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  1. #1
    EUROSIBBERIANO CONVINTO
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    Predefinito Gli oligarchi ebreo/russi ricercati dalla giustizia, protetti in israele

    Visti i recenti sviluppi del caso Litvinenko, propongo di raccogliere in questo thread i materiali indispensabili ad una corretta lettura dei fatti. Più in particolare ritengo che sarebbe utile postare contributi riguardanti il saccheggio della RUssia da parte degli oligarchi ebrei, la questione Yukos, il ruolo dei mafiosi con cittadinanza russo/ebraica attualmente rifugiati in israele che li protegge e si rifiuta di consegnarli alla giustizia.
    Iniziamo:

    Uno di questi assassini criminali è Leonid Nevzlin


    Questo miserabile ladro, braccio destro del mafioso e criminale Mikhail Khodorkovsky, è accusato di varie frodi, ruberie, e raggiri ai danni del popolo russo oltre ad essere il mandante di un duplice omicidio.
    Pensate un po': questo verme, ben protetto e coccolato dal governo sionista, è attualmente direttore del Museo della DIaspora di tel aviv....

    Bene. QUesto squallido assassino, tuona dalla sua comoda, contro Putin:

    L'EX SPIA RUSSA LITVINENKO STAVA INDAGANDO SUL CASO YUKOS

    Roma, 27 nov. (Apcom) - Scotland Yard entrerà oggi in possesso del dossier messo a punto da Alexander Litvinenko sul rilevamento di Yukos da parte del Cremlino. L'ex spia russa, deceduta giovedì scorso a Londra per probabile avvelenamento da sostanze radioattive, aveva raccolto prove del coinvolgimento del governo di Mosca nell'acquisizione del controllo del gigante energetico russo su incarico di Leonid Nevzlin, l'ex numero due della Yukos, rifugiato in Israele. Litvinenko si era recato appunto in Israele poche settimane prima di morire per consegnare a Nevlin le prove raccolte sull'operato degli "agenti" al servizio del presidente russo Vladimir Putin. Nevzlin ha spiegato al quotidiano Times che è suo dovere consegnare questo materiale a Scotland Yard. "Alexander aveva informazioni su crimini commessi con la diretta partecipazione del governo russo". L'ex spia russa avrebbe trovato ultimamente nuovi elementi "sensazionali" sui metodi utilizzati dal Cremlino per entrare in possesso di Yukos e sull'eliminazione di coloro che vi si opponevano.
    http://www.tendenzeonline.info/apcom...127_000012.xml



    Si profila in modo sempre più eloquente, anche dietro questo intrigo internazionale, la longa manus dei soliti noti.

  2. #2
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    Leonid Nevzlin is a former Russian oligarch and the former CEO of the Russian oil company Yukos. After several officers from his company were arrested for murder and other crimes, he fled to Israel. In November 2003, he was granted Israeli citizenship. Since Israel does not expel Jewish fugitives to other countries, he is unlikely to be ever prosecuted.

    On 14 July 2005, the Russian Government asked the United States Government to hand over Nevzlin to face prosecution in Russia. Nevzlin has been charged with various offenses, with one of them including organization of a contract killing. "Nevzlin, who was Yukos owner Mikhail Khodorkovsky's right-hand man, has been charged with "entering into a criminal plot with Yukos' internal and economic security chief Alexander Pichugin to kill certain individuals who posed a... danger to the company, and to Nevzlin and Pichugin," Prosecutor General's Office said.


    rapida sintesi da wikipedia

  3. #3
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    A proposito dell’assassinio di Politkovskaya


    17 ottobre 2006 – L’assassinio della giornalista russa dissidente Anna Politkobvskaya va inquadrato nel contesto della serie di assassinii avvenuti nelle ultime settimane, evidentemente miranti a ledere la stabilità politica del presidente Vladimir Putin. Tutti gli assassini in questione sono stati condotti da “professionisti”. E’ noto che il crimine organizzato russo è collegato con i vari oligarchi latitanti dalla giustizia russa. Il più famoso degli oligarchi è Boris Berezovsky che ha ottenuto “asilo politico” in Inghilterra.
    * Il 14 settembre è stato assassinato Andrei Kozlov, vice presidente della banca centrale russa. Deciso sostenitore della politica del governo, Kozlov era impegnato contro il riciclaggio del denaro ed aveva ordinato il ritiro di alcune licenze bancarie.
    * Il 30 settembre è stato assassinato Enver Zighashin, ingegnere capo della TKN BP, la sussidiaria russa della British Petroleum. Si tratta di un assassinio che certamente non ha risolto gli attriti tra Russia e imprese petrolifere occidentali ma li ha piuttosto aggravati.
    * Il 7 ottobre è stata assassinata Anna Politkovskaya.
    * Il 10 ottobre è stato assassinato Alexander Plokhin, direttore della branca moscovita della Vneshtorgbank, banca di stato che riveste un ruolo importante nei rapporti economici che la Russia intrattiene con Africa, Asia, America Latina ed Europa, in particolare quelli promossi dallo stesso Putin. La Vneshtorgbank ha recentemente acquistato il 5% del gigante aerospaziale europeo EADS, proprietario di Airbus. L’acquisto ha suscitato una notevole controversia, sia a motivo delle implicazioni economiche che quelle di sicurezza.
    * Il 16 ottobre è stato assassinato Anatoly Voronin, esperto immobiliare della Itar-Tass.

    Alexander Lebedev che è comproprietario, con Michail Gorbaciov di Novaya Gazeta, il giornale su cui scriveva la Politkovskaya, ha pubblicato un commento intitolato: “Chiunque abbia sparato alla Politkovskaya mirava ai suoi avversari” — in altre parole mirava al regime di Putin. La Politkovskaya era così nota come oppositrice del regime, scrive Lebedev che è fin troppo facile sospettare coloro che lei criticava. “Ma non dobbiamo considerare attentamente la possibilità che chi ha ordinato l’assassinio voleva che noi facessimo proprio questo? Forse un’ondata di rabbia contro coloro che la giornalista criticava è proprio l’effetto su cui contavano i killer? Così sparando alla giornalista miravano ai suoi avversari”.
    Nel corso della sua visita in Germania, tra il 10 e l’11 ottobre, il presidente Putin ha fatto due volte riferimento al grave episodio. A Dresda il presidente ha detto, secondo quanto riferito dalla Pravda: “Non molto tempo fa fu ucciso un altro giornalista, Paul Khlebnikov. Dopo la pubblicazione del libro intitolato «Conversazioni con un barbaro», in cui i personaggi principali sono posti in cattiva luce, lui è stato ucciso. Non so chi l’abbia uccisa [Anna Politkovskaya], ma è chiaro che chi si sta sottraendo alla giustizia ha valutato l’opportunità di sacrificare qualcuno per incoraggiare i sentimenti anti russi nel mondo”.
    Nell’intervista concessa l’11 ottobre al Sueddeutsche Zeitung, pubblicata integralmente solo sul sito Kremlin.ru, Putin ha detto: “Saprete che diversi anni fa un giornalista americano di origini russe, Paul Khlebnikov è stato ucciso in Russia. Si era occupato dei problemi della Repubblica di Cecenia ed aveva scritto un libro intitolato «Conversazioni con un barbaro». Stando alle indagini, i protagonisti del libro non erano contenti di come Khlebnikov li ha presentati e lo hanno distrutto”.
    Il “barbaro” in questione è Khodj-Akhmed Nukhayev, il finanziatore del separatismo del Caucaso Settentrionale: Oggi Nukhayev vive in Israele, fa affari con il lord inglese McAlpine ed è sospettato di collegamenti con Boris Berezovsky. Khlebnikov era il genero di John Train, personaggio di Wall Street impegnato nelle operazioni contro Lyndon LaRouche. Nel 2005 Anna Politkovskaya ha ricevuto il “Premio per il coraggio civile” del Northcote Parkinson Fund di John Train.

    http://www.movisol.org/znews195.htm

  4. #4
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    Gusinsky

    Berezovsky


    C'e' una serie TV sulla Russia. Ma potrebbe essere su Israele. O sugli Stati Uniti. Si intitola "Gli Oligarchi" ed e' attualmente in onda sulla TV israeliana.

    Alcuni episodi sono semplicemente incredibili - o lo sarebbero stati, se non fossero stati resi noti direttamente dalla fonte: gli eroi della storia, che si vantano allegramente dei loro discutibili successi. La serie e' stata infatti prodotta dagli immigrati russi in Israele.

    Gli "oligarchi" sono un ristretto gruppo di imprenditori che hanno sfruttato la disintegrazione del sistema sovietico per rubare i tesori dello stato e per accumulare bottini di centinaia di miliardi di dollari. Per salvaguardare la continuità dei loro affari, presero il controllo dello stato. Su sette, sei sono ebrei.

    Nel linguaggio popolare sono chiamati "oligarchi", dal termine greco che significa "governo dei pochi".

    Nei primi anni del capitalismo russo post-sovietico furono audaci e svegli abbastanza da capire come sfruttare l'anarchia economica per acquisire enormi possedimenti centinaia e migliaia di volte maggiori del loro reale valore: petrolio, gas naturale, nichel ed altri minerali. Usarono ogni possibile trucco, inclusi l'inganno, la corruzione e l'assassinio. Ognuno di essi aveva un piccolo esercito personale. Nel corso della serie sono fieri di raccontare come hanno fatto a realizzare l'impresa.

    La parte più intrigante della serie racconta, però, il modo in cui essi presero il controllo dell'apparato politico. Dopo un periodo di lotte senza quartiere, decisero che era più conveniente cooperare per assicurasi la gestione dello stato.

    In quel periodo, il presidente Boris Yeltsin era in rapido declino. Alla vigilia delle nuove elezioni per la presidenza, il suo indice di gradimento presso la pubblica opinione non superava il 4%. Era un alcolista con gravi problemi di cuore, che lavorava non più di due ore al giorno. Lo stato era, in pratica, retto dalla sua guardia del corpo e da sua figlia; la corruzione era all'ordine del giorno.

    Gli oligarchi decisero di ottenere il potere attraverso lui. Avevano già fondi illimitati, il controllo di tutti i canali TV e di gran parte degli altri media. Misero tutto ciò a disposizione della campagna elettorale per la rielezione di Yeltsin, negando ai suoi oppositori persino un minuto del tempo televisivo ed investendo ingenti somme di denaro nello sforzo. (La serie omette un dettaglio interessante: gli oligarchi portarono in Russia i più importanti esperti di elezioni e pubblicisti americani, che applicarono metodi sino ad allora sconosciuti in Russia).

    La campagna ottenne dei risultati: Yeltsin fu realmente rieletto. Quello stesso giorno, ebbe un altro attacco di cuore e trascorse tutto il tempo del suo mandato presidenziale in ospedale. In pratica, la Russia fu governata dagli oligarchi. Uno di essi, Boris Berezovsky, si nominò primo ministro. Ci fu un piccolo scandalo quando si seppe che egli (come gran parte degli oligarchi) aveva acquisito la cittadinanza israeliana, così fu costretto a consegnare il suo passaporto israeliano e tutto fu nuovamente a posto.

    Berezovsky si vanta di essere colui che ha fomentato la guerra in Cecenia, in cui sono state uccise decine di migliaia di persone ed un intero paese e' stato devastato. Berezovsky era interessato alle risorse minerarie di laggiù ed alla prospettiva di un oleodotto. Per poter ottenere tutto ciò, mise fine all'accordo di pace che conferiva al paese un certo grado di indipendenza. Gli oligarchi liquidarono e distrussero Alexander Lebed, il popolare generale che aveva architettato gli accordi, e da allora la guerra va avanti senza soluzione di continuità.

    Alla fine, vi fu una reazione: Vladimir Putin, il taciturno e risoluto ex agente del KGB, assunse il potere, ottenne il controllo dei media, mise in prigione uno degli oligarchi (Michail Khodorkovsky) e mise in fuga gli altri (Berezovsky e' in Inghilterra, Vladimir Gusinsky e' in Israele, come pure, molto verosimilmente, Michail Chernoy).
    [...]

    http://www.arabcomint.com/gli_oligarchi_ovvero.htm

  5. #5
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    E pensare che tra un ventina d'anni sui libri di storia sarà scritto che gli oligarchi che hanno tentato di ditruggere la Russia non erano ebrei, ma che si trattava del solito falso antisemita (stavolta non essendoci più la polizia dello Zar, ovviamente la colpa sarà del KGB).
    Sarà la solita coincidenza che sono tutti ebrei israeliani?



  6. #6
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    Posto un estratto da un interessante articolo. Chi ha tempo/voglia segua il link e se lo legga tutto.

    [...]
    I soldi della mafia russa hanno trovato alloggio in Israele, negli ultimi dieci anni, arrivando non solo all'interno del sistema bancario israeliano ma anche a finanziare le campagne politiche di vari politici israeliani ben in vista.

    Commentando questi fatti, Guy Rolnik scrisse in un articolo del 9 marzo nel giornale Ha'aretz: "All'inizio degli anni 1990, le grandi banche israeliane scoprirono una nuova entità geografica... la Russia. Ogni pochi mesi, qualche nuova celebrità russa, ovviamente ebrea, visitava Israele portando decine di centinaia di milioni di dollari. Le banche non annoiavano questi
    dignitari con domande fastidiose: semplicemente aprivano delle divisioni speciali intitolate all'Europa dell'Est".

    I sospettati più interessanti, in quest'ottica, sono vari oligarchi russi che vivono in Israele perché ci sono dei mandati di cattura, per loro, in Russia ed in altri paesi. Questa lista è impressionante:

    * Vladimir Guzinsky, ex barone dei media russi e banchiere. Egli è ricercato dalle autorità russe per frode ed evasione fiscale. Questo non ha colpito la sua carriera affaristica in Israele, dove possiede il 30% del secondo più importante quotidiano israeliano: il Ma'ariv. Il suo socio è l'ex agente del Mossad e trafficante di armi dell'era Iran-Contra, Jacob Nimrodi. I due sono buoni amici di Sharon e Netanyahu.

    * Leonid Nevzlin, che anch'esso venne esiliato in Israele a causa di un mandato di cattura russo per omicidio, era un socio nella società capogruppo Menatep con Mikhail Khodorkovsky, l'ex capo della compagnia petrolifera Yukos Oil e che attualmente è sotto processo in Russia, dove è accusato di vari crimini finanziari (NdT: da quando Khodorkovsky è in stato
    di detenzione, le sue funzioni vengono svolte dal Barone Rothschild - tanto per chiudere il cerchio).

    * Arcadi Gaydamak è un russo-israeliano che è ricercato dai francesi per frode. Egli fece la sua fortuna nel traffico delle armi, specialmente in Angola.

    [...]

    http://www.leinchieste.com/dean_andromidas_sharon.htm

  7. #7
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    Articolo del maggio 2005:

    Come cercheranno di rovesciare Putin


    Mikhail Cernov, rbc.ru



    Un tentativo di estromettere dal potere il presidente della Russia Vladimir Putin verrà realizzato entro la primavera del 2008. Di ciò è convinta la maggior parte degli esperti, indipendentemente dalle personali simpatie politiche. La situazione nel paese sta peggiorando sensibilmente, e di conseguenza anche l’autorità degli attuali poteri. Il grado di violenza sta crescendo. In tali condizioni i giocatori cominciano a puntare.

    Recentemente ha fatto così il proprietario del gruppo “Menatep” Leonid Nevslin. Egli ha dichiarato che sosterrà l’ex primo ministro Mikhail Kasjanov. “Se avrà bisogno di aiuto, naturalmente siamo pronti”, - ha affermato il signor Nevslin in un’intervista alla rivista “Kommersant-Vlast”. Si capisce comunque che la posizione di Nevslin non ha la possibilità di influire particolarmente, dal momento che se ne è andato dal paese. Leonid Nevslin è tra gli oligarchi colpiti dal potere, mentre le attività più rilevanti di “Menatep” in Russia hanno subito una disfatta. Egli non ha praticamente nulla da perdere, e per questa ragione non esita a fare apertamente le sue puntate. Ma non è tanto importante il parere di Nevslin, quanto il segnale lanciato. Gli oligarchi hanno detto “pora!” (“è arrivato il momento”, slogan della “rivoluzione arancione” di Kiev, nota del traduttore), “occorre passare all’azione”, e sono passati all’azione.

    Una testimonianza tangibile che “il processo si è avviato” è rappresentata dalla decisa crescita dell’attività dei partiti e dei politici di opposizione. Sugli schermi televisivi sempre più spesso hanno cominciato ad apparire gli ormai quasi scomparsi “cadaveri politici” di Boris Nemtsov e Irina Khakamada., e nello stesso tempo anche Mikhail Kasjanov ha manifestato le proprie ambizioni presidenziali. Inaspettatamente è passata all’opposizione dichiarata anche “Rodina”, considerata fino ad ora “filo-putiniana”, ed è risorta anche l’Unione Popolare-Patriottica di Russia (UPPR) di Ghennadij Semighin. E’ evidente che tutto ciò non è dovuto al caso.

    Non è più da tempo un segreto il fatto che tutti i partiti russi, inclusa la famigerata “Russia Unitaria” (il partito filo-presidenziale di governo), e l’amministrazione presidenziale che manipola i processi politici in Russia sono composti in gran parte proprio da creature delle stesse strutture oligarchiche. I “boss” più in vista dei partiti non nascondono nemmeno più che starebbero coordinando le proprie azioni con i dirigenti dell’amministrazione presidenziale. L’attività non è cresciuta solamente nell’ambito della politica “ufficiale”. Ad esempio, operano apertamente il movimento “Pora”, “Mela Giovanile”, che praticamente lavorano per ripetere lo scenario ucraino in Russia. Nel medesimo campo operano anche i nazi-bolscevichi. Parallelamente sorgono strani movimenti del tipo “Nashi” (i nostri), che i “media” collegano alla stessa amministrazione presidenziale, che, a parere dei giornalisti, si proporrebbe di creare partiti di sinistra e di destra “sotto pieno controllo”.



    Obiettivo dei processi avviati è la ristrutturazione dello spettro politico russo, la creazione di un sistema, che possa diventare uno strumento efficace per l’ulteriore destabilizzazione della nave “stato Russia” fino al punto di farla affondare. Si finanziano tutti i “movimenti politici” e i possibili candidati non solo e non tanto di Leonid Nevslin, quanto di uomini che manterrebbero una lealtà formale al presidente Putin. Costoro finanziano allo stesso tempo sinistre e destre. Sferrando un attacco simultaneo da entrambi i fianchi, è possibile manipolare la situazione con maggiore efficacia. Il sistema verrà condotto ad un comune denominatore. I suoi contorni si stanno già delineando ora. L’organizzazione, che farà leva su “Mela”, sul Partito Nazional-bolscevico e su più piccole formazioni e gruppi, comincerà ad operare nel campo più di sinistra. Non sarà enorme, ma comunque in grado di sviluppare azioni efficaci e di formare un blocco.

    Un’ala più moderata, probabilmente, sarà rappresentata dall’UPPC di Ghennadij Semighin, che viene dichiarata filo-putiniana. Il PCFR, in questa situazione, molto probabilmente, non giocherà un ruolo significativo e perderà posizioni. Ciò è dovuto al fatto che per il PCFR sono decisive le tecniche elettorali, campo nel quale il partito è tradizionalmente forte. Ma le tecniche di lotta, “richieste dal momento”, le tecniche della lotta di piazza di un partito, che solo per un qualche fraintendimento si definisce “comunista”, sono assolutamente inadeguate. Così, non è neppure escluso che alla guida delle sinistre possa venirsi a trovare, nel caso sia liberato dalla detenzione, Mikhail Khodorkovskij, che ha avuto modo di meditare in carcere sugli errori degli oligarchi russi.



    Sulla base del medesimo schema “radicali e moderati” verrà strutturata anche l’ala destra. I radicali si uniranno dietro alle parole d’ordine più nazionaliste, praticamente fasciste, che reclamano la “pulizia” della Russia dai lavoratori immigrati e dagli ebrei. Nel nuovo movimento entreranno pezzi di “Rodina” in via di dissoluzione e movimenti tradizionalmente nazionalisti. La frazione di destra più moderata, che non avanzerà slogan inneggianti al pogrom, sarà probabilmente formata da una parte di “Rodina” e persino da alcuni deputati di “Russia Unitaria”. Potrebbe unirsi a questo gruppo anche Mikhail Kasjanov, che, per evitare una prematura morte politica, è poco probabile si leghi alla copia Nemtsov-Khakamada.



    Tale schema potrebbe funzionare molto efficacemente: una parte si occuperebbe della lotta parlamentare, mentre i “reparti combattenti” scenderebbero dietro a parole d’ordine incitanti al rovesciamento del potere nei “maydan” (il luogo simbolo della “rivoluzione arancione” ucraina, nota del traduttore) di Mosca e di San Pietroburgo. A parere del membro del consiglio dell’ “Associazione dei politologi e degli esperti-consulenti” Vladimir Goriunov, dalla popolazione viene richiesta solo l’ideologia nazionalista di sinistra. Così saranno caratterizzati i simboli dei “maydan” russi. “Su Putin la popolazione aveva riposto grandi speranze. Da lui ci si aspettava la ricostruzione della potenza. Ora il rating di fiducia nei confronti del presidente diminuisce sensibilmente. Putin ha pochissimo tempo a disposizione per instaurare l’ordine. Egli stesso deve proporre l’ideologia richiesta dal popolo o proporne una propria. Ma in questo momento il presidente sta solo ad ascoltare e si limita a dire “si” o addirittura a tacere. E di qui al 2008 non c’è tempo da perdere”, - ha dichiarato a “RBC daily” il signor Goriunov.



    Traduzione dal russo di Mauro Gemma

    http://www.resistenze.org/sito/te/po/ru/poru5e03.htm

  8. #8
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    Predefinito Partiamo dalle origini

    Gli "oligarchi" sono un ristretto gruppo di imprenditori che hanno sfruttato la disintegrazione del sistema sovietico per rubare i tesori dello stato e al popolo russo per accumulare bottini di centinaia di miliardi di dollari. Per salvaguardare la continuità dei loro affari, presero il controllo dello stato. Su sette, sei sono ebrei.

    Nel linguaggio popolare sono chiamati "oligarchi", dal termine greco che significa "governo dei pochi".
    Nei primi anni del capitalismo russo post-sovietico furono audaci e svegli abbastanza da capire come sfruttare l'anarchia economica per acquisire enormi possedimenti centinaia e migliaia di volte maggiori del loro reale valore: petrolio, gas naturale, nichel ed altri minerali. Usarono ogni possibile trucco, inclusi l'inganno, la corruzione e l'assassinio. Ognuno di essi aveva un piccolo esercito personale. Nel corso della serie sono fieri di raccontare come hanno fatto a realizzare l'impresa.

    La parte più intrigante della serie racconta, però, il modo in cui essi presero il controllo dell'apparato politico. Dopo un periodo di lotte senza quartiere, decisero che era più conveniente cooperare per assicurasi la gestione dello stato.

    In quel periodo, il presidente Boris Yeltsin era in rapido declino. Alla vigilia delle nuove elezioni per la presidenza, il suo indice di gradimento presso la pubblica opinione non superava il 4%. Era un alcolista con gravi problemi di cuore, che lavorava non più di due ore al giorno. Lo stato era, in pratica, retto dalla sua guardia del corpo e da sua figlia; la corruzione era all'ordine del giorno.

    Gli oligarchi decisero di ottenere il potere attraverso lui. Avevano già fondi illimitati, il controllo di tutti i canali TV e di gran parte degli altri media. Misero tutto ciò a disposizione della campagna elettorale per la rielezione di Yeltsin, negando ai suoi oppositori persino un minuto del tempo televisivo ed investendo ingenti somme di denaro nello sforzo. (La serie omette un dettaglio interessante: gli oligarchi portarono in Russia i più importanti esperti di elezioni e pubblicisti americani, che applicarono metodi sino ad allora sconosciuti in Russia).

    La campagna ottenne dei risultati: Yeltsin fu realmente rieletto. Quello stesso giorno, ebbe un altro attacco di cuore e trascorse tutto il tempo del suo mandato presidenziale in ospedale. In pratica, la Russia fu governata dagli oligarchi. Uno di essi, Boris Berezovsky, si autonominò primo ministro. Ci fu un piccolo scandalo quando si seppe che egli (come gran parte degli oligarchi) aveva acquisito la cittadinanza israeliana, così fu costretto a consegnare il suo passaporto israeliano e tutto fu nuovamente a posto.

    Berezovsky si vanta di essere colui che ha fomentato la guerra in Cecenia, in cui sono state uccise decine di migliaia di persone ed un intero paese e' stato devastato. Berezovsky era interessato alle risorse minerarie di laggiù ed alla prospettiva di un oleodotto. Per poter ottenere tutto ciò, mise fine all'accordo di pace che conferiva al paese un certo grado di indipendenza. Gli oligarchi liquidarono e distrussero Alexander Lebed, il popolare generale che aveva architettato gli accordi, e da allora la guerra va avanti senza soluzione di continuità.

    Alla fine, vi fu una reazione: Vladimir Putin, il taciturno e risoluto ex agente del KGB, assunse il potere, ottenne il controllo dei media, mise in prigione uno degli oligarchi (Michail Khodorkovsky) e mise in fuga gli altri (Berezovsky e' in Inghilterra, Vladimir Gusinsky e' in Israele, come pure, molto verosimilmente, Michail Chernoy).
    Dal momento che le imprese degli oligarchi ebbero luogo in pubblico, c'e' pericolo che l'affare possa causare un aumento dell'anti-semitismo in Russia. In verità, potrebbero trovare una sorta di conferma i "Protocolli degli Anziani di Sion".

    Spostandoci dalla Russia all'America, la stessa cosa avvenne naturalmente anche negli USA, ma più di cento anni fa. In quell'epoca, i grandi "baroni del furto", Morgan, Rockefeller ed altri, tutti buoni cristiani, usarono metodi simili per acquisire capitali e potere a livelli massivi. Oggi, la cosa funziona in maniera più raffinata.

    Nell'attuale campagna elettorale, i candidati raccolgono centinaia di milioni di dollari. George Bush e John Kerry si sfidano a chi riesca a racimolare le più ingenti somme di danaro. Da chi lo ottengono? Dai pensionati? Dalla mitica " vecchietta in scarpe da tennis"? No di certo. Il denaro esce dalle tasche della cabala dei miliardari, le corporazioni giganti e le potenti lobbies (trafficanti d'armi, organizzazioni ebraiche, professionisti etc). Molti di questi versano danaro ad entrambi i candidati - per essere certi di essere dal lato giusto. Tutti, naturalmente, si aspettano di ricevere una generosa ricompensa, allorché il loro candidato sarà eletto. "Non esiste il pranzo gratis", come scrisse l'economista di destra Milton Friedman. Come in Russia, ogni dollaro (o rublo) investito saggiamente in un' elezione produrrà un ritorno dieci o cento volte maggiore.

    Il problema e' dovuto al fatto che i candidati alla presidenza ( e quelli a qualsiasi pubblico ufficio) hanno bisogno di sempre più denaro. Le elezioni sono combattute per lo più in TV e ciò costa molto. Non e' una coincidenza che i candidati alla presidenza negli USA siano multimiliardari. La famiglia Bush, ad esempio, ha ammassato una fortuna con gli affari petroliferi (aiutata ovviamente dagli agganci politici).Kerry e' sposato con una delle donne più ricche d'America, che una volta era sposata al re del ketchup, Henry John Heinz. Dick Cheney era il capo di una grande corporazione che ha ottenuto contratti miliardari in Iraq. John Edwards, candidato alla vice-presidenza, ha fatto una fortuna come procuratore legale.

    Ogni tanto si parla di riformare il sistema di finanziamento elettorale in America, ma poi non se ne fa nulla. Nessun oligarca ha interesse a riformare un sistema che li mette in grado di comprare il governo degli Stati Uniti.

    Anche in Israele il discorso su "soldi e potere" e' molto in voga. Ariel Sharon ed uno dei suoi due figli sono sospettati di aver accettato bustarelle da un magnate del mercato immobiliare. Un procedimento legale e' stato bloccato dal nuovo ministro della giustizia, nominato dal governo Sharon proprio nel culmine dell'affare. Un'altra inchiesta su Sharon ed i suoi figli e' ancora in corso. Essa riguarda milioni di dollari giunti nelle sue casse elettorali per vie traverse, che coinvolgono tre continenti.

    Le connessioni tra Shimon Peres ed i multimiliardari sono ben note, così come lo sono le ingenti somme di denaro versate dai miliardari ebrei americani per la causa dell'estremismo di destra in Israele. Uno degli oligarchi russi e' comproprietario del secondo maggiore giornale israeliano.
    Uno scandalo politico che ha riguardato il ministro israeliano per le infrastrutture si e' evoluto in un affare che coinvolge multinazionali gigantesche in competizione per i contratti per la fornitura di gas naturale alla Compagnia Elettrica israeliana, un affare di miliardi, in cui giocano ciascuno la loro parte personaggi della malavita, politici ed investigatori privati. Questa scoperta ha fatto capire agli israeliani che anche qui i politici di alto rango si sono trasformati da tempo in mercenari di potenti interessi finanziari.

  9. #9
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    Basterebbe rapirli, imparando dalla prassi del Mossad.

  10. #10
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    Predefinito

    ''Non è più da tempo un segreto il fatto che tutti i partiti russi, inclusa la famigerata “Russia Unitaria” (il partito filo-presidenziale di governo), e l’amministrazione presidenziale che manipola i processi politici in Russia sono composti in gran parte proprio da creature delle stesse strutture oligarchiche.
    Questo fortunatamente non è vero, è stata fatta tanta di quella pulizia a livello statale che il Cremlino gli oligarchi non si ricordano più neanche com'era fatto. Lo staff di Putin sente puzza da lontano se solo gli si avvicinano li manda in galera e getta la chiave.

 

 
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