Pioggia di petardi nella partita Napoli – Frosinone

L’arbitro ha fatto terminare la gara, ma sono in arrivo le sanzioni del giudice sportivo

Violenza negli stadi NAPOLI - Il giorno della vergogna. Una minoranza di teppisti tiene in scacco uno stadio, una squadra, una società sportiva, un’intera città. Lo scoppio continuato e, presumibilmente, programmato di petardi lanciati dagli spalti della curva A, quella degli ultras più agguerriti, getta un’ombra sinistra sulla partita Napoli-Frosinone. La gara rischia più volte di fermarsi definitivamente (l’arbitro Orsato l’interrompe per due volte - complessivamente per 8’- e fa inutilmente diffondere appelli dallo speaker dello stadio). Nella seconda circostanza, una salva di fuochi d’artificio esplode in campo, lanciata dal settore dei distinti, nella zona di confine con la curva B, da una zona opposta rispetto a quella che aveva fino a quel momento creato tensione e pericolo. Una regia occulta del teppismo? Una follia collettiva? Se il direttore di gara decide di far arrivare la partita fino in fondo (la gara è da considerarsi «regolarissima» - spiega Orsato alla fine negli spogliatoi) lo si deve al senso di responsabilità suo e di quelli che lo circondano in campo.
Se avesse deciso per la sospensione della gara, a seguito del reiterato ed insopportabile scoppio di petardi, così come è espressamente previsto dalle regole del calcio, ci si sarebbe potuti trovare di fronte ad un dopopartita dai risvolti imprevedibili.
Ora si attende una pesante sanzione dal giudice sportivo (difficilmente il Napoli sfuggirà ad un provvedimento di “porte chiuse”) e, come avviene sempre in questi casi, per una minoranza di teppisti saranno costretti a pagarne le conseguenze la società e la grande maggioranza di appassionati per bene ed un’intera città.
Che la gara di oggi fosse “a rischio”, comunque, lo si sapeva molto bene. Non a caso il presidente della Lega, Antonio Matarrese, aveva paventato ieri la possibilità di far giocare il Napoli a porte chiuse in una o più delle prossime gare interne.
Quello degli incidenti con la Polizia e dello scoppio dei petardi in campo è un refrain che va avanti ormai dall’inizio del campionato. Gli animi dei tifosi più scalmanati si sono ancor di più accesi dopo la trasferta di sabato scorso a Pescara, quando un gruppo di sostenitori azzurri, sprovvisti di biglietto, tentarono di sfondare i cancelli dello stadio Adriatico. Furono respinti dalla Polizia che sparò anche alcuni lacrimogeni. Un giovane tifoso venticinquenne rimase gravemente ferito ed è ancora ricoverato in gravissime condizioni nell’ospedale pescarese, tenuto in coma farmacologico. Non si è ancora riusciti a stabilire ufficialmente se il giovane fu colpito da un lacrimogeno sparato dalla Polizia o da un razzo lanciato dai tifosi.
Gli ultras del Napoli attribuiscono alla Polizia la responsabilità di ciò che è accaduto a Pescara. Oggi nelle due curve sono stati esposti striscioni molto polemici e duri con le forze dell’ordine. Poi la sequenza di esplosioni che costeranno sicuramente molto cari al Napoli, come se non bastassero le centinaia di migliaia di euro fin qui pagati dalla società di De Laurentiis per le intemperanze, a Napoli ed in campo esterno, dei sostenitori partenopei.