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    La Fabbrica delle Balle





    I Primi Tragici mesi del secondo Governo Prodi saranno ricordati come l'Età dell'Oro per i Fabbricatori di Bufale.Non passa giorno senza che una nuova Balla riempia le prime pagine di Giornali e le aperture dei TG.Ricordarle tutte è impresa ardua e se si continua su questi ritmi,sarà Missione Impossibile.
    Elenchiamone qualcuna,per non dimenticare...

    Intercettazioni a Prodi...
    L'8 per Mille in Irak...
    I Brogli Elettorali della CDL...

  2. #2
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  3. #3
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  4. #4
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    Bellissima giornata oggi che vede il POL pullulare di 3d riguardanti la Sicilia Mafiosa della CDL...tanto per non parlare di Campania-Puglia-Calabria e,specialmente di FINANZIARIA...una normale giornata nel Regime delle Balle.

  5. #5
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    Rigirafrittate

    di Lodovico Festa da Il Giornale

    Il centrosinistra è stracotto. Per dargli fiato arrivano in soccorso i più esperti tra i rigiratori di frittate. Brogli elettorali: dopo il 10 aprile Silvio Berlusconi chiese che si provvedesse a una verifica seria di un voto in cui uno schieramento aveva prevalso di sole 25mila schede, lo 0,06 per cento in più. Quando un simile fatto è avvenuto in Messico il presidente del centrodestra non ha avuto esitazione a far ricontare tutte le schede. In Italia l'opinionismo dell'establishment chiese che il leader del centrodestra ammettesse la sconfitta, facesse il superiore. Tutto passò in cavalleria. Adesso quelli che si sbracciarono a frenare Berlusconi, a cominciare dal Corriere della Sera, danno largo spazio alla panzana di un estremista snob come Enrico Deaglio (utile a via Solferino per i giochi di sponda contro D'Alema). Un opinionista fazioso ma solitamente intelligente come Claudio Rinaldi arriva a contare come prova dell'imbarazzo di Berlusconi, il fatto che dopo la fine di giugno non ha più chiesto il riconto delle schede. Ma come, si muove tutto il bel mondo per chiedergli di smettere, lui smette e questo diventa un indizio di colpa nei suoi confronti?
    Prendiamo il caso del povero ex Kgb Aleksandr Litvinenko assassinato. Esaminiamo le notizie certe: è stato ucciso, dava fastidio a Vladimir Putin, aveva rapporti con un collaboratore della commissione Mitrokhin, Mario Scaramella, forse anche quest'ultimo è stato contaminato dall'assassino dell'ex spia russa, e comunque sicuramente è stato minacciato da russi, più o meno legati ai servizi di Mosca, per le sue indagini sulla rete Kgb in Italia. Questa è «la notizia». Si uccide chi s'informa sul vecchio Kgb e anche personalità italiane corrono questo rischio. Che cosa fanno i «rigiratori», in prima linea quelli di Repubblica ma non mancano aiutini corriereschi? Si mettono a brigare - e come quasi sempre alla bisogna utilizzano qualcuno legato ai servizi segreti francesi - per dimostrare che uomini legati al centrodestra volevano incastrare Romano Prodi. Ora per quanto questo possa essere grave - un indebito legame tra politica e investigazioni parlamentari o poliziesche - non vi sembra comunque un problema assolutamente meno grave del fatto che esista una rete di collaboratori italiani del Kgb ancora così potente da spingere ad assassinare chi indaga su di lei? Qualsiasi persona normale converrebbe che questo è il problema da risolvere, magari poi decidendo di chiudere definitivamente un periodo di storia italiana in cui un pezzo del Paese collaborava con il nemico ufficiale: ma chiarendo la verità in modo che i vecchi legami non possano condizionare il futuro. Questo è il vero problema. Ma non per i rigiratori pronti a trasformare la subordinata (qualche eventuale e da provare scorrettezza) in principale (chi ha tradito l'Italia).
    Prendete l'eredità del governo del centrosinistra al centrodestra (2001) e quella del centrodestra al centrosinistra (2006): ormai tutti i dati sono a disposizione, si conosce bene il buco lasciato dal governo Amato, si sa che non c'è un buco Tremonti. Si sa dello sfascio delle finanze Visco 2001 e si constata l'ottimo funzionamento del fisco «dissipatore» del centrodestra Avete visto un raffronto sui due periodi sul Sole 24 Ore o su qualche altro giornale «indipendente»? No, i «rigiratori» continuano nella loro propaganda sul paradiso lasciato nel 2001 e sullo sfascio del 2006. Si potrebbe continuare a lungo, ma ci fermiamo qui. Con solo poche considerazioni su quel che si può fare. Bisogna innanzi tutto protestare, in piazza e dovunque possibile: senza protesta anche gli spazi di comunicazione esistenti si chiuderebbero. Si deve, poi, aumentare il tasso di autorevolezza del centrodestra: è bene che vi sia chi grida, vi deve essere anche chi invece usa solo un tono freddo per comunicare con chi è incerto. Infine non va consentito che il piccolo establishment (alcune grandi banche, alcuni grandi imprenditori e la grande stampa cosiddetta indipendente) stabilisca un accordo con il centrosinistra per neutralizzare la rappresentanza politica del centrodestra. Gli establishment hanno un ruolo importante nella vita delle nazioni che va riconosciuto, ma quando chiudono gli spazi di democrazia, per esempio impegnandosi nell'arte del «rigiramento», per difendere la loro intima debolezza, vanno incalzati spietatamente perché determinano un danno grave per tutta la società italiana.

  6. #6
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    La dittatura della lentocrazia

    di Massimo Teodori

    Il grande imbroglio nei risultati elettorali non è ciò di cui si parla in questi giorni, ma è nella dittatura insindacabile della lentocrazia. Sono le supposizioni, i sospetti e le accuse non dimostrate che uccidono lo Stato di diritto e corrodono la democrazia. Che legittimità ha un regime che non garantisce in tempi rapidi l'accertamento delle verità elettorali su cui si fonda la sua classe dirigente? L'imbroglio nel voto non sta nella mancanza dei controlli previsti, ma nei tempi e nei modi in cui vengono effettuati con esiti del tutto inutili.

    Oggi si fa gran parlare del sospetto avanzato da Deaglio e Cremagnini secondo cui le schede bianche sarebbero state trasformate in voti per Forza Italia: ma la loro denuncia extraistituzionale può avere solo effetti scandalistici. Ieri era stato Berlusconi a sollevare dubbi sull'esito del voto ed a richiedere un riconteggio che però non si è mai fatto. Al Senato si trascina la questione dei seggi non attribuiti alla Rosa nel pugno aperta da una assai bizzarra interpretazione non formale della legge.

    Nei due rami del Parlamento giacciono decine di ricorsi di ogni genere; e in passato non si contano gli episodi di parlamentari con diritto all'elezione che sono subentrati a coloro che non ne avevano diritto solo al momento dello scioglimento delle Camere.

    Questa la ragione per cui i controlli elettorali sono sempre stati una farsa: non per le procedure ultragarantiste seguite ma per i loro tempi di svolgimento. Come la giustizia civile e penale anche quella elettorale si trasforma nel suo opposto,

    l'ingiustizia, perché si compie «a babbo morto» quando non serve più. Il punto cruciale di tanto imbroglio sta nelle discutibili regole delle Giunte delle elezioni delle due Camere, organi perfettamente funzionanti senza che tuttavia riescano a dare risultati in tempi rapidi e certi.

    Mi spiace dovere dire che il presidente Bertinotti dice una castroneria quando proclama che «La legittimità del voto è pienamente garantita escludendo che vi possano essere modifiche»: le quali, invece, sono possibili dopo il lavoro di uno dei più importanti organi della sua Camera.

    La procedura del controllo funziona così. I dati elettorali vanno dai seggi ai tribunali e attraverso gli uffici circoscrizionali all'ufficio centrale nazionale presso la Cassazione. Questi li invia alle Camere i cui uffici, prima della seduta iniziale, cercano di far quadrare i conti restando ai dati formali numerici. È la Giunta delle elezioni, prima in sede provvisoria, che proclama (provvisoriamente) gli eletti che partecipano alla seduta iniziale e poi, in composizione definitiva procede alla «verifica ordinaria».

    Solo in questa fase si valutano i ricorsi, si esaminano i verbali, eventualmente si ricontano le schede, a campione o nella totalità, fino a giungere alla «convalida definitiva» che quando vi sono inciampi avviene per lo più verso la fine della legislatura.


    L'imbroglio attuale, come in passato, sta dunque nel fatto che, per ragioni di tempo, di energie ma soprattutto per quieto vivere, l'esito dei controlli e delle verifiche che legittimano definitivamente il voto non arriva mai. Che fare? Diversi potrebbero essere i rimedi: ripensare il cosiddetto «interna corporis» (previsto dall'art. 66 Cost.), concludere l'intera procedura del controllo nell'intervallo tra il voto e la convocazione delle Camere, departitizzare le operazioni di controllo... Ma l'unica vera riforma rivoluzionaria degna di uno Stato di diritto sarebbe sconfiggere la maledizione della lentocrazia che fa in modo che nessuno abbia mai ragione o torto.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Mantide Visualizza Messaggio
    La Fabbrica delle Balle

    I Primi Tragici mesi del secondo Governo Prodi saranno ricordati come l'Età dell'Oro per i Fabbricatori di Bufale.

    certo che avete proprio una bella faccia voi, a parlare di bufale, coi padri nobili che vi ritrovate (Lehner, Jannuzzi, Farina: tutti o condannati per diffamazione o sotto inchiesta per notizie e dossier falsi).

  8. #8
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    DEAGLIO INDAGATO

    ANSA

    Enrico Deaglio è indagato dalla procura di Roma per diffusione di notizie false, esagerate e tendenziose atte a turbare l'ordine pubblico. Lo ha annunciato lo stesso responsabile di Diario.

    L'iscrizione di Deaglio nel registro degli indagati della procura di Roma per l' ipotesi di reato prevista dall'art.656 cp, è stata disposta dai pubblici ministeri Salvatore Vitello e Francesca Aloi nel corso dell' interrogatorio al quale stavano sottoponendo il direttore di Diario nell'ambito dell'inchiesta aperta sui presunti brogli elettorali denunciati nel film-documentario "Uccidete La democrazia". Alla luce di ciò l'interrogatorio è stato sospeso e Deaglio é stato invitato a presentarsi prossimamente in procura accompagnato da un avvocato per la prosecuzione dell'atto istruttorio.

    ''Mi sembra una accusa da anni '60''. Così Enrico Deaglio ha commentato l'iniziativa della procura di indagarlo. "Sono stato indagato sulla base del presupposto che è impossibile manipolare i dati sulle elezioni a livello informatico". Il direttore di Diario ha aggiunto poi che per il pm "il meccanismo di procedura elettorale non è manipolabile perché la Cassazione proclama il risultato delle elezioni solo tramite cartaceo. E il cartaceo è impossibile da modificare".

    Resta per il momento remota l' ipotesi di un riconteggio delle schede bianche ordinata da parte della Procura della Repubblica di Roma. E' quanto hanno ribadito ieri gli ambienti giudiziari di piazzale Clodio, nell' ambito dell' inchiesta sui presunti brogli alle scorse elezioni politiche denunciati dal film-documentario di Enrico Deaglio. La posizione della Procura sulla ipotesi di un riconteggio delle schede resta anche quella espressa sabato scorso, anche alla luce dell' audizione - avvenuta ieri - del responsabile dell' ufficio elettorale del Ministero dell' Interno, Adriana Fabbretti, testimonianza raccolta dai pm Salvatore Vitello e Francesca Loy.

    La deposizione della funzionaria è servita ai magistrati di piazzale Clodio ad escludere anche presunte alterazioni informatiche che avrebbero potuto modificare l' attribuzione dei voti alla luce del calo delle schede bianche registrato alle ultime elezioni politiche. I magistrati hanno raccolto ufficialmente la testimonianza della funzionaria stabilendo che per quanto riguarda il conteggio ufficiale dei voti - dall' apertura delle urne fino alla Corte di Cassazione - i dati raccolti vengono trasmessi a mano senza nessuna elaborazione informatica.

    Per tale motivo, con l' audizione di Enrico Deaglio e di Beppe Cremagnani, gli autori del dvd 'Uccidete la democrazia', i magistrati hano voluto ascoltare dai firmatari della denuncia i perché della denuncia stessa. E ciò proprio in virtù del fatto che, secondo quanto stabilito ieri, i dati ufficiali, non quelli del Viminale che ha soltanto un compito divulgativo, non sono suscettibili di elaborazioni informatiche nella catena di passaggio dalle singole sezioni elettorali, agli uffici elettorali circoscrizionali presso le Corti d' Appello fino ad arrivare alla Corte di Cassazione. In sostanza Deaglio e Cremagnani hanno dovuto spiegare, alla luce di quanto gli stessi magistrati hanno constatato nella visione del dvd, il motivo della denuncia stessa e a portare eventualmente nuovi elementi per il proseguo dell' indagine.


  9. #9
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    Elezioni: indagato Enrico Deaglio

    "Diffusione di false notizie"sui brogli

    dal TGCom

    Il direttore del settimanale Diario, Enrico Deaglio, è indagato dalla procura di Roma per diffusione di notizie false, esagerate e tendenziose atte a turbare l'ordine pubblico nell'ambito dell'inchiesta aperta sui presunti brogli elettorali denunciati nel film-documentario "Uccidete La democrazia". Lo ha detto lo stesso giornalista alla fine della sua audizione davanti ai magistrati, durata circa 2 ore e mezza.

    L'iscrizione di Deaglio nel registro degli indagati della procura di Roma per l'ipotesi di reato prevista dall'art. 656 cp, è stata disposta dai pubblici ministeri Salvatore Vitello e Francesca Aloi nel corso dell'interrogatorio al quale stavano sottoponendo il direttore di Diario nell'ambito dell'inchiesta aperta sui presunti brogli elettorali denunciati nel film-documentario 'Uccidte la democrazia'. Alla luce di ciò l'interrogatorio è stato sospeso e Deaglio è stato invitato a presentarsi prossimamente in procura accompagnato da un avvocato per la prosecuzione dell'atto istruttorio.

    "Mi sembra un'accusa da annui '60". Così Enrico Deaglio ha commentato l'iniziativa della procura di indagarlo. "Sono stato indagato sulla base del presupposto che è impossibile manipolare i dati sulle elezioni a livello informatico". Il direttore di Diario ha aggiunto poi che per il pm "il meccanismo di procedura elettorale non è manipolabile perché la Cassazione proclama il risultato delle elezioni solo tramite cartaceo. E il cartaceo è impossibile da modificare".

  10. #10
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    Inchiesta su brogli verso archivio
    Si prosegue invece su autori film 'Uccidete la democrazia'
    (ANSA) - ROMA, 28 NOV - E' destinata all'archiviazione l'inchiesta sui presunti brogli elettorali denunciati nel film documentario 'Uccidete la democrazia'. E' quanto emerge a piazzale Clodio alla luce degli sviluppi degli accertamenti culminati con le iscrizioni di Enrico Deaglio e Beppe Cremagnani nel registro degli indagati. Le indagini proseguiranno su quest'ultimo versante, i pm Salvatore Vitello e Francesca Loy concluderanno gli interrogatori dei due autori del film e sentiranno le fonti da loro citate.

 

 
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