ritrovamento effettuato dall’équipe guidata da Clementina Panella
Lo scettro dell’Imperatore torna alla luce sul Palatino
Eccezionale scoperta sul colle dove nacque Roma
Sono usciti dalla terra mandando barbagli lucenti, come oro. Un ritrovamento unico ed eccezionale, avvolto in tessuti di seta e di lino ormai mineralizzati dal tempo e chiuso dentro casse di legno macerate e collassate: le insegne di un imperatore di età tardo-antica. Quattro lance con le lame in ferro, con le aste in oricalco (una miscela di rame e zinco) a cui erano applicati gli stendardi secondo iconografie ampiamente note, due picche e due alabarde da interpretare come armi da cerimonia, anch’esse con aste in oricalco, e soprattutto tre scettri muniti all’estremità di «globi» in vetro e in calcedonio. Qualche evento catastrofico, che ancora si ignora, ha portato al loro seppellimento e qualche altro evento ne ha impedito il recupero. Erano in una fossa nascosta in un sottoscala, accanto alla via Sacra, percorsa ogni giorno da migliaia e migliaia di turisti ignari che dal Colosseo salgono al Palatino. A trovarle sono stati gli archeologi della Sapienza guidati da Clementina Panella, l’esperta di quest’angolo magico di Palatino di fronte al Colosseo, dove nel 2003 riportò alla luce la straordinaria fontana della «Meta Sudans» augustea. Oggetti visti, finora noti solo nelle raffigurazioni delle monete, dei dittici in avorio del IV e del V secolo, nelle pitture e sui rilievi di età imperiale.
Stendardi, armi, scettri erano lì, in uno dei lati del Palatino disegnato da Romolo, nel Pomerio che fa da raccordo quasi mistico delle regioni centrali di Roma e che accoglie negli strati più profondi la zona votiva e sacra ritrovata dalla Panella, forse le Curiae Veteres, con un nuovo tempietto d’età flavia e un «pozzo» che ha restituito anch’esso un deposito votivo costituito da vasi rituali, offerte, antefisse e astragali bruciati, riconducibili ad un culto femminile, ctonio e forse oracolare. Il «pozzo» sporgeva dal bordo della strada, rintracciata per una lunghezza di cento metri, che dall’VIII secolo s’incuneava di sbieco tra Palatino e Velia, incrociando l’attuale via Sacra. È l’antichissima via percorsa dai cortei trionfali che dall’età di Servio Tullio arriva fino a Nerone, una strada che univa la valle del Colosseo al Foro, finora ignota. Essa conserva, integra, sotto il manto stradale una fogna in grandi blocchi di travertino di età augustea.
Poco più in su lungo questa stessa via si estende invece l’isolato che prima dell’incendio neroniano ospitava case aristocratiche, di cui una è stata appena scoperta sulle pendici del Palatino, con fasi edilizie che dal VI secolo a.C. raggiungono la prima età imperiale. La parte finora scavata (gran parte di essa è sotto le sostruzioni della Vigna Barberini e le Terme di Eliogabalo) sembra ubicata nel punto in cui Svetonio e Festo collocano la casa natale di Augusto. Nella domus c’è un mirabile mosaico a disegni geometrici a scacchiera di 3 metri per 7, che è stato «strappato» per essere esposto al Museo di Palazzo Massimo.
Clementina Panella, che ha scoperto tutte queste novità nell'ultima tranche (dal 2001 ad oggi) dei suoi scavi tra valle del Colosseo e Palatino avviati fin dal lontano 1986, piccola grande studiosa indefessa che guida il manipolo entusiasta di allievi e collaboratori (come Antonio Ferrandes, Viviana Carbonara e Giacomo Pardini) spiega: «Sì, queste insegne sono eccezionali per quantità e soprattutto per qualità e per unicità. Le stiamo restaurando con la collaborazione dell’Istituto Centrale del Restauro e con i Dipartimenti di Restauro della Soprintendenza Archeologica di Roma. A restauro ultimato sarà cura della Soprintendenza Archeologica presentarle nel modo più adeguato ed esporle in una delle sue sedi prestigiose. Sarà un evento, non è una cosa che capita tutti i giorni...».
A un’archeologa come Clementina Panella interessa però capire anche il futuro di questo luogo magico, che ruota intorno alla «Meta Sudans», vertice di cinque regioni augustee e caposaldo di uno dei quattro angoli del Pomerio della città di Romolo. Oggi essa è di nuovo scomparsa inghiottita dall’aiola prospiciente l’Arco di Costantino. La fontana di Augusto, dopo essere stata trovata, è stata infatti riseppellita. E ora? Cosa succederà con questi nuovi scavi? «Anche Andrea Carandini ha dovuto reinterrare le sue straordinarie scoperte di età arcaica - dice la Panella -. Ma entrambi vogliamo andare avanti: questo versante delle pendici del Palatino riserverà ancora ritrovamenti di eccezionale importanza ...».
Paolo Brogi


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