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  1. #1
    Veneta sempre itagliana mai
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    '' E' in gran parte merito di Luca Cordero di Montezemolo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari '' (Joseph S. Blatter - Presidente F.I.F.A. - Dicembre 2007)
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    Predefinito Bergamo: Calciopoli? Uno scandalo pilotato dall'alto

    INTERVISTA ESCLUSIVA
    Bergamo: "Calciopoli?
    Uno scandalo pilotato dall'alto"
    L'ex designatore, uno degli imputati eccellenti di Calciopoli, parla per la prima volta dopo i processi e lo scandalo che hanno minato la credibilità e l'immagine del nostro calcio: "Io parlavo con tutti, qualcuno ha selezionato le intercettazioni. Perchè non c'è l'Inter? mancano dirigenti e allenatori"



    Ha mai risentito quelle telefonate scandalose?
    «Non serve, le ricordo tutte molto bene. Ma non solo quelle, ce ne sono moltissime altre».
    Pentito?
    «E di cosa? Parliamo di uno scandalo che non esiste, io ho fatto soltanto il mio dovere di designatore. Al telefono tenevo rapporti con i miei dirigenti federali e le società, con alcuni allenatori e gli arbitri perché non era vietato dai regolamenti. E poi perché parlando venivo a conoscenza di situazioni, si svelavano retroscena, capivo meglio l’andamento delle partite e gli umori degli addetti ai lavori fin dentro lo spogliatoio. Lo scopo? Svelenire polemiche, ottenere maggiore serenità e arbitraggi migliori».
    L’impressione è che lei parlasse soprattutto con Moggi e gli amici di Moggi. Con il vice presidente federale Mazzini e con le squadre amiche di Mazzini. Tutto per favorire una bella combriccola….
    «Già, la famosa cupola. Ora non esiste più neanche per Borrelli, ma averla ipotizzata è stato l’errore più grossolano e devastante»
    Ci sono le intercettazioni che parlano…
    «Appunto. Il giallo o, se vuole, il mistero è proprio questo. Io parlavo con tutti i dirigenti e con tutte le società. Ripeto e sottolineo: tutte. Perciò mi chiedo: come mai agli atti ci sono soltanto le telefonate con qualcuno? Perché mancano tutte le altre?».
    [color=red[Quali?[/color]
    «Con le figure istituzionali tutte. Con il vice presidente Abete, durante le Olimpiadi di Atene, abbiamo parlato per ore. Era assolutamente normale».
    Chi era il telefonatore più insistente?
    «Giacinto Facchetti. Parlarne mi addolora per l’amicizia che ci legava dagli anni sessanta e per la prematura scomparsa, ma la sua società, l’Inter, si lamentava più di tutte».
    E di cosa?
    «Facchetti era sempre scontento ed io lo capivo perché l’Inter faticava a vincere. Sospettava di tutto, molti arbitri non gli erano graditi, le griglie non gli piacevano, Juve e Milan gli facevano paura».
    In concreto, cosa ha fatto lei per andargli incontro?
    «Ho sempre messo i nerazzurri nella fascia di sorteggio con Juve e Milan. Poi ho cercato di spiegargli certi errori per convincerlo che non c’era prevenzione. Ho tenuto con l’Inter rapporti molto stretti, ho anche invitato Facchetti a cena. Ci tenevo a fargli vedere la mia casa, il mio tenore di vita, volevo dimostrare la mia assoluta indipendenza economica. Non avevo bisogno di nessuno».
    E con Moratti che rapporti c’erano?
    «Corretti. Dopo il drammatico 5 maggio 2002 , quando l’Inter perse lo scudetto a Roma con la Lazio all’ultima giornata, mi sentii molto coinvolto emotivamente. Volli fargli sentire la mia vicinanza da uomo di sport e ci incontrammo a cena con mia moglie nella sua residenza estiva».
    Chissà come si sfogava Sensi…
    «Con lui ho avuto vari contatti assolutamente seri. Certo, si lamentava dello strapotere economico e conseguentemente tecnico del nord, temeva la Juve e il Milan, non voleva certi arbitri, altri li caldeggiava, il tutto per mera scaramanzia. Il sorteggio e le griglie obbligate mettevano tutti d’accordo».
    Le griglie di Moggi…
    «Conosco Luciano da più di 30 anni. Conservo ancora una foto con lui scattata nel 1976 negli spogliatoi dell’Olimpico. Ha una famiglia splendida. Sono stato più volte con mia moglie a casa sua a Monticiano, conosco anche il babbo e la mamma che hanno più di 90 anni. C’è stima reciproca, mi onoro ancora della sua amicizia, se ha commesso errori ne risponderà. Vedremo. Lui è uno che lavora venti ore al giorno, del calcio sa tutto come nessuno. Quei nomi di arbitri che fa in una telefonata scherzosa erano obbligati. Non avevano diretto la domenica precedente, non c’erano altre soluzioni tecnicamente idonee. E poi tutto finiva dentro un’urna, quegli arbitri potevano toccare a Milan e Inter, non solo alla Juve. Non decideva Moggi, ma il sorteggio».
    Taroccato...
    «Hanno cercato di dire anche questo, sono state addirittura scritte le modalità per truccare il sorteggio. E’ un accusa ridicola caduta in fretta quando si è capito meglio che al sorteggio partecipavano i giornalisti ed un notaio controllava le operazioni».
    Però Moggi incideva…
    «Ma quando mai. In un anno di intercettazioni, c’è solo una telefonata. In altre, Moggi mi critica per certe decisioni e per certi arbitraggi».
    E Galliani chiamava?
    «Pochissimo, anche se ci conoscevamo da quando era un dirigente del Monza. Lo incontravo a Milano quando andavo a vedere gare importanti. Il rapporto istituzionale quale presidente di Lega è stato assai corretto. Del Milan parlavo con Meani».
    Come mai andò a cena con i Della Valle?
    «Mazzini mi riferì del loro disagio che era anche il nostro. In effetti la Fiorentina quell’anno subì parecchi errori, i Della Valle pensavano ad una ritorsione per la loro presa di posizione contro il Palazzo. Accettai di incontrarli per spiegarmi, fui io a decidere di andare in un ristorante e non a Coverciano: non avevamo niente da nascondere».
    Cosa successe dopo?
    «Nelle ultime tre giornate di campionato promisi che la Fiorentina e le altre squadre in lotta per la retrocessione sarebbero state inserite nella medesima griglia con gli stessi arbitri, i più esperti. Gli errori non finirono, alla terz’ultima e alla penultima giornata di campionato in Fiorentina-Atalanta e Lazio-Fiorentina ne furono commessi ancora ed erano decisivi ai fini del risultato».
    Però Lecce-Parma finì in un pari benedetto…
    «Qualcuno dovrà spiegare come si possa pensare ad un illecito perché io ho parlato con De Santis prima della gara come facevo con tutti gli arbitri. Lui mi dice che è una gara difficile e precisa: ‘Io mi metto in mezzo’. Lo incoraggio ad essere il migliore in campo con un augurio: ‘Vincila tu questa partita’. La Fiorentina si è salvata in quest’ultima giornata perché ha battuto il Brescia che conseguentemente è retrocesso e per una serie di altri risultati. Il pari in Lecce-Parma da solo non bastava, bisognava truccare quasi tutte le gare di quella giornata».





    SEGUE...
    Chi le telefonava tra le società più piccole?
    «Spesso Cellino del Cagliari. Sosteneva che i nostri giovani arbitri non erano all’altezza e dovevamo cambiare le metodologie di selezione dalle categorie inferiori. Parlavo anche con Cipollini del Bologna, Foti della Reggina, Sacchi del Parma e Zamparini nonostante lui oggi lo neghi. Vorrei ricordargli le proteste dopo un rigore in Samp-Palermo…».
    In buona o cattiva fede, gli errori erano comunque moltissimi…«Nei primi quattro anni del nostro mandato le cose sono andate bene. Purtroppo, Collina a parte perché la sua figura è irripetibile, finita l’epoca di fuoriclasse come Braschi e Cesari e di buoni arbitri come Trentalange, Borriello e Treossi, non abbiamo avuto più rimpiazzi se non Paparesta».
    Chiuso in uno spogliatoio…
    «Ha sbagliato a fare certe telefonate e per questo è stato giudicato».
    E Rosetti?
    «Lo abbiamo sostenuto, ma non è un grande arbitro. E’ discreto solo quando è in piena forma, ha fatto un buon mondiale, ma non ha la facilità di arbitraggio e la classe di Paparesta».
    Ma non le sembra che il sistema risentisse dello strapotere di Juve e Milan?
    «Erano le squadre più forti d’Europa, come dimostra la finale italiana di Manchester in Champions. Logico che vincessero. Ma nei nostri sei anni i primi due scudetti sono stati conquistati da Lazio e Roma e l’Inter lo ha perso nel terzo anno quando lo aveva già vinto. Tra le retrocesse non c’è mai stata una lamentela. Ricordo solo una polemica forte della Roma, ma io chiesi scusa pubblicamente a Sensi, i giallorossi furono davvero tartassati. Ma dai tabulati mancano anche queste telefonate… ».
    Fatte a chi?
    «Fabio Capello. Dopo quella stagione ci siamo sentiti spessissimo. Lo convinsi che era il suo nervosismo in panchina e quello della squadra a indurre più facilmente gli arbitri all’errore con la Roma. Non c'era malafede e lui lo capì».
    Certe telefonate di Carraro sono da brividi…
    «In effetti queste sono le intercettazioni più inquietanti. Lui chiedeva delle cose imbarazzanti, ma io gli ho tenuto testa fino alle male parole. E anche queste telefonate dimostrano la mia indipendenza. Carraro in una recente intervista ha detto che ha assistito ad una vicenda aberrante. Ha perfettamente ragione, basti ricordare gli avvenimenti più salienti della sua presidenza, da come è stato eletto, all’allargamento dei campionati di A a 20 squadre e di B a 24, al diverso trattamento ai club da parte del sistema finanziario nel quale ricopre un ruolo determinante. Non poteva essere un presidente federale super partes».
    Perché non ha denunciato prima certe situazioni….
    «Non stava a me contestare cose che si vedevano alla luce del sole. Il mio compito era quello di allenare la tecnica e la mente degli arbitri e convincere la federazione che fossero indipendenti economicamente».
    Una bella guerra…«Tra nord e sud, tutti volevano vincere ad ogni costo. Il calcio negli ultimi anni è stato questo. C’era la corsa alle risorse dei diritti tv, la loro ripartizione faceva la differenza tecnica».
    E voi eravate condizionati…
    «Mai. Le uniche pressioni arrivavano da certe trasmissioni televisive. Sapevamo che i nostri errori contro il Milan avevano una tremenda cassa di risonanza sulle reti Mediaset, mentre il Processo del Lunedì difendeva l’Inter sulla tv di Tronchetti Provera. Anche la carta stampata faceva la sua geopolitica, mai però tutto questo ha determinato condizionamenti, semmai ci aiutava a capire».
    Però le telefonate intercettate sono squallide…
    «Per come sono state estrapolate, fuori da ogni contesto. Per quello che si dice di volgare, per certe frasi. Ma sfido a registrare chiunque, sarebbe lo stesso. Il problema è un altro». Quale?
    «Si è montato un processo mediatico. In questa vicenda non c’è nulla di illegale. Non gira denaro, non ci sono regali importanti, carriere montate ad arte. Vorrei sapere che fine hanno fatto le 26 partite truccate delle quali tutti hanno scritto a nove colonne. Le accuse di illecito sportivo sono cadute, resta solo Lecce-Parma. L’avremmo truccata io, Mazzini e De Santis? Siamo seri!».
    L’inchiesta è pilotata?
    «Le intercettazioni di sicuro. Come ho detto, qualcuno ha scelto alcune registrazioni e ne ha buttate altre che non servivano a un disegno preciso». Allora c’è un Grande Vecchio?
    «Ne sono sicuro. Spero che le indagini extra-calcio in corso facciano chiarezza. Forse non è un caso isolato se De Santis ed io eravamo pedinati e intercettati. E poi mi chiedo: perché l’inchiesta archiviata a Torino è stata riaperta un mese dopo a Napoli?».
    La Juve però ha dichiarato subito la colpevolezza…
    «Un errore, apparentemente incomprensibile. Nessuna società butta a mare i suoi dirigenti più importanti prima di un processo o di prove provate!».Ma perché lei si è dimesso dal calcio?
    «Perché ho capito durante il processo che non avrei avuto la benché minima possibilità di difendermi: le sentenze erano già scritte».
    Guido Rossi aveva promesso pulizia seria…
    «E invece lui, Ruperto e Borrelli hanno commesso importanti errori. Sono entrati in un mondo che non conoscevano, con rapporti, amicizie, vezzi, consuetudini e parole che girano senza che mai si oltrepassi il senso di un leale rapporto fra addetti ai lavori. Non si poteva fare un processo serio in tre settimane, non si può condannare senza prove: l’hanno fatto. A Borrelli propongo un confronto pubblico per dimostrare se Calciopoli esiste o è una montatura».
    Lei chiede una revisione seria di quello che è successo, è possibile?
    «Il presidente del Coni Petrucci ci ha provato, ma non interessa a nessuno. La macchina è ripartita, i campionati si giocano. Cosa vuole che importi di Bergamo, di Mazzini o di qualche altro che è ancora sotto psicofarmaci!».
    Non si sentirà mica un nuovo Enzo Tortora?
    «Ho il massimo rispetto per la vicenda umana di Enzo Tortora, non voglio fare simili confronti. Certo è che sono stato accusato ingiustamente nonostante sia un uomo pulito da sempre, come arbitro prima come dirigente poi. Mi resta un’unica convinzione: dal processo di Napoli verrà fuori la verità».


    di Enzo Bucchioni


    http://qn.quotidiano.net/art/2006/12/03/5449762

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  2. #2
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    '' E' in gran parte merito di Luca Cordero di Montezemolo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari '' (Joseph S. Blatter - Presidente F.I.F.A. - Dicembre 2007)
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    Si dimette e ci spiega tutte
    le anomalie della sentenza

    Roma. Non è stato facile, però poi l’ha scritta.
    “Lei, Signor Commissario, aveva già deciso”.

    Era tutto già scontato. “Quale insegnamento i cittadini di domani possono trarre dall’incredibile processo tutto e solo mediatico a cui abbiamo assistito in questi giorni, in una sentenza annunciata più che dai giudici o dai magistrati direttamente dal popolo?
    Facile coprirsi le spalle con le intercettazioni.
    Ma prego, prego. Qualcuno potrebbe farmi vedere dove sta l’illecito?”.
    L’avvocato Giuseppe Benedetto fino a tre giorni fa era giudice sportivo del settore giovanile scolastico della Federcalcio. Dopo essere stato componente della Commissione disciplinare della Figc dal 2002 al 2003, prima, e Giudice unico nazionale dal 2003 in poi. Ha letto la sentenza di venerdì scorso, ha seguito il lavoro del presidente della Caf Ruperto e del commissario straordianario
    Guido Rossi.
    Poi scrive la lettera. “Ne ho ribrezzo. Non sono rassegnato, sono semplicemente indignato”. Quindi le dimissioni.
    “Voglio stare a posto con la mia coscienza.
    Si trovi un altro giudice, caro Rossi”. Il problema è il metodo, non la sentenza. “E’ stato il processo più importante della storia del calcio italiano e non è stato possibile riscontrare neanche una singola partita truccata – dice al Foglio Giuseppe Benedetto – Non c’è però un illecito quindi tutto diventa strutturale, un unico sistema. Ma l’illecito strutturale sta al diritto sportivo esattamente come la concussione ambientale sta al diritto penale. Caro Rossi, perché non diciamo davvero le cose come stanno e che non si è riusciti a trovare nulla?”. I giudici, la sentenza, il metodo, la rapidità. Ma soprattutto il commissario straordinario Guido Rossi.
    “Non sono state rispettate le regole e sono state utilizzate modalità piuttosto anomale nella strutturazione del processo”.
    Il problema non è la nomina ma le nomine Prima di tutto le difese. “Ovvio. Non c’è stato neanche il tempo necessario. Perché l’accusa ha avuto tempo per formulare le sue accuse mentre la difesa non ha avuto neanche il tempo di ascoltare le intercettazioni in aula? Perché gli avvocati difensori non hanno avuto la possibilità di produrre testimonianze proprie? E poi, una camera di consiglio che dura più del processo, che non riesce a evitare fughe di notizie con giornali che pubblicano la sentenza prima ancora che sia emessa, ha qualche senso? Il processo è sui giornali o nelle aule?”. Poi i tempi. “In un processo così importante non ha nessuna logica essere rapidi a tutti i costi”.
    Quindi la forma. “Senza entrare nel merito, mi sembra però che ci sia stato uno stravolgimento della giustizia sportiva. C’è una cupola che ha condizionato il campionato senza condizionare le singole partite.
    Non vien fuori nessun caso di articolo 6 e non è possibile pensare che una somma di articoli possa fare un articolo 6. Ci sono state violazioni delle norme dei doveri e obblighi di lealtà. Ovvio. Ma episodi di illecito semplicemente non esistono. Quando si è trattato del caso del Genoa calcio retrocesso in serie C sono state trovate le mani nella marmellata. Cioè le borse con i soldi. La corruzione. Qui soldi non ce ne sono e quando non si trovano i reati e non si trovano gli illeciti tutti diventiamo magicamente concussi e concussori. E tutti iniziano a parlare di un’ambiente. Di un diffuso malcostume.
    Ma nulla di tutto ciò si potrebbe risolvere con delle condanne per responsabilità oggettiva”. Poco prima del processo erano stati anche gli stessi legali della Fiorentina e della Lazio a discutere sulla legittimità della nomina di Guido Rossi.
    Ma il problema, più che la nomina, sono le nomine. “Mi chiedo come sia possibile non indignarsi. Se Cesare Ruperto non fosse stato in pensione non sarebbe stato nominato presidente Caf. Questo perché i magistrati non possono far parte della giustizia sportiva. E quindi Guido Rossi ha avuto la non proprio eccellente idea di nominare tutti i nuovi giudici praticamente alla vigilia del processo. Ma non sono stati sostituiti solo i magistrati. E’ stato direttamente rivoluzionata tutta la Caf. Sono stati cambiati anche gli avvocati. Ora. Se io dovessi essere processato da un giudice nominato dal mio accusatore e che durante la camera di consiglio pensa pure di andarsene in Parlamento a spiegare cosa è l’etica e cosa è un sistema pulito e sano, io sinceramente non starei tanto tranquillo.
    Quindi, o il processo è una farsa oppure qui ognuno fa un po’ come crede sia giusto fare. Come si fa a portare avanti un processo senza alcun criterio oggettivo? Vogliamo una giustizia sportiva oppure una bella giustizia tribale?”.
    Claudio Cerasa

  3. #3
    Viribus Unitis
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    Non è una novità che il famoso scandalo detto "Calciopoli" sia stato un tantino a senso unico, quindi non c'è proprio niente di nuovo sotto il sole...
    Non so perchè, ma quest'inchiesta mi ricorda sempre di più Tangentopoli, e le indagini mirate solo verso certi partiti politici.

    Ad ogni modo è andata come è andata, se fosse andata come sarebbe dovuta andare sarebbe stato molto meglio, è innegabile... Ma siamo in Italia, non dimentichiamolo mai.

  4. #4
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  5. #5
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    Quindi ?

    L'Inter si lamentava più di tutte...E TE CREDO !
    Claciopoli non esiste: "Parliamo di uno scandalo che non esiste, io ho fatto soltanto il mio dovere di designatore."
    Sulla Fiorentina sorvoliamo...

    A già dimenticavo l'altra leggenda metropolitana su tangentopoli... vabbè ognuno se la canta come gli pare.

  6. #6
    Viribus Unitis
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    Citazione Originariamente Scritto da Zadig Visualizza Messaggio
    Quindi ?

    L'Inter si lamentava più di tutte...E TE CREDO !
    Claciopoli non esiste: "Parliamo di uno scandalo che non esiste, io ho fatto soltanto il mio dovere di designatore."
    Sulla Fiorentina sorvoliamo...

    A già dimenticavo l'altra leggenda metropolitana su tangentopoli... vabbè ognuno se la canta come gli pare.
    Ma guarda che io sono d'accordo con te, solo che dovevano essere penalizzate seriamente TUTTE le squadre coinvolte, non solo la Juve...

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Aledex Visualizza Messaggio
    Ma guarda che io sono d'accordo con te, solo che dovevano essere penalizzate seriamente TUTTE le squadre coinvolte, non solo la Juve...
    Ah OK, sorry ho interpretato male.
    Su questo concordo pienamente e l'ho anche scritto diverse volte alla mia cara amica Pensiero.

    Resto dell'idea che in proporzione la Fiorentina sia stata colpita decisamente più delle altre, (moralmente meno colpevole) però era la meno difendibile da un pdv legale.

  8. #8
    Viribus Unitis
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    Citazione Originariamente Scritto da Zadig Visualizza Messaggio
    Resto dell'idea che in proporzione la Fiorentina sia stata colpita decisamente più delle altre, (moralmente meno colpevole) però era la meno difendibile da un pdv legale.
    Indubbiamente, ma una vera giustizia si sarebbe avuta con tutte le squadre (Fiorentina, Juve, Lazio e Milan) in serie B, con penalizzazioni proporzionate... Quello che si è visto è solo una gran buffonata. Sembrava che tolta di mezzo la Juve e detronizzato Moggi sarebbe cambiato tutto, ma a me sembra che non sia cambiato niente, anzi...

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Aledex Visualizza Messaggio
    Indubbiamente, ma una vera giustizia si sarebbe avuta con tutte le squadre (Fiorentina, Juve, Lazio e Milan) in serie B, con penalizzazioni proporzionate... Quello che si è visto è solo una gran buffonata. Sembrava che tolta di mezzo la Juve e detronizzato Moggi sarebbe cambiato tutto, ma a me sembra che non sia cambiato niente, anzi...

    Inter e Roma, tralasciando i noti fatti degli anni precedenti che non vi ricordo visto che e' ora di cena per voi, invece non chiamavano i designatori?
    Ti ricordo che noi siamo finiti in Serie B per quello.

  10. #10
    Viribus Unitis
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    Citazione Originariamente Scritto da sarrebal Visualizza Messaggio
    Inter e Roma, tralasciando i noti fatti degli anni precedenti che non vi ricordo visto che e' ora di cena per voi, invece non chiamavano i designatori?
    Ti ricordo che noi siamo finiti in Serie B per quello.
    Solo per quello? Sicuro?

 

 
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