11/12/2006
"Il governo ha illuso i deboli"
L'accusa di Sergio Cofferati
di Marco Imarisio
dal "Corriere della Sera"
Bologna, come al solito, fa storia a sé. Ma tutto il resto, le piazze piene contro la Finanziaria, la protesta di Mirafiori, invece è tenuto insieme da un lungo filo di scontento che secondo Sergio Cofferati è figlio anche delle «illusioni» che il governo ha regalato ai lavoratori dipendenti. Con ordine: «Andiamoci piano a liquidare le ingiurie a Prodi come semplici atti di teppismo. Sono anche il segno di un clima da non sottovalutare, perché ormai la dialettica politica è stata sostituita dall’insulto».
Cofferati, l’episodio di Bologna arriva dopo i cortei anti-Finanziaria e la contestazione di Mirafiori. Magari è lecito chiedersi cosa sta accadendo.
«Credo che ognuno debba guardarsi dentro. E riflettere sulle proprie azioni. Senza sottovalutare nulla, o, peggio, rimuovere, far finta di nulla».
C’è questo rischio all’interno del centrosinistra?
«Mettiamola così: oltre che un efficace esercizio di democrazia, guardare in faccia la realtà può essere estremamente salutare per le sorti di un governo». Torniamo a quanto avvenuto ieri. «Episodio vergognoso che fa storia a sé. La cosa che più mi colpisce è l’età. Quelli che insultavano Prodi al Motor Show sono giovani. E i giovani sono i più permeabili a questa semplificazione dei rapporti, dove al posto del ragionamento si usa l’invettiva ».
Di chi è la colpa?
«Senza dubbio c’è una lunga serie di episodi nei quali l’unico atteggiamento tenuto dal centrodestra è la rimozione del merito e la delegittimazione dell’interlocutore».
A sinistra, tutti gentiluomini?
«Quando esponenti dell’attuale maggioranza hanno seguito gli avversari politici sulla strada della delegittimazione, hanno prodotto danni. E’ molto importante che il centrosinistra non scenda mai a certi livelli».
Restano i fatti. Berlusconi porta un milione di persone in piazza. A Mirafiori gli operai fanno a pezzi i sindacati e la Finanziaria, ieri Prodi viene insultato a casa sua. Questo governo ha un problema con le piazze un tempo amiche?
«Sono due episodi completamente diversi. A Mirafiori c’erano delle opinioni in campo, da rispettare. Qui a Bologna invece c’è stato il nulla. Solo grevi insulti da stadio, che nascondono il vuoto delle idee. Anzi, non vorrei che quest’ultimo episodio pregiudicasse una attenta valutazione di quanto avvenuto a Torino».
Lo considera grave?
«Questa Finanziaria venne presentata con molta enfasi come una azione volta a modificare i meccanismi redistributivi a vantaggio dei più deboli e dunque anche dei lavoratori dipendenti. Peccato che i lavoratori dipendenti non sembrano affatto d’accordo, e in ogni caso non hanno capito. E’ del tutto evidente lo scarto tra le azioni o le intenzioni del governo e la percezione delle stesse da parte dei cittadini ».
Un eccesso di entusiasmo, via.
«Il messaggio che si è voluto dare è quello di una specie di rivoluzione, dello sconvolgimento dei rapporti di forza nella società. Invece non è così. Gli effetti positivi, se ci saranno, arriveranno con il tempo».
Per questo i lavoratori dipendenti scendono in piazza?
«Si aspettavano robusti vantaggi immediati, che invece non ci sono. E questo perché si è applicata una comunicazione enfatica e massimalista ad una Finanziaria che è frutto di una ragionevole ma necessariamente limitata politica riformista ».
In quel «limitata» c’è anche il suo scontento.
«La mia posizione è nota. Sono stati ridimensionati i trasferimenti dallo Stato al territorio. Mancano il denaro e le risorse necessari ad assicurare la qualità di quei servizi al cittadino che lo Stato stesso ci ha affidato. Speriamo che al Senato cambi qualcosa».
Solo un problema di comunicazione?
«Assolutamente no. C’è una gestione della politica interna alla coalizione che non condivido. La retorica del "far piangere i ricchi" ad esempio».
Slogan infelice a parte, dov’è il nesso con le piazze anti-Finanziaria?
«C’è, ed è bello grosso. Per andare dietro ad una parte dell’attuale maggioranza sono state alimentate inevitabilmente ad arte delle aspettative alle quali non poteva corrispondere la realtà. Le parti più deboli della società, tra le quali vi sono anche gli operai, sono state coinvolte ed illuse con la prospettiva di un cambiamento di rotta immediato».
Niente cambiamento di rotta, ed arrivano i cortei e poi Mirafiori.
«Esatto. Ci doveva essere maggiore realismo e lucidità. Si è scelto di mettere in rilievo l’azione per lo sviluppo, ma non si doveva rendere marginale il tema del risanamento, che ad un certo punto è completamente sparito».
Un autogol, secondo lei.
«E’ del tutto chiaro che l’eventuale redistribuzione del reddito, annunciata con grande fanfara, è assorbita dall’opera per il risanamento. Al cittadino arriva in tasca la somma algebrica tra queste due azioni, e non è scontato che sia positiva. Da qui, lo scontento».
A Mirafiori era piuttosto evidente, per usare un eufemismo.br> «Noto una certa attitudine alla semplificazione. E’ vero che quello è un posto particolare, ma il messaggio che è arrivato da Torino è clamoroso. Per i sindacati la riflessione su quanto è accaduto è automatica e normale. Ma sbaglierebbe il governo a pensare che sia qualcosa che non lo riguardi».
All’orizzonte s’avanza la riforma delle pensioni.
«Governo e sindacati hanno deciso di stralciarla dalla Finanziaria. Questo ha evitato ulteriori tensioni, ma ha acceso la luce sul questo tema, che dominerà i prossimimesi ».
Lei è d’accordo con questa mossa?
«Mi limito a dire che la discussione separata renderà tutto più visibile, e questo forse è bene.Masenza gli strumenti della manovra economica, sarà anche più difficile trovare le compensazioni in grado di "aiutare" le trasformazioni necessarie ai cambiamenti che vanno assolutamente fatti».
Capito: altre contestazioni in arrivo.
«Bisognerebbe trarre un utile insegnamento dall’esperienza della Finanziaria e dunque evitare comunicazioni enfatiche. Il tutto poi potrebbe essere reso più semplice se il governo si presentasse al confronto con una sola posizione e parlando una sola lingua. Sarebbe già uno straordinario passo in avanti».


Rispondi Citando



