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    Predefinito Le Mirabolanti Imprese di Henry John Woodcock

    Sospese Anna La Rosa e Cesara Buonamici



    Rispettivamente, 4 e 6 mesi di sospensione. L'ha deciso il consiglio dell'Ordine dei Giornalisti del Lazio, in relazione a due inchieste condotte dal pm di Potenza Henry John Woodcock

    «Il consiglio dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, nella riunione odierna, ha preso le seguenti decisioni: sei mesi di sospensione per Cesara Buonamici e quattro mesi di sospensione per Anna La Rosa». Ne da notizia un comunicato dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio.
    I nomi delle giornaliste Cesara Buonamici e Anna La Rosa sono comparsi in due distinte inchieste della Procura della Repubblica di Potenza, entrambe condotte dal pm Henry John Woodcock.
    Cesara Buonamici è stata coinvolta - ma mai indagata - nell’ inchiesta che nel giugno scorso ha portato all’ arresto del principe Vittorio Emanuele di Savoia. Secondo gli inquirenti (basata su intercettazioni telefoniche), Buonamici si era proposta all’ imprenditore Ugo Bonazza (legato al principe) come intermediaria per far ottenere al gestore messinese di slot machines Rocco Migliardi le autorizzazioni dei Monopoli di Stato, in cambio di una percentuale.
    Lo stesso Migliardi, sentito dal pm, aveva confermato che Bonazza gli aveva annunciato l’ intervento di Buonamici, che poi non sarebbe avvenuto. La giornalista, sentita dagli inquirenti - secondo quanto reso noto all’ epoca dal difensore, Giulia Bongiorno - ha negato categoricamente di conoscere Migliardi.
    Anna La Rosa (mai coinvolta nell’ inchiesta che ha riguardato Vittorio Emanuele di Savoia) è stata indagata da Woodcock nel dicembre del 2003, in una maxi-inchiesta che aveva coinvolto anche ministri e vip. Secondo il pm, dalle intercettazioni telefoniche emergeva che la giornalista aveva invitato nella sua trasmissione gestori di cliniche private in cambio di sontuosi regali (in particolare, un orologio d’ oro e brillanti) e aveva promesso di intervenire a loro favore presso un giudice, in cambio del pagamento del catering di una festa.
    Woodcock aveva chiesto al gip l’ arresto della giornalista, senza ottenerlo. L’ inchiesta è stata poi trasferita, per competenza territoriale, in parte a Roma e in parte a Perugia, ed è stata archiviata in entrambe le città.

    LA ROSA: SOSPENSIONE INIQUA, PRONTA A RICORSO

    «Non conosco il testo del provvedimento il cui esito è stato divulgato alle agenzie di stampa prima ancora che all'interessata». Così Anna La Rosa commenta il provvedimento di sospensione dalla professione per sei mesi adottato nei suoi confronti dall'Ordine dei giornalisti del Lazio.
    «Se mi verrà notificato il provvedimento proporrò ai miei legali immediato ricorso per la totale infondatezza della decisione della quale sono francamente esterrefatta. In attesa di conoscere la decisione e le sue motivazioni, continuerò a svolgere la mia professione con la consueta correttezza della quale peraltro ho fornito, purtroppo senza alcun esito, ampia prova documentale al consiglio regionale».
    «Mi dispiace molto rilevare che mentre la giustizia ordinaria, dopo un lungo, puntuale e rigoroso lavoro, vaglio di atti, testimoni e documenti, ha escluso qualsiasi comportamento illecito, disponendo l'archiviazione della vicenda originata dall'indagine della procura di Potenza del 2003, al contrario il mio ordine professionale, all'esito di un unico colloquio di pochi minuti - conclude - ha irrogato una sanzione tanto dura che iniqua e per me incomprensibile».

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  2. #2
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    LELE MORA: 'SONO SUI GIORNALI MA NON NE SO NIENTE'

    ROMA - "Non so di cosa parliate": questo il commento del pm di Potenza, Henry John Woodcock, agli articoli pubblicati da alcuni quotidiani su un' inchiesta che coinvolge noti personaggi dello spettacolo, del giornalismo e anche dello sport - con accuse che arrivano fino all' estorsione, allo sfruttamento della prostituzione e al traffico di droga - ma per la quale non sarebbero in arrivo né arresti né denunce.

    Woodcock, che è fuori Potenza forse proprio per completare un programma di interrogatori a carico di indagati - fra i quali il più noto è l' agente delle star, Lele Mora - non ha voluto far ricorso al suo consueto rifiuto di commentare le inchieste che coordina. I contenuti delle indagini portate avanti dalla Polizia, con attività investigative sono cominciate da diverse settimane e si sono svolte per lo più a Milano, hanno riportato l' attenzione sul Palazzo di Giustizia di Potenza: stamani, fonti vicine alla Procura hanno comunque smentito che siano vicini provvedimenti restrittivi di alcun genere nei confronti degli indagati. Fonti investigative, peraltro, fin dai giorni scorsi - quando indiscrezioni sull' inchiesta sono circolate anche su siti web solitamente ben informati sulla vita privata dei vip e dei personaggi dello spettacolo - hanno precisato che l' inchiesta è in pieno svolgimento e che potrebbe concludersi addirittura nella prossima primavera.

    Oggetto dell' inchiesta - in cui è ipotizzato anche il reato di associazione per delinquere - è il ricatto a cui sarebbero stati sottoposti personaggi noti per evitare che foto e immagini venissero pubblicate: coinvolti direttamente nel "giro", lo stesso Lele Mora - che ha detto oggi di aver saputo dell' inchiesta dai giornali - e il fotografo Fabrizio Corona. Le accuse di estorsione, sfruttamento della prostituzione e traffico di stupefacenti fanno credere ad un panorama più inquietante della semplice foto compromettente che si deve evitare di far finire su un giornale di gossip.

    Magari essendo disposti a sborsare cifre di alcune decine di migliaia di euro. Per far luce sul "sistema", Woodcock ha interrogato in uffici della Polizia, a Milano e a Roma, alcune star televisive legate a Mora e alla sua "LM" (anche Simona Ventura, che ha lasciato la scuderia dello stesso Mora quasi un anno fa), calciatori come Adriano e Vincenzo Montella e anche i direttori di Panorama e del Tg4, Pietro Calabrese ed Emilio Fede. L' inchiesta è scaturita da quella, finora più nota, che il 16 giugno scorso ha portato nel carcere di Potenza, per una settimana, Vittorio Emanuele di Savoia: il principe fu intercettato mentre parlava con uno dei suoi amici più influenti, Ugo Bonazza. I due fecero il nome di Lele Mora e del suo ruolo come procacciatore di clienti del casinò di Campione d' Italia: altre intercettazione portarono ad scoprire i presunti ricatti per evitare la pubblicazione delle foto.

    LELE MORA, MAI CONVOCATO NE' RICEVUTO AVVISI
    "Mi sono ritrovato questa mattina sui giornali ma non so niente": con un filo di voce Lele Mora, l'impresario di tanti attori e personaggi televisivi commenta l'inchiesta vip avviata dal pm di Potenza John Woodcock (lo stesso tra l'altro di Vallettopoli) in cui sarebbe accusato di associazione a delinquere ed estorsione. "Non ho niente da dire non sono stato né convocato né ascoltato e non ho ricevuto avvisi di garanzia", aggiunge prima di bloccare ogni dichiarazione e affidarsi ai suoi legali. Questa mattina in un'intervista a RTL 102.5 aveva aggiunto "dico solo che sono esterefatto dalle indagini in corso. Stanno arrivando i miei avvocati e io sono a disposizione della magistratura se mi dovrà interrogare, ma per ora non so nulla". Ma lei l'ha saputo dalla tv? "Questa mattina mi hanno chiamato al telefono, ho acceso la tv e ho saputo".

    Quindi lei non ha avuto nessuna notizia da Potenza. Come si sente ora? "Mi pare che mi stai passando un caterpillar sopra, io sono all oscuro di tutto, di certo so che non ho fatto niente di tutto ciò che i giornali scrivono. Non ho nessun tipo di accusa da parte dei magistrati". Ma le accuse all'interno degli articolo ci sono. "Sì, ma ci penseranno i miei legali e oggi vedremo cosa fare". Gli avvocati Marcello D'onofrio del foro di Trani e Nicola Avanzi del foro di Verona sono i difensori di fiducia di Dario (Lele) Mora. "In attesa di ricevere documentazioni ufficiali da parte degli Organi Competenti, comunichiamo - scrivono i due legali - la assoluta estraneità del Sig. Mora alle ipotesi di reato ascrittegli ed irresponsabilmente divulgate dagli organi di Stampa, evidenziando che il Sig. Mora è incondizionatamente a disposizione della Magistratura Competente per far chiarezza sulla vicenda.

    Si precisa altresì la totale indipendenza della LM MANAGEMENT s.r.l., società autonoma e priva di collegamento, di qualunque natura e specie, con la CORONA'S s.r.l. Ogni notizia infondata e/o diffamatoria sulla persona e/o sulla attività del Sig. Mora sarà perseguita sia in sede civile che penale". Quest'ultimo passaggio è in riferimento alla società di Fabrizio Corona, fotografo specializzato in gossip (e marito della modella Nina Moric).

    CORONA, NON HO RICEVUTO ALCUNA COMUNICAZIONE
    "A tutt'oggi non ho ricevuto alcuna comunicazione ufficiale da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Potenza né da parte di altra Procura". Questo il commento del fotografo Fabrizio Corona, della 'Corona srl', alle notizie stampa sull'inchiesta avviata dal pm di Potenza John Woodcock. "In ogni caso - aggiunge Corona, che contesta "con forza gli addebiti" ascrittigli - qualora la notizia di un procedimento in corso fosse fondata, lo scrivente è a disposizione dell Autorità Giudiziaria competente per chiarire la sua posizione".

    RAI, MAI DATO INCARICHI A LELE MORA La Rai smentisce, con una nota ufficiale, di aver mai dato incarichi a Lele Mora, il noto impresario di tanti divi e divetti dello show business che sarebbe accusato di associazione a delinquere ed estersione nell'inchiesta del pm di Potenza John Woodcock. "Si precisa - è scritto nel comunicato - che la Rai non ha chiesto a Lele Mora star internazionali per il Festival di Sanremo". Unico precedente, ma senza contratto, la collaborazione con il festival all'epoca della conduzione di Simona Ventura, di cui per 12 anni Lele Mora è stato agente.

  3. #3
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    Il pm Henry John Woodcock dai Savoia alle veline, indagini da grande risalto che poi finiscono spesso per «sgonfiarsi»

    Ha 39 anni, di padre inglese e madre napoletana, il sostituto procuratore del Tribunale di Potenza Henry John Woodcock, titolare di clamorose inchieste e che adesso è alle prese con un presunto giro di ricatti perpetrati con le foto di Vip, un’istruttoria che prevede clamorosi colpi di scena e che ha visto già sfilare,come testimoni e parti lese, attrici,calciatori e giornalisti. Insomma, un’altra inchiesta che farà rumore. Una delle più eclatanti, di quelle firmate in passato da Woodcock, è stata il ’Savoia-Gatè, che il 16 giugno scorso ha portato all’arresto di Vittorio Emanuele di Savoia, arrestato insieme ad altre 12 persone per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione ed allo sfruttamento della prostituzione.

    Aveva fatto rumore anche l’inchiesta del 2003, ribattezzata «Vip-gate», che nel dicembre del 2003 portò all’iscrizione nel registro degli indagati di 78 persone tra cui politici, due ministri, personaggi dello spettacolo e del giornalismo, funzionari di Ministeri, Comuni, enti pubblici per una serie di reati che andavano dall’associazione per delinquere per la turbativa di appalti all’estorsione, alla corruzione, al millantato credito ed al favoreggiamento. Le richieste di arresti furono respinte dal gip Romaniello. Un’inchiesta che si concluse con l’archiviazione degli indagati più noti ma qualche fascicolo è ancora aperto in altre Procure.

    Un pm schivo e sportivo, Woodcock, che ama le motociclette. Solleva polemiche ad ogni inchiesta, come quella di giugno nelle cui pieghe è spuntato anche il filone 'vallettopoli', e non risponde alle critiche, che arrivano anche dai leader della politica. Piace però ad una parte dell’opinione pubblica perchè non si ferma davanti ai segreti dei santuari del potere. Di fronte agli attacchi la categoria dei magistrati prende le sue difese.

    Woodcock è diventato magistrato nel 1996. E’ a Potenza sin dall’inizio della sua carriera. In Basilicata si è subito imposto all’attenzione. Il magistrato dal cognome inglese e dall’accento napoletano ha indagato anche sulle tangenti Inail - che decapitò i vertici nazionali dell’istituto - e sulle tangenti del petrolio in Basilicata, arrivando a fare arrestare o indagando anche politici lucani di primo piano.
    Nella carriera di Henry John Woodcock, il primo arresto eccellente fu quello dell’ex senatore Ds e sindaco di Castellaneta (Taranto), Rocco Loreto, finito in manette il 4 giugno del 2001 per calunnia e violenza privata nei confronti di un magistrato della Procura di Taranto, pochi giorni dopo la cessazione dalla carica parlamentare.

    Nel 2002 l"exploit’ Inail. Woodcock raccoglie la testimonianza di un ex dipendente di una nota azienda potentina edile e scopre un presunto giro di mazzette per appalti per la realizzazione di sedi dell’Inail ad Avellino, a Villa d’Agri (Potenza) ed in altre città d’Italia. E’ un terremoto giudiziario. Da un troncone dell’inchiesta-Inail nel settembre successivo nasce l’inchiesta sulle presunte tangenti dell’oleodotto di Viggiano che coinvolge imprenditori e funzionari dell’Eni. Altre 17 persone vengono arrestate.

    Poi l’inchiesta 'Vip-Gate' del dicembre del 2003 con 78 indagati nata da elementi raccolti proprio durante gli interrogatori dell’inchiesta-Inail e che riguardano vicende a larghissimo raggio. Vicende prevalentemente avvenute a Roma, ragion per cui il gip Gerardina Romaniello, lo stesso giudice che invece firmò le ordinanze di carcerazione per le tangenti-Inail, negò per incompetenza territoriale i 56 provvedimenti restrittivi, di cui 21 in carcere, 26 ai domiciliari e 9 impedienti le pubbliche funzioni o l’esercizio di attività private.
    Woodcock è noto negli ambienti giudiziari anche come un mastino irriducibile. Alcuni anni fa aveva anche pubblicamente contestato la decisione del gip di negare i provvedimenti restrittivi e presentato ricorso. Aveva fatto lo stesso anche quando il Senato aveva scagionato il suo primo arrestato eccellente, Loreto, attribuendo le dichiarazioni ritenute calunniose dal pm, all’esercizio delle funzioni parlamentari, quindi coperte da immunità e procedendo così a inviare gli atti alla Corte costituzionale invocando il conflitto tra poteri dello Stato.

    Altra clamorosa inchiesta il 22 novembre del 2004, «Iene 2», sui legami tra criminalità, politica e affari nella gestione degli appalti in Basilicata e che ha provocato un nuovo terremoto politico. A condurla il sostituto procuratore della Dda lucana, Vincenzo Montemurro, e Woodcock. Cinquantadue gli arresti eseguiti dai Carabinieri del Ros. I reati contestati: associazione per delinquere di tipo mafioso, turbativa d’asta, estorsione, usura, al riciclaggio e corruzione. E soprattutto hanno fatto rumore gli avvisi di garanzia eccellenti agli uomini politici lucani di primo piano che si sono tutti dichiarati estranei ai fatti contestati. Gran parte degli arrestati è stata poi rimessa in libertà dal Riesame e ne sono seguite vivaci polemiche tra avvocati e magistratura, con scioperi a ripetizione dei primi.

    Non è finita. Altra istruttoria, stavolta di respiro internazionale, è il cosiddetto 'Somalia-Gate', sfociata in 17 arresti della Polizia. Viene scoperto un sistema di truffe ai danni di imprenditori di varie parti d’Italia che venivano raggirati. L’organizzazione, millantando legami con i servizi segreti e organizzazioni internazionali, induceva imprenditori a finanziarie inesistenti progetti di joint-ventures per affari in Somalia ed all’estero. L’inchiesta è arrivata anche a toccare il governo somalo.

    Quindi, a giugno, l’inchiesta-Savoia che ha tenuto banco per oltre un mese per la risonanza dovuta ai fatti contestati a Vittorio Emanuele di Savoia, accusato insieme ad altri in vicende riguardanti due filoni, quello dei Monopoli di Stato (per il rilascio di nulla osta per apparecchiature da gioco elettroniche) e quello del Casinò di Campione d’Italia. Nell’inchiesta anche un fascicolo su episodi in cui l’accusa ipotizza il reato di concussione sessuale con il coinvolgimento di sobrette televisive.
    Vicende che hanno avuto uno strascico molto lungo, soprattutto per le intercettazioni copiosamente pubblicate sui giornali. Uno stralcio di quell’inchiesta ha dato l’avvio ad una nuova inchiesta, attualmente in corso, che potrebbe essere ribattezzata 'Velinopoli'.

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    In quell'inchiesta c'è tutto un capitolo aperto su Mons. Francesco Camaldo da Lagonegro:

    http://www.italiatv.it/storacetv/com...v.php?id=16945

    Si tratta di monsignor Francesco Camaldo, sospettato di pirateria informatica. Avrebbe chiesto al faccendiere Massimo Pizza, presunto capo di una banda di truffatori che vantava contatti con i servizi segreti, di distruggere un sito internet che pubblicava notizie sgradite

    -------------------------------------
    Facendo una rapida ricerca scopriamo che il sito compromettente era pradwanws: http://www.alongo.it/?p=314. E scopriamo il contenuto compromettente del sito pradvanews che interessava a mons. Camaldo:

    http://www.gay.it/forum/read.php?154...97672,report=1

    tratto dal sito pravanews.com: SCONVOLGENTE!

    ALLA CORTE DEL FALSO RE D’ITALIA

    I Savoia sono come le patate: il meglio sta sottoterra!!

    Ma chi è sto Vittorio Emanuele, detto Vic ?
    Figlio di Maria Josè e di??? Umberto II???

    Chi sono i cortigiani?

    I FROCI DEL VATICANO
    I diabolici amanti di Jessica (Mons. Franco Camaldo di Lagonegro e residente in S. Giovanni in Laterano, sempre pronta/o a diventare Arcivescovo… ma mai nominato) sono: Alberto Bochicchio (il facchino), Massimo Leonardelli (amante-pierre di Gay Mattiolo) e Hugo Windisch-Graetz (Principe) ecc.

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    "La Stampa", 30/06/06, pag. 14


    L'INCHIESTA/DAVANTI AL GIP L'IMPRENDITORE MESSINESE MIGLIARDI CONFERMA L'INTERESSAMENTO DELLA GIORNALISTA

    "AL MINISTRO DOVEVA PENSARE LA BUONAMICI"
    La conduttrice del Tg 5: «E’ vero, girai un fax ad Altero Matteoli ma non ho avuto un euro»


    Guido Ruotolo
    ROMA

    Rocco Migliardi è tornato a Potenza. Di sua iniziativa, per essere sentito ancora una volta (con la moglie, Giovanna D’Angelo) sulla questione dei nullaosta ottenuti dai Monopoli di Stato per le slot machine taroccate. «Dopo l’arresto di De Luca (il faccendiere che per conto di Vittorio Emanuele di Savoia trovò il canale giusto per ottenere i nullaosta, ndr), Ugo Bonazza mi chiamò - ha detto al gip Iannuzzi - dicendo che ci avrebbe potuto aiutare Cesara Buonamici». La giornalista di Canale 5 appare in diverse intercettazioni riportate nell’ordinanza di custodia cautelare.
    Cesare Buonamici è stata interrogata dal pm Henry John Woodcock, l’8 giugno scorso, una settimana prima degli arresti. E ha ammesso di essersi data da fare per «raccomandare» Migliardi, che aveva bisogno di un aiuto ai Monopoli di Stato per ottenere i nullaosta per le slot machine. La giornalista di Canale 5 si rivolse all’allora ministro Altero Matteoli, An, avendo ricevuto, via fax, un appunto dettagliato.
    Un favore non si nega...
    Pm: «Ha parlato con Matteoli?»
    C.B. «Io mi ricordo di aver detto a Matteoli: “Senti un po’, ma questo dice che ha questa gente che sta nei guai perché non gli arrivano questi cosi”. E lui mi ha detto: “Mandami...”. Infatti io.. mi sembra di avergli girato lo stesso fax..».
    Pm: «Era una cortesia amichevole oppure era previsto un corrispettivo per lei?».
    C.B.: «Ma no era una cortesia che facevo a lui (Bonazza, ndr)».
    Pm: «Ma lei ha parlato con Migliardi?»
    C.B.: «Mi sembra che mi abbia telefonato, per dirmi... ”Grazie dell’interessamento”».
    Pm: «Non occorre essere Arlacchi per accorgersi che quando uno parla a telefono con Migliardi non sta proprio parlando con il Duca di Salaparuta, insomma».
    C.B.: «Mi dia della cretina...».
    ...soprattutto se pagato...
    Il pm fa ascoltare alcune intercettazioni telefoniche tra lei e Bonazza.
    Pm: «Lascia un po’ perplessi il discorso di un imprenditore come Bonazza che parla con una nota giornalista, praticamente mercanteggiando il 5% di un corrispettivo, diciamo che un presunto mafioso (Migliardi, ndr) dovrebbe sganciare».
    C.B.: «Io non sapevo...».
    Pm: «Per fortuna (Matteoli, ndr) non glieli ha fatti avere (i nullaosta, ndr)».
    C.B.: «Meno male. Ma io poi non lo sapevo, non sapevo..».
    Pm: «Quindi l’ha fatto per un sentimento di amicizia?»
    C.B.: «Sì. Un po’ fesso... un po’ fesso..».
    Pm: «Ma parlate pure di spartirvi una percentuale..».
    C.B.: «Ugo (Bonazza, ndr) fa tutto quel farfugliamento, se poi alla fine lui volesse darmi un regalo... ma io...io insomma non ho avuto niente».
    L’abuso non sanato
    Pm: «Aveva altre preoccupazioni»?
    C.B.: «Ma sì, probabilmente».
    Pm: «Come quella, per esempio, degli abusi edilizi?».
    C.B.: «Di chi?».
    Pm: «Nella sua casa di Fiesole».
    C.B.: «E va be’... Ma che c’entra questo con....».
    Pm: «Niente. Voglio dire, il suo amico sindaco, Fabio..., non le ha mandato il controllo edilizio».
    C.B.: «Come no».
    Pm: (viene fatto ascoltare un brano di intercettazione). «Per fortuna avevate parlato abbastanza al telefono, perché in questo caso addirittura è lei, dottoressa Buonamici, che bussa a denari a Bonazza e addirittura si lamenta, appunto, dell’esiguità del corrispettivo».
    C.B.: «Comunque... Sì, sono io a parlare di soldi, sì. Ma..».
    Pm: «E a dire che sono pochi addirittura..».
    C.B.: «Ma io sono anche una giornalista, se mi permette, e comunque sono anche io abituata a fare domande... No, io avrò fatto la figura del cazzo con Bonazza, però io soldi non ne ho presi da nessuno, per cui...».

 

 
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