Leggo e trascrivo ad uso di vuole leggere!!!
PADRI E FIGLI, CON ETERNI (MA NUOVI) PROBLEMI
di Cesare Lanza
Ricevo dalla signora Rachele Luisi, da Bologna: “Un paio di giorni fa ho assistito a questa scena: una nonna esce da un supermercato, dove l’attendono figlia, o nuora, e nipotina. La nonna estrae dalla borsa un cerchietto per i capelli e lo dà alla bimba, sui 5-6 anni, che lo scaraventa per terra strillando che fa schifo, che fa proprio schifo! La madre resta impassibile, e la nonna, scusandosi, promette alla piccola, già consapevole di poter pretendere di tutto e di più, di comprarne uno più bello. A me le mani prudevano. Se avessi potuto, le avrei assestato due schiaffoni. Ho fatto fatica a non dire ad alta voce: ”Un paio di sberle, no, eh?” Quale messaggio avrà recepito la piccola maleducata? Ho pensato alle mini-gang, spesso (anche se non sempre) formate da annoiati ragazzini provenienti da famiglie medie, benestanti, senza particolari problemi. Possibile che una madre o un padre non accertino la provenienza di telefonini sempre diversi, videogiochi, ed altri oggetti costosi che non sono stati acquistati dalla famiglia? E’ giusto lasciare tanta libertà a bambini di 8-10 anni, senza controllare come viene gestita? E se i piccoli vengono pizzicati, è educativo difenderli a spada tratta, e prendersela con chi si è permesso di convocare i genitori? Francamente, dal punto di vista degli insegnamenti, credo fossero migliori i nostri tempi. I ragazzi erano responsabili delle conseguenze delle proprie azioni. Sapevano che i genitori, sempre dalla parte della legge, non li avrebbero tirati fuori dai guai, ma avrebbero comunque provveduto a punirli pesantemente. E nessuno colpevolizzava e, meno che meno, metteva sotto processo padri e madri per questo rigore. Erano anche i tempi in cui i regali non venivano scelti dai bambini nei megastore, e, soprattutto, non servivano ad annullare i sensi di colpa, ma erano una sorpresa e, soprattutto, fatti con tanto amore. Erano sempre commisurati alla disponibilità economica delle famiglie, perché veniva insegnato che non si deve fare il passo più lungo della gamba. Le nostre vite non sono state certamente rovinate perché non avevamo tutto quello che volevamo. Anzi, abbiamo imparato a coltivare i sogni ed a gioire quando si realizzano. Temo che questa gioia non sia concessa né alla piccola capricciosa, né a ragazzini disposti a tutto pur di non sfigurare con gli amici. Che ne pensa, Cesare Lanza? Sono troppo rigida, troppo tedesca? Credo che la dolcezza e la tenerezza non siano incompatibili con un po’ di sano rigore.” Rispondo: alcune riflessioni della gentile lettrice sono ineccepibili, ma a mio parere nascondono un errore di fondo. Questo: non c’è stata epoca in cui il rapporto padri/figli possa essere considerato un modello, invidiabile e apprezzabile, di riferimento. I problemi – diversi – ci sono sempre stati e si riferiscono, sempre, alla voglia di comprensione e all’attenzione che gli uni (maggior responsabilità., ovviamente, spetta ai genitori) dedicano agli altri. Quindi, nessuna nostalgia. Ma tentare di capire al passo con i tempi, questo sì, è fondamentale.
cesare@lamescolanza.com




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