarità fiscali si passa a tutte le altre forme possibili di delitto: la società, le ascendenze familiari, l'ambiente, la cultura, lo stato d'animo, l'umore e le traversie personali, tutto viene messo in conto a discarico da uno Stato e dal suo braccio giudiziario che di colpo, da babau che fa la faccia feroce, si fa mamma che tutto perdona: mai, comunque, semplicemente e puramente Stato, inteso come libera associazione di cittadini che hanno scelto di adottare e seguire alcune regole comuni.

La storia delle tasse è vecchia come l'Italia: finché i cittadini non avranno la sensazione che il denaro risucchiato dalle loro tasche serva davvero a qualcosa, che venga speso seriamente e in modo produttivo fino all'ultimo euro, e finché il consenso dovrà essere garantito attraverso un sistema che ridistribuisce in maniera assistenziale e clientelare il maltolto, le speranze di ottenere "buoni cittadini" sono bassissime. Gli Italiani hanno sempre saputo difendersi, bene o male, dai babau di turno, e del resto oggi il denaro – per chi ne ha molto – non può essere trattenuto in Italia a forza. E poi a ben vedere, si parva magnis componere licet, "buoni cittadini" furono proprio quegli Americani che a un certo punto si ribellarono di fronte a un regime fiscale britannico iniquo e non accetto, e fecero gli Stati Uniti. Meditate.

Marco Cavallotti