Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
    Vittima del proporzionale
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    Question Parliamo delle Giovani Generazioni ....

    [mid]http://xoomer.alice.it/francesco.rinaldi29/KAR_ITALIANE/E.Ruggeri/Ruggeri_-_Il_portiere_di_notte.mid[/mid]

    Da "Avanti !"

    I RAGAZZI E LA TENTAZIONE “RADICALE”
    I giovani riformisti e quelli neo o post
    18/02/2004
    Fare un’analisi sul rapporto riformismo-giovani è come fare un’analisi del pensiero giovanile sulle principali tematiche sociali, politiche ed economiche. Il riformismo varia, ed è sempre esistente nella odierna società, porta complicazioni e nuove idee. Ma, per fare il punto della situazione, bisogna capire, prima di tutto, il giudizio dei giovani sulla politica. Per prima cosa, bisognerebbe dividere il parere dei giovani, e non in destra e sinistra, bensì nell’idea personale del ruolo della politica. Sembra elementare, ma se da una parte troviamo dei blocchi politici che sono e fanno di tutto per definirsi “radicali” (fascismo e comunismo in primis), dall’altra troviamo gente disposta a trattare, ragionare e spesso trovare il compromesso. Perché questa divisione? La risposta è scritta nel comportamento psicologico che sempre (e ripeto sempre) influenza il pensiero politico; i “radicali” di cui sopra, in quanto a tematiche sociali, ne sanno poco, sono poco interessati all’argomento oppure difendono degli ideali che la famiglia ha contribuito a radicare nel pensiero del giovane. Il maturare un pensiero politico indipendente dalla propria educazione (e quindi il saper formulare e capire con quale idea vale la pena schierarsi) ci riconduce al secondo blocco di giovani. Questi si dimostrano più interessati alle tematiche sociali, cercano di dare il loro contributo ai loro ideali (con il tesseramento a un partito), oppure si dilettano nella rappresentanze di istituto nelle varie scuole. Per capire il parere dei giovani sul continuo riformismo era obbligatoria questa semplice ed elementare prefazione, che serve per fare un po’ di ordine mentale. Ora bisogna subito chiarire un’altra differenza, che ci porta al centro del tema: mentre il primo blocco non si interessa o ripudia il riformismo, il secondo blocco lo esamina, lo studia e poi o lo utilizza, o lo cestina. Già il fatto di esaminare con attenzione la questione è degno di lode, data la situazione attuale. La mia modestissima esperienza nei luoghi scolastici mi ha fatto capire che i giovani che esaminano questo riformismo sono sempre più disposti a entrare nella scena politica; questo può portare a continui compromessi (d’altronde la politica è l’arte del compromesso), o leggeri cambi di ideali che generano il revisionismo che a volte porta, a mio parere, a eccessi stucchevoli (e mi sforzo di non nominare nessun politico). Questa è l’incognita riformista: il mutamento della società deve portare a cambiamenti di ideali o bisogna resistere perché le ideologie personali non possono morire facilmente? Il riformismo deve essere giudicato come un nuovo processo politico, oppure una continuazione di un ideale? Rispondendo a queste domande si può trovare la soluzione al pensiero riformista secondo i giovani. Per quanto riguarda la prima domanda, la storia ci insegna, che bisogna adeguarsi ai nuovi mutamenti. Ma non è detto che questa sia la strada giusta. A questo punto bisognerebbe aprire un altro discorso: cosa genera il mutamento e come mai esso è avvenuto; perché (molti pensano) se questo mutamento è da considerarsi negativo forse non vale la pena cedervi, e forse vale la pena adottare il termine “neo” invece che “post”. A voi il giudizio. Sulla seconda domanda sono molto più sicuro: un processo politico può colpire qualunque schieramento politico e può mutare in qualsiasi ideale; queste decisioni spettano alla dirigenza. Tornando ai giovani, essi fanno di tutto per adeguarsi a questo perenne riformismo, e, molto spesso, cercano di trarne considerazioni personali; tanto che è frequente trovare un partito che dice una cosa e un’organizzazione giovanile dello stesso partito che la formula in un modo diverso o fa qualche modifica. Qui si apre il brutto capitolo della rinuncia al proprio pensiero; si è “costretti” ad accettare quel riformismo anche se non si condividono alcuni aspetti. Qui la politica si allontana e gli interessi personali e spesso di “poltrona” la fanno da protagonisti. Capiremo molte più cose del giudizio giovanile sul riformismo solo quando realmente capiremo come mai esso avviene, e se è proprio necessario adottarlo, e cosa ne pensano quelli che giovani non sono più.

    Livio Ricciardelli
    Livio

  2. #2
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    Livio
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    questo post sotto linkato ?
    http://www.politicaonline.net/forum/...163#post894163

  3. #3
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    Predefinito EMARGINIAMO CHI CI EMARGINA...POI VEDIAMO COME VA A FINIRE, di Luca Bagatin

    Su "La Voce Repubblicana" di sabato 29 gennaio, nella rubrica "fatti e fattacci" ho letto un'articolo che mi ha fatto alquanto rabbrividire e che qui cercherò di riassumere.
    In una scuola della provincia di Milano un bambino brasiliano, Bruno (non è il suo vero nome), viene emarginato in un banco lontano dal resto della classe. Motivo? Le maestre lo considerano "altamente pericoloso". Gli alunni a loro volta lo considerano "nero e sfortunato". Come se non bastasse questo "circo dell'ipocrisia", i genitori degli altri bambini ritenengono che Bruno debba essere dichiarato "portatore di handicap".
    In realtà Bruno è semplicemente un bambino iperattivo e, a causa del suo isolamento coatto in classe, ha scarsa autostima di sé e non conosce l'italiano. E per tutto ciò le maestre e la preside della scuola si sono beccate una bella denincia da parte dei genitori del bimbo inviata direttamente alla Procura della Repubblica di Milano. Giustizia è fatta!
    Ebbene, chi vi scrive in questo momento, il sottoscritto, è stato a sua volta un bambino emarginato principalmente per la sua stravaganza e "follia" nonché per le sue origini modeste e laziali (al Nord, capirai!). E sa bene che cosa significhi per un bambino di sei anni essere oggetto di scherno da parte di persone ipocrite e profondamente ignoranti. Scherni che ti porti dentro per sempre e che accrescono la tua rabbia nei confronti dell'ingiustizia (dopo che hai passato anni per rafforzare la tua autostima, però).
    Piccolo Bruno (o come ti chiami in realtà), ti meriti un abbraccio da me e stai certo che da grande sarai un "duro" e sii sempre te stesso, senza mai piegarti acriticamente alle "regole" che ti impongono dall'esterno (il Sig. Oscar Martino, arzillo novantunenne, un giorno mi ha impartito questa lezione: "I regolamenti servono a chi non sa regolarsi").
    Un calcio in culo e un sentito vaffanculo agli ipocriti e agli ignoranti che si elevano al grado di insigni educatori ed esemplari genitori senza averne alcun diritto morale né sostanziale.

    ...........................
    tratto dal Blog di Luca Bagatin
    http://lucabagatin.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=390755
    [mid]http://utenti.lycos.it/NUVOLA_ROSSA/CANZONE.mid[/mid]


  4. #4
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    Lettera del segretario nazionale Pri, Francesco Nucara, inviata ai segretari e responsabili regionali e provinciali

    Cari amici, il mondo politico si sta riorganizzando anche nella prospettiva di un ricambio generazionale necessario quanto inevitabile. Molti giovani si interessano di politica ma ancora non hanno trovato risposte adeguate.

    La F.G.R., che ha autonomia politica ed organizzativa rispetto al P.R.I., è un luogo dove dibattere e confrontarsi liberamente senza pregiudizi o barriere ideologiche, nell'alveo della tradizione repubblicana che vede i giovani sempre protagonisti delle discussioni e delle battaglie per il progresso e la libertà.

    In tanti si stanno già avvicinando alla rinata Federazione Giovanile, grazie al lavoro della nuova dirigenza, dimostrando come il messaggio della nostra tradizione politica, che ha radici profonde nella storia del Paese, può attrarre anche le nuove generazioni.

    Occorre che la dirigenza del P.R.I. faccia uno sforzo e chiami concretamente a raccolta i giovani che si sono in questi mesi avvicinati al partito, affinché tutti possano essere da subito coinvolti nel progetto F.G.R. e possano prendere attivamente parte alle diverse iniziative portate avanti.Vi invito, pertanto, a contattare la Segreteria Nazionale della F.G.R., o direttamente il Segretario Nazionale Giovanni Postorino.

    Sicuri che compito di ogni buon dirigente sia quello di trovare l'alternativa a sé stesso, i REPUBBLICANI, forti della loro storia, puntano sui giovani per guardare con certezza verso il futuro.

    On. Francesco Nucara

    ***

    Per contatti: Segreteria Nazionale F.G.R. tel. 06.6865824

    Segretario Nazionale F.G.R. tel. 340.5572918 - g.postorino77@virgilio.it

  5. #5
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    Predefinito tratto da http://www.pri.it

    Intervista a Giovanni Postorino/Responsabile organizzativo del Partito repubblicano

    Ripensare i modi per intercettare il consenso politico

    Giovanni Postorino, 28 anni, è il nuovo responsabile organizzativo nazionale del PRI. Un giovane e la tradizione repubblicana…

    Spero di ricambiare la fiducia che mi viene accordata, conferendomi l'incarico politico di responsabile organizzativo nazionale, portando a compimento, attraverso un intenso lavoro, il processo di rilancio del PRI iniziato da diversi anni.

    Quest'incarico sarà svolto con passione per la politica e con la mia massima disponibilità a collaborare con tutte le componenti del partito, nell'esclusivo interesse del PRI. Nel mio agire terrò in debita considerazione i suggerimenti e le proposte che saranno avanzate con il medesimo obiettivo: la continuazione ed il rilancio di una gloriosa tradizione com'è quella repubblicana.

    Ritieni che le istanze avanzate dalla componente giovanile del Partito siano state accolte?

    Già da diversi mesi ed in diverse occasioni, non ultimo il consiglio nazionale di luglio nel corso del quale è stato approvato un ODG volto ad evidenziare linee di azione per un concreto ammodernamento di uomini e di idee, i giovani hanno evidenziato l'esigenza di avviare un percorso di confronto interno volto a ripensare i modi e le istanze proprie del PRI. Nel documento di luglio è stata espressa la necessità di ripensare il partito da un punto di vista programmatico, politico e generazionale. Sono fermamente convinto che far sopravvivere il partito ai propri uomini garantendo la continuità della tradizione politica di cui si è espressione è il compito primario di ogni buon dirigente di partito. Credo che il percorso intrapreso oggi, con questo passo in avanti, sia nel senso da noi auspicato. Non credo che rimarrà isolato. Occorre farne altri e altrettanto importanti, a tutti i livelli, aprendo le porte a forze fresche che sappiano interpretare le esigenze quotidiane ed essere continuatori della tradizione repubblicana che, come ho avuto modo di affermare anche nel mio intervento al Congresso di febbraio, vede i giovani sempre in prima linea nelle battaglie politiche. Il documento di luglio può essere la traccia di questo percorso di ammodernamento.

    Come si deve agire per rilanciare il partito?

    Bisogna partire da due constatazioni. La gente comune ormai sa poco del partito, quando non ne ignori la stessa esistenza. Questo è un fenomeno riscontrato oltre che nell'elettorato adulto anche ed in modo preoccupante tra i giovani. La seconda constatazione è che le forme di fare politica sono in costante mutamento. Occorre meditare a fondo sui modi dell'agire politico per poter intercettare un bacino di consensi più vasto di quello che finora abbiamo ottenuto. Sono consapevole delle nostre esigue risorse, ma credo che con dedizione, costanza e spirito di sacrificio si possano raggiungere risultati che possono ad oggi apparire impossibili.

    E a fronte di questo, quali strategie proponi per un'azione politica efficace?

    Il Partito repubblicano è sempre stato un "grande" partito, mai un "grosso" partito. In questi anni si è fatto promotore, come nella sua tradizione, di iniziative culturali, di convegni, tavole rotonde, di seminari formativi per attirare i giovani. Ora occorre rinnovare questo impegno culturale e contribuire come da tradizione al dibattito politico intorno ai grandi temi dell'economia, della politica estera e della ricerca e dell'innovazione. Ma non basta. Occorre anche, e direi necessariamente, che il partito torni a parlare alla gente comune fornendo il più possibile delle risposte alle tante incertezze che si affacciano nella vita quotidiana. Insomma, occorre, una volta che si è "grandi", cercare di diventare anche un po' "grossi".

    Più concretamente…

    Il partito deve anche saper uscire dalle aule e dai palazzi veicolando all'esterno il proprio pensiero. Deve saper scendere nelle piazze e per le strade. Iniziative semplici e a basso costo sono sostenibili e possono garantire un ritorno in termini di immagine e di consensi. Mi riferisco, per esempio, a banchetti informativi, volti alla promozione e al sostegno di determinate battaglie e delle principali tematiche politiche. Ma serve anche rilanciare le attività dei circoli e delle sezioni del partito affinché si torni a discutere di politica e dove al momento di riflessione e di approfondimento si accompagni il momento ricreativo.

    Un'altra idea potrebbe essere quella di elaborare un documento-programma politico. Si potrebbe predisporre una piattaforma programmatica che indichi nero su bianco le proposte del PRI. Dotarsi di un documento di questo tipo, che contenga le linee generali del progetto repubblicano per l'Italia e l'Europa, se può risultare superfluo a molti, ha in realtà delle implicazioni in termini di capacità di diffusione, soprattutto fra i giovani e la gente comune, che non sottovaluterei. Del resto, il messaggio politico è tanto più incisivo quanto è veicolato in modo chiaro e schematico. In questo contesto occorre, per esempio, compiere un vero e proprio restyling del sito internet dotandosi di un sito dinamico, che consenta all'utente da una parte di ottenere maggiori e più esaustive informazioni sulla vita e le iniziative del partito e dall'altra di interagire concretamente. Senza tralasciare l'importanza che nel quadro di una riflessione intorno alle strategie di comunicazione deve avere il rilancio della testata storica del PRI: la Voce Repubblicana.

    Come affrontare il 2006, anno elettorale?

    Stiamo attraversando un periodo politico molto travagliato. Quel che ci aspetta il prossimo anno è una dura competizione elettorale. Non solo a livello politico ma anche e soprattutto a livello di amministrazioni locali. Il partito deve impegnarsi a fondo per tornare ad essere protagonista delle realtà territoriali. Il radicamento nel territorio è il primo passo della crescita. Importante comunque è lo spirito che deve guidarci. Qualche giorno fa, riflettendo con alcuni amici, convenivamo che i partiti sono come le squadre di calcio: o hanno grandi individualità o hanno un gioco corale formidabile. Il PRI se vuole competere degnamente nella prossima campagna elettorale deve tornare a fare squadra e non lottare per il titolo di capocannoniere.

    Sei stato e lo sei tuttora Segretario della FGR. Dalle tue risposte sembri più appartenere al mondo "giovane" che al mondo "adulto" o addirittura "anziano" del PRI. Riuscirai a distinguere le due cose? E se sì, come pensi di esercitare la funzione di responsabile nazionale dell'organizzazione distinguendola da Segretario della FGR?

    Il presente non può fare a meno del passato, e viceversa. Sono due facce della stessa medaglia. Sono convinto che oggi al PRI serva impostare un'azione politica in modo moderno, e comunque destinata a tutti senza distinguere tra giovani ed adulti. Se proprio si deve fare una differenza tra i due, posso dire che il ruolo da me ricoperto mi consente di stare a contatto con entrambi i mondi: quello "giovane" e quello "anziano". Nel mio agire farò quindi da tramite, avvicinando l'uno all'altro, prendendone gli aspetti positivi, cercando di congiungere la spinta innovativa dell'uno con l'esperienza dell'altro e tenendo in debita considerazione le esigenze di entrambi. L'augurio è che, contribuendo a far maturare l'uno e a dare nuove prospettive all'altro, da questo mio agire si possa concretamente far crescere il PRI.

  6. #6
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    Riceviamo da Anselmo Gusperti

    Egr. Sig. Direttore,
    dalle notizie di cronache di questi giorni ricaviamo un quadro siffatto: bullismo, scritte sui muri, maleducazione e prepotenza, vacuità nei i giovani; assismo, menefreghismo, deresponsabilizzazione, disimpegno, ambizione smodata, narcisismo ed edonismo spinto, pretese ingiustificate per gli adulti . Questo è quanto traspare dalla lettura dei quotidiani e dalle inchieste/denunce della televisione. Posto ed assodato che, per fortuna la società non esprime solo questi disvalori ( ma questi fanno notizia) chiediamoci da dove deriva questo deficit educativo – comportamentale di gran parte ( purtroppo ormai) della popolazione. E chiediamoci perché , salvo il lavoro ( benemerito ) di denuncia dei mass media , nessun’altra azione viene intrapresa per migliorare la situazione . E chiediamoci a chi competerebbe. Domande enormi che richiederebbero mesi di inchieste ,dibattiti , fiumi di inchiostro e di parole che alla fine si rivelerebbero vane. La risposta è più semplice . In Italia mancano almeno due generazioni di mamme , quelle vere e toste, più preoccupate della educazione che della marca del passeggino o della firma sui calzini , più dedite ai figli che alle settimane bianche, al ballo ed alla beauty farm.
    Ma mancano anche due generazioni di insegnanti responsabili, autorevoli ( più nell’esempio che nelle parole), capaci di insegnare materie ma anche di trasmettere i valori individuali e civici.
    Ma chi forma i genitori e gli insegnanti del futuro in questa situazione? Forse, un inizio ed un segnale in questo senso sarebbe la reintroduzione in ogni ordine e grado di scuole dello studio della EDUCAZIONE CIVICA. Lo studio della materia della convivenza civile, dei doveri prima che dei diritti, della consapevolezza che il diritto si acquisisce solo dopo aver adempiuto per intero il proprio dovere. Forse fra qualche anno cominceremo a riavere quelle generazioni di genitori ed educatori che in questi anni sono mancate e che ci hanno portato a questo livello di (in)civiltà.

    Anselmo Gusperti
    - Segr. Prov. P.R.I. Cremona

 

 

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