L’AIDS NON è UN INCUBO SOLO AFRICANO: IN EUROPA I CONTAGI NON SI FERMANO
Domani la giornata mondiale: 40 milioni di persone vivono con l’Hiv. Le cure migliorano, ma ancora troppi comportamenti «a rischio»
giovedì 30 novembre 2006 , di L'Unità
L’AIDS fa meno paura. Eppure è ancora la peggior epidemia che il mondo abbia mai conosciuto. Alla vigilia
della Giornata mondiale contro l’Aids che si celebra domani, secondo l'Unaids (organismo delle Nazioni Unite che si occupa di questa malattia), nel mondo è la prima causa di morte tra uomini e donne tra i 15 e i 59 anni. Mentre circa 40 milioni di persone vivono portando dentro di sé l'Hiv. Africa e Asia naturalmente sono le più colpite, ma anche la vecchia Europa non può cantare vittoria. Tutti i paesi che fanno parte della regione europea hanno riportato nuove infezioni nel 2006. Nel complesso, in 22 paesi il numero di nuovi casi di infezione è raddoppiato dal 1998 ad oggi. I paesi che stanno messi peggio sono quelli dell'Europa dell'Est (in particolare l'Estonia) e il Portogallo. I paesi dell'Europa occidentale e centrale invece sono meno colpiti. Il che non vuol dire che qui non ci si infetta più, ma solo che il numero di nuovi contagiati è lo stesso degli anni passati. Nell'Europa orientale si sarebbero verificati oltre 50mila casi, più del doppio di quelli riportati nell'Europa occidentale che sono circa 23 mila (anche se mancano i dati di Spagna e Italia), e 20 volte quelli dell'Europa centrale.
Come entrano in contatto con l'Hiv i cittadini europei? Soprattutto attraverso rapporti eterosessuali (oltre il 50% dei casi), poi attraverso rapporti omosessuali (circa il 30%) e infine con lo scambio di siringhe infette. La cosa che colpisce di più è che l'Aids è una malattia prevenibile: seguendo un comportamento adeguato si può evitare di infettarsi. Allora perché anche nel cuore della vecchia, ricca e colta Europa i casi non diminuiscono? Rispondere a questa domanda non è facile. In primo luogo c'è un problema di false percezioni: secondo il sondaggio, i cittadini sono meno informati rispetto a quattro anni fa. Ad esempio, il 24% delle persone è fermamente convinto che ci si può infettare con un bacio in bocca, mentre il 30% dice di non esserne sicuro. Inoltre, il 45% dei cittadini europei crede che sia possibile prendere l'Hiv condividendo il bicchiere o la tavoletta del wc, donando il sangue o prendendosi cura di un malato di Aids. Il che vuol dire che circa il 50% degli europei non sa bene come si trasmette l'Aids. Analogamente, un sondaggio dell'Anlaids in Italia dimostra che il 27% dei ragazzi pensa che esista già un vaccino.
In secondo luogo c'è un problema di comportamenti: anche laddove le conoscenze sono esatte, è difficile tradurre ciò che si sa in comportamenti corretti. Sempre secondo il sondaggio, oltre il 90% delle persone sa che l'Hiv si trasmette con i rapporti sessuali, ma solo il 50% prende precauzioni. La Commissione Europea ha detto di essere preoccupata per il diminuito interesse per la prevenzione che si è riscontrato negli ultimi anni. In effetti, sembra che i progressi ottenuti nel trattamento della malattia abbiano sì prolungato e migliorato la vita delle persone infettate, ma, d'altro lato, abbiano anche avuto l'effetto di far dimenticare la prevenzione e di far riemergere i comportamenti a rischio tra le persone cullate da un falso senso di sicurezza. E la Commissione europea ribadisce: «Senza la promozione di misure di prevenzione primarie come l'istruzione, l'uso del preservativo e le misure per la riduzione del rischio (ad esempio dovuto allo scambio di siringhe) gli altri obiettivi, tra cui l'accesso universale alle cure, non potranno essere raggiunti».
Gli Usa hanno iniziato una nuova campagna di prevenzione che va oltre l'informazione: trovare le persone sieropositive ed aiutarle ad accedere alle cure e ad assumere comportamenti tali da non infettare altre persone. Funzionerà? Certo è che bisogna farsi venire qualche idea. Tenendo conto che l'Aids non è la stessa malattia in ogni paese. Ad esempio, i dati elaborati dalle regioni italiane dimostrano che nel corso di vent'anni l'età delle persone che arrivano alla diagnosi di infezione da Hiv nel nostro paese è aumentata da 26 a 36 anni di media.


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) ecc ecc ecc.

