Benedetto XVI lancia un monito sulla difesa dei simboli cristiani negli ospedali, nelle scuole e negli altri luoghi pubblici. "Nei tempi moderni il concetto di laicità ha assunto quello di esclusione della religione e dai luoghi pubblici destinati allo svolgimento delle funzioni proprie della comunità politica: da uffici, scuole, tribunali, ospedali, carceri"", ha detto il Papa parlando all'unione dei giuristi cattolici italiani.
E' un discorso destinato a fare discutere quello del Papa. In ogni caso il Pontefice non usa mezzi termini per chiedere alle istituzioni politiche di rispettare il senso di religiosità che, a suo parere, infonde tutte le creature, anche nell'adempimento della vita pubblica, che comunque, sempre secondo il Papa, vive di una sua legittima autonomia.
"I cattolici non possono accettare una visione della laicità come esclusione della religione dai vari ambiti della società e come suo confino nell'ambito della coscienza individuale", dice il Papa che prosegue: "La laicità si esprimerebbe nella totale separazione tra lo Stato e la Chiesa, non avendo quest'ultima titolo alcuno ad intervenire su tematiche relative alla vita e al comportamento dei cittadini". Non solo: "La laicità - ha aggiunto - comporterebbe addirittura l'esclusione dei simboli religiosi dai luoghi pubblici destinati allo svolgimento delle funzioni proprie della comunita' politica: da uffici, scuole, tribunali, ospedali, carceri".
"Si parla oggi - ha rilevato ancora il Pontefice - di pensiero laico, di morale laica, di scienza laica, di politica laica". Una concezione che deve essere rifiutata perché, ha sottolineato il Papa teologo, si basa su "una visione a-religiosa della vita, del pensiero e della morale: una visione, cioé, in cui non c'è posto per Dio, per un Mistero che trascenda la pura ragione, per una legge morale di valore assoluto, vigente in ogni tempo e in ogni situazione".




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