Da Pagine di Difesa
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Il Regno Unito di Tony Blair punta ancora sulla deterrenza nucleare
Franco Apicella, 9 dicembre 2006

Il Libro bianco sulla strategia di deterrenza nucleare della Gran Bretagna è stato presentato lo scorso 4 dicembre dal premier Tony Blair al parlamento. Il documento sarà discusso e sottoposto al voto presumibilmente entro il prossimo marzo. Attualmente il deterrente a disposizione della Gran Bretagna è costituito da quattro sottomarini a propulsione nucleare classe Vanguard armati con missili Trident di fabbricazione statunitense e da un arsenale di 200 testate.

Blair intende sostituire i sottomarini con altri di nuova generazione costruiti in Gran Bretagna e i missili con una versione successiva prodotta in collaborazione con gli Usa. Il piano di ammodernamento consentirebbe di ridurre a 3 il numero dei sottomarini e quello delle testate a 160. Gli attuali Vanguard sarebbero posti fuori servizio a partire dal 2022 mentre i nuovi sottomarini, il cui sviluppo richiede un tempo stimato in 17 anni, coprirebbero l’esigenza fino al 2050. La nuova versione del Trident ne estenderebbe la vita operativa fino al 2042; nel frattempo continuerebbe la cooperazione con gli Usa sul sistema destinato a rimpiazzarlo.

Il programma di ammodernamento è ritenuto necessario perché la Gran Bretagna non può rischiare di fare affidamento solo sugli Usa. “La nostra cooperazione con l’America è molto stretta. Ma, per quanto stretta (sia questa collaborazione, ndr), l’indipendenza del deterrente britannico costituisce una assicurazione in più nelle circostanze in cui noi siamo minacciati e l’America non lo è”, ha affermato Blair. Il premier in definitiva ritiene pericoloso rinunciare a una capacità di deterrenza autonoma contro il terrorismo nucleare sponsorizzato da Stati come la Corea del Nord o l’Iran.

Le prime argomentazioni contro la proposta di Blair aprono la strada a un ampio dibattito; si va dalla efficacia della minaccia di ritorsione nucleare nei confronti del terrorismo e degli Stati falliti o canaglia alla effettiva autonomia dello strumento, visto che comunque il nuovo Trident dipenderà in parte dalla tecnologia Usa. Anche le decine di miliardi di sterline necessarie per l’attuazione del progetto – dicono alcuni – sottraggono risorse al bilancio per gli armamenti convenzionali e meglio potrebbero essere impiegate per la lotta al terrorismo e per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti energetici.

L’efficacia della deterrenza nucleare contro terrorismo e Stati canaglia è un argomento già dibattuto e alla fine di ogni discussione rimane sempre il beneficio del dubbio: meglio fare deterrenza che negoziare a mani vuote. C’è poi un dato concreto che potrebbe rafforzare questa posizione. Corea del Nord e Iran – perché di loro oggi si parla ma non è escluso che il club si allarghi nei prossimi decenni – stanno facendo il proprio gioco con l’Onu anche grazie alle divergenze tra i membri permanenti del Consiglio di sicurezza. Il fatto che i cinque siano anche potenze nucleari, ciascuna con diversi livelli di potenziale, complica ulteriormente gli equilibri.

Appena qualche settimana fa - l’8 novembre - il presidente russo Putin in un discorso tenuto al Gru (servizio di intelligence militare) ha accennato anche alla strategia di deterrenza nucleare russa che, a differenza di quella britannica basata solo sui missili lanciati da sottomarini, può contare anche su missili basati a terra e bombardieri strategici. La triade russa è destinata a contrapporsi a quella Usa, seppure in maniera asimmetrica vista l’attuale inferiorità di vettori russi in termini quantitativi e qualitativi.

Putin non ha parlato di deterrenza nucleare nei confronti degli Stati canaglia o del terrorismo; ha preferito porre l’accento su quelle “leading nations” che invece di ridurre gli arsenali nucleari “li stanno continuamente ammodernando”. Riletto oggi quel passaggio potrebbe sembrare allusivo al Libro bianco di Blair. Ma c’è anche chi pensa di partire da zero. Recentemente ha fatto notizia l’ipotesi avanzata da un politico giapponese di dotare le forze di difesa del suo Paese con armamenti nucleari.

Sono segnali di un nuovo approccio che potrebbe sdoganare il tabù nucleare. Superato lo scenario apocalittico della Mad (Mutual assured distruction), preso atto della Nuclear Primacy (supremazia nucleare assoluta) degli Usa, il nucleare diventa esorcismo nei confronti di minacce difficili da gestire. Visto che né l’Onu col Consiglio di sicurezza né gli Usa con la primacy riescono a ridurre alla ragione gli Stati canaglia, il nucleare fai da te diventa una soluzione possibile. Per il Giappone le motivazioni politiche – ma soprattutto quelle geografiche – sono chiare; per la Gran Bretagna non si comprende se si tratti di realpolitik o di un rigurgito dell’imperialismo ormai da tempo tramontato.