http://www.aduc.it/dyn/eutanasia/noti.php?id=161154
15 Novembre 2006
Per Rizzoli esce oggi in libreria Lasciatemi morire di Piero Welby. Il libro è in vendita anche su Internet book shop. Di seguito la quarta di copertina:
"Non supererà i vent'anni." È la sentenza del medico che, nel 1963, diagnostica a Piergiorgio Welby la distrofia muscolare progressiva. Ma si sbaglia. Piergiorgio attraversa gli anni Sessanta e Settanta abbandonandosi a ogni sorta di eccesso per dimenticare il proprio destino. Si sposa e aspetta, la fine, che non arriva. Negli anni Ottanta perde l'uso delle gambe. Poi l'ultimo stadio: insufficienza respiratoria. Va in coma. Si risveglia nel reparto rianimazione dell'ospedale Santo Spirito, tracheostomizzato, immobilizzato. Da allora respira con l'ausilio di un ventilatore polmonare, comunica mediante un computer. Soffre. E chiede il diritto di morire. Anche in un appello diretto al presidente della Repubblica, il 22 settembre 2006. È uno scandalo nazionale. Negli ultimi anni, ha fatto sentire la sua voce sul sito dei Radicali italiani, dove ha aperto un forum dedicato all'eutanasia, che oggi conta più di 17.000 interventi. Lucidità, cinismo e poesia sono le scialuppe di salvataggio a cui si affida nella sua quotidianità di "condannato a vita". Sono anche gli ingredienti di questo libro che è diario, testimonianza, denuncia dei luoghi comuni alimentati dall'opportunità politica e dal dogmatismo religioso. E che non rinuncia all'attualità, ricordando le strumentalizzazioni che hanno segnato le vicende recenti: Terri Schiavo in America, Vincent Humbert in Francia, e in Italia il caso ancora aperto di Eluana Englaro.




Per Rizzoli esce oggi in libreria Lasciatemi morire di Piero Welby. Il libro è in vendita anche su
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Umberto Veronesi affronta con grande rispetto ma senza falsi pudori un tema spinoso, sul quale la società, in cui le tecniche di terapia intensiva possono prolungare la vita vegetativa per un tempo indefinito, è chiamata a confrontarsi. Spiega perché "curare" i pazienti talvolta diventa un modo per non "prendersi cura" di loro, e racconta come sempre più spesso il malato terminale, considerato una "vergogna" da nascondere, sia relegato in un letto d'ospedale e affidato a estranei per i quali in fondo è soltanto un caso di routine. Chiarisce perché è ipocrita distinguere fra eutanasia attiva e passiva e per quale motivo è urgente giungere a una normativa che anche in Italia dia valore giuridico al cosidetto testamento biologico. Delinea la posizione intorno a questo tema dei vari Stati europei, dove, con l'eccezione di Olanda e Belgio, l'eutanasia è equiparata all'omicidio. Illustra infine il problema della difficoltà di accedere alle cure palliative nel nostro paese, dove esistono ostacoli legislativi all'uso farmacologico degli oppiacei. 
