L'UNIONE TREMA Dubbi sulla vittoria Si ricontano i voti
di GIANLUCA ROSELLI
ROMA Si riconta. Dopo mesi di polemiche, rinfocolate di recente dal caso Deaglio, il Senato ha deciso di ricontare le schede delle elezioni politiche del 2006. La giunta per le elezioni di Palazzo Madama, infatti, ha sancito all'unanimità (con due astenuti) il riconteggio totale delle schede nulle, bianche e contestate, in sette regioni: Calabria, Campania, Lazio, Lombardia, Puglia, Sicilia e Toscana. In Campania, Lazio e Puglia c'è stato uno scarto minimo di voti. Inoltre, la giunta ha deciso di procedere alla revisione delle schede valide, custodite nei diversi tribunali, con controlli a campione delle schede regolari che saranno decisi dai comitati di revisione schede. Tenendo conto dei seguenti criteri: l'assenza del verbale o la notevole differenza tra i dati dichiarati sul verbale e quelli verificati sulla revisione; l'assenza di schede nulle e contestate; la presenza di rappresentanti di lista appartenenti a una sola coalizione o l'assenza nel seggio di rappresentanti di lista per ambedue le coalizioni. Nel caso in cui i risultati rivelino "scostamenti significativi" rispetto ai dati di proclamazione, si dovrà estendere la procedura di revisione delle schede anche alle altre regioni e alla circoscrizione estero. In totale sono quasi settecento mila le schede che dovranno essere ricontrollate, distribuite su 35 mila sezioni: 292 mila bianche, 395 mila nulle e circa 250 contestate e non assegnate. Per ricontare, però ci vorrà tempo. Almeno sei mesi, per alcuni, quattro per i più ottimisti. Saranno formati sette comitati di riconteggio, uno per ogni regione, con un relatore e due membri della giunta per le elezioni, uno di maggioranza e uno di opposizione. In termini politici, si tratta di una vittoria della Casa delle Libertà, che da mesi auspica un riconteggio dei voti dopo aver perso le elezioni di un soffio. Il centrosinistra finora aveva sempre nicchiato. Ma, ironia della sorte, il "casus belli" è stato proprio Deaglio che, accusando il centrodestra di aver costruito un imbroglio telematico nella trasmissione dei voti, ha anche messo sotto accusa le giunte per le elezioni di Camera e Senato di non aver fatto nulla per controllare. Insomma, Deaglio ha messo tutti con le spalle al muro: la giunta del Senato, che finalmente ha deciso, e la sinistra che non si è potuta opporre alla proposta di riconteggio dell'opposizione. Così ieri di fronte alla proposta di Lucio Malan, l'Unione ha risposto con una contro proposta di Antonio Boccia. Ma poi, durante la sospensione di un'ora, Boccia e Felice Casson hanno deciso di convergere sulla proposta di Forza Italia. «L'Unione è stata politicamente costretta ad accettare», afferma il senatore azzurro Giorgio Stracquadanio, «altrimenti sarebbero stati accusati di non voler ricontrollare i voti e di voler nascondere la verità. In Senato basterebbe solo il passaggio della Campania (dove Prodi ha vinto per 15 mila voti, ndr) alla Cdl per ribaltare i rapporti di forza, mentre alla Camera basterebbe recuperare un voto per sezione: sono 60 mila contro 24 mila voti di scarto». «L'eco del caso Deaglio, ma anche le parole di Berlusconi alla manifestazione di sabato, li hanno portati a più miti consigli. Ora aspettiamo anche una decisione in tal senso della giunta per le elezioni di Montecitorio», sottolinea l'azzurro Malan. Unico a votare contro Roberto Manzione dell'Ulivo. «Sono contrario perché la decisione della giunta è stata assunta solo come motivazione politica. Nelle 7 regioni interessate non è stata compiuta nessuna attività istruttoria. Se un organismo come la Giunta decide un'istruttoria senza specificarne i motivi, la decisione è politica». OTTO MESI DI INCERTEZZA Subito dopo la comunicazione dei risultati della tornata elettorale del 9 e 10 aprile, Berlusconi aveva espresso forti perplessità sulla regolarità del voto. In particolare, le incertezze più grandi erano relative al voto per la Camera (con la vittoria dell'Unione per poco più di 24mila voti, pari allo 0,6 per mille) e a quello degli italiani all'estero, che ha contribuito a ribaltare i rapporti di forza a Palazzo Madama. Poche settimane fa, il documentario di Enrico Deaglio "Uccidete la democrazia" aveva paventato irregolarità ma a carico del centrodestra. Il direttore di Diario è stato indagato per diffusione di notizie false."
E c'è chi (ndr), a sinistra, ritiene Deaglio al servizio del CDX...Senza la bufera non vi sarebbe stato nessun pericolo.Perchè il pericolo per la sinistra esiste...eccome se esiste.




Rispondi Citando
