Intervento di Stefano Vernole, in rappresentanza del Coordinamento Progetto Eurasia, alla Conferenza Internazionale: "NATO and the eurasian security" - Mosca, 24 Novembre 2006.
"Buongiorno a tutti.
Oggi il continente eurasiatico si trova in una situazione molto grave. Assistiamo infatti al tentativo degli Stati Uniti di mettere, l'una contro l'altra, la Russia e l'Unione Europea, al fine di danneggiare le loro strategiche relazioni politiche ed economiche e mantenere così l'intera Eurasia in una situazione d'instabilità.
La seconda mossa di Washington è quella di recuperare le forze militari europee alla sua strategia d'espansionismo in Medio Oriente ed Asia Centrale, dove il controllo di Afghanistan e Iraq è sempre più difficile, in vista di un nuovo conflitto in Libano, Palestina, Siria ed Iran.
A partire dal 1999 noi abbiamo conosciuto l'allargamento della nuova NATO, che va dal Mar Baltico al Mar Nero e arriva fino ai confini della Federazione Russa.
Il motivo di questa espansione è la visione geopolitica degli Stati Uniti di dimensioni globali.
Il centro della rinnovata Alleanza Atlantica è a Sofia, dove sono installate le infrastrutture di comando e d'intelligence di una nuova grande base militare nordamericana, che serve a monitorare la regione balcanica e quella caspico-caucasica con una strumentazione supersofisticata.
La tattica prioritaria della NATO è l'esercizio di una pressione preventiva sulle nazioni "amiche" (Georgia, Moldavia e Azerbaigian, mentre l'Uzbekistan sembra ormai perso) o "potenzialmente amiche" (Ucraina, Kazakhistan e Armenia), affinché la Russia non possa più mantenere la sua influenza su di esse.
La sua proiezione immediata è sul Caucaso, dove la Georgia rappresenta la chiave per recuperare le posizioni che Mosca tiene aldilà delle sue frontiere, in Abkhazia e Ossezia del Sud.
L'intera configurazione della NATO deve allora mettere in difficoltà il sistema di commercializzazione del petrolio e del gas naturale russo; in questo modo la Russia sarebbe costretta a far confluire le sue esportazioni in un corridoio energetico lungo il quale si trovano le basi militari statunitensi e monitorato dalle strutture della Black Sea Force e della Caspian Guard.
Pochi mesi fa, il ministro della Difesa di Varsavia ha incontrato il suo omologo a Washington, Ronald Rumsfeld, con l'intenzione di favorire la costruzione di basi militari con missili tecnologicamente avanzati in Polonia e Repubblica Ceca.
In seguito, il ministro della Difesa di Mosca, Sergej Ivanov, ha dichiarato che questo allargamento può compromettere la sicurezza e la stabilità dei rapporti tra Russia e Polonia e provocare un'adeguata reazione da parte del Cremlino.
Victoria Nuland, ambasciatore statunitense presso l'Alleanza Atlantica, ha invece fatto molti tentativi per accelerare l'entrata della Georgia nella NATO, prima della conferenza del G8 a San Pietroburgo.
Ma diversi diplomatici europei non sono affatto favorevoli all'entrata di Tiblisi e di Kiev nella NATO, soprattutto dopo le contestazioni popolari in Crimea e i sondaggi che stimano come solo un 20% degli Ucraini voglia aderire all'Alleanza Atlantica.
Il 3 novembre scorso, poche settimane prima della conferenza atlantista di Riga, Russia e Cina - insieme ai loro alleati - hanno manifestato la chiara visione di un mondo multipolare alternativo attraverso le esercitazioni militari condotte dall'Organizzazione per la Cooperazione di Shangai.
Secondo i principali giornali di Pechino, la NATO sarebbe uno strumento della strategia globale degli Stati Uniti, i quali vorrebbero ora intensificare la loro cooperazione con Giappone, Australia e Nuova Zelanda, così come rafforzare i legami con Brasile, India, Sudafrica e Corea del Sud.
Ma Parigi, per esempio, crede anch'essa che quest'espansione così ambiziosa della NATO possa in realtà indebolire il peso strategico degli Stati Uniti sull'Europa e creare una crisi sistemica di prima grandezza, favorendo la formazione di una difesa europea indipendente da Washington.
Deve perciò essere chiaro alla vostra attuale dirigenza, che l'obiettivo definitivo degli Stati Uniti, attraverso la NATO, non è il controllo dell'Afghanistan, dell'Iraq o dell'Iran, ma la conquista totale dell'Eurasia; l'ostacolo principale a questo progetto è rappresentato proprio dalla Russia, a causa del suo spazio geopolitico, delle sue potenzialità economiche, delle sue armi strategiche e delle grandi capacità d'inventiva del suo popolo.
In questa partita, Mosca può approfittare del fatto che i dirigenti europei sono attualmente più interessati a stabilizzare la Bosnia e la Macedonia che a vigilare le frontiere russe, più coinvolti nel futuro del Kosovo che dell'Abkhazia: questo momento storico può essere decisivo per un'offerta russa di collaborazione militare all'Europa tesa ad escludere gli Stati Uniti.
Grazie per la vostra attenzione".