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    Predefinito "Dimora e Trono di Dio" in San Macario

    Riportiamo qui di seguito i primi quattro paragrafi della prima Omelia di San Macario il Grande, interessante per più di un aspetto. Buona lettura.


    Omelia 1
    DIMORA E TRONO DI DIO



    1. Il beato profeta Ezechiele contemplò una visione, un’apparizione divina e gloriosa, e ne fece la narrazione descrivendo una visione colma di ineffabili misteri(1). Vide, nella pianura, un carro di cherubini, quattro esseri viventi spirituali, di cui ciascuno aveva quattro volti: uno di leone, uno di aquila, uno di vitello e uno d’uomo. E per ogni volto avevano delle ali, sicché non v’era parte posteriore o rivolta all’indietro; e il loro dorso era colmo di occhi, e il loro ventre similmente era colmo di occhi, e non vi era parte che non fosse colma di occhi. E ogni volto era provvisto di ruote, una ruota dentro l’altra, e nelle ruote vi era lo Spirito. E vide come un trono e, seduto su di essi, una figura dalle sembianze umane e sotto i suoi piedi c’era come uno zaffiro lavorato. Il carro portava il cherubino e gli esseri viventi il Signore, assiso su di essi; ovunque volesse andare, era sempre in direzione di un volto. E vide, sotto il cherubino, come una mano d’uomo che lo sorreggeva e lo portava.
    2. E ciò che il profeta vide nella sua sostanza era vero e certo. Indicava tuttavia qualcos’altro e prefigurava una realtà mistica e divina, un mistero nascosto in verità da secoli e da generazioni(2), ma svelato negli ultimi tempi(3) con la manifestazione di Cristo(4). Contemplava infatti il mistero dell’anima che avrebbe accolto il suo Signore e sarebbe divenuta per lui trono di gloria. Poiché l’anima resa degna di avere parte allo Spirito, fonte della sua luce(5), e illuminata dalla bellezza dell’ineffabile gloria del Signore, che l’ha preparata quale trono e sua dimora, diventa tutta luce(6), tutta volto, tutta occhio(7); non vi è in essa parte alcuna che non sia ricolma degli occhi spirituali della luce, cioè non vi è in essa nulla di tenebroso, ma è trasformata tutta intera in luce e spirito ed è tutta colma di occhi; non ha alcuna parte posteriore o che stia a tergo, ma è volto in ogni lato, poiché su di essa è assisa l’ineffabile bellezza della luminosa gloria di Cristo. E come il sole è identico a se stesso in ogni sua parte e non ha lato posteriore o difettoso, ma è tutto interamente glorificato dalla luce ed è tutto luce, uguale in tutte le sue parti, o come il fuoco, la luce stessa del fuoco, è tutta uguale e non ha in sé qualcosa di primo o di ultimo, di maggiore o di minore, così anche l’anima, che è stata perfettamente illuminata dall’ineffabile bellezza della gloria luminosa del volto di Cristo(8), che è in piena comunione con lo Spirito Santo ed è fatta degna di diventare dimora e trono di Dio, diventa tutta occhio, tutta luce, tutta gloria, tutto spirito. Tale la rende il Cristo, che la conduce, la guida, la sostiene, la trasporta e così la prepara e adorna di bellezza spirituale. È detto infatti: Una mano d’uomo stava sotto il cherubino(9), poiché Colui che in essa è trasportato è anche Colui che guida.
    3. I quattro esseri viventi che trasportavano il carro prefigurano le facoltà che guidano l’anima. Poiché come l’aquila regna sugli uccelli, il leone sulle fiere selvagge, il toro sugli animali domestici e l’uomo sulle creature, così accade anche alle facoltà più regali dell’anima, intendo dire la volontà, la coscienza, il profondo del cuore(10), la capacità d’amare; da esse è guidato il carro dell’anima, in esse Dio trova riposo. Il mistero dei quattro esseri viventi viene inteso anche in un altro modo, quale immagine dell’assemblea dei santi in cielo(11). E come là si dice che gli esseri viventi erano altissimi e pieni di occhi(12) e che non era possibile calcolare il numero degli occhi né l’altezza, poiché di ciò non fu data conoscenza, e come a tutti è dato di godere delle piante della terra, nessuno però può conoscerne il numero, così per la celeste assemblea dei santi: l’entrarvi e il godervi è concesso a tutti quelli che vogliono combattere, ma vederne e conoscerne il numero spetta a Dio soltanto(13). L’auriga è dunque condotto e trasportato dal carro e dal trono degli esseri viventi tutti pieni di occhi, cioè di ogni anima che diviene suo trono e suo seggio ed è occhio e luce(14), poiché Egli è salito su di essa e la guida con le redini dello Spirito e la conduce come Lui sa. Come infatti gli esseri viventi spirituali non potevano andare dove volevano, ma dove sapeva e voleva Colui che era assiso su di essi e li guidava, così anche qui è Lui che tiene le redini e conduce le anime guidandole con il suo Spirito, ed esse non si muovono a loro piacimento. Quando vuole condurre l’anima in cielo, abbandonato il corpo, la guida e la sospinge nei cieli con il pensiero; e di nuovo, quando vuole, viene nel corpo e nei pensieri; quando vuole, la trasporta ai confini della terra e le accorda la rivelazione dei misteri(15). Oh! Buono, benevolo, unico auriga(16) veritiero! Alla resurrezione anche i corpi riceveranno tale onore, mentre l’anima già ora è così glorificata e intimamente congiunta(17) con lo Spirito.
    4. Che le anime dei santi diventano luce celeste lo ha detto il Signore stesso agli apostoli: Voi siete la luce del mondo(18). Avendoli resi luce, infatti, decise di illuminare il mondo per mezzo loro. Dice: Non si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candeliere perché illumini tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini(19).Ed è come se dicesse: “Non nascondete il dono che avete ricevuto da me, ma datelo a tutti quelli che lo desiderano”. E ancora: La lucerna del corpo è l’occhio; se il tuo occhio è luminoso, tutto il tuo corpo è illuminato, ma se il tuo occhio è malvagio, tutto il tuo corpo è tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quant’è grande la tenebra(20)! Gli occhi sono la luce del corpo e se gli occhi del corpo sono sani tutto il corpo è illuminato, ma se per un incidente vengono ottenebrati tutto il corpo è tenebroso; così gli apostoli sono stati posti come occhi e luce del mondo. E il Signore li esortava dicendo: “Se voi, che siete luce del corpo, testate saldi e non vi sviate, ecco, tutto il corpo del mondo è nella luce; ma se voi, che siete luce, diventate tenebra, quanto grande sarà la tenebra(21), cioè il mondo?”. Gli apostoli dunque, divenuti luce, hanno provveduto la luce a tutti quelli che credono, illuminando i loro cuori con la luce celeste dello Spirito, dalla quale anch’essi erano illuminati.

    1 Cf. Ez 1,4-28.
    2 Col 1,26.
    3 Cf. 1Pt 1,20.
    4 Cf. 2Tm 1,10
    5 Il senso di queste parole viene chiarito al § 6: “…quanti possiedono l’anima della luce, cioè la potenza dello Spirito santo, sono dalla parte della luce”.
    6 “l’anima vede la luce e diventa tutta luce” afferma Gregorio di Nazianzo (Carmina dogmatica 32, PG 37,512). È l’esperienza della trasfigurazione sovente attestata negli Apophtegmata patrum: di abba Arsenio si dice che era “tutto come di fuoco” (Arsenio 27, PG 65,96C) e il volto di abba Sisoès risplendeva come il sole (cf. Apophtegmata patrum, alph.: Sisoès 14, PG 65,396BC; cf. anche Pambo 1 e 12). Abba Giuseppe di Panefisi affermava “Non ti è possibile diventare monaco, se non diventi tutto di fuoco!” (Apophtegmata patrum, alph. Giuseppe di Panefisi 6, PG 65, 229C). Su questo tema nelle Omelie dello Pseudo-Macario vedi anche: Om. 8,3 e Om. 15,38.
    7 I cherubini ricoperti di occhi nella tradizione cristiana sono diventati simbolo della vita contemplativa. Abba Bessarione diceva: “Il monaco deve essere come i cherubini e i serafini: tutto occhi!” (Apophtegmata patrum, alph.: Bessarione 11, PG 65,141D).
    8 Cf. 2Cor 4,6.
    9 Cf. Ez 1,8; 10,8.
    10 In greco: noûs. Rinviamo alla n.3 all’Om. 2.
    11 Cf. Ap 4,6-8.
    12 Cf. Ez 1,18; 10,12.
    13 Cf. Ap 7,9.
    14 Alcuni codici aggiungono: “cioè da tutto il corpo della chiesa dei santi, che è luce e occhio” (cf. H. Dörries, Die 50 geistlichen Homilien, p. 74)
    15 Cf. Rm 16,25.
    16 La stessa immagine ricorre in Clemente Alessandrino: “Affrettiamoci, corriamo, noi che siamo immagini del verbo amate da Dio e a Dio simili; affrettiamoci, corriamo, prendiamo il suo giogo, ricerchiamo l’incorruttibilità, amiamo il Cristo, il buon auriga degli uomini” (Proptrepticus 12,121,1,SC 2, p. 191).
    17 Letteralmente: “mescolata”. L’espressione, d’origine stoica, designa una mescolanza di due sostanze che mantengono inalterate le loro proprietà. L’impiego del tremine è corrente nella patristica greca, a partire da Ireneo (cf. ad es. Adversus haereses IV, 20,4) per esprimere l’unione della natura umana e della grazia. Origene ricorre al termine “mescolanza” (anákrasis) per indicare l’unione dell’anima con lo spirito (In Iohannem 1,38, SC 120, p. 158) o l’unione dell’uomo Gesù alla divinità del Figlio di Dio (In Iohannem 1,32, SC 120, p. 176). Nelle Omelie dello Pseudo-Macario l’anima può intimamente congiungersi allo Spirito (cf. Om. 5,7; 18,10; 27,17; 44,9), al Signore (Om, 9,12; 46,3), ma può anche congiungersi al male (cf. Om. 1,8; 2,2). “L’anima, del resto, fa propria la volontà di ciò cui si è intimamente congiunta” afferma l’Om. 1,8.
    18 MT 5,14.
    19 MT 5,15-16.
    20 Mt 6,22-23 con leggere varianti.
    21 Mt 6,23.

    ( Pseudo-Macario, “Spirito e fuoco” ed. EDIZIONI QIQAJON)

  2. #2
    PULSATE ET APERIETVR VOBIS
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    Predefinito

    Lhasa significa "trono di Dio" in tibetano. Ignoro invece quale sia l'etimo di Laas (in italiano Lasa), Comune della Provincia Autonoma di Bolzano. So però che la zona è tra quelle che si sono meritate l'appellativo di "piccolo Tibet", in virtù delle caratteristiche geomorfologiche (e antropiche) del luogo. Laas è celebre per il suo marmo bianco di qualità finissima, paragonabile (se non superiore) a quello forse più celebre di Carrara, al punto da essere anche detto oro bianco. Il gonfalone di Laas mostra gli attrezzi dello scalpellino in rosso, su campo bianco e nero.
    (Domando scusa per la digressione, ispirata per analogia dal soggetto esposto in questo thread)

 

 

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