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  1. #1
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    Predefinito Resistenza all'oppressione fiscale: consigli?

    Buongiorno a tutti.

    Posso aprire un bel thread antistatale, provocatorio e soprattutto UTILRE?
    Fino ad oggi ho sempre cercato di pagare ogni tassa mi fosse addebitata, dal bollo auto alle trattenute in busta paga su TUTTO il monte ore, all'IVA sugli acquisti. Oggi però la situazione è radicalmente cambiata, e voglio assolutamente trovare ogni modo per evitare di sostentare col mio lavoro il Moloch statale repubblicano italiano.
    Voi quali pensate siano le strategie più efficaci e meno rischiose?

  2. #2
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    Predefinito

    Probabilmente emigrare.
    Ci sto pensando

  3. #3
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    Predefinito Marciamo insieme per la nostra libertà


    Non contano partiti e bandiere: è la testimonianza di persone che rifiutano l'oppressione fiscale

    di di OSCAR GIANNINO
    01/12/2006


    Caro direttore, e oggi soprattutto cari lettori di Libero, perché e a voi tutti indiscriminatamente che indirizziamo l'appello a scendere in piazza a Roma sabato prossimo 2 dicembre: fatelo e facciamolo tutti, e non date retta a chi tenta di sviarvi e rimbambirvi ripetendovi nelle orecchie che la protesta è per questo o quel leader del domani. Non è così: la protesta è contro chi ci e vi deruba oggi, contro chi ci ha rapinato da decenni in un crescendo ininterrotto, contro chi conosce un'unica strada per amministrare lo Stato e le finanze pubbliche, estenderne incessantemente il perimetro e i costi che tutti noi paghiamo.
    È una marcia di liberazione fiscale, prima che per qualsivoglia ipotesi di futuro governo del Paese, quella che avverrà per le strade di Roma sabato prossimo. È il grido composto e ordinato - senza sfasciare una sola vetrina e senza bruciare una sola bandiera, perché noi tutti liberisti e liberali siamo un popolo d'ordine e non di canaglie - è l'urlo motivato di chi è sottoposto al torchio che convoglia allo Stato, ai suoi agenti e ai suoi sindacati, una pressione fiscale che l'anno prossimo grazie alla finanziaria del governo Prodi tornerà a superare il 43% del Pil, il massimo storico del 1997, che per altro sempre a Visco si doveva. Ma poiché quel 43% si calcola sul Pil "ufficiale" in cui l'Istat comprende un 16% di sommerso, e poiché noi che paghiamo le tasse apparteniamo tutti al continente emerso dei tartassati, ecco che il 43% diventa invece il 55%, calcolato sulle attività di chi le tassa è costretto a pagarle. E se per tutti i grandi del pensiero liberale dare più di un terzo del reddito allo Stato già configurava il limite estremo oltre il quale inizia il regno del Dispotismo, figuriamoci come noi tutti dobbiamo considerare una realtà oppressiva che ci sottrae più della metà di ciò che ci sudiamo.
    Non è affatto vero, che la protesta di piazza contro questo andazzo statalista e fiscal-giustizialista sia eversiva. Dire no ai "tassassini" è la più limpida riscoperta della grande tradizione liberale. È l'attuazione delle parole di James Madison, secondo il quale "tutti gli uomini che esercitano potere politico dominante sul complesso delle risorse prodotte da un Paese, dovrebbero essere privati della fiducia pubblica".
    I diritti naturali degli uomini
    È la riproposizione della verità scritta da Thomas Paine, secondo il quale "ci imbattiamo sempre nell'avida mano dello Stato che tenta di intrufolarsi in ogni angolo delle nostre attività di cittadini e d'impresa, in nome dei diritti della moltitudine imponendo a tutti di sottostare a odiosi crescenti tributi". È la rivendicazione della tesi affermata da John Adams, che ammoniva: "Voi tutti come individui avete diritti antecedenti a quelli vantati da tutti i governi della Terra, diritti che non possono essere conculcati o ristretti da leggi e decreti perché sono naturalmente attribuiti a ciascuno di noi dal nostro stesso essere uomini e persone". Il no alla rapina fiscale di Prodi deve avvenire nel nome dell'eterna verità scolpita da Thomas Jefferson, per cui "è nel naturale progresso delle cose che i governi guadagnino terreno a proprio vantaggio rispetto alle libertà di noi tutti, ma la più grande calamità sarebbe che noi tutti cadessimo nella condizione di sudditi di un governo che si attribuisce poteri illimitati sul nostro lavoro e sulle nostre ricchezze. A un governo di quel genere che si attribuisce poteri in delegati e abnormi, bisogna essere pronti a opporsi con tutte le risorse che ai cittadini sono possibili".
    È con tali convinzioni, che i grandi padri Fondatori della democrazia americana divennero presidenti eletti alla Casa Bianca. Ed è per questo, che l'America ancor oggi ha un prelievo fiscale del 25% inferiore al nostro. E guarda caso, da anni e anni cresce tre o quattro volte in media più di noi, anno dopo anno. È abbattendo il prelievo fiscale e la spesa pubblica di un terzo in 12 anni, che l'Irlanda da Paese più arretrato dell'Italia e ristagnante ci ha superato di corsa in ogni settore.
    È grazie alla flat tax basata sull'aliquota unica più bassa rispetto alle aliquote marginali reintrodotte dal governo Prodi dai 20 ai 25 punti - che l'Est europeo ex comunista sta dando vertiginosamente la scalata verso le vette dell'Europa più ricca e intraprendente.
    Il ritornello di Prodi e di Visco contro l'elogio dell'evasione, in cui a loro giudizio di identificano le ragioni di chi sfilerà a Roma sabato, è un falso ideologico della peggior specie. L'ennesima copiosa spremitura della finanziaria - quasi 20 miliardi di euro di entrate aggiuntive, attesta Bankitalia - si concentra su figure professionali e categorie che le tasse già le pagano, mentre chi evade avrà altre buone ragioni per continuare a sottrarsi del tutte alle occhiute pretese del Grande Fratello Telematico Fiscale architettato da Visco.
    Le piccole imprese colpite dal balzo verso l'alto dei contributi sui parasubordinati, gli artigiani, i professionisti e i commercianti rapinati con l'aumento autoritario e unilaterale degli studi di settore, noi tutti a milioni colpiti dall'aumento della progressività dell'Irpef e dalla batteria di tasse addizionali consentite agli Enti Locali, dagli aggravi del bollo automobilistico e dei prelievi sui combustibili, dal ritorno all'imposta su successione e donazioni, abbiamo l'elementare dovere di protestare perché siamo le vittime designate di una triplice menzogna.
    Le tre menzogne del governo
    Che risponda a giustizia sociale, far pagare di più chi già paga troppo. Che sia redistribuzione equitativa, discriminare redditi e lavoro secondo una priorità inversa per la quale solo ai dipendenti del settore pubblico di tutto e di più è dovuto. Che si cresca meglio tutti, quando a essere colpita ancora una volta e così duramente è la parte più produttiva del Paese: quella che di solito non scende mai in piazza, appunto, ed è proprio questo il conto che ha sempre fatto la sinistra statalista e fiscal-giustizialista, che picchia duro impunemente su questa parte d'Italia sapendo bene che tanto ogni mattina si ritirerà su le maniche e tornerà a spaccarsi la schiena, perché tanto non ci sono i pulmann pagati dalla Cgil per riempire piazza san Giovanni.
    Cari lettori di Libero, fregatevene delle bandiere di partito. Sabato, a Roma, c'è da testimoniare una battaglia di libertà e dignità, come persone e come individui, che viene prima di qualunque legittimissima preferenza su chi sia o debba essere l'anti Prodi da votare domani. C'è da dimostrare che gli occupanti protempore dello Stato sbagliano a credervi servi senza voce.
    Tiriamola fuori tutta, la voce. E senza turarci il naso, perché ora è tempo di marciare e di fischiare, non di votare.
    (Da LIBERO, 30 Novembre 2006)

  4. #4
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    consigli pratici per eludere il fisco non sono a disposizione a buon mercato: i commercialisti non sarebbero così ricchi.
    La "rivolta fiscale" contro la "rapina fiscale" è attualissima dal momento che oggi anche chi guadagna 25000 euro paga più del 65% di tasse, imposte, accise, contributi, tributi, bolli e compagnia cantando.

    Oscar Gianno ha chiesto di andare fuori dalle sedi locali delle Unioni Industriali a raccolgliere firma contro Visco.

    Confartigianato contro il ripristino degli odiosi adempimenti burocratici e inutili (se non ai fini della oppressione del signor CAvillo)

    Il Movimento Libertario ha proposto di aggiungere nello spazio della causale dei bollettini T.A.R.S.U. un frase contro la rapina fiscale perpetrata dalla stato e a difesa dell'individuo.

  5. #5
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    poi diffondere i risultati della ricerca di Benedetto della Vedova e altri riformatori sul vero peso della fiscalità in Italia (a cui si aggiunge il delirio burocratico) che dimostra quanto siamo ancora vicini a un modello di economia mista a prevalenza pubblica (socialismo spinto o comunismo morbido-di mercato).

    http://www.rl-store.com/multimedia/RL/Tartassati.pdf

  6. #6
    Silvioleo
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    il movimento libertario sta studiando forme concrete di resistenza fiscale (paracaduti compresi) da mettere in atto a partire dal prossimo anno, nel frattempo se ti fa piacere posso postarti il vecchio manuale di resistenza fiscale di padana memoria

  7. #7
    Silvioleo
    Ospite

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    Manuale di resistenza fiscale: cliccare -QUI-

  8. #8
    Silvioleo
    Ospite

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    un grazie ad ari per l'aiuto fornito all'handicappato

  9. #9
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    Resistenza all'oppressione fiscale: consigli?
    mi associo a Phileas... emigrare... India? Venezuela? Boh.. paesi liberisti emergenti che offrono molte opportunità ce ne sono...
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  10. #10
    Osservatore del teatrino
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    ok.. scaricato..
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