Manifesto, blitz anti Papa: «Lasciaci in Pacs»
Lancio di volantini dalla redazione al passaggio di Ratzinger. Parlato: una buona idea
ROMA — L’imponente corteo papale sfila piano lungo via Tomacelli, Benedetto XVI è diretto in piazza di Spagna per la tradizionale preghiera nel giorno dell’Immacolata. Sono quasi le quattro del pomeriggio e la strada ai lati trabocca di gente, assiepata e devota dietro alle transenne. In via Tomacelli 146 si trova il palazzo del quotidiano comunista il manifesto. All’improvviso, da una finestra, piovono volantini: 100, 200, tutti insieme, che atterrano poco prima del passaggio del Santo Padre.
Sono volantini che pesano, il giorno dopo la vittoria dei teodem cattolici, esultanti per l’emendamento escluso dalla Finanziaria sull’equiparazione immediata, ai fini successori, di coniugi e conviventi more uxorio. Il volantino si presenta diviso a metà: sopra c’è la storica copertina del manifesto del 20 aprile 2005, all’indomani dell’elezione di Papa Ratzinger, con il famoso titolo «Il pastore tedesco» e l’immagine di Benedetto XVI benedicente. Sotto, però, c’è una preghiera molto laica. Un’invocazione aggiunta da qualcuno al computer: «Lasciaci in Pacs».
E anche questa è una provocazione non da poco, nello stesso giorno in cui l’Unione annuncia che entro il prossimo 31 gennaio il governo predisporrà un disegno di legge sulle coppie di fatto e nuovi diritti riconosciuti anche ai gay. Cento, duecento, volantini che pesano. E cadono proprio al centro della strada, dove la Papamobile sta per arrivare. Gli uomini della scorta a piedi, però, se ne accorgono e li raccolgono tutti. Li fanno sparire. Ne riducono molti a pezzetti e coriandoli, altri li accartocciano per metterli da parte. La gente, intanto, è tutta col naso in su, guarda verso le finestre del manifesto e qualcuno da sotto, evidentemente molto cattolico, grida con sdegno «comunisti!» all’indirizzo dei giornalisti affacciati e sorridenti. Tre agenti della Digos in borghese e altri 4 in divisa, intanto, scavalcano rapidi le transenne come in un film poliziesco e si presentano in redazione al terzo piano.
La porta al manifesto è sempre aperta ma loro educati non entrano. Prima suonano il campanello. Poi cominciano la loro attività investigativa. Vorrebbero identificare i presenti. «Chi è stato?», domandano. Ottenendo, però, un unico coro di risposta: «Noi». Responsabilità collettiva. Unanime rivendicazione. Così, ci pensa il direttore Gabriele Polo a risolvere l’imbarazzo dei poliziotti accettando di farsi identificare. «Un’iniziativa spontanea che condivido in pieno, me ne assumo la responsabilità, non so chi è stato e non lo voglio neppure sapere perché tanto non lo direi», commenta Polo che ora però rischia— come capitò già l’8 dicembre del 2000 all’allora direttore Riccardo Barenghi — la denuncia per vilipendio a capo di Stato estero. L’8 dicembre del 2000 sulla Papamobile c’era Wojtyla e dalle finestre del giornale piovvero volantini raffiguranti l’albero natalizio regalato da Haider, trasformato però da Vauro in una forca.
Ma le goliardate poi s’interruppero. Perché pochi giorni dopo quel volantino, il 22 dicembre 2000, forse anche in seguito alle forti polemiche che ne seguirono, il giornale fu vittima di un attentato dinamitardo. In redazione, comunque, ora il clima è contrassegnato dal buonumore. Qualcuno ricorda le antiche prodezze: lo striscione, per esempio, calato il giorno dell’inaugurazione in via Tomacelli del negozio della Ferrari, che recitava beffardo: «Noi i rossi, voi le rosse...». Valentino Parlato, uno dei fondatori, dice: «Sono contento, è stata una buona idea. Questo Papa non aiuta molto la sua Chiesa, anzi la mette a rischio, Ratzinger non può fare un discorso a Ratisbona e un altro in Turchia, se fosse davvero illuminato da Dio dovrebbe essere più coerente. Forse Dio non c’è...».
Sull’autore del volantino, comunque, bocche cucite in redazione. C’è chi dice che i fogli siano piovuti dal quinto piano, il regno dei grafici e degli impaginatori. Ma questi ultimi, a posteriori, lo guardano un po’ schifati e dicono che loro l’avrebbero fatto senz’altro meglio.
Fabrizio Caccia
09 dicembre 2006




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