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  1. #1
    memoria storica di PoL
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    Cool Il 'potere' della sinistra... 'intreccio' tra magistratura, politica e malavita...

    Ragazzi
    leggetevi un pò questo articolo apparso oggi su L'Espresso!... e si tratta solo della punta dell'iceberg...



    Il consigliere Ds della Regione Calabria Franco Pacenza…



    Il deputato Udeur Ennio Morrone…

    Ti assolvo in nome del partito…

    Il Gip sarà cambiato. Il processo non si farà. Così Morrone [Udeur] rassicurò il Ds Pacenza. Un colloquio in carcere ‘intercettato’ dai Pm…

    di Riccardo Bocca

    E’ la mattina dello scorso 18 agosto. Sala colloqui del carcere di Cosenza. Seduti uno di fronte all’altro ci sono Franco Pacenza, capogruppo Ds in consiglio regionale della Calabria, e il deputato Udeur Ennio Morrone. Il primo è stato arrestato con l’accusa di ‘concussione mediante induzione’ per aver imposto assunzioni a due aziende finanziate dall’Unione Europea e dalla Regione Calabria in cambio di ‘copertura politica’. Il secondo è venuto a portagli ‘solidarietà’. Insieme sono protagonisti, dentro quella stanza, di un dialogo che esula da qualunque consuetudine. E questo viene registrato dalle microspie dei magistrati. ‘Franco…’, si rivolge Morrone a Pacenza parlando di Giuseppe Cozzolino, il Pm che lo ha arrestato, ‘… Cozzolino è un ladro… Cozzolino è un bastardo… ha trent’anni, è di Napoli… sappiamo dove se la fa…’.

    Parole pesanti, pesantissime. E c’è di più. Convinto di non essere ascoltato, Morrone prosegue: ‘… tanto il Gip sarà trasferito il 20 agosto… e’ un Gip distrettuale… ti posso garantire che tutti gli amici… Adamuccio, Nicola [Nicola Adamo, vicepresidente Ds della Regione Calabria, inquisito per un giro di finanziamenti comunitari…-n.d.r.], Rino, Spagnolo… sono tranquilli… comunque ne esci senz’altro… io mi devo muovere, frà…’. ‘… chiamiamo a Serafini [Alfredo Serafini, procuratore capo di Cosenza… n.d.r.] …’ , propone Pacenza. E Morrone: ‘… ho chiamato a Serafini… perché tu non mi hai avvertito?…’

    Il quadro che emerge è’ sconcertante. Un parlamentare della Repubblica, compagno di partito del guardasigilli, che durante una visita in carcere spiega al ‘collega’ di star tranquillo. E’ certo che ne uscirà senz’altro. In ogni caso della questione è al corrente il procuratore capo. E poi ‘sanno dove se la fa il procuratore ladro e bastardo’. L’altra faccia della giustizia. Il sotterraneo rapporto tra politica e magistratura. L’ultimo atto di una storia dove di pulito c’è poco e dove sono in gioco uomini di prima grandezza nazionale. Dopo l’arresto di Pacenza a sostenere la sua innocenza è il sottosegretario all’interno Marco Minniti, il quale ‘ha la sensazione si tratti di errore giudiziario’. Ancora oltre si spingono alcuni parlamentari, dai Ds alla Margherita fino al Partito democratico meridionale di Agazio Loiero, i quali si piazzano davanti al carcere di Cosenza dichirando: ‘… di qui non ci muoviamo!… senza Franco non andiamo via!…’. Unica voce contraria è quella del ministro alle infrastrutture Antonio Di Pietro. Ma è isolato. Gli ‘amici’ di Pacenza invocano subito le sue dimissioni. La moglie di Pacenza racconta l’arresto del marito e la sua espressione ‘di meraviglia’, come di una persona che sta pensando: ‘… non è possibile… si tratta di uno scherzo…’. A tutti viene il dubbio : non sarà una bufala?…

    In attesa di risposte certe ci sono quelle provvisorie. La vicenda inizia nel 1998, quando l’imprenditore Franco Alfonso Rizzo, nato in Germania da una famiglia di Corigliano [Cosenza], presenta due domande di contributo pubblico alla Sviluppo Italia Calabria. A trarne beneficio sono la Printec International s.r.l. e la Sensitec s.r.l., produttrici di sensori per stampanti, cartucce e altro, delle quali Rizzo è socio oltre che rappresentante. Un totale di circa sei milioni e mezzo di euro suddiviso in tre rate, a fronte è chiesto ai soci [tedeschi e turchi, oltre a Rizzo…] un dettagliato impegno: apportare capitali propri, spendere in attrezzature e capannoni, garantire una determinata quota di produttività e occupazione. Parametri che però, a quanto pare, non sono stati rispettati. Almeno così dicono alcuni dipendenti delle due aziende, i quali sporgono denuncia in procura, spiegando che a fronte dei finanziamenti nulla si sta facendo. Da una verifica dei magistrati si scopre che i ‘macchinari’ acquistati sono ferri vecchi fuori produzione da anni e che le relazioni di collaudo sono state ‘taroccate’. Ciò basta a provocare l’arresto di Rizzo il 17 luglio scorso, come pure a inguaiare Franco Pacenza, 48 anni, sposato con due figli, da anni segretario locale della Cgil e poi capogruppo Ds in consiglio regionale. Proprio lui, racconta Rizzo, gli avrebbe assicurato nel 2000 un appoggio per le pratiche di finanziamento in cambio dell’assunzione di alcuni suoi ‘amici’. Gli investigatori scoprono che nella sede dei Ds di Corigliano si svolge una curiosa ‘selezione’ di personale nella quale i soci di Printec e Sensitec accolgono i candidati con la frase : ‘… devi ringraziare Pacenza per questa occasione…’. Sempre a Corigliano la Eurocal Form s.r.l. organizza con soldi pubblici corsi di formazione ai quali partecipano i ‘segnalati’ da Pacenza, i quali il più delle volte non hanno i requisiti previsti dal bando. Diversi dipendenti confermano di essere stati assunti grazie all’interessamento del capogruppo diessino…

    Nonostante tutto questo, quando Pacenza è arrestato a metà agosto, tutto il centrosinistra protesta con energia. Gioisce poi quando il 29 dello stesso mese il tribunale della libertà di Catanzaro lo scarcera per ‘mancanza di gravi indizi’. ‘Sono soddisfatto!…’, commenta il viceministro dell’interno Minniti. Meno entusiasta è il sostituto procuratore Cozzolino, il quale presenta un ricorso di 37 pagine. In esso censura aspramente l’operato del tribunale della libertà. Ad esempio ‘… per non aver valutato nella loro interezza le dichiarazioni di Rizzo… laddove questi dichiarava di aver subito significative pressioni nel momento esecutivo dell’accordo…’. Oppure ‘… per aver omesso completamente di considerare le dichiarazioni rese dai dipendenti della Printec e della Sensitec…’. O ancora ‘… per aver sostenuto che le scritte ‘Franco P.’ non costituiscono elemento da collegare in maniera univoca al personaggio politico in questione…’. E la stoccata finale ‘… per aver audacemente negato la credibilità soggettiva di Franco Rizzo, disconoscendo i principi più elementari di legittimità giuridica costantemente ribaditi per decenni in tema di valutazione della chiamata in correità o in reità, senza preoccuparsi minimamente di spiegare quali motivi abbiano indotto a dubitare della attendibilità del dichirante…’

    Chi ha ragione?… il Pm Cozzolino o il tribunale della libertà?… Interessante al riguardo è il contenuto di una telefonata ricevuta da Pacenza il 4 settembre [dopo il suo rilascio quindi…] , registrata anch’essa dai magistrati. Si tratta di uno ‘scambio di battute’ nel quale una non meglio precisata ‘signora’ dice: ‘… abbiamo capito che non parlavi di chissà quale caso, per fortuna… altrimenti avrebbero buttato le chiavi…’. Anche per questo la registrazione del dialogo in carcere tra Morrone e Pacenza riveste grande importanza. Un nastro ancora pieno di misteri, vista la presenza di una quarta voce non identificata oltre a quella dei due politici e della guardia carceraria che si sapeva era presente. Già ora però è esplosiva, visti i contenuti. Dagli insulti al Pm Cozzolino, ai contatti tra il parlamentare dell’Udeur e il procuratore capo Serafini. In altre parole la conferma che qualcosa non và in Calabria. Analogo segnale viene da una ispezione al tribunale di Catanzaro che tocca anche il palazzo di giustizia di Cosenza. Si tratta di un documento che rivela una fitta rete di legami e parentele. A partire proprio da Ennio Morrone, padre di Manuela Morrone che è giudice alla procura di Cosenza. Questa poi è sposata con Stefano Dodaro, capo della squadra mobile della stessa città. Inoltre è vicina al Pm Vincenzo Liberto [al quale passa regolarmente informazioni riservate…], il quale riferisce al Pm Eugenio Facciolla ed è in ‘stretti rapporti’ con Mario Spagnolo, ex-Pm di Cosenza e oggi capo coordinamento della direzione antimafia di Catanzaro… E via di questo passo, un cortocircuito da giudici e i politici, dove i ruoli si mischiano, la trasparenza finisce e la giustizia arranca…



    --------------

    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  2. #2
    ora è veramnte troppo
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    è una vergogna!

  3. #3
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    Cool ... questa è di poche ore fà...

    Ragazzi
    visto che siamo 'in tema' ecco un'altro episodio che la dice lunga sulla 'magistratura calabra'...



    10 novembre 2006

    Ndrangheta. Arrestata giudice Patrizia Pasquin, Altri due magistrati coinvolti

    Ri.Ba.

    Il magistrato Patrizia Pasquin, 52 anni, presidente della sezione civile del Tribunale di Vibo Valentia, è stato arrestato stamani, su ordine della Dda di Salerno, dalla squadra mobile della città calabrese. Pasquin, veneta di origine, risiede e opera da tempo in Calabria. È stata per alcuni anni sostituto procuratore della Repubblica del tribunale vibonese. Il suo nome, a quanto si apprende, era emerso nei fascicoli dell'operazione Dinasty, che anni orsono portò all'arresto di una sessantina di persone tra capi e gregari del potente clan Mancuso di Limbadi, di cui l'operazione odierna rappresenta una prosecuzione. Ci sono anche due avvocati tra le persone arrestate dalla Polizia di Stato nell'ambito dell'operazione in cui è coinvolto il presidente di sezione del Tribunale di Vibo Valentia, Patrizia Pasquin. L'identità dei due avvocati, al momento, non è stata resa nota. Ai due professionisti vengono contestati la corruzione e la corruzione in atti giudiziari, reati commessi in concorso col giudice Pasquin. Le contestazioni mosse ai due avvocati fanno riferimento a presunti favoritismi di cui avrebbero beneficiato alcune persone vicine alla cosca Mancuso. Nel complesso sono trentatrè gli indagati nell'inchiesta della procura di Salerno che ha portato all'esecuzione di 16 provvedimenti restrittivi da parte degli uomini della Squadra Mobile di Vibo Valentia, con il coordinamento del Servizio centrale operativo della Direzione anticrimine centrale. Tra i destinatari dell'ordinanza emessa dal gip di Salerno ci sono anche imprenditori ed esponenti del clan Mancuso di Limbadi, oltre a un noto avvocato del vibonese. E ci sono anche altri due magistrati coinvolti nell'inchiesta, secondo quanto si apprende da fonti investigative, che collaboravano assiduamente con la Pasquin, ritenuta dagli investigatori molto vicina al clan Mancuso. Il giudice arrestato stamani dalla Polizia su ordine della Dda di Salerno, è in magistratura dal 1980. Attualmente ricopre l'incarico di presidente di sezione civile del Tribunale di Vibo Valentia, dove ha svolto tutta la sua carriera...

    Nominata uditore giudiziario al Tribunale di Catanzaro dal maggio 1980 è stata poi destinata, dal gennaio '82, al tribunale di Vibo Valentia. Dal 1986, Patrizia Pasquin ha ricoperto l'incarico di sostituto procuratore della Repubblica sempre a Vibo. Dall'aprile all'ottobre del 2004 ha anche svolto le funzioni di procuratore reggente. Nominata dal Csm magistrato di Corte d'appello dal '94, Patrizia Pasquin è diventata presidente di sezione dal luglio 1995. Dal dicembre 2000 è stata nominata magistrato di cassazione. Nella sua carriera Patrizia Pasquin si è occupata sia di civile che di penale. In quest'ultimo settore ha svolto incarichi di giudicante [a latere...] come giudice istruttore nel primo quinquennio dell'attività, come pm nei nove anni successivi e poi ancora come presidente dei collegi ordinari e di tribunale della libertà e delle misure di prevenzione. Nell'ambito del settore penale si è occupata di indagini riguardanti la criminalità organizzata, reati contro la pubblica amministrazione, ambientali ed edilizi, fiscali, oltre che di misure di prevenzione personali e reali, irrogandone oltre un centinaio in meno di due anni di presidenza della sezione penale. Come pm in particolare si è occupata anche di criminalità organizzata prima della nascita delle Direzioni distrettuali antimafia. Nel 1994, Patrizia Pasquin ha retto per alcuni mesi l'ufficio di procura durante il periodo di vacanza del posto di procuratore, seguendo le prime fasi dell'omicidio di Nicholas Green, il bambino statunitense assassinato nel corso di un tentativo di rapina accaduto il 29 settembre 1994 lungo il tratto calabrese dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria mentre viaggiava a bordo di una Fiat Uno insieme ai genitori ed alla sorella più piccola. Quale presidente della sezione civile si è occupata di affari civili ordinari come giudice istruttore e giudicante singolo e come presidente dei collegi, nonchè di procedure fallimentari, esecuzioni, procedimenti agrari, processi di lavoro e previdenza in grado di appello. Nel corso della sua attività si è occupata più volte di violenze ai danni delle donne commesse sia in famiglia che altrove...

    Il maxi blitz in corso in queste ore nel Vibonese tocca anche la provincia di Varese. La vasta operazione anticrimine è condotta dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia e coordinata dallo Sco centrale tendente. Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal Gip di Salerno coadiuvato dalla squadra giudiziaria. del tribunale di Vibo Valentia ed altri esponenti del clan Mancuso di Limbadi. L'operazione denominata Dynansty 2 do ut des s'inquadra nel grosso filone della Dynasty 1 della DDA che aveva già portato in carcere i vertici dei Mancuso, la potente cosca di livello internazionale. Quindici le ordinanze già eseguite tra cui quella nei confronti di Patrizia Pasquin, presidente della sezione civile del Tribunale di Vibo Valentia. Gli arresti sono stati fatti, oltre che nel Vibonese, nelle province di Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria e a Varese, con la collaborazione delle rispettive Questure. Complessivamente nell'operazione sono stati impiegati oltre 150 poliziotti...



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    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  4. #4
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    Fecia di Cossato,
    sembra che la Magistratura sia presente anche nella malavita;non è dunque vero che è l'anima etica del nostro "normale" paese.
    In un certo senso mi conforta perchè quest' aristocrazia di toga ,che non vuol essere uguale ai cittadini ma si arroga il diritto di ridurre l'obbligo a perseguire in una mera questione di opportunità ,proprio non la posso tollerare.

  5. #5
    FuoriTempo
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    i sinistri taccioni avvolti nell'ombra del disonore e della vergogna.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da FuoriTempo Visualizza Messaggio
    i sinistri taccioni avvolti nell'ombra del disonore e della vergogna.
    Bisognerebbe ragionare come fanno loro quando sotto inchiesta c'è qualcuno dei nostri; accomunandoli, come fanno loro, nella vergogna e nella disonestà ai loro beniamini.

    Non lo facciamo per decenza... Perché siamo "moralmente inferiori" , certo. Ma anche estremamente pratici e sappiamo che la corruzione non ha colore politico.

    Certo che questa qui è grossa... E ha ragione il Comandante. Sempre più connivenza fra magistratura e malaffare (addirittura una veneta che va ad ingarbugliarsi con i terroni! Ha imparato in fretta...) e, spiace notarlo, anche sempre più forze dell'ordine invischiate.

    Non so... Ultimamente sto accarezzando l'idea che una bella secessione lombardo-veneta... Mah! Meglio non pensarci.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Fecia di Cossato Visualizza Messaggio
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    leggetevi un pò questo articolo apparso oggi su L'Espresso!... e si tratta solo della punta dell'iceberg...



    Il consigliere Ds della Regione Calabria Franco Pacenza…



    Il deputato Udeur Ennio Morrone…

    Ti assolvo in nome del partito…

    Il Gip sarà cambiato. Il processo non si farà. Così Morrone [Udeur] rassicurò il Ds Pacenza. Un colloquio in carcere ‘intercettato’ dai Pm…

    di Riccardo Bocca

    E’ la mattina dello scorso 18 agosto. Sala colloqui del carcere di Cosenza. Seduti uno di fronte all’altro ci sono Franco Pacenza, capogruppo Ds in consiglio regionale della Calabria, e il deputato Udeur Ennio Morrone. Il primo è stato arrestato con l’accusa di ‘concussione mediante induzione’ per aver imposto assunzioni a due aziende finanziate dall’Unione Europea e dalla Regione Calabria in cambio di ‘copertura politica’. Il secondo è venuto a portagli ‘solidarietà’. Insieme sono protagonisti, dentro quella stanza, di un dialogo che esula da qualunque consuetudine. E questo viene registrato dalle microspie dei magistrati. ‘Franco…’, si rivolge Morrone a Pacenza parlando di Giuseppe Cozzolino, il Pm che lo ha arrestato, ‘… Cozzolino è un ladro… Cozzolino è un bastardo… ha trent’anni, è di Napoli… sappiamo dove se la fa…’.

    Parole pesanti, pesantissime. E c’è di più. Convinto di non essere ascoltato, Morrone prosegue: ‘… tanto il Gip sarà trasferito il 20 agosto… e’ un Gip distrettuale… ti posso garantire che tutti gli amici… Adamuccio, Nicola [Nicola Adamo, vicepresidente Ds della Regione Calabria, inquisito per un giro di finanziamenti comunitari…-n.d.r.], Rino, Spagnolo… sono tranquilli… comunque ne esci senz’altro… io mi devo muovere, frà…’. ‘… chiamiamo a Serafini [Alfredo Serafini, procuratore capo di Cosenza… n.d.r.] …’ , propone Pacenza. E Morrone: ‘… ho chiamato a Serafini… perché tu non mi hai avvertito?…’

    Il quadro che emerge è’ sconcertante. Un parlamentare della Repubblica, compagno di partito del guardasigilli, che durante una visita in carcere spiega al ‘collega’ di star tranquillo. E’ certo che ne uscirà senz’altro. In ogni caso della questione è al corrente il procuratore capo. E poi ‘sanno dove se la fa il procuratore ladro e bastardo’. L’altra faccia della giustizia. Il sotterraneo rapporto tra politica e magistratura. L’ultimo atto di una storia dove di pulito c’è poco e dove sono in gioco uomini di prima grandezza nazionale. Dopo l’arresto di Pacenza a sostenere la sua innocenza è il sottosegretario all’interno Marco Minniti, il quale ‘ha la sensazione si tratti di errore giudiziario’. Ancora oltre si spingono alcuni parlamentari, dai Ds alla Margherita fino al Partito democratico meridionale di Agazio Loiero, i quali si piazzano davanti al carcere di Cosenza dichirando: ‘… di qui non ci muoviamo!… senza Franco non andiamo via!…’. Unica voce contraria è quella del ministro alle infrastrutture Antonio Di Pietro. Ma è isolato. Gli ‘amici’ di Pacenza invocano subito le sue dimissioni. La moglie di Pacenza racconta l’arresto del marito e la sua espressione ‘di meraviglia’, come di una persona che sta pensando: ‘… non è possibile… si tratta di uno scherzo…’. A tutti viene il dubbio : non sarà una bufala?…

    In attesa di risposte certe ci sono quelle provvisorie. La vicenda inizia nel 1998, quando l’imprenditore Franco Alfonso Rizzo, nato in Germania da una famiglia di Corigliano [Cosenza], presenta due domande di contributo pubblico alla Sviluppo Italia Calabria. A trarne beneficio sono la Printec International s.r.l. e la Sensitec s.r.l., produttrici di sensori per stampanti, cartucce e altro, delle quali Rizzo è socio oltre che rappresentante. Un totale di circa sei milioni e mezzo di euro suddiviso in tre rate, a fronte è chiesto ai soci [tedeschi e turchi, oltre a Rizzo…] un dettagliato impegno: apportare capitali propri, spendere in attrezzature e capannoni, garantire una determinata quota di produttività e occupazione. Parametri che però, a quanto pare, non sono stati rispettati. Almeno così dicono alcuni dipendenti delle due aziende, i quali sporgono denuncia in procura, spiegando che a fronte dei finanziamenti nulla si sta facendo. Da una verifica dei magistrati si scopre che i ‘macchinari’ acquistati sono ferri vecchi fuori produzione da anni e che le relazioni di collaudo sono state ‘taroccate’. Ciò basta a provocare l’arresto di Rizzo il 17 luglio scorso, come pure a inguaiare Franco Pacenza, 48 anni, sposato con due figli, da anni segretario locale della Cgil e poi capogruppo Ds in consiglio regionale. Proprio lui, racconta Rizzo, gli avrebbe assicurato nel 2000 un appoggio per le pratiche di finanziamento in cambio dell’assunzione di alcuni suoi ‘amici’. Gli investigatori scoprono che nella sede dei Ds di Corigliano si svolge una curiosa ‘selezione’ di personale nella quale i soci di Printec e Sensitec accolgono i candidati con la frase : ‘… devi ringraziare Pacenza per questa occasione…’. Sempre a Corigliano la Eurocal Form s.r.l. organizza con soldi pubblici corsi di formazione ai quali partecipano i ‘segnalati’ da Pacenza, i quali il più delle volte non hanno i requisiti previsti dal bando. Diversi dipendenti confermano di essere stati assunti grazie all’interessamento del capogruppo diessino…

    Nonostante tutto questo, quando Pacenza è arrestato a metà agosto, tutto il centrosinistra protesta con energia. Gioisce poi quando il 29 dello stesso mese il tribunale della libertà di Catanzaro lo scarcera per ‘mancanza di gravi indizi’. ‘Sono soddisfatto!…’, commenta il viceministro dell’interno Minniti. Meno entusiasta è il sostituto procuratore Cozzolino, il quale presenta un ricorso di 37 pagine. In esso censura aspramente l’operato del tribunale della libertà. Ad esempio ‘… per non aver valutato nella loro interezza le dichiarazioni di Rizzo… laddove questi dichiarava di aver subito significative pressioni nel momento esecutivo dell’accordo…’. Oppure ‘… per aver omesso completamente di considerare le dichiarazioni rese dai dipendenti della Printec e della Sensitec…’. O ancora ‘… per aver sostenuto che le scritte ‘Franco P.’ non costituiscono elemento da collegare in maniera univoca al personaggio politico in questione…’. E la stoccata finale ‘… per aver audacemente negato la credibilità soggettiva di Franco Rizzo, disconoscendo i principi più elementari di legittimità giuridica costantemente ribaditi per decenni in tema di valutazione della chiamata in correità o in reità, senza preoccuparsi minimamente di spiegare quali motivi abbiano indotto a dubitare della attendibilità del dichirante…’

    Chi ha ragione?… il Pm Cozzolino o il tribunale della libertà?… Interessante al riguardo è il contenuto di una telefonata ricevuta da Pacenza il 4 settembre [dopo il suo rilascio quindi…] , registrata anch’essa dai magistrati. Si tratta di uno ‘scambio di battute’ nel quale una non meglio precisata ‘signora’ dice: ‘… abbiamo capito che non parlavi di chissà quale caso, per fortuna… altrimenti avrebbero buttato le chiavi…’. Anche per questo la registrazione del dialogo in carcere tra Morrone e Pacenza riveste grande importanza. Un nastro ancora pieno di misteri, vista la presenza di una quarta voce non identificata oltre a quella dei due politici e della guardia carceraria che si sapeva era presente. Già ora però è esplosiva, visti i contenuti. Dagli insulti al Pm Cozzolino, ai contatti tra il parlamentare dell’Udeur e il procuratore capo Serafini. In altre parole la conferma che qualcosa non và in Calabria. Analogo segnale viene da una ispezione al tribunale di Catanzaro che tocca anche il palazzo di giustizia di Cosenza. Si tratta di un documento che rivela una fitta rete di legami e parentele. A partire proprio da Ennio Morrone, padre di Manuela Morrone che è giudice alla procura di Cosenza. Questa poi è sposata con Stefano Dodaro, capo della squadra mobile della stessa città. Inoltre è vicina al Pm Vincenzo Liberto [al quale passa regolarmente informazioni riservate…], il quale riferisce al Pm Eugenio Facciolla ed è in ‘stretti rapporti’ con Mario Spagnolo, ex-Pm di Cosenza e oggi capo coordinamento della direzione antimafia di Catanzaro… E via di questo passo, un cortocircuito da giudici e i politici, dove i ruoli si mischiano, la trasparenza finisce e la giustizia arranca…



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    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato
    si puo' intercettare un deputato?

    oppure si raccontan bufale ?

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da barabba1 Visualizza Messaggio
    si puo' intercettare un deputato?

    oppure si raccontan bufale ?
    Justa et Opportuna protesta da elevare al direttore del giornale che ha pubblicato l'inverecondo articolaccio chiedendo, al contempo, il licenziamento in tronco del giornalista.

  9. #9
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    Cool ... e nel frattempo viene a galla qualcos'altro...

    Ragazzi
    a quanto pare in Calabria i criminali di ogni genere, grandi e piccoli, godono della più asoluta impunità... grazie a chi?... domanderete... ma grazie al personaggio qui sotto!!!... e a chi altri se no!!!...



    Da il Giornale... buona lettura ragazzi!!!...

    L’ex-onorevole al Gip: 'Ci pensa il ministero...'

    di Gian Marco Chiocci

    La frase sibillina pronunciata da un ex parlamentare del partito di Mastella nell’udienza in cui è imputato per usura in Calabria

    Stesso gip sgradito, stesso partito d'appartenenza, stesse frasi fuori luogo. Quanto accaduto il 18 agosto nel carcere di Cosenza con il deputato dell'Udeur Ennio Morrone intercettato mentre rassicura il povero consigliere dei Ds Franco Pacenza sull'imminente siluramento del giudice responsabile dell'arresto ['... tanto il Gip sarà trasferito il 20 agosto... è un Gip distrettuale... ti posso garantire...'] sembra non essere un incidente di percorso, un caso isolato. Se la microspia piazzata nella cella di Pacenza capta anche le ulteriori rassicurazioni di Morrone circa l'interessamento per un intervento sul procuratore capo Serafini da parte sua e di altri importanti esponenti politici di centrosinistra, il medesimo Gip, nelle vesti di Gup, Giuseppe Greco è oggetto di una ulteriore disavventura che ha per oggetto un altro importante esponente dell'Udeur calabrese, Bonaventura Lamacchia, deputato uscente [superato proprio da Morrone...] nonché ex-presidente del Cosenza Calcio e in questa veste già finito nei guai per l'allegra gestione della società sportiva. Il 22 maggio scorso Lamacchia sfila in udienza in merito a contestazioni di usura contenute nel procedimento penale numero 1375/05 nato dalle dichiarazioni del noto pentito Giorgio Cavaliere, che un bel giorno s'è pentito d'essersi pentito e ha spiattellato tutte le malefatte commesse [a suo dire...] in un'indagine d'usura dal Pm Luberto, finito sotto procedimento penale a Salerno. Quando Lamacchia viene introdotto al cospetto del Gip l'aria è tesa. Sarà per la stampa che gironzola nei corridoi, sarà per le voci odiose alimentate anche da compagni dello schieramento di centrosinistra, fatto sta che l'imputato è nervoso. L'avvocato Sergio Sangiovanni introduce il suo assistito: '... risponde di usura l'onorevole Lamacchia, signor giudice...'. Il Gip chiede se deve farlo in merito a un episodio ben preciso oppure sul contesto complessivo. Il legale capisce e taglia corto: '... ehm... vediamo se in altre... siccome ci sono rapporti...'. Bene così. Si comincia. Il Gup sta per dare la parola quando viene interrotto proprio da Lamacchia: '... siccome qui sono proprio...'. Il giudice sobbalza sulla sedia, capisce dove l'imputato vuole andare a parare, pensa a un'arringa politica, è inflessibile. '... eh no, non è questa la sede!...'. Lamacchia lo interrompe di nuovo: '... lo so, non è la sede... ma non dev'essere nessuna sede... la giustizia giusta la faremo al ministero!.... Il ministero?... che c'entra il ministero?... quale ministero?... Il Gup inarca le sopracciglia, indietreggia con la sedia, sta per sbottare ma si trattiene: '... che cosa scusi?... lei dovrà fare cosa?... non ho ben capito...'. Visto il tema e la sede trattata, il ragionamento di Lamacchia fa pensare al ministero di via Arenula, quello della Giustizia guidato dal ministro Clemente Mastella [dell'Udeur come lui...] invitato a fare luce dal centrodestra per le frasi contro il Gip Greco intercettate in carcere al parlamentare Ennio Morrone [dell'Udeur pure lui...].Quando il Gup reagisce a quel modo l'onorevole abbozza una veloce retromarcia. '... no, io dico... se un cittadino viene ingiustamente accusato e qui siamo all'udienza preliminare...'. Stavolta è il Gup che, più stizzito ancora, interrompe l'imputato: '... ma allora, cosa c'entra questo adesso?...'. Non c'entra nulla, e infatti Lamacchia non insiste più. Così l'interrogatorio prende un'altra piega, prettamente processuale. Scompaiono quei riferimenti al 'ministero' che alla luce di quel che sta emergendo con le interferenze di Morrone rappresentano una bella coincidenza. Anche perché, considerato che il Gip Greco è stato effettivamente trasferito come da intercettazioni di Morrone, considerati gli strani riferimenti al 'ministero' rivolti da Lamacchia al Gup Greco, per dirla come la direbbe Gasparri di An, '... quali sono le valutazioni del governo, posto che non sfugge a nessuno che Morrone, e Lamacchia, appartengono allo stesso partito dell'attuale ministro della Giustizia Clemente Mastella?...'. 'E il governo - chiedeva sempre Gasparri in un'interpellanza urgente - ha gli elementi per dissipare i dubbi riguardanti interferenze politiche e pressioni su magistrati ritenuti scomodi?...'. Chi risponde?...



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    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

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    Cool ... 'mafia-politica connection'...



    La giudicessa Pasquin in due immagini, intervistata dal Tg1 e al momento dell'arresto...

    Ragazzi
    ecco che cosa sta spuntando fuori dall'indagine su Vibo Valenzia!... una vera e propria 'mafia-politica & malaffare connection...

    Da il Giornale... buona lettura

    Il giudice arrestato era consulente della giunta rossa...

    di Gian Marco Chiocci

    L'anno 2005, il giorno 25, il mese di marzo, alle ore 12.30, nella sala delle adunanze, previa l'osservanza delle formalità prescritte, la giunta provinciale di Vibo Valentia delibera in merito al viaggio a Toronto per 'pubblicizzare il turismo del vibonese e la degustazione di prodotti tipici'. Quarantamila euro è il contributo richiesto dall'agenzia di viaggio che organizza la spedizione in Canada alla quale partecipa, chissà a quale titolo, un 'consigliere giuridico'. Ovvero, Patrizia Pasquin, presidente della sezione del tribunale civile di Vibo arrestato l'altro giorno nella connection mafia-politica & malaffare turistico. Nei carteggi giudiziari archiviati a Vibo e riesumati a Catanzaro c'è anche questa delibera provinciale approvata dalla giunta di centrosinistra capitanata da quell'Ottavio Bruni [prima Margherita, ora con Loiero...] il cui nome, qua e là, spunta nelle intercettazioni telefoniche allegate all'ordinanza d'arresto. Tra i faldoni si fa pure riferimento a un decreto ministeriale congiunto [lavoro e pari opportunità...] firmato il 6 aprile 2001 rispettivamente da Cesare Salvi e Katia Bellillo nel quale si provvede alla nomina di 'consigliere di parità' di Vibo Valentia del medesimo magistrato. Per addentrarci con l'inchiesta nel cosiddetto 'secondo livello' occorre partire proprio dal dossier presentato alla Dda di Catanzaro il 21 luglio 2005 dal deputato di An, nonché vicepresidente della commissione Antimafia, Angela Napoli dove la deliberazione di giunta [presente Bruni...] è segnalata in coda al capitolo Vibo, tra cosche, politica e turismo allorché si fa esplicito riferimento a Giovanni Vecchio, precedentemente 'assessore provinciale con delega al turismo e consigliere comunale a Tropea, e avvocato di Luigi, Pantaleone e Antonio Mancuso nel processo Dinasty laddove si oppose alla costituzione di parte civile dei comuni di Vibo e Tropea...'. Per tale motivo, si legge ancora nel dossier compulsato dalla Dda di Catanzaro, 'con l'aggravante del fatto che sono a conoscenza della grande potenzialità dei Mancuso nel settore turistico del territorio, ritenendo incompatibile le due funzioni, ho chiesto le sue dimissioni...'. Che sono arrivate in ritardo, dopo una finta rinuncia al mandato esercitato da altri legali, sempre però del suo studio. Quando Vecchio rinuncia alla carica di assessore, gli subentra Aurelio Maccarone della Margherita, 'eletto nel collegio San Calogero-Limbadi, fratello del consuocero di Pantaleone Mancuso, detto 'Luni 'u Vecchio'...'. Se Maccarone, stando al dossier Napoli, sarebbe stato l'organizzatore della manifestazione oltreoceano attraverso un'agenzia di viaggi 'la cui responsabile ha il padre titolare di un ristorante dove si è poi svolto il matrimonio del figlio di Bruni e dove, una settimana dopo, si è registrata una sfilata di gioielli sponsorizzata per 40-mila euro dalla provincia di Vibo...', l'avvocato Vecchio è indagato in quest'ultima inchiesta per i suoi stretti rapporti con il giudice Patrizia Pasquin che tanta parte avrebbe avuto nelle presunte agevolazioni ai Mancuso nella trattazione del sequestro dei loro beni. Al legale la toga si rivolge il 3 agosto 2004 per fare pressioni sul capogruppo di maggioranza di Parghelia [comune retto dal sindaco Nicola Calzona dei Ds, indagato pure lui...] affinché non si opponesse all'approvazione del piano di lottizzazione del complesso turistico 'Melograno Village' dove lei stessa era socio occulto in cointeressenze con l'imprenditrice Settimia Castagna, a sua volta legata all'architetto Francesca Tulino, responsabile del progetto 'Infratur' sulla Costa degli Dei, dirigente di primo piano della Margherita alla provincia. A quest'ultima gli investigatori arrivano prima per i rapporti con il boss Ciccio Mancuso a cui avrebbe chiesto una mano affinché impedisse a chicchessia di creare problemi all'affare. In seconda battuta per il suo attivismo nell'erogazione dei finanziamenti per il 'Melograno Village', giudicato sospetto al pari della violentissima litigata che la Tulino ha con la Castagna per l'esclusiva dei rapporti personali col presidente della provincia, Ottavio Bruni. A margine di questa discussione gli investigatori ravvisano un'ipotesi di finanziamento illecito ai partiti, nel caso di specie la Margherita, per una frase 'politicamente scorretta' della Castagna: '... senti, da Bruni ci vado quando mi pare, non sono una cojona, finora ho sborsato parecchi milioni di euro. Come mi permetto di parlare con Bruni?... come?... ho ancora gli assegni del partito, un milione e mezzo, due milioni di euro con tutti gli iscritti, ce li ho io gli assegni, cara... e sai a questo partito quanti regali ho fatto, quanti voti gli ho portato?...'. Ergo 'io sono quella persona che deve mantenere gli equilibri...'. Gran finale: '... ieri ho incontrato Bruni a San Luca... nessuno di noi avrebbe ottenuto questo risultato, ci siamo adoperati tutti, un lavoro di squadra...'. Il presidente, da parte sua, nega d'aver percepito alcunché per il partito ['... Francesca e Settimia erano solo amiche...']. Ma l'influenza dei Mancuso su qualsiasi business della provincia sembra essere invasiva: '... le cosche Mancuso controllano imprese - recita il documento che ha dato il là alle indagini - attività commerciali, lavori autostradali, bar, ristoranti, aziende vinicole, forniture di cementi...'. Tutto. Ma è sul turismo che hanno il monopolio anche se talvolta lasciano fare i Piromalli che attraverso prestanome controllerebbero il villaggio [sequestrato...] 'Blue Paradise', sempre a Barghelia. Per non dire del 'resort' di Briatico dove Luni Mancuso avrebbe detto la sua nella compravendita della struttura, o del market nel villaggio di Nicotera Marina gestito da una società vicina alla cosca di Limbadi collegata al fratello del consigliere Salvatore Rizzo. Nel chiedere accertamenti sui politici di centrosinistra di Vibo, la Napoli si è soffermata con il Pm di quest'ultima inchiesta su Lidio Vallone, già consigliere del comune di Briatico sciolto per mafia, e Pietro Giamborino, indagato per 416 bis nell'operazione Rima. Quale presidente del consiglio provinciale di Vibo, Giamborino nell'ottobre 2004 tuonò contro la commissione parlamentare antimafia definendola 'vergognosa ronda militare che gira e inquisisce'. Fu costretto a dimettersi, ma venne presto 'risarcito': capolista alle regionali... con la Margherita... of course...



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