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    La folla e il deserto - Serrare i ranghi

    La folla e il deserto di Gabriele Adinolfi da
    http://www.noreporter.org/dettaglioArticolo.asp?id=7685

    Dell’oceanica berlusconiana, del futuro della CdL, della lunga notte della destra radicale e delle possibilità

    Dopo San Giovanni alcune considerazioni debbono essere fatte; varie, interconnesse e complesse come sono, costringono a una lunga disamina e me ne rammarico, ma ridurla ulteriormente avrebbe significato renderla del tutto inutile.

    Berlusconi

    Per Berlusconi si possono provare emozioni diverse: dall’ammirazione sconfinata all’invidia sociale, ma quali che siano i sentimenti che si nutrono verso di lui nessuno può metterne in dubbio le straordinarie capacità.

    A quest’uomo riescono cose che ai comuni mortali sembrano impossibili, come lo sfatare il luogo comune per il quale la destra non scenderebbe in piazza. Ce l’ha portata imponente almeno quanto le folle di una gigantesca manifestazione sindacale ma con una differenza non di poco conto: si trattava di gente qualunque che non deve rispondere a nessuno della propria assenza, come non accade invece nelle strutture clientelari di sindacato. Lì si va e basta, anche se non si è d’accordo.

    Il Cavaliere ha quindi impartito un’ulteriore lezione ai suoi mediocri e rissosi compagni di cordata che gli stanno, tutti, svariate spanne sotto.

    Un fine-peronismo

    Lo straordinario successo del Berlusca non è proprio un canto del cigno ma dovrebbe segnare la chiusura di un ciclo.

    Ciclo che iniziò quando l’imprenditore di Arcore decise di interpretare quella tentazione peronista che in Italia serpeggia da un buon quarto di secolo e che solo goffamente avevano provato a cogliere Craxi e Cossiga, mentre in una scimmiottatura si erano sperticati Orlando, Segni e Di Pietro.

    La kermesse del 2 dicembre, al di là dei contenuti sbandierati, quali il liberalismo a piè sospinto, è stata infatti sostanzialmente un bagno di folla populista dietro un acclamato conducador. Anche un’arlecchinata se vogliamo, visto che si mescolavano simboli e segni alquanto diversi. Vedere un Tricolore della Rsi confondersi con bandiere della Padania o di stati invasori, come gli Usa e Israele lascia pensare. La chiave è però semplice: nessuno crede in programmi, contenuti e strutture e tutti si affidano a quello che vedono come l’uomo della provvidenza. Il concetto è elementare: “fai tu, noi ti appoggiamo”.

    Ed è anche per questo che probabilmente ci troviamo in presenza della chiusura di un ciclo.

    CdL a termine

    Per quanto sia capace, trascinatore e megalomane, Berlusconi non può esimersi dal fare i conti con una realtà storica, politica e sociologica che probabilmente conosce meglio di noi.

    Bisogna dire che questa realtà va modificandosi a passi accelerati e il suo sviluppo prevede che le folle siano smembrate, che le kermesse politiche chiassose si limitino soltanto a sfiorare i marciapiedi, che le forze politiche siano prive di contenuti e cariche solo di immagini vuote, che i vertici dei partiti siano composti da portaborse dei poteri forti che, tutt’al più, possono mediare con questi ultimi le istanze della periferia.

    Berlusconi sta provando ad andare controcorrente facendo di se stesso un esponente dei poteri forti, il mediatore con i poteri forti, il partito personale e la voce della piazza. Uno e quaterno insomma.

    Ma l’incantesimo gli può riuscire solo di tanto in tanto. Né le magie del Cavaliere possono procedere all’infinito visto e considerato che la regia del sistema, sta preparando trasformazioni della geometria politica italiana. A meno di veri e propri miracoli questo significherà anche la fine dell’attuale CdL e di quell’apertura a tutto campo che ha visto le destre estreme candidate al parlamento con possibilità di elezione.

    Dentro ai giochi

    I giochi in atto sono abbastanza noti, anche se i singoli piani talvolta si contraddicono lasciando credere che stia incubando chissà quale novità.

    Il grande nome ricorrente è “partito unico”. Ma si tratta poi di questo? Per Berlusconi sì, lui trasformerebbe la CdL in un solo partito. Questo però metterebbe in difficoltà la Lega, i democristiani che puntano ad un disegno un po’ diverso, e ovviamente ridurrebbe le estreme destre al contorno del pneumatico della ruota di scorta.

    Ma c’è un altro gioco in tavola: la corsa al Partito Popolare, una corsa che prevede il ridimensionamento, magari tramite pensionamento onorifico, di Berlusconi.

    Nel Partito Popolare poi hanno già detto chiaramente che non accettano nulla che sia anche pallidamente reminiscenza di identità non liberal-democriste. La stessa AN dovrebbe sciogliersi prima di aderire al PP e non esservi inglobata direttamente.

    Ovvero: fuori la Lega e gli alleanzini non DC con consequenziali trasformazioni dello scenario e delle alleanze contrapposte.

    Senza contare che la corsa al PP è in atto da parte di tanti di quei centri politici che è difficile non prevedere uno smembramento della coalizione. Già in An i favorevoli al PP sembrano scegliere padrini diversi. Fini, con un certo fiuto istintivo, si sta proponendo come l’esponente dell’ala laica; Alemanno invece punta sui cattolici. Ma poi c’è Buttiglione, ci sono i Forza Italia. Una notte artica delle lunghe forchettate sta forse per iniziare. E la posta non è certo l’alternativa di governo ma la conquista delle poche poltrone disponibili.

    Ipotesi sul futuro nella CdL

    Restiamo nell’ambito della CdL e dei suoi oppositori satellitari all’estrema destra, tenendo comunque conto che sul versante complementare di centrosinistra le cose vanno in modo assai similare.

    Due sono le possibilità. O vince ancora una volta Berlusconi e allora si crea il partito-CdL, oppure ci si avvia al varo del Partito Popolare.

    Nel primo caso ogni piccola forza politica dovrà essere assorbita o centrifugata; ragion per cui è prevedibile come mossa successiva l’avvio di una nuova riforma elettorale che impedirà alleanze disinvolte come quelle della scorsa primavera e taglierà fuori ogni residuo di estrema destra.

    Nel secondo caso il Partito Popolare giocherà strabicamente: sempre pronto al varo della Balena Bianca, avrà bisogno alla sua destra di qualche feudo, come la Lega e magari quel DiDestra storaciano che potrebbe essere il contenitore di tutti i microleaders estremisti o degli alleanzini inossidabili in una sorta di Rifondazione.

    Quindi la denominata “destra radicale” si ritrova, nel migliore dei casi, al punto di partenza del dopo-Fiuggi e avendo gettato al vento anni e anni per cecità ed incapacità.

    L’estrema destra dopo la primavera del 2006

    Non ci volevano dei geni per capire con larghissimo anticipo che per le politiche del 2006 la CdL avrebbe aperto le sue porte a destra. I politici sono tenuti a prevedere i fatti e a prepararsi ad essi, altrimenti non sono politici. Sicché se nei partiti della d.r. s’intendeva davvero cogliere l’occasione “storica” bisognava partire in tale direzione molto prima. Si doveva fare come i trozkisti che hanno immediatamente circondato Berlusconi di intellettuali e di commissari politici al fine di avere qualche referente forte intorno al quale rotare e su cui fare perno per avanzare.

    Era indispensabile preparare i militanti e i quadri per l’avvento di un’era nuova che per la sua stessa morfologia non permette mobilitazioni “rivoluzionarie” al di fuori di palcoscenici periferici e si doveva quindi smetterla di qualificarsi solo ed esclusivamente con l’invettiva contro i “traditori”.

    Invece, more solito, l’estrema destra è arrivata impreparata, subalterna e senza avere approntato i mezzi necessari, ad un appuntamento che ha accettato immediatamente, con una disinvoltura invero imbarazzante, e che ha saputo perfettamente fallire anche per la divisione interna che non credo sia stata innocente.

    Quelle elezioni hanno avuto comunque il merito di far venire al pettine tutti i nodi dell’inconsistenza di undici anni di opposizione autoreferenziale, hanno avuto il gran pregio di mettere a nudo la farsa che aveva accompagnato l’allegra sfilata del durismo e purismo da megafono e tastiera con rimborso elettorale incluso.

    Quell’occasione proprio perché aveva avuto la prerogativa del crudo realismo dettava l’impellenza di una revisione globale di uomini, mezzi, slogan, strutture, prospettive. Invece per ora il cambiamento di primavera ha solo influito sulla disinvoltura dei rapporti e delle affermazioni pubbliche senza produrre modifiche in profondità, al punto che non vediamo segni di una linea strategica che possa permettere un qualsiasi risultato a qualcuno (singoli arrampicatori a parte).

    Mulini e mugnai

    Intendiamoci, nulla di nuovo sotto il sole. Il neofascismo si differenzia dal fascismo anche in questo. Seppure anticipa i tempi con le analisi e le proposte (o almeno così accadeva fino a due decenni fa), questo avviene da parte di singoli circoli; politicamente, invece, il neofascismo arriva in ritardo agli appuntamenti e si apparecchia sempre per fare oggi quello che – semmai – avrebbe dovuto fare l’altro ieri. Lo fa, inoltre, con la struttura mentale dell’altro ieri, su scenari, con meccanismi e presunzione di rapporti di forza che invece sono mutati e quindi non più rispondenti agli schemi adottati.

    Conclusione: un immane sforzo per risultati modesti che, per giunta, vanno tutti ad altri mulini, o al mulino di un mugnaio già venduto.

    Le estreme destre e l’effetto-domino

    Lungi da me qualsiasi enunciazione moralistica: politica, se la si fa, la si fa confrontandosi con chi è in campo e non con astratte monadi intellettualistiche. Il problema è come la si fa.

    Accettato definitivamente il dialogo con le istituzioni, da ogni parte della d.r. partitica si è deciso di fare un’operazione-domino che si può riassumere nel rafforzamento all’interno del proprio recinto e nella pressione verso ambienti contigui per l’acquisizione di visibilità e peso specifico, nella prospettiva di fungere poi da leve per l’introduzione di temi di un certo tipo. E di ottenere posti di amministrazione pubblica, ovviamente

    Tutte le componenti partitiche o para/partitiche stanno facendo, chi in un modo chi in un altro, la stessa cosa. Dai rimasugli rautiani, ad AS, alla Fiamma a Forza Nuova.

    Per tutti c’è un referente di congiunzione, di solito un eurodeputato, che la cosa sia ufficializzata o meno.

    Tutti provano a mostrare i muscoli in piazza e a dare spinta ai muscoli mostrati tramite un mediatore o più d’uno. FN, ad esempio, con le sue intelligenze clericali, al di là del valore di merito, sta giocando su più tavoli, forse già pronta a non sparire anche nel caso di una definitiva vittoria del PP.

    La crisalide e la farfalla

    Senza entrare nel merito delle singole differenze qualitative, quel che rende queste operazioni effimere è il fatto che si producono verso una realtà politica che sembra stabile ma che sta apprestandosi a trasformarsi moltissimo. Ragion per cui al momento di capitalizzare gli sforzi fatti, non si potrà in alcun caso modificare la linea o la composizione politica di una coalizione che sta trasmutando: si punta alla crisalide e quando ci si arriva eccola lì, in alto, che se ne va trasformata in farfalla.

    Ecco perché c’è il rischio, il concretissimo rischio, di sporcarsi le mani per niente. O di fingere di averle pulite sporcandosele di nascosto per abboccamenti paralleli (che tra l’altro spingono per avvilenti trasformismi ideologici), sempre per niente.

    Dei partiti

    Intendiamoci; nessuno dice che le azioni partitiche o di piazza siano inutili. Esse sono utili comunque perché permettono di fare affluire sangue nuovo: Diventano controproducenti nella misura in cui si offra a questo sangue nuovo una contraffazione ideologica e uno schema mentale di altro tipo da quello verso il quale è istintivamente chiamato.

    Restano sterili nella misura in cui l’idea del partito diviene onnicomprensiva; perché si fa soffocante, delimitante e snervante.

    Sarebbero infine utilissime se si delineasse una dimensione strategica. Intesa nel suo significato preciso, con lo studio, non approssimativo e non ad uso e consumo delle proprie illusioni, delle forze in campo e del campo di battaglia.

    Se si addivenisse a tanto, ecco che cesserebbero molti di quei danni cui assistiamo quotidianamente come lo scontro infinito tra forze parallele che mal si sopportano perché nella presenza altrui scorgono l’impossibilità di un’egemonia neo-staliniana. E, scontente, si sperticano in reciproci anatemi scorgendo ognuna nell’altra quei sintomi di “tradimento” che hanno improvvisamente smesso di cercare nella CdL.

    Ma non sarebbe, questo, che un effetto benefico di un salto di qualità.

    Il deserto cresce

    Gli sforzi politici della d.r. sono destinati ad anni di attraversamento faticoso del deserto.

    È mancata per decenni la grammatica politica elementare e non si è quindi ancora capito quale deve essere la composizione di un sistema di forze che non solo non si limita ad un contenitore unico ed uniforme ma prevede l’intelligente distribuzione di compiti e specificità.

    Se i referenti cui deve ricorrere obbligatoriamente la d.r. per trovare uno straccio di sponda non fossero a loro volta dei portaborse laici o clericali, e se non fossero individualisti ma esponenti di una cerchia elitaria selezionata, oggi assisteremmo a ben altro spartito: uno spartito d’orchestra. E quindi parleremmo di ben altre prospettive che non quelle che stiamo commentando adesso.

    Il gap però è troppo forte per illuderci che si possa colmare in breve. Per questo dico e ripeto che bisogna accingersi ad una lunga traversata del deserto. Ci vorranno forse cinque anni prima di poter esprimere qualcosa con un minimo di prospettive emozionanti.

    Il miraggio e il sogno

    Se si sopravvive al deserto senza lasciar morire le carovane si può, nel frattempo, operare per la costituzione di un referente minoritario che sia innovativo e trasversale, impersonale e gerarchizzato, e – soprattutto - il frutto di un’auto-genesi; un soggetto che può avere un preciso ruolo strategico di congiunzione.

    Per questo servono specifiche peculiarità che sono obbligatorie. In termini politico/culturali si deve paracadutare un commando strategico nei luoghi di cerniera.

    Esso deve assumere un ruolo aperto, cangiante e pungolante. Per dare delle immagini, questo soggetto dovrebbe comportarsi alla “Foglio” o alla “Rosa nel pugno”; ovviamente con stile, contenuti e ispirazioni radicalmente altri, ma con il medesimo eclettismo. Proprio l’eclettismo e la trasversalità a tutto campo rappresentano l’unica possibilità politica per una minoranza che non si voglia inginocchiare ad altre oligarchie. Queste caratteristiche poi offrono probabilmente l’unica garanzia di sopravvivenza e di rigenerazione di un capitale che si sta invece logorando e abbrutendo.

    Detto in altri termini: se diamo spesso l’impressione di battere il passo a comando è perché in mancanza di un’avanguardia, le truppe servono le avanguardie altrui. Ebbene: o si diserta o si costituisce la PROPRIA avanguardia: tertium non datur.

    Necessitiamo più del pane di un interlocutore dinamico per le piazze giovanili e popolari (che resterebbero autonome sia nelle forme che nelle organizzazioni), ed abbiamo nel dna gli elementi che ci consentono di produrlo, basta che sia erede della mentalità de L’Orologio, di Giovane Europa, di Lotta di Popolo e di Terza Posizione.

    Certo, se si convergesse per la sua realizzazione sarebbe meglio, ma gli arroccamenti frammentari sembrano al momento prevalere, sicché l’operazione va, almeno per quel che concerne il microcosmo, faticosamente controcorrente; ma si può realizzare lo stesso.

    Un sogno? Forse, ma se non altro non si tratta di un’illusione, di un miraggio: non ci culliamo nell’auspicio che le cose vadano un giorno come speriamo ma proponiamo subito una linea di tendenza che va tracciata, magari prendendo il tempo di respirare un po’ e di guardare a quello che si fa, freneticamente nel quotidiano, con un occhio diverso.

    E, nell’attesa, che lo spirito si faccia cammello!

    __________________________________________________ _________

    COMUNICATO DEL MNP da http://it.groups.yahoo.com/group/fiamma/

    Serrare i ranghi ! di Nicola Cospito


    La partecipazione alla manifestazione liberalcapitalista di ieri a Roma di Alessandra Mussolini, Luca Romagnoli, Pino Rauti ecc. dimostra quanto da noi sostenuto nei mesi passati, anche prima delle elezioni politiche, vale a dire che con l'ingresso di questi signori e dei loro gruppi nel centro-destra, si è chiusa storicamente una fase della storia politica di questo paese. I gruppi che sostenevano di appartenere allo schieramento antagonista, gettata la maschera, si sono intruppati nell'arco democratico di destra, venendone a costituire l'ala più estrema, chiamata appunto destra radicale. Questa volta non può nemmeno essere chiamata a giustificazione la legge elettorale e davanti a tutti si pone lapidaria l'immagine vista ieri nei telegiornali delle bandiere della fiamma tricolore sventolare insieme a quelle israeliane sotto il palco di Fini. Mancavano solo quelle a stelle e strisce di Bush di cui tutti i sopra citati , nella realtà dei fatti e nella presente situazione geopolitica mondiale, sono diventati sudditi ossequiosi.
    Il Movimento Nazional Popolare, ostile alla destra come alla sinistra, fedele alle sue scelte politiche sociali e rivoluzionarie, ribadisce la sua totale avversione al sistema liberaldemocratico, ai suoi "giullari", ai suoi lacchè, alle sue marionette e si prepara ad una nuova stagione di lotte. E' arrivato il momento per tutti i camerati che non si sono arresi e non vogliono arrendersi, di serrare i ranghi, secondo le parole di un nostro antico canto di lotta, e di costruire quel Movimento di Liberazione Nazionale di cui l'Italia ha urgente, urgentissimo bisogno.

    In alto i cuori !

    Nicola Cospito
    per il Movimento Nazional Popolare
    movnazpop@libero.it

  2. #2
    Paul Atreides
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    Buona idea quella di postare insieme questi due scritti. In tal modo risalta con ancora maggior chiarezza la complessità/profondità analitica del primo e la vuotezza, tutta urlata e ideologica, del secondo.

  3. #3
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    Pur comprendendo le ragioni di colui che ha postato insieme questi interventi sono costretto a sottolinerane la reciproca estraneità.
    Il mio intervento è una disamina critico-propositiva a tutto raggio della destra radicale di oggi, quello del Cospito è un proclama trionfalistico che non si vede proprio da cosa nasca.
    Il mio intento è quello di offrire spunti di riflessione per una strutturazione politica di un'area che per decenni la politica ha dimenticato cosa sia; il comunicato cospitiano è una rivendicazione di autoreferenialità marginale.
    I due intenti non sono minimamente accostabili.
    Così come non si vede chi sia disposto a ricevere lezioni soloniche da presunti zeloti che non si sa bene cosa stiano concretamente proponendo né da quali pulpiti trovino l'autorità per parlare.
    È molto difficile per una generazione orfana di orfani (e in molti casi persino deformata dagli stessi quarantenni o cinquantenni superstiti che raramente danno bella prova di sé) trovare gli spazi e i modi adeguati per agire in uno scenario globalizzato e standardizzato.
    Si tratta, a dir poco, di nuotare nella melma. Una melma che, per culture politiche, per gestioni politiche, per eredità rautiane ed affini, si è formata anche grazie ai soloni di oggi, arruffoni di ieri, spesso senza un domani.
    Rilevare come si nuoti in acque cattive e turbolente e, magari, proporre soluzioni sensate è buona cosa, giocare alla "vergine cuccia" è ben altra.
    A certa gente consiglio che prima di parlare si legga "Le mani sporche" di Sartre; e poi che abbia il buon gusto di starsene zitta.

    P.S. (E qui Cosito c'entra ben poco) Sarebbe ora che la si smettesse, tutti quanti, di essere vittime della democrazia e del relativismo più becero per il quale ciascuno - qualunque cosa abbia fatto o non fatto - può dire la sua e aprire le sacche del veleno.
    Altro è essere sociali, popolari (nel senso di populares) altro è trasformarsi in isterici e pretenziosi plebei, cosa che avviene sempre più di recente.
    Le critiche vanno bene e fanno bene, purché ciascuno si ricordi sempre chi critica chi e adatti il suo rispettoso modo di porsi sulla base di quest'ordinamento naturale che corrisponde all'educazione e alla natura prima ancora che a un Weltanschauung che mi pare sia stata largamente dimenticata.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Harm Wulf Visualizza Messaggio
    La folla e il deserto di Gabriele Adinolfi da
    http://www.noreporter.org/dettaglioArticolo.asp?id=7685



    Necessitiamo più del pane di un interlocutore dinamico per le piazze giovanili e popolari (che resterebbero autonome sia nelle forme che nelle organizzazioni), ed abbiamo nel dna gli elementi che ci consentono di produrlo, basta che sia erede della mentalità de L’Orologio, di Giovane Europa, di Lotta di Popolo e di Terza Posizione.

    Certo, se si convergesse per la sua realizzazione sarebbe meglio, ma gli arroccamenti frammentari sembrano al momento prevalere, sicché l’operazione va, almeno per quel che concerne il microcosmo, faticosamente controcorrente; ma si può realizzare lo stesso.
    [/email]
    Gli stessi elementi cioè che disarticolarono lo sviluppo nel passato del MSI in movimento nazional popolare spostando energie avanguardie in altri lidi e per altri scopi.

    Ancora nuovi partiti ? Ancora illusioni perdite di tempo e soldi ? In funzione di cosa e di chi ?

    Quando si dice la ricreazione è finita .....è finita !
    MS FIAMMA TRICOLORE

  5. #5
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    Predefinito Prima che estranei, DIVERSI

    Volevo dire ad Harmwulf che ha postato i due scritti e agli altri che sono intervenuti che forse hanno voluto non accorgersi che quello di Cospito è solo un comunicato politico divulgato alla stampa e ad un gruppo di discussione. Del comunicato ha dunque la brevità e la sinteticità che gli si addice, forse con la speranza di bucare il muro di silenzio che circonda i nazional popolari. Chi segue il MNP sa bene che, a parte i numerosi documenti pubblicati su varie problematiche, su Orientamenti di analisi politiche dettagliate Cospito ne ha pubblicate a iosa prevedendo e descrivendo quanto sta ora accadendo, anche cioè l'inserragliamento di taluni nel centro-destra, nell'enfasi accecante e incapacitante della comune opposizione al centro-sinistra. Nessuno stupore dunque che i due scritti siano non solo estranei, ma prima di tutto diversi per funzione e destinazione. A prescindere dalle posizioni espresse: una intransigente e l'altra più aperta al compromesso.

  6. #6
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    Seguo Cospito su "Orientamenti" e Adinolfi su "Orion". Ho la massima stima per entrambi. Ho letto i due interventi e li ho postati per sottoporli all'analisi e al giudizio dei fruitori del forum. Personalmente trovo elementi di verità in entrambi gli scritti. Personalmente credo che se le nostre idee valgono qualcosa e possono tradursi in azione politica questo deve avvenire rigorosamente fuori dai due poli. La nostra diversità deve manifestarsi in modo radicale mostrando che queste due finte opzioni sono i due lati di una stessa medaglia. Battaglie politiche reali come quelle sulla Sovranità nazionale e l'opposizione alla globalizzazione possono farsi con qualche credibilità solo fuori dai poli. Ho molti amici fiammisti ma devo dire che lo spettacolo delle loro bandiere mescolate con le altre dei berluscones ed altre frattaglie era tristissimo. Come è triste vedere le battaglie di retroguardia (contro le moschee, contro Lussuria, etc.) di chi si fa ascaro di una Chiesa che ha già venduto tutto il possibile. Se la nostra "diversità" si traduce in far vincere un nano massone e plutocrate invece che la mortadella Goldman possiamo tranquillamente passare al bosco...

  7. #7
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    X Paul atredes: cerchiamo per favore di ssere obiettivi : un partito (la Fiamma) nel proprio programma inserisce la patrimoniale poi scende in piazza contro le tasse;
    prima sostiene di essere antiamericana e anti usa poi scende in piazzza in mezzo alle bandiere Usa e israeliani;
    sostiene di essere a favore degl isfrattati e dei senza tetto poi scende in piazza con chi ha bocciato il decreto proroga sfratti (la cdl due settimane fa solo per fare un dispetto alla maggioranza).
    Detto questo , Adinolfi sostiene , non da oggi , un apolitica di appeseament col Polo . risultati : nel 98 sia la Fiamma che il fronte nazionale alle provinciali di Roma si schieravano contro l'inutile Moffa e prendevano l'1,5% ciscuno; adesso le percentuali sono da prefisso telefonico ( questo solo riguardando l'aspetto elettorale che a me non interessa).
    Berlusconi è un a iattura per l'Italia ( a proposito lo sapete che il Berlusca è un palazzinaro anche lui? edilnord...) sia come editore televisivo che come poitico , per fortuna è finito: il mazzo ce l'ha in mano Casini lui tra 5 anni avrà 75 anni e sarà pensionando Casini ne avrà 56 ... e ha già dtto che farà accordi solo con forza Italia e A...
    Bazooka!!!

  8. #8
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    Questo mi sembra il commento piu' appropriato....

    Adornato: «Questo popolo è nuovo ma ha già una koiné, una lingua franca. Ci uniscono due cose: le radici dell' Occidente, e il liberalismo. Berlusconi racchiude in sé due linee, quella di Wojtyla-Ratzinger e quella di Reagan-Thatcher».
    Bazooka!!!

  9. #9
    Paul Atreides
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    Le regole della politica sono dettate dal sistema di riferimento, e questo sin dai faraoni.

    Se si vogliono cambiare le regole bisogna avere la forza per farlo. E questa forza o è extrasistemica [traduzione: riesci a portare mezzo milione di persone in piazza fuori dal sistema dominante] o va costruita per via intrasistemica. E qui giocano le capacità di far passare il tuo messaggio. Ma questo messaggio non potrà passare mai giocando sugli equivoci dell' ''ora dentro ora fuori'' o delle alleanze fatte quindici giorni prima delle elezioni, con credibilità nulla.

    Altrimenti, ci si può dedicare anche al giardinaggio.

    I discorsi ''duri e puri'' sono discorsi etici e iper-ideologici. Di politico non hanno nulla. E nella patria di Machiavelli la cosa mi fa davvero tristezza.

    La dx radicale vive da decenni nel discorso etico-ideologico, perché è l'unico che garantisce un ritorno identitario in grado di surrogare il nullo peso politico.

    In pratica, si preferisce vivere in un mondo onirico piuttosto che mettersi in gioco nella realtà. Un mondo non a caso dilaniato da faide intestine tutte incentrate su presunte coerenze/incoerenze e su altrettanto presunte purezze/impurità ideologiche.


    Francamente, non m'interessa perdere tempo così.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da R.MIEVILLE Visualizza Messaggio
    Gli stessi elementi cioè che disarticolarono lo sviluppo nel passato del MSI in movimento nazional popolare spostando energie avanguardie in altri lidi e per altri scopi.

    Ancora nuovi partiti ? Ancora illusioni perdite di tempo e soldi ? In funzione di cosa e di chi ?

    Quando si dice la ricreazione è finita .....è finita !
    Non ho parlato affatto di costituzione di alcun partito, basta rileggere.
    E tralascio la polemica sul passato del Msi e delle energie ”spostate in altri lidi e per altri scopi”. Fermo restando che fu il Msi a escludere costantemente le avanguardie nazional-popolari, in ogni caso, il Msi non era che una particella del tutto: conta la nazione non le poltrone. Oggi come ieri e come sempre.

 

 
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