Casini come Welby! Ex-dc stacca la spina dalla coalizione che lo tiene artificialmente in vita
di Lia Celi
Un cattolico osservante si ribella all’accanimento terapeutico: Pierferdinando Casini, cinquant’anni, malato terminale di opportunismo bilaterale inciuciotrofico, da oltre un decennio viveva attaccato a un costosissimo macchinario inventato da un ciarlatano milanese. Ma nemmeno il sofisticato baraccone riusciva più a garantirgli una decorosa qualità della vita: per placare il dolore di non essere più presidente della Camera gli venivano somministrate ogni giorno dosi massicce di sedativi. Incerto se recupererà le sue funzioni vitali o se, come più probabile, tenterà di fregarle a qualcun altro. Il prete si rifiuta di impartirgli l’estrema unzione: «E’ già abbastanza viscido di suo». C’è un tragico precedente: il suo collega di partito Marco Follini aveva staccato la spina mesi fa, e dopo pochi minuti politicamente era già morto e sepolto. Ma un altro ex compagno, Clemente Mastella, è più ottimista: «Anche se resterà privo di coscienza, può sopravvivere alla grande: guardate me.» Deciso no all’eutanasia da parte di Giulio Andreotti: «La mia posizione in materia è la stessa di trent’anni fa: non si può lasciar morire un essere umano, a meno che non sia stato rapito dalle Brigate Rosse.»




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