Guardo la foto del reporter rapito, e appena liberato, sul quotidiano che mi accingo a leggere.
Caffetano verde drappeggiato sulle spalle, turbante giallo a righe nere sapientemente avvolto con lembo pendente sul fianco, narghilè sullo sfondo… mi ricorda lo sceneggiato di Sandokan.
Manca solo la Perla di Labuan… anzi no un Perla di Labuan c’è, l’occhio cisposo sognante, il volto irsuto abbandonato sulla spalla di Lui…
Grazioso, commovente quadretto. Già, ma chi paga? Chi ha pagato?
Non certo chi si è cacciato nei guai per libidine dello scoop ad ogni costo, chi ha trascinato allo sbaraglio interprete e autista, quest’ultimo sì sgozzato.
Cosa si credeva Mastrosandokan? Di andare a intervistare il feroce Capo Talebano senza correre rischi? Ma non gli è passato per la mente che un giornalista italiano rappresenta ormai la più ghiotta opportunità di sequestro e riscatto? Si credeva che i Talebani non fossero al corrente della situazione politica del nostro governo, pronto a calare le braghe se non anche disponibile, qualora il gioco si facesse troppo duro, a ritirare le nostre truppe?
L’Italia rappresenta il ventre molle, l’anello debole della catena NATO. Era ovvio che ci provassero, e ci hanno provato con pieno successo.
E così il Nostro si è cacciato scervellatamente nel trappolone. E ora, chi paga?
E’ chiaro chi paga. Paga il governo Afgano, che ha dovuto liberare cinque pericolosi tagliagole che chissà quanto era costato catturare e chissà quanto costerà l’aver rimesso in libertà. Paga il povero autista sgozzato e decapitato, paga la sua giovane sposa che ha abortito per disperazione: due morti in un colpo, come dire due piccioni con una fava.
A proposito del povero Sayed nessuno ne ha parlato con adeguato dolore e rispetto, a parte quella brava persona di Riotta.
E poi, il quotidiano Repubblica sapeva della “missione”? L’aveva autorizzata? Ha pensato di (doverosamente) risarcire la famiglia dell’autista del suo inviato? Non è dato sapere: spero di sì, temo di no.
Paga inoltre la NATO che vede il fronte terrorista rafforzato da quella che è stata una vittoria politica e mediatica ottenuta senza combattere. E paga il contribuente italiano: a parte il probabile riscatto, servizi, aerei privati e presidenziali, attività di copertura hanno un costo elevatissimo.
Paga l’Italia che ha perso un’altra fetta della sua già scarsa attendibilità internazionale.
E poi, l’iniziativa di Fassino e dei suoi compagni di merende, mi riferisco alla boutade di far partecipare i Talebani a un’ipotetica conferenza di pace, faceva parte del pacchetto concordato con Dadullah?
Ma ci rendiamo conto?
Lo status di “nemico” (Dalema ha opportunamente ricordato che la pace si tratta con i “nemici”) ha un valore preciso nel diritto e nella prassi internazionali. Implica il riconoscimento di Parte Belligerante. I talebani non sono parte belligerante, Sono terroristi, massacratori, banditi.
E allora perché non convocare una bella conferenza di pacificazione di Sicilia, Calabria e Campania invitando a farne parte rappresentanti di Cosa Nostra, Ndrangheta e Camorra?
Sono nemici, no?
Cirno




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