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  1. #711
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    Maurizio Barracano

    IL BENE E IL BELLO: L'Uomo e la Bellezza.

    Ed. Il Leone Verde, 2008
    http://www.leoneverde.it/
    [email protected]
    pp. 150, Euro 12,00

    La ricerca della Bellezza è il primo motore dell'esistenza umana, secondo varie ottave. Questo libro tratta della Bellezza tentando un approccio comparato e il più possibile vicino alla Filosofia tradizionale e perenne. Il leit motiv è nella ricerca di uno spiraglio che conduca verso le arcaiche e sempre attuali strade alla oggettività della Bellezza e, con questo, al Bene. (quarta di copertina)

    **Maurizio Barracano **si occupa di simbologia e di religioni; a partire dagli anni '70 ha svolto una intensa attività di pubblicazioni di testi classici della tradizione ermetica, ed ha curato l'edizione italiana di:
    -Giovanni Francesco Pico della Mirandola, Opus aureum, Carmagnola 1979; Huginus â Barma, Il regno di Saturno trasformato in secolo d'oro, Carmagnola 1979; Il Theatrum Chemicum, Strasburgo 1659-1661, VI voll. Torino 1980, edizione anastatica cui ha premesso un libretto introduttivo; John Dee, La monade geroglifica, Carmagnola 1981; - Johann Georg Gictel, La Theosophia practica, Roma 1982; Limojon de Sainct Disdier, Il Trionfo ermetico, Roma 1984; Sant'Agostino, La vita felice, Torino 1997; Santa Ildegarda di Bingen e Marbodo di Rennes Il libro delle gemme (introdotto), Torino, 1998; Cyrano de Bergerac, L'altro mondo (introdotto ed annotato), Torino, 1999; ha partecipato inoltre a diverse opere collettive ed ha preso parte alla stesura di alcune voci di simbologia per il Dizionario Enciclopedico Fedele, della C. Ed. UTET; ha pubblicato inoltre: Simbologia del tappeto, Torino, 1999; -Filosofia del tappeto, Torino, 2004.
    Si occupa da tempo di poesia ermetica e di grafica /scultura. E' presente in alcuni tra i principali cataloghi d'arte nazionali. Collabora a riviste con studi di simbologia comparata, di storia delle religioni e dell'arte tradizionale.

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  2. #712
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    Gianantonio Valli
    Il prezzo della disfatta. Massacri e saccheggi nell'Europa "liberata"
    Edizioni Effepi, 2008, 190 pagine con appendice fotografica, 22,00 euro
    Richiedere a: Effepi Edizioni, Via Balbi Piovera 7 - 16149 Genova
    Telefono: 010 6423334 Cell. 338 9195220
    Posta elettronica: [email protected] - http://www.effepiedizioni.com/

    Consiglio attenta lettura del volume "Il prezzo della disfatta" di Gianantonio Valli trentesimo della serie "Fatti e documenti" delle Edizioni Effepi. Con la solita precisione Valli ricostruisce un pezzo importante della storia europea accuratamente occultata dai vincitori. L'agiografia tessuta dai media omologati fatta di ragazzoni yankee sorridenti, eroici sovietici e folle esultanti è completamente distrutta da questo minuzioso studio che analizza i fatti accaduti senza i paraocchi d'ordinanza della cosiddetta "storiografia ufficiale". I quattro capitoli in cui si articola il volume descrivono la spietata vendetta degli squadroni della morte ebraici auto nominatisi "vendicatori" (ennesima figuraccia postuma di Indro Montanelli che, in una rubrica del Corriere della Sera del 6 giugno 2006 sostenne che i massacri effettuati e documentati di queste bande fossero "una bufala antisemita"). Il grande olocausto scientificamente programmato della popolazione tedesca e di quanti avevano combattuto con l'asse per opera dei "liberatori" americani, russi, francesi ed inglesi: centinaia d’episodi documentati e mai presi in considerazione dalla "giustizia dei vincitori" che da Norimberga in poi si sono arrogati un’indiscussa superiorità morale sui vinti. Le migliaia di stupri, assassini di massa, bombardamenti di civili, deportazioni, saccheggi sono dettagliatamente documentate dal libro di Valli che demolisce dalle fondamenta la visone manichea che ancora oggi tenta di nascondere agli europei la realtà di quella che fu la tragedia e l'occupazione del loro continente. Gli ultimi due capitoli sono dedicati ai "campi della morte" nella zona d’occupazione sovietica e ai saccheggi e ruberie compiuti a danno della Germania e del resto d'Europa dai vincitori. Il libro è anche un doveroso ricordo per i ragazzi, spesso giovanissimi, che intrapresero una lotta disperata nel movimento di resistenza Werwolf (vedi http://www.thule-italia.net/ns/WERWOLF.pdf ) e che pagarono la loro militanza con anni di carcere, deportazioni, torture e spesso la morte. Esemplare di questo destino tragico l'ultima immagine nell'appendice fotografica del libro.

    La corposa bibliografia del testo sarà inserita nel libro di Gianantonio Valli "I complici di Dio - Genesi del mondialismo" di prossima uscita per i tipi della Effepi.

    Harm Wulf



    Nota editoriale

    "Dopo tanti panegirici, libri, documentari, dopo tanti film tesi a glorificare gli alleati, meglio gli anglo-franco-americani, un po' meno i russi ed il loro senso dell'onore e della giustizia, mai disgiunto da un profondo amore per l'umanità intera ad eccezione dei "nazi", dei "fasci" e dei "musi gialli", ma quelli - si sa! - non sono esseri umani, ma solo espressione del "male assoluto", può sembrare blasfemo mettere in dubbio cotanto mito, una così bella immagine dipinta a tinte pastello e con una ricca cornice che, di certo, vale più del contenuto. Ma le democratiche angherie, i democratici furti, i democratici stupri, le democratiche deportazioni, la democratica spoliazione di popoli interi - tutti ampiamente dimostrati e di libero accesso, purché si voglia sapere - fanno impallidire il vae victis di Brenno, la sua spada, l'oro di Roma, ed il comportamento del barbaro appare quello di un lestofante di quartiere contrapposto ad una multinazionale del crimine. Non soddisfatti di aver smembrato la Germania, deportato alcuni milioni di tedeschi, rubato - questo è il termine - brevetti del valore di centinaia e centinaia di milioni di dollari di allora, razziato i migliori cervelli e i macchinari più moderni, lasciato la popolazione al freddo e alla fame, chiuso un occhio su vendette e regolamenti di conti - quando non li hanno deliberatamente provocati - gli alleati hanno ritenuto di dover perpetuare la propaganda del tempo di guerra ed anzi di ingigantirla. Dopo e grazie ai processi di Norimberga e di Tokyo sono riusciti ad imporre una visione democratica del mondo che, unita ad un linguaggio ipocrita, ha infettato il pianeta, e in modo particolare i tedeschi, riducendo un popolo fiero ed orgoglioso ad una poltiglia tanto politically correct quanto insulsa e maleodorante. Ancor oggi, a due generazioni abbondanti dalla fine della guerra, i vertici politici ci propinano quotidiane professioni di antifascismo senza temere, un po’ perché conoscono i loro polli e un po’ per incapacità congenita nel formulare un pensiero originale, una mitridatizzazione dei sudditi. Le teorie più bolse vengono riproposte quasi fossero l’ultimo guizzo intellettuale ed è così che dopo una quarantina d’anni rispuntano il “patriottismo costituzionale” ed altre facezie degne più di un bar dello sport che non di assemblee legislative. In questa fiera delle vanità dove tutto può servire e nulla si spreca - come per il maiale - un illustre personaggio è arrivato a proporre come festa nazionale l’8 settembre 1943. solo una cinquantina abbondante di milioni di decerebrati quali siamo poteva ascoltare un tale appello senza sentire l’impellente necessità di spernacchiare il proponente. E’ possibile, lo diciamo senza acrimonia, che l’altezza del colle e l’età non verde della persona abbiano concorso a determinare una carenza di ossigeno al cervello con i danni che ne conseguono. Per fortuna, per loro fortuna, masticazione e digestione non paiono risentirne, infatti questa lunga teoria di residuati della resistenza avrà, forse “salvato” l’Italia, ma di certo l’ha spolpata fino all’osso. Circa poi i “valori costituzionali condivisi” ci sembra che chi li caldeggia come una sorta di conditio sine qua non del moderno vivere civile, sia alquanto debole in aritmetica e soffra di parziale amnesia. I 556 deputati eletti il 2 giugno 1946 non contemplavano al loro interno diverse forze politiche come, ad esempio, i monarchici, non come singoli individui, è ovvio, ma come partito, né tanto meno quei quattro nostalgici che avevano creduto nel “male assoluto” e che pure, pochissimi anni prima, erano milioni. Alle votazioni mancavano – e non per loro volontà – tutti quegli italiani che non erano ancora rientrati dalla prigionia: un numero che da solo avrebbe superato più e più volte quello dei votanti del tanto strombazzato partito d’azione (1,5%) e le decine di migliaia di coloro che erano stati democraticamente epurati. Condividere è bello purché la proposta non sia settaria, da trangugiare così com’è, e sia soprattutto incentrata su un patrimonio comune. Se da una parte, per quanto numerosa della popolazione – e qui siamo ben lontani – avendo vinto, o meglio essendosi schierata con chi ha vinto e ci ha messo ai ceppi, si arroga il diritto di scrivere la sua Magna Charta può solo, avendo le forze di polizia al suo servizio, pretenderne il rispetto, ma non può sperare, oggi, in una condivisione che avrebbe richiesto ben altri presupposti. Dalla lettura delle dense pagine di quest’opera abbiamo ricavato, insieme alla conoscenza provata di una lunga sequela di episodi indegni di sedicenti democratici, un sentimento di desolata impotenza e di accorato dolore. Ci è inoltre balenata un’idea, forse balzana: dopo tante presunte oscenità imputate ai vinti e perpetrate dai vincitori la classe dirigente degli uni e degli altri, ha, sia pure per motivi diversi, ma non opposti, la necessità di perpetuare una certa propaganda – ne va della sopravvivenza e del potere! Ci permettiamo solo di ricordare, è una vecchia reminescenza liceale, che non est procedere in infinitum, e che qualora mutassero le condizioni generali potrebbero tornare a prevalere il buon senso e la memoria con tristi conseguenze per tutti coloro che hanno fatto strame della verità e hanno usato le loro e le altrui nazioni come greppia. FMP

  3. #713
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    La rivista può essere ordinata al [email protected]. Il costo è di 9 euro, comprese le spese di spedizione. Effettuare il versamento sul cc. postale n. 56411630 intestato al Movimento Nazional Popolare o fare un accredito sulle coordinate bancarie IT79 J030 1503 2000 0000 4009 379 intestate a Cospito Nicola

    Sommario:

    GAZA: UN GENOCIDIO

    L'ITALIA A BRANDELLI
    Nicola Cospito
    LA CRISI CHE VIENE DA LONTANO
    Rutilio Sermonti
    LA POLITICA GIUDIZIARIA DI BERLUSCONI
    Massimo Tirone
    LE RIFORME NAZIONALPOPOLARI
    Alessandro Mezzano
    A PROPOSITO DI COSTITUZIONE
    Benito Sarda
    UNA PAGINA DI REVISIONISMO STORICO
    Fracesco Mancini
    FORMULA DELLA GUERRA E DEL CAOS STRUTTURATO
    Guglielmo Lolli Ghetti
    L'ARISTOCRAZIA LEGIONARIA DEL XXI SECOLO
    Danilo Zongoli
    RECENSIONI E SEGNALAZIONI

  4. #714
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    Giovedì 29 gennaio 2009 - ore 18,00

    Mursia è lieta di invitarLa alla presentazione del libro


    "MERCENARI Gli italiani in Congo 1960" di Ippolito Edmondo Ferrario (Mursia)


    Interviene: Marco Valle - Sarà presente l'Autore


    La Libreria Mursia - via Galvani, 24 - Milano

  5. #715
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    José Javier Esparza

    ESPAÑA ÉPICA

    LA GESTA ESPAÑOLA II

    Rescatemos nuestra memoria histórica

    302 págs., 16x24 cms.,

    P.V.P.: 23 €





    Éste libro es un libro de amor. De amor a España y a su Historia, es decir, a nuestras gentes, a nuestro suelo, a nuestra cultura, a todas las cosas que los españoles han (hemos) hecho y que han influido de manera decisiva en la biografía de la humanidad.



    Después del éxito de La gesta española, José Javier Esparza prosigue su narración de acontecimientos y personajes de la historia de España.

    En "La gesta" se trataba, en general, de contar los grandes episodios que han jalonado la formación de España, mientras que aquí se ha intentado, más bien, ilustrar esos grandes episodios con algunos relatos sobre personajes o acontecimientos de especial valor descriptivo. El estilo, en todo caso, es el mismo: contar nuestra historia con el ánimo jovial de quien ha encontrado un tesoro.
    Entre otros, "España épica" trata de personajes como Pedro Serrano, el navegante cuyo naufragio inspiró la novela de Robinson Crusoe, San Francisco de Borja, duque de Gandía, que renunció a su rango y sus riquezas para hacerse jesuita, María Pita, quien combatió a los piratas ingleses en La Coruña del siglo XVI o Martina Ibaibarriaga, una vasca que se hizo pasar por hombre para luchar contra los invasores franceses.

    Asimismo, Esparza desvela hechos históricos, como los combates contra los vikingos en la Edad Media, los soldados que fueron los últimos de Filipinas, el mito de la convivencia de las tres culturas en la Edad Media o la expedición que llevó la vacuna de la viruela por el mundo.



    Entre otros, España épica trata de personajes como:

    Pedro Serrano, el navegante cuyo naufragio inspiró la novela de Robinson Crusoe.

    San Francisco de Borja, duque de Gandía, que renunció a su rango y sus riquezas para hacerse jesuita.

    María Pita, que combatió a los piratas ingleses en La Coruña del siglo XVI.

    Martina Ibaibarriaga, una vasca que se hace pasar por hombre para luchar contra los invasores franceses.

    Y de hechos como:

    Combates contra los vikingos en la Edad Media.

    Los soldados que fueron los últimos de Filipinas.

    El mito de la convivencia de las tres culturas en la Edad Media.

    La expedición que llevó la vacuna de la viruela por el mundo.







    Pedidos a:

    [email protected]



    LIBRERÍA EUROPA
    La otra cara de la Historia
    Horario de 10 a 14 horas y de 16.30 a 20.30 de la tarde de lunes a sábado.
    Calle Séneca, 12 bajos (Metro "Diagonal")
    Apartado de Correos 9169 E-08006 Barcelona
    Telf.: 00-34-932370009 Fax: 00-34-934159845
    Nuestra cuenta bancaria: La Caixa 2100-1344-60-0200026408
    IBAN ES32 2100-1344-6002 0002 6408 / BIC CAIXESBBXXX

    www.libreriaeuropa.es
    Pedidos a:

    [email protected]

  6. #716
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    Sconfitta?

    Sconfitta? Ma quale? Chi può sentenziare, oggi - oggi! – di aver vinto sui fascismi, di averli sconfitti? Se sconfitti, qua, sono tutti, stravolti dal loro stesso presuntuoso ideale (moda e morale): uomini, donne, vecchi e bambini, tutti, senza speranza. Tutti i figli, i nipoti, i cugini, i rampolli adottivi di quelli che, nel contesto di un secolo impudente, vigliacco, meschino, ipocrita, hanno bandito i fascismi dai fasti europei, in nome e per conto del tempo (ci pensassero a che cosa significa il tempo ‘umano’: intrigo e confusione dell’idea, millanteria contro l’essenza…). Il Novecento, secolo di equivoco gusto, ha deciso di farcire così i breviari di pubblica istruzione messi in mano ai suoi giovanotti scolarizzati e ai tanti vacui amatori delle storie. Nel 1945, i fascismi sarebbero stati schiacciati dalla riscossa di umanitarismo e democrazia, a opera degli americani - dei loro pirotecnici neutroni, dal loro idrogeno filantropico -, e di tutte le nazioni popolate da bipedi di buon cuore. Fine della barbarie: inizio dell’era degli spot e delle tribune elettorali.

    La vediamo, la nuova era. Ce l’abbiamo costantemente di fronte, dall’asilo al seggio, dall’emeroteca ai tribunali, alle aule dove si gioca alla politica. Vediamo le facce, le pieghe sugnose, la pupilla agonizzante dei campioni di oggi. Leggiamo i guaiti e i balbettii dei pensatori di oggi. Assistiamo, con pietoso distacco, alle convulsioni di questo homo democraticus, labile, frale, frollo, spaurito nel nulla della propria insolenza, che credette di emanciparsi dal mito senza smarrire sé stesso. Comprare, vendere, farsi comprare, riuscire a vendersi: e poi, di soppiatto, sfregarsi contro qualche ventre foresto, ma senza impegno, così come viene. Figliare per inerzia, come per inerzia si obbedisce al capoufficio e si allestisce la transumanza delle ferie. Trista tristezza dei buoni e dei bravi: incapaci di sognare, di volere, di amare. Costretti nell’angustia delle convenzioni morali, dilapidati in bavette di generosità, impoveriti da questa centrifuga di sentimenti e mire che è la modernità. Persone che non saprebbero mai dare una forma, una sintesi, un centro, un cuore, alle proprie vocazioni, individui resi fantasmatici dalle loro inevitabili aporie e tensioni antitetiche. Chi, se non loro, gli sconfitti? Sconfitti in perpetuo, da quando ciabattano grevi per casa di primo mattino a quando rientrano a casa all’ora del tg la sera, quando ingollano cocktail e quando scivolano sulle nevi, quando visitano zoo e musei, quando attraversano le corsie dei supermercati e quando, per ‘farlo strano’, si imboscano tra le orchidee della foresta amazzonica.

    Oh, se sono loro quelli che hanno sconfitto i fascismi! Gli Dei si scompisciano per il gran ridere: capaci come sono di ridere per millenni e così acutamente da non poter essere uditi. Omero si rattrappisce sugli scaffali delle loro biblioteche, si fa piccino, preferirebbe sparire mangiato da una tarma argentea piuttosto che farsi toccare dai loro zelanti polpastrelli progressivi. Così, sono spariti i fascismi. Sono scivolati via dal tempo, da un tempo troppo meschino per potersi ‘redimere’ in epopea, per poter sopportare l’epopea. La peggior vendetta dei capi dei fascismi è stata andarsene (dopo aver incarnato l’idea del trionfo e aver tentato il mondo), e lasciarli tutti orfani, i bravi e i buoni, alle loro parrocchie, ai loro salotti, alle loro piazze, ai loro studi televisivi, alle loro spiagge ottuse. Andarsene trascinando con sé potenza e bellezza, mito e regalità, decenza ed entusiasmo. Restate pure, “pii bovi”, aggrappatevi ai vostri pochi decenni di respiro cosciente e opinante. Il pascolo mondano è vostro. Brucatevi il secolo, mandrie-locuste, fino a raschiarvi il palato con la sabbia del deserto che resta. Fate figli, fate figli, gli schiavi del futuro. Schiavi del fumo, dell’alcol, dell’auto, del capoufficio tiranno, della tessera del bancomat, delle tasse, del codice civile e penale, delle graduatorie per l’assegnazione degli asili nido, delle assistenti sociali e degli psicologi se avranno la disgrazia di inciamparvi sopra. E dei libri di storia che professori stempiati e con il ventre molle faranno loro ingurgitare e vomitare a comando. Figliate, moderni, felici di aver contribuito a diffondere uguaglianza e fraternità nel secolo. Progredite, progredite, fratelli in vanità (“vanitas vanitatum” – rantolano i vostri preti, ingrassati dalle vostre sudate e digrignanti tasse). Non ponete limiti alla vanità possibile. E, per consolarvi, per non farcire di arsenico la merenda dei vostri figli (unico vera manifestazione di lucidità e realismo), raccontatevi che qualche decennio fa la barbarie aveva fatto irruzione nel recinto d’Europa e voi, i vostri padri, i vostri nonni ormai paralitici, l’avete sconfitta. Raccontatevi che il signor Adolf Hitler era un pittore fallito. Che i kamikaze giapponesi spiumavano le ali dei vostri angeli custodi. Che avete scampato il pericolo, bestie fortunate.

    Non morirete in guerra: questo è certo. Creperete con il conforto della mutua, dopo aver fluttuato inebetiti per qualche anno al braccio della badante moldava. Vi spappolerete il fegato con le pillole contro il mal di testa e i nervi con gli psicofarmaci. Vi romperete l’osso del collo sciando. Vi romperete (con decenza parlando) le palle a scuola e al lavoro, ai colloqui con gli insegnanti e in campagna elettorale. E, da lontano, la “grosse Halle” e il “Triumphbogen”, rappresentati con nitore e rigore dalla mano generosa di Hitler, resteranno, scavalcheranno il secolo, scavalcheranno voi (ma è poca cosa): sprezzanti, alteri, intatti. Solo ciò che è compromesso con moda e morale può conoscere la sconfitta e la decomposizione (perché fidare in moda e morale significa, ontologicamente, fare della propria vita il preludio alla propria morte, futuro di tutti i presenti, progresso di tutti gli attimi). Non ciò che è germinato dal mito e nel mito, contro il tempo e contro la storia, come un’estasi. Anche se in bianco e nero soltanto. Un giorno il cielo avrà la tentazione di fare irruzione nell’idea divinata e schizzata sulla carta del tempo – è ciò che si usa chiamare pomposamente, ma necessariamente, destino. E voi sarete diventati ciò che siete, per quel giorno, il tempo vi avrà già decomposti, e non potrete nemmeno mangiarvi le mani per la rabbia, o bestemmiare di disperazione il poco che siete stati e il moltissimo che avete tradito.



    Per la nuova, straordinaria edizione de “La battaglia di Berlino. Ultime conferenze militari” di Adolf Hitler, appena uscita dai torchi di Ar, intendo rivolgere un inchino alla maestria di Franco Luppino e Curzio Vivarelli, che sono riusciti davvero a tradurre il mito in miraggio (basta la bellezza di copertina e controcopertina per sorridere di delizia). E all’Editore, ma ça va sans dire.

    24 gennaio 2009



    Anna K. Valerio (www.cultrura.net)





    Per consultare il catalogo delle Edizioni di Ar:
    www.edizionidiar.com

  7. #717
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  8. #718
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    6 Febbraio 2009 presentazione del libro "Patrie Galere. Cronache dall'oltrelegge" di Valerio Morucci a Casapound - Roma

    Il prossimo 6 febbraio nella sala conferenze di Casapound a Roma, verrà presentato il libro "Patrie Galere. Cronache dall'oltrelegge" di Valerio Morucci. Inteverranno, oltre all'autore, i giornalisti Giampiero Mughini e Angelo Mellone, il prof. Ugo Maria Tassinari, il consigliere comunale Luca Gramazio, il responsabile di "Occidentale" Carlomanno Adinolfi e Patrizio Gonnella, presidente dell'associazione Antigone
    Il libro di Valerio Morucci, ex Potere Operaio e BR, è frutto delle esperienze detentive dell'autore stesso nei maggiori supercarceri d'Italia a cavallo tra gli anni settanta e l'inizio degli Ottanta, culminando nel racconto inedito della rivolta di Badu'e Carros. Un libro che presenta una severa riflessione sul sistema detentivo, sulle sue leggi non scritte e il suo essere totalmente estraneo al mondo esterno dal quale trae esclusivamente delle versioni grottesche e distorte dei meccanismi di potere che lo dominano.
    La presentazione sarà occasione di dibattitto sulla libertà di parola, dopo le recenti polemiche che hanno visto chiudere le porte delle università all'autore, nella medesima maniera in cui nel mese di dicembre il Blocco studentesco si è visto negare il diritto a tenere conferenze nei maggiori atenei romani.
    L'appuntamento è per venerdì 6 febbraio alle ore 21 presso Casapound in via Napoleone III numero 8 a Roma.

    In allegato il manifesto dell'evento.

    www.casapound.org
    Gianluca Iannone: 3400543501
    ufficio stampa: 0697606552

  9. #719
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  10. #720
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    Aggiornamento del catalogo (28 gennaio 2009)


    EDIZIONI ALL'INSEGNA DEL VELTRO
    Viale Osacca 13 - 43100 Parma
    http://www.insegnadelveltro.it/
    [email protected]




    Henry Corbin, L'imam nascosto, € 13,00
    Yukio Mishima, La spada, € 19,00
    Julius Evola, I testi del Roma, € 60,00

 

 
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