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    Predefinito Non rinnegare, non restaurare

    Non rinnegare, non restaurare
    Riflessioni sulla destra italiana dall’abiura alla repentina scomparsa


    di Florian


    Adesso che una destra in Italia sembra non esistere più, a chi a suo modo ne ha fatto parte viene naturale rileggere le ultime pagine di quella storia e interrogarsi circa ciò che essa è stata e avrebbe potuto e dovuto essere nella cosiddetta Seconda Repubblica.

    Innanzitutto, ci sembra giusto ricordare che gli italiani non hanno sdoganato, nel 1993, semplicemente una “destra”, bensì i “fascisti”, visto che il Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale era un partito i cui politici, militanti ed elettori si sentivano e si definivano in primo luogo come fascisti. E “xenofobi”, visto che in quei giorni l’alleato più stretto di Gianfranco Fini era il leader dell’estrema destra francese Jean Marie Le Pen. Ricordare queste cose ora non significa voler contrapporre la vecchia e ormai appannata immagine del Presidente della Camera a quella assai più vivida dei tempi attuali, ma ci serve per comprendere il perché la destra sia riuscita per mezzo secolo ad esistere, pur relegata nel ghetto e nelle “fogne” dell’arco costituzionale, mentre una volta “sdoganata” abbia sentito l’irrefrenabile desiderio non solo di mutare ma addirittura di scomparire.

    Dicevamo che nel 1993, al momento delle candidature a sindaci di Fini e Mussolini a Roma e a Napoli, primo esempio di bipolarismo italiano nella veste di nazionalconservatorismo contro fronte popolare, la destra italiana era ancora marcatamente “fascista”. Ovvero, viveva di quel mondo autoreferenziale e folkloristico, fatto di nostalgie cameratesche, viaggi a Predappio e saluti romani che oggi connota soltanto esigue formazioni della cosiddetta “area” della destra radicale. Tuttavia, dietro l’immagine di superficie, la destra missina celava una realtà culturalmente assai vivace e sfaccettata che andava dall’almirantismo conservatore, alle seduzioni nazionalpopolari rautiane, al tradizionalismo preconciliare lefebvriano fino alla volontà, tipica degli animi più radicali, di andare “oltre la destra” o addirittura di “farla finita con la destra” proponendo il superamento del sistema capitalistico.

    In questo marasma ideologico, tenuto fermo unicamente dal collante nostalgico “neofascista”, l’MSI di Fini assiste impreparato alla caduta del Pentapartito, successiva allo scandalo di Tangentopoli, in virtù della quale improvvisamente si aprono insperati varchi per un fronte conservatore-moderato a guida missina. Da qui l’esigenza, sentita da parte dei vertici dell’allora destra nazionale (Tatarella) e di personalità conservatrici estranee ad essa (Fisichella) di fare evolvere il Msi in un partito di destra democratica, un’alleanza nazionalconservatrice che includesse tutti i soggetti politici non progressisti. Il progetto non rompeva definitivamente i ponti con il passato missino, in ciò ponendosi sulla scia della volontà di Almirante, Michelini e De Marsanich, di “non rinnegare e non restaurare”. Il fascismo rappresentava pur sempre la casa del padre, regime autoritario e non totalitario (come il nazismo e – attenzione! – il comunismo), di cui si riconoscevano miserie e splendori, che una storia meno partigiana si sarebbe prestata a valutare, ma che nel frattempo restava ancora viva ed era valutata positivamente nel suo complesso da una non indifferente fetta di italiani.

    Il nuovo partito dell’Alleanza Nazionale avrebbe dovuto portare in dote la storia e gli ideali della migliore destra missina agli italiani tutti, favorendo quella riconciliazione e quella legittimazione reciproca che Tangentopoli e la caduta dell’arco costituzionale ponevano in essere. Le cose andarono invece diversamente e gli ex missini si trovarono la strada parzialmente sbarrata dagli interessi concorrenziali di colui che da un lato favorì ed accelerò lo sdoganamento dei neofascisti ma dall’altro ne impedì l’assurgere a protagonisti e collante di una nuova destra italiana. Infatti, la discesa in campo del Cavaliere - con alle spalle un partito dichiaratamente “liberista” e “garantista” che si faceva erede delle macerie del Pentapartito e condannava la “persecuzione giudiziaria” che ora si rivolgeva contro Berlusconi -, rigettava all’angolo Fini & Co. Questi ultimi si trovarono costretti a subire, oltre ad una personalità strabordante e “antipolitica”, per volti versi agli antipodi rispetto all’austero modello nazionalconservatore che si apprestavano a rappresentare, anche la scomoda e innaturale alleanza con il partito localista e antinazionale della Lega lombardo-padana di Umberto Bossi. Col quale in un primo tempo il postfascista Fini non intese prendere “nemmeno un caffè” e poi finì col digerirne suo malgrado quel federalismo “nordista” destinato a far deviare la destra italiana dalla sua tipica caratterizzazione nazionale e meridionalista.

    E’ difficile dire quanto abbiano influito questi fattori esterni nell’evoluzione che ha maturato Alleanza Nazionale durante gli anni novanta. Fatto sta che i propositi che la destra democratica mirava di ottenere – conservatorismo sociale, revisionismo storico e superamento dell’anticomunismo e dell’antifascismo in un quadro di legittimazione nazionale – andarono miserevolmente frustrate dalle due ”anomalie” con le quali dovette confrontarsi, vale a dire Berlusconi e Bossi. Per alcuni anni il postfascismo di Fini è consistito nella volontà di fornire una sponda nazional-moderata e cattolico-destrorsa alla formazione liberal-liberista (e per certi versi anche libertaria) di Silvio Berlusconi. Il quale, premendo il piede su un anticomunismo grossolano e funzionale unicamente ai propri interessi elettorali ha di fatto funestato il proposito di un superamento dell’antifascismo da parte della sinistra e in un certo qual modo spingendo la destra a rinnegare unilateralmente il proprio passato. Più quindi Berlusconi accentuava il carattere di leader “populista”, che preoccupava gli ambienti internazionali, più Fini per non finire schiacciato e destinato all’irrilevanza politica doveva affinare un inedito profilo “liberaldemocratico” ponendosi agli occhi esterni quale rappresentante di una destra moderna senza ombre imbarazzanti. Che tradotto nel linguaggio popolare voleva dire in pratica spostarsi a sinistra, lasciando libertà sul fianco destro al centro populista.

    Questo processo di ricollocamento politico, che è maturato agli inizi del nuovo millennio quando Fini ha avuto modo di conoscere l’elite politica internazionale da ministro degli esteri del governo Berlusconi, ha interessato perlopiù i vertici del partito, mentre l’elettorato di destra si è trovato spiazzato dalle frequenti e intempestive “rotture” del leader circa un passato di cui sembrava divenuto legittimo apertamente vergognarsi. E così, proprio negli anni della destra al governo, si è assistito al completo rinnegamento non solo del passato fascista incautamente quanto strumentalmente additato a “male assoluto”, ma anche della stessa esperienza missina di cui si è creduto semplicisticamente di poter fare a meno negando di fatto i ricordi, i sentimenti e i valori di una base che non aveva alcuna voglia e alcun interesse ad abiurare. Si è creata così una frattura tra il vertice di An e l’elettorato e ancora tra la destra politica e quella culturale, entrambe costrette ad emigrare paradossalmente in massa verso l’entourage berlusconiano, in ossequio alla triste verità che “coi famigli rinnegati la severità raddoppia” (Alessandro Giuli).

    E dunque, se ancora negli anni novanta la destra italiana poteva ancora contare su di un partito “di destra” (An), affiliato in Europa ad un gruppo parlamentare “di destra” (EUN), ed era ancorata ad ideali di lungo corso, quali un’Europa delle Patrie, la giustizia sociale, l’unità nazionale, oggi tutto ciò si è volatilizzato nel calderone centrista e moderato del PPE, dove vigono al contrario i concetti di un’Europa tecnocratica e sovranazionale, fondata sul liberismo economico, l’individualismo e il multiculturalismo – l’esatta negazione di quella che voleva e doveva essere una posizione (nazional-) conservatrice. E, inevitabilmente, questa perdita d’identità e di autonomia si è manifestata anche dalla scomparsa della cultura di destra, una scomparsa evidenziata dalla progressiva chiusura di riviste e giornali di area (L’Italia settimanale, Il Borghese, Lo Stato, L’Indipendente) e che ha costretto gli intellettuali non rinnegati a trovare unicamente spazio (tra l’altro circoscritto) nelle testate di proprietà berlusconiana (Il Giornale, Libero, Il Foglio, Panorama).

    La triste morale di questi anni ci dice così, purtroppo, che dove non è riuscita la sinistra in cinquant’anni è riuscito Berlusconi. Si deve infatti a questo chiacchierato imprenditore ex socialista, da sempre estraneo alla sensibilità culturale e ai fini politici della destra, il capolavoro politico di sottomettere la destra postfascista ai suoi interessi coalizionali, di favorirne l’indirizzo liberaldemocratico e antifascista, e infine di surrogarla e di conquistarne addirittura la base in virtù di un populismo bonapartista semiserio che se ha inorridito le destre conservatrici europee ha di contro generato presso molti ex missini la piacevole illusione che fosse Silvio e non Gianfranco l’erede politico di Almirante e, in definitiva, del Duce. Nella Seconda Repubblica dominata dal venditore di Arcore è potuto accadere anche questo.
    Ultima modifica di Florian; 16-08-10 alle 18:18
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    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    La triste morale di questi anni ci dice così, purtroppo, che dove non è riuscita la sinistra in cinquant’anni è riuscito Berlusconi. Si deve infatti a questo chiacchierato imprenditore ex socialista, da sempre estraneo alla sensibilità culturale e ai fini politici della destra, il capolavoro politico di sottomettere la destra postfascista ai suoi interessi coalizionali, di favorirne l’indirizzo liberaldemocratico e antifascista, e infine di surrogarla e di conquistarne addirittura la base in virtù di un populismo bonapartista semiserio che se ha inorridito le destre conservatrici europee ha di contro generato presso molti ex missini la piacevole illusione che fosse Silvio e non Gianfranco l’erede politico di Almirante e, in definitiva, del Duce. Nella Seconda Repubblica dominata dal venditore di Arcore è potuto accadere anche questo.
    A chi importa dell'erede politico di Almirante? :sofico: Berlusconi inorridisce questa Europa. Dominata da Martin Schulz e Cohn-Bendit. Ma non inorridiva certo Bush e non inorridisce certo Ledeen. hefico:

    In effetti, non trovate che l'antiberlusconismo, sia, almeno fattivamente, una versione italica del fu antibushismo americano e internazionale?

    A proposito, forse a qualcuno è sfuggito il nascente feeling tra Berlusconi e David Cameron, che sembra ignorare l'esistenza di Gianfranco Fini e avere molti punti in comune con Berlusconi, proprio sull'Europa...


    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 16-08-10 alle 18:50

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    Citazione Originariamente Scritto da carlomartello Visualizza Messaggio
    A chi importa dell'erede politico di Almirante? :sofico: Berlusconi inorridisce questa Europa. Dominata da Martin Schulz e Cohn-Bendit. Ma non inorridiva certo Bush e non inorridisce certo Ledeen. hefico:

    In effetti, non trovate che l'antiberlusconismo, sia, almeno fattivamente, una versione italica del fu antibushismo americano e internazionale?

    A proposito, forse a qualcuno è sfuggito il nascente feeling tra Berlusconi e David Cameron, che sembra ignorare l'esistenza di Gianfranco Fini e avere molti punti in comune con Berlusconi, proprio sull'Europa...


    carlomartello
    Allora, io parlo della destra, o meglio della sua scomparsa, e tu rilanci con la politica internazionale. C'è un perchè.

    Tu, come altri "destro-leghisti" non sei di destra nel senso proprio dell'esperienza italiana (almirantismo). Ne' hai a che fare con quel nazionalconservatorismo che Tatarella e Fisichella avevano posto quale base ideologica di Alleanza Nazionale.

    Tu, come altri "destro-leghisti" non hai a cuore l'Italia, bensì l'identità razziale europea, in quanto provieni dalla destra radicale e non nazionale.

    Quello che non ti è chiaro è che le persone come me che oggi manifestano un qualche interesse verso Fini non sono rimaste incantate dal verbo ultraliberale e dalle velleità social-libertarie, bensì (più concretamente) auspicano una sterzata a destra, verso quell'identità che An non ha saputo mantenere, ovvero di un partito nazionale, legalitario e volto alla giustizia sociale. Sono queste istanze rilanciate da Fini, che una donna di destra-destra come Adriana Poli Bortone ha valutato favorevolmente in un'ottica segnatamente meridionalista. Perchèè chiaro che la Lega ha posto la questione territoriale in cima all'agenda politica. Resta fuori dal finismo il conservatorismo etico e personalmente non ne sono felice, così come - ripeto - disconosco piuttosto apertamente l'impostazione culturale di FareFuturo, guardando più favorevolmente al pragmatismo di Generazione Italia.

    Tuttavia non è questo il thread adatto per discutere di politica quotidiana. Questo è un thread a suo modo storico, perchè ragiona su "una" specifica destra, ormai, defunta. Al suo posto, per il momento, c'è il mostriciattolo berlusconiano, ma è un'altra storia.
    Ultima modifica di Florian; 16-08-10 alle 19:16
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    1. Se Fini è la destra, meglio il centro.

    2. Tu dici che l'Italia è isolata e sottostimata a livello Europeo: quando mai - nella Storia - è stato diversamente?

    3. Berlusconi piaceva a Bush (conservatore), e oggi piace a Cameron (conservatore), il quale si è trovato in sintonia con Berlusconi sulla burocrazia europea, la politica estera e perfino il calcio.

    Cameron ha salutato Berlusconi con un ”buongiorno” in italiano. Stretta di mano a favore dei fotografi e poi il colloquio che fonti italiane definiscono molto cordiale. ”Si sono presi e c’è stata intesa immediata”, spiegano dalla delegazione venuta da Roma, ricordando la ”comune formazione liberale” e la loro ”vicinanza” politica.

    Anche su questi temi, stando agli italiani, si è registrata ”piena sintonia di vedute”. I due hanno anche parlato di Europa. Una discussione ”generale”, riferiscono le stesse fonti, che tuttavia sottolinano come su questo punto si sia registrata una particolare convergenza. L’europeismo di Berlusconi è mitigato dalla sua insofferenza per l’apparato burocratico comunitario. E su questo ha trovato il sostegno del premier britannico: ”Entrambi ritengono che l’Europa debba essere più leggera”, è la convinzione tratta dalla delegazione italiana al termine del colloquio.
    Vertice Berlusconi – Cameron: “Meno burocrazia, la Ue sia più leggera”

    i due hanno cercato di strutturare meglio un ”asse” che Roma e Londra cercano di costruire da tempo per bilanciare il tradizionale strapotere franco-tedesco in Europa.
    Incontro Cameron-Berlusconi si rafforza l’asse Italia-Gran Bretagna

    4. Il meridionalismo poi, scusa la domanda, da quando in qua va d'accordo con gli alfieri - veri o presunti - del risorgimento? Forse da quando è iniziata la stagione delle riforme contro sprechi e cattive amministrazioni...

    5. Sui finiani d'accordo con Langone, comunque. Aggiungiamo che il rautismo non è affatto stato superato dai finiani, anzi è stato finalmente applicato. I finiani sono marinettiani e rautiani, non conservatori.


    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 16-08-10 alle 19:29

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da carlomartello Visualizza Messaggio
    1. Se Fini è la destra, meglio il centro.

    2. Tu dici che l'Italia è isolata e sottostimata a livello Europeo: quando mai - nella Storia - è stato diversamente?

    3. Berlusconi piaceva a Bush (conservatore), e oggi piace a Cameron (conservatore), il quale si è trovato in sintonia con Berlusconi sulla burocrazia europea, la politica estera e perfino il calcio.

    Cameron ha salutato Berlusconi con un ”buongiorno” in italiano. Stretta di mano a favore dei fotografi e poi il colloquio che fonti italiane definiscono molto cordiale. ”Si sono presi e c’è stata intesa immediata”, spiegano dalla delegazione venuta da Roma, ricordando la ”comune formazione liberale” e la loro ”vicinanza” politica.

    Anche su questi temi, stando agli italiani, si è registrata ”piena sintonia di vedute”. I due hanno anche parlato di Europa. Una discussione ”generale”, riferiscono le stesse fonti, che tuttavia sottolinano come su questo punto si sia registrata una particolare convergenza. L’europeismo di Berlusconi è mitigato dalla sua insofferenza per l’apparato burocratico comunitario. E su questo ha trovato il sostegno del premier britannico: ”Entrambi ritengono che l’Europa debba essere più leggera”, è la convinzione tratta dalla delegazione italiana al termine del colloquio.
    Vertice Berlusconi – Cameron: “Meno burocrazia, la Ue sia più leggera”

    i due hanno cercato di strutturare meglio un ”asse” che Roma e Londra cercano di costruire da tempo per bilanciare il tradizionale strapotere franco-tedesco in Europa.
    Incontro Cameron-Berlusconi si rafforza l’asse Italia-Gran Bretagna

    4. Il meridionalismo poi, scusa la domanda, da quando in qua va d'accordo con gli alfieri - veri o presunti - del risorgimento? Forse da quando è iniziata la stagione delle riforme contro sprechi e cattive amministrazioni...

    5. Sui finiani d'accordo con Langone, comunque. Aggiungiamo che il rautismo non è affatto stato superato dai finiani, anzi è stato finalmente applicato. I finiani sono marinettiani e rautiani, non conservatori.


    carlomartello
    Forse questa tua replica sopraggiunge senza aver letto il mio post precedente in quanto non tiene minimamente conto di quanto detto.

    Ripeto: lasciamo da parte la politica internazionale di Berlusconi e mettiamo da parte l'azione culturale di FareFuturo.

    Io non dico che Fini è destra, altrimenti non affermerei (come ho fatto) che la destra italiana è morta, probabilmente con Tatarella. L'atto del definitivo decesso si è avuto con l'addio ad An di colui che più di tutti aveva contribuito a fondarla, vale a dire Fisichella.

    Fini NON è destra e si è scelto pessimi consiglieri. Tuttavia è meglio di Berlusconi e Bossi, perchè 1) non vuole dividere l'Italia ma unirla; 2) l'ideale di solidarietà nazionale lo porta ad avere un riguardo per il Sud, più che per il Nord; 3) difende la legalità contro leggi ad personam; 4) è maggiormente portato ad una economia sociale piuttosto che ad una liberale, predominante tra i berlusconiani.

    Tutto ciò, comunque, ripeto ancora, riguarda questioni di attualità politica e non ha molto a che vedere con l'articolo del thread che certifica la morte della destra italiana.

    Una morte che, mi sembra, ti lascia del tutto indifferente.
    Ultima modifica di Florian; 16-08-10 alle 19:45
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  6. #6
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    Predefinito Rif: Non rinnegare, non restaurare

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Forse questa tua replica sopraggiunge senza aver letto il mio post precedente in quanto non tiene minimamente conto di quanto detto.

    Ripeto: lasciamo da parte la politica internazionale di Berlusconi e mettiamo da parte l'azione culturale di FareFuturo.

    Io non dico che Fini è destra, altrimenti non affermerei (come ho fatto) che la destra italiana è morta, probabilmente con Tatarella. L'atto del definitivo decesso si è avuto con l'addio ad An di colui che più di tutti aveva contribuito a fondarla, vale a dire Fisichella.

    Fini NON è destra e si è scelto pessimi consiglieri. Tuttavia è meglio di Berlusconi e Bossi, perchè 1) non vuole dividere l'Italia ma unirla; 2) l'ideale di solidarietà nazionale lo porta ad avere un riguardo per il Sud, più che per il Nord; 3) difende la legalità contro leggi ad personam; 4) è maggiormente portato ad una economia sociale piuttosto che ad una liberale, predominante tra i berlusconiani.

    Tutto ciò, comunque, ripeto ancora, riguarda questioni di attualità politica e non ha molto a che vedere con l'articolo del thread che certifica la morte della destra italiana.

    Una morte che, mi sembra, ti lascia del tutto indifferente.
    Niente affatto, anzi siamo grati al Presidente Berlusconi per aver liquidato dalla scena An, Azione giovani e tutto il resto...

    Fini con i suoi ormai esalta il parlamentarismo a scapito del presidenzialismo, oltre ai continui ammiccamenti alla sinistra e ad un apparato giudiziario che E' da riformare e spoliticizzare, e lasciamo perdere la posizione sulla Chiesa che è giacobina, che destra sarebbe questa non si capisce mica, anche alla luce della continuità con An che tu rivendichi.

    Non stupisce che i missini di destra stessi lo abbiano sconfessato: Caradonna, Donna Assunta, perfino l'exalleato Jean-Marie Le Pen che lo aveva sponsorizzato come guida dell'ex-MSI e suo alleato.

    Il berlusconismo fa rima con riforma delle università, della giustizia, difesa delle tradizioni e radici cristiane, riforma presidenziale, tutti i temi cari all'italiano "di destra" medio costretto a vivere in un paese dove il PCI ha conquistato la cultura. Berlusconi, pur con i suoi difetti, si pone esattamente come l'antagonista a quell'Italia, capace di mettere il postcomunismo con le spalle al muro e privarlo dei suoi privilegi.

    I finiani per una poltrona (il chiodo fisso dei postfascisti è sempre stato lo sdoganamento, ricordiamocelo, da qui anche l'idea dello sfondamento a sinistra, qui sta la loro pericolosità) sono capaci di mandare all'aria tutto. Ce ne scampi.

    Sull'unità nazionale, a minacciarla è soltanto il movimento contro le riforme, che sono necessarie per il passaggio dell'Italia distrutta da Garibaldi a Stato moderno, se si bloccano, Bossi non terrà il Nord in Italia ancora a lungo.


    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 16-08-10 alle 20:13

  7. #7
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    Predefinito Rif: Non rinnegare, non restaurare

    Gli errori fatali, a mio avviso, della destra politica italiana:


    1) aver sposato la "religione antifascista", in luogo del "non rinnegare, non restaurare" proprio dell'epoca missina.

    2) aver inseguito platealmente una legittimazione internazionale e in special modo presso lo Stato di Israele.

    3) aver pensato di entrare nel PPE centrista invece di perseguire la via di un eurogruppo conservatore di destra.

    4) aver pensato di poter prima controllare e poi fare del tutto a meno di una cultura di destra.

    5) di aver abbandonato un serio impianto culturale nazional-conservatore per il liberalismo riformista (Aron, Popper), il libertarismo anarcoide e il gramscismo "pop".

    6) di aver opposto ad una linea clericale sbagliata un'altrettanto sbagliata propensione laicista. Si sarebbe dovuto perseguire, al contrario, una più prudente via mediana.

    7) di aver perso il contatto con l'elettorato di base.
    SADNESS IS REBELLION

  8. #8
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    Predefinito Rif: Non rinnegare, non restaurare

    Citazione Originariamente Scritto da carlomartello Visualizza Messaggio
    Niente affatto, anzi siamo grati al Presidente Berlusconi per aver liquidato dalla scena An, Azione giovani e tutto il resto...
    Parli così perchè non sei di destra. hefico:

    Fini con i suoi ormai esalta il parlamentarismo a scapito del presidenzialismo, oltre ai continui ammiccamenti alla sinistra e ad un apparato giudiziario che E' da riformare e spoliticizzare, e lasciamo perdere la posizione sulla Chiesa che è giacobina, che destra sarebbe questa non si capisce mica, anche alla luce della continuità con An che tu rivendichi.
    Ho già ripetuto "ad nauseam" che Fini NON è destra, ma che Berlusconi e Bossi sono peggio.

    Non stupisce che i missini di destra stessi lo abbiano sconfessato: Caradonna, Donna Assunta, perfino l'exalleato Jean-Marie Le Pen che lo aveva sponsorizzato come guida dell'ex-MSI e suo alleato.
    E allora? Tu continui a fare lo stesso tuo discorso - ovvero di portare acqua al bossismo di cui Berlusconi (almeno fino a quando ha le procure alle calcagna) è fido lacchè... Tra l'altro, non penso comunque che Berlusconi sia meno antifascista di Fini, se non sbaglio ad Onna ostentava al collo un fazzoletto partigiano... Berlusconi è un liberalsocialista antifascista e anticonservatore. Un bottegaio che pensa solo ai suoi affari...

    Il berlusconismo fa rima con riforma delle università, della giustizia, difesa delle tradizioni e radici cristiane, riforma presidenziale, tutti i temi cari all'italiano "di destra" medio costretto a vivere in un paese dove il PCI ha conquistato la cultura. Berlusconi, pur con i suoi difetti, si pone esattamente come l'antagonista a quell'Italia, capace di mettere il postcomunismo con le spalle al muro e privarlo dei suoi privilegi.
    Tutta propaganda la tua, visto che nel concreto di Berlusconi te ne frega quanto me. Ti ricordo che quando il PCI conquistava la cultura mentre nel MSI si cercava di opporre un'alternativa di destra, lui se ne disinteressava bellamente, pensando a far soldi con Drive In e a Striscia la Notizia... Anche l'anticomunismo di B. è posticcio: prima della "discesa in campo" non ce n'eravamo accorti...

    I finiani per una poltrona (il chiodo fisso dei postfascisti è sempre stato lo sdoganamento, ricordiamocelo, da qui anche l'idea dello sfondamento a sinistra, qui sta la loro pericolosità) sono capaci di mandare all'aria tutto. Ce ne scampi.
    Guarda che, a proposito di sfondamento a sinistra, ti ricordo che Bossi con il PDS ci ha fatto l'alleanza di governo... Ma davvero sei senza pudore... Ribaltonista! :sofico:

    Sull'unità nazionale, a minacciarla è soltanto il movimento contro le riforme, che sono necessarie per il passaggio dell'Italia distrutta da Garibaldi a Stato moderno, se si bloccano, Bossi non terrà il Nord in Italia ancora a lungo.


    carlomartello
    Se l'Italia avesse avuto una destra nazionale di tal fatta a quest'ora Bossi starebbe a sbucciare arance in galera... e anche Berlusconi!
    Ultima modifica di Florian; 16-08-10 alle 20:52
    SADNESS IS REBELLION

  9. #9
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    Predefinito Rif: Non rinnegare, non restaurare

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Gli errori fatali, a mio avviso, della destra politica italiana:


    1) aver sposato la "religione antifascista", in luogo del "non rinnegare, non restaurare" proprio dell'epoca missina.

    2) aver inseguito platealmente una legittimazione internazionale e in special modo presso lo Stato di Israele.

    3) aver pensato di entrare nel PPE centrista invece di perseguire la via di un eurogruppo conservatore di destra.

    4) aver pensato di poter prima controllare e poi fare del tutto a meno di una cultura di destra.

    5) di aver abbandonato un serio impianto culturale nazional-conservatore per il liberalismo riformista (Aron, Popper), il libertarismo anarcoide e il gramscismo "pop".

    6) di aver opposto ad una linea clericale sbagliata un'altrettanto sbagliata propensione laicista. Si sarebbe dovuto perseguire, al contrario, una più prudente via mediana.

    7) di aver perso il contatto con l'elettorato di base.
    E fin qui hai anche ragione, ma allora lamentati con il sig. Gianfranco Fini che una destra nazional-conservatrice italiana l'ha letteralmente buttata a mare, regalando il suo elettorato a Bossi e a Berlusconi.

    Comunque Fli puoi star certo che non sarà niente del genere (al massimo potrebbe esserlo "La nostra destra" di La Russa o, fuori dal Pdl, "La Destra" di Storace), ha ragione chi ha detto che Fini con Fli si è suicidato politicamente.

    In ogni caso ora la trincea della battaglia anti-sinistra e anti-sessantotto, pur con non pochi equivoci, piaccia o no è assieme col Pdl, non in Fli.


    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 16-08-10 alle 20:52

  10. #10
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    Predefinito Rif: Non rinnegare, non restaurare

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    E allora? Tu continui a fare lo stesso tuo discorso - ovvero di portare acqua al bossismo di cui Berlusconi (almeno fino a quando ha le procure alle calcagna) è fido lacchè... Tra l'altro, non penso comunque che Berlusconi sia meno antifascista di Fini, se non sbaglio ad Onna ostentava al collo un fazzoletto partigiano... Berlusconi è un liberalsocialista antifascista e anticonservatore. Un bottegaio che pensa solo ai suoi affari...
    Berlusconi non sarà fascista, ma comunque non disprezza quel Mussolini "dittatore buono" amato anche dall'italiano "di destra" medio, anzi.

    Tutta propaganda la tua, visto che nel concreto di Berlusconi te ne frega quanto me. Ti ricordo che quando il PCI conquistava la cultura mentre nel MSI si cercava di opporre un'alternativa di destra, lui se ne disinteressava bellamente, pensando a far soldi con Drive In e a Striscia la Notizia... Anche l'anticomunismo di B. è posticcio: prima della "discesa in campo" non ce n'eravamo accorti...
    Se non era per Berlusconi, la "destra politica italiana" stava ancora dove stava. Che ingrato. :sofico:

    Guarda che, a proposito di sfondamento a sinistra, ti ricordo che Bossi con il PDS ci ha fatto l'alleanza di governo... Ma davvero sei senza pudore... Ribaltonista! :sofico:
    Beh Bossi in quanto nordista ex comunista non ha dovuto sfondare niente, se mai alla fine ha sfondato a destra.

    Se l'Italia avesse avuto una destra nazionale di tal fatta a quest'ora Bossi starebbe a sbucciare arance in galera... e anche Berlusconi!
    Mah...


    carlomartello

 

 
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