stambul, pochi in piazza contro il Papa
Gli organizzatori contavano su un milione di partecipanti, ma sfilano soltanto 10-15 mila persone, con striscioni in inglese
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ISTANBUL - Doveva essere una manifestazione imponente contro l’arrivo del Papa in Turchia, martedì prossimo. Ci dovevano andare un milione di persone, a protestare. Invece solo poche migliaia, in gran parte giovani di orientamento islamico e nazionalista, hanno risposto all'invito lanciato dal Saadet Partisi, il Partiti Islamico della felicità.
I numeri ufficiali della polizia non ci sono ancora, ma secondo le prime stime i partecipanti sarebbero stati fra 10 e 15 mila. Il raduno dei musulmani turchi contro Papa Ratzinger è iniziato intorno alle 11 a Çaglayan, un quartiere nelle zona europea della città.
La manifestazione si è svolta senza incidenti, anche per i capillari controlli delle forze dell’ordine. Anzi, in un primo momento gli organizzatori avevano fatto sapere che l’afflusso a meeting era così rallentato proprio per le severe misure di sicurezza. Pochi, ma molto duri, i partecipanti hanno esposto cartelli e striscioni, per la maggior parte soprendetemente in lingua inglese, che andavano dal semplice insulto al sarcasmo fino alla minaccia. Da «Gesù non è il figlio di Dio, è il Profeta dell’Islam» e «Istanbul non è più Costantinopoli dal 1453» a «Le Crociate? Sono state una passeggiata pacifica». E ancora «Se il Papa viene qui noi entriamo di nuovo in Santa Sofia», «No all'alleanza dei crociati - Papa non venire».
Dal palco hanno preso la parola diversi dirigenti del partito Saadet (della Felicità), tra cui il presidente nazionale Recai Kutan, mentre non era presente il leader carismatico del partito, l'ex premier turco, Necmettin Erbakan. Da questi interventi è apparso evidente agli osservatori che il partito Saadet - che non è rappresentato in Parlamento avendo preso solo l' 1,2% alle ultime elezioni politiche del novembre 2002 - ha inteso cogliere l'occasione della visita del papa in Turchia e delle polemiche che la hanno accompagnata, per mobilitare il suo elettorato in vista delle prossime elezioni del 2007.




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