ARAZZI ANTICHI E MODERNI A CONFRONTO

(am. boc. 7/11) - Sabato 11 novembre sarà inaugurata, alle 17,30 a palazzo Cuttica di Alessandria, la mostra di arazzi di Vittoria Montalbano “Antichi orditi per nuove trame” e la notizia ci è già nota, ma questa mattina in conferenza stampa si è appresa la peculiarità della mostra e si è ascoltata la voce dell’artista che ad Asti continua una proposta culturale vecchia come il mondo, una tradizione di arazzeria altrove purtroppo desueta. L’Assessore alla cultura Roberto Livraghi iniziava lapidario: la storia degli arazzi non è finita; accanto ai due arazzi antichi, di dimensioni e fattura sorprendenti, saranno esposti quelli di Vittoria Montalbano fino al 14 gennaio (da martedì a domenica, ore 16-19; ingresso euro 2,50, ridotto euro 1,50).

L’attenzione sul tema, poco frequentato nella storia dell’arte contemporanea, viene dal Centro dell’arazzo di Asti. Si è pensato di proporre pochi pezzi, otto opere che dialogheranno con due significativi elementi della storia e dell’antichità. Anche le opere nuove sono realizzate con tecniche antiche e poi sono esposte vicino ai due arazzi del museo civico, provenienti dalla Chiesa della Confraternita di Santa Maria Domus Magnae di via Ghilini.

Le otto opere che vedremo nascono dalle proposte di cinque artisti: Miroglio, De Alexandris, Preverino, Xerra e Baretta, anche curatore dell’esposizione.

Vittoria Montalbano, bionda e delicata nei lineamenti del viso, parlava quindi della tecnica più antica, dei primitivi che intrecciavano quanto avevano a disposizione; l’arazzo è nato secoli dopo. I telai erano in legno, ora hanno parti in ferro, ma il rullo resta in legno, per lasciar respirare il tessuto. V.Miroglio ha prodotto il modello guida per pensare l’arazzo come opera d’arte ludica, non come semplice copia di quanto esiste. Il codice di Vittoria è fondamentale, fatto di cotone, lana, seta; è un codice diverso dalla pittura, quindi riguarda opere d’arte diverse. Con la Montalbano hanno lavorato artisti contemporanei che si avvicinavano alla tecnica per esaltare la propria opera nelle potenzialità espressive di lei.