T R I C O L O R E
Agenzia Stampa
APPELLO AGLI ITALIANI ONESTI
DIFENDIAMO VITTORIO EMANUELE DI SAVOIA
Direttore Responsabile:
Dr. Riccardo Poli
Redazione: v. Stezzano n. 7/a - 24052
Azzano S.P. (BG)
Franco Malnati
Non mi rivolgo ai monarchici, militanti o non militanti, bensì a tutti quegli italiani che hanno conservato
un minimo di onestà e di rispetto del vero.
E’ ora di mettere fine a questa vergognosa persecuzione. Non perchè Vittorio Emanuele è un
principe, ma perchè è un essere umano, che non può essere messo continuamente alla berlina,
senza un serio motivo, da una massa di biechi individui in malafede foraggiati dall’alto.
Chi legga la sua intervista ad Anna Piacentini di “Libero” non può non avere una reazione di rigetto
contro certi metodi.
Come sia potuto accadere che due tizi non qualificati si siano improvvisamente presentati, in un
piccolo paese sul lago di Como, all’ignaro Principe che usciva da una pacifica cerimonia, e lo abbiano
praticamente rapito costringendolo a salire su di una utilitaria e portandolo via all’altro capo
d’Italia, è incomprensibile. Roba da Terzo Mondo. I particolari del viaggio sono da incubo: un
migliaio di chilometri percorsi di notte a rotta di collo, senza dire alla vittima cosa si stesse facendo
e dove si stesse andando, con una temperatura da forno crematorio.
Si eseguono così gli “ordini di custodia cautelare” della nostra magistratura? Sembra di assistere
ad episodi di cronaca nera, e quasi ci si aspetta di sentire arrivare una richiesta di riscatto…..
E poi, e poi. E’ lecito, è regolare imbottire una persona indagata e sottoposta a carcerazione preventiva
(ma non colpevole fino a sentenza definitiva!) con psicofarmaci i cui effetti potrebbero
essere incontrollabili e perfino letali? E’ legittimo cercare di “incastrarla” facendola spiare nella
sua cella, allo scopo di estorcerle una qualsiasi dichiarazione in qualche modo compromettente?
Viene in mente il Cardinale Mindszenty, che giunse al processo davanti ai giudici comunisti di
Budapest in stato di incoscienza. Siamo arrivati a questi livelli!?
Tutto per una storia che chi scrive ha sempre ritenuto una assurda montatura, messa in piedi in
una sede assolutamente impensabile (Vittorio Emanuele non era mai stato in Basilicata), e scatenata
ad orologeria per evidenti ragioni politiche.
Non parliamo delle paginate di giornale dedicate ad intercettazioni compiute in flagrante violazione
dei diritti umani. Ne ho già trattato in altra sede. Aggiungo solo che non mi si può prendere
in giro trincerandosi dietro l’autorizzazione dei magistrati. I magistrati non devono prendere iniziative
del genere, che sono lesive della libertà. Una volta superato il limite, una volta data via
libera a queste porcherie, è impossibile distinguere ciò che è giusto da ciò che è ingiusto. Si fa di
ogni erba un fascio. E nessuno si lamenti se gli operatori materiali se ne approfittano e fanno il
comodaccio loro, magari a scopo di maledetto lucro. L’unico modo di stroncare il malaffare è di
proibire tutte le intercettazioni, legali e illegali. Solo la guerra e la repressione del terrorismo possono
giustificare il ricorso a simili metodi eccezionali. Non certo banali questioni di videogiochi
autorizzati o non autorizzati da burocrazie ottuse o corrotte, oppure
di pruriginose vicende erotiche da parrucchiere per signora.
Certo, Vittorio Emanuele si sforza di mantenere un minimo di serenità,
di speranza nel buon senso della gente, di fiducia nell’ob-
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biettività dei giudici. La sua ingenua buona fede e il suo amore profondo per l’Italia ingrata non
possono non commuovere chi conserva ancora, in questo mondo infame, rettitudine ed onestà.
Eppure, lui stesso dovrebbe rendersi conto delle forze ostili che da decenni lo combattono con una
tenacia costante e spietata.
Vi è il precedente mostruoso della faccenda Hamer, di cui ho parlato recentemente, e che ancora
adesso si è tentato di rispolverare con un tranello penosamente fallito. Era un sofisticato complotto
italo-francese per accollare a lui un fatto commesso da altri. Hanno partecipato complicità insospettabili,
comprendenti la protezione del vero colpevole, l’allontanamento del magistrato francese
che aveva scoperto il trucco, la sparizione di documenti, la manipolazione delle carte processuali,
le lungaggini giudiziarie, e ben altro ancora. Perfino dopo la vittoria finale della difesa si è
proseguito sul piano mediatico, accreditando la leggenda di una sentenza iniqua e di comodo.
Dopo un’odissea simile, iniziata col carcere e finita con le manette sbattute nelle prime pagine,
come illudersi sui buoni sentimenti? Come non indurire il proprio cuore, e non prepararsi ad una
lotta senza paura?
Forse il Principe non ne è capace. Subisce, sgomento e rattristato, le tante calunnie che impunemente
compaiono nelle edicole e nelle librerie.
L’ultima l’ho vista l’altro giorno. C’è un immondo libello intitolato “Bassezza reale”, edito dalle
“Edizioni Kaos” e scritto da un signore che si cela dietro uno pseudonimo. Si tratta di un condensato
di invenzioni diffamatorie, che può circolare solo per il fatto che in Italia la giustizia è allo
sfascio totale. In uno Stato di diritto sarebbe stato già bruciato in piazza, e l’autore punito in modo
esemplare. Qui da noi gli anarchici, i terroristi, i veicoli di immoralità sono spesso onorati, trovano
editori compiacenti e recensioni morbide, e qualche volta arrivano a vincere i premi letterari,
incassando laute prebende.
Italiani per bene, è ora di svegliarsi. Il caso di Vittorio Emanuele è altamente significativo e simbolico.
Poteri occulti controllano ogni vostra mossa. Quello che è capitato a lui in forza delle idee
e dei valori che per nascita si trova a rappresentare, può capitare ad ognuno di voi, per un qualsivoglia
motivo. Non c’è difesa che tenga. Sono le cosiddette “bufere” che si avventano sul bersaglio,
annientandolo. Ma non sono fenomeni naturali, sono operazioni gestite con cura diabolica
da personaggi senza scrupoli, che hanno agganci dappertutto.
Noto un singolare parallelismo fra due destini, quello di Re Vittorio Emanuele III e quello del nipote
ed erede diretto, al quale era stato dato il medesimo nome del nonno. Rivedo con la memoria
le foto dei due verso il 1938, con il Re che teneva fra le braccia, teneramente, il piccolo. Proprio
il Re avrebbe salvato la vita a quel bimbo, nel 1943, ordinando alla madre di condurlo con sè vicino
alla frontiera svizzera e di varcarla in caso di emergenza. A sei anni, già entrava nella Storia,
quale obbiettivo di un possibile rapimento nazista!
Comunque, le due figure sono accomunate dal turbine della altrui cattiveria, concentrata su di loro
in modi diversi ma eguali nella malvagia intensità. Per il nonno, furono grandi eventi di portata
mondiale, per il nipote spazzatura di meschini e sciocchi servitori di un regime nemico. Non si sa
cosa sia peggio.
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