User Tag List

Pagina 1 di 3 12 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 27
  1. #1
    Forumista senior
    Data Registrazione
    01 Apr 2009
    Messaggi
    2,748
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Strage a Erba (CO) ***modificato da POL***

    da corriere.it

    È successo a Erba, nel comasco
    Uccide quattro persone e brucia la casa Tre donne e un bambino ritrovati senza vita nell'appartamento in fiamme. Caccia al convivente tunisino di una delle vittime

    L'appartamento dove sono state trovate le 4 vittime (Ap)
    ERBA (Como) - È proseguita per tutta la notte, finora senza esito, la caccia al 25enne tunisino Abdel Fami Marzouk, il pregiudicato - uscito dal carcere per indulto - ricercato per l' atroce massacro avvenuto lunedì sera in un appartamento in via Diaz, nel centro di Erba, nel Comasco.

    Marzouk, secondo gli investigatori, è scomparso dopo aver ucciso a coltellate alla gola e in altre parti del corpo la moglie Raffaella Castagna, di 30 anni, il figlio Yousef di 2 anni, la suocera Paola Galli, 60, e una vicina di casa, Valeria Cherubini, 50enne, accorsa assieme al marito alle grida delle prime vittime. Anche il marito della vicina, Mario Frigerio, di 60 anni, è stato colpito dal pluriomocida: ora è ricoverato, in condizioni molto gravi, per le coltellate e per le ustioni riportate nell'incendio appiccato all'appartamento dall'assassino prima della fuga.

    Solo a tarda notte i corpi delle quattro vittime sono stati rimossi, su autorizzazione del magistrato, dalla vecchia casa di corte ristrutturata in cui Marzouk viveva con il piccolo Yousef e con la moglie Raffaella, figlia di un notissimo commerciante di mobili della zona.
    LLA RICOSTRUZIONE - L'allarme per l'incendio è stato dato alle 20.30 di lunedì da una vicina di casa. Quando i pompieri sono entrati nell'abitazione, che si trova a Erba in via Diaz, hanno trovato i corpi senza vita delle quattro persone. Sul posto, oltre ai Carabinieri e ai vigili del Fuoco, si sono recati il procuratore della Repubblica di Como, Alessandro Maria Lodolini, e il pm di turno, Simone Pizzotti. Sul conto di Marzouk, scomparso senza lasciare tracce, vi sono precedenti penali per spaccio e rapina. Dalle prime notizie risulta che vi fossero stati da parte del tunisino diversi episodi di aggressività e violenza nei confronti della convivente. Secondo una prima ipotesi, lunedì sera l'uomo avrebbe ancora una volta aggredito la donna, che avrebbe chiesto aiuto facendo accorrere i due vicini e la madre, che abitava nelle immediate vicinanze. Contro la convivente, il figlio e le persone accorse l'uomo si sarebbe scatenato con furia selvaggia, per poi dare fuoco alla casa. Il tragico fatto di sangue ha suscitato orrore e profonda commozione a Erba, anche per la notorietà del padre di Raffaella Castagna, Carlo. Si tratta infatti di uno storico imprenditore del mobile brianzolo, conosciuto in città e in tutta la zona non solo per la sua attività imprenditoriale ma anche per le sue iniziative a sfondo benefico. L'ex cascina ristrutturata di via Diaz, nella quale è stata compiuta la strage, risulta seriamente danneggiata dalle fiamme.
    12 dicembre 2006

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    Il Patriota
    Ospite

    Predefinito

    mogli e buoi dei paesi tuoi...mi aspetterei una reazione da parte dei cittadini di erba ma sono sicuro che non accadrà nulla e di massacro in massacro così via fino al totale annientamento dei popoli padani ed europei.

  3. #3
    Blut und Boden
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Località
    Lothlorien
    Messaggi
    50,176
    Mentioned
    43 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito

    L'unica reazione che ci sarà, consisterà nel ricordare che non era un vero musulmano, che non tutti i musulmani non sono così, che non bisogna strumentalizzare, che non bisogna generalizzare, che bisogna proteggere i musulmani da eventuali cattive intenzioni degli autoctoni, che bisogna capire, che bisogna dialogare, che non bisogna lasciarsi andare alla vendetta, che violenza chiama violenza, ...
    Beozia libera.

  4. #4
    Il Patriota
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    L'unica reazione che ci sarà, consisterà nel ricordare che non era un vero musulmano, che non tutti i musulmani non sono così, che non bisogna strumentalizzare, che non bisogna generalizzare, che bisogna proteggere i musulmani da eventuali cattive intenzioni degli autoctoni, che bisogna capire, che bisogna dialogare, che non bisogna lasciarsi andare alla vendetta, che violenza chiama violenza, ...
    Beozia libera.
    ormai mancano del tutto gli anticorpi, se fosse accaduta una cosa del genere nei nostri paesi solo 100 anni fa l'autore sarebbe stato trovato a fare l'attaccapanni a qualche albero...

  5. #5
    Blut und Boden
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Località
    Lothlorien
    Messaggi
    50,176
    Mentioned
    43 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Il Patriota Visualizza Messaggio
    ormai mancano del tutto gli anticorpi, se fosse accaduta una cosa del genere nei nostri paesi solo 100 anni fa l'autore sarebbe stato trovato a fare l'attaccapanni a qualche albero...
    Una cosa del genere è capitata a dei calafricani nell'immediato secondo dopoguerra, a Villarbasse (TO). Poi Agnelli, Togliatti e De Gasperi hanno provveduto.

  6. #6
    Il Patriota
    Ospite

    Predefinito

    Renzo Rossotto: "Villarbasse, cascina fatale"





    20 novembre 1945: alla cascina Simonetto di Villarbasse, a una ventina di chilometri da Torino, dieci persone vengono massacrate a colpi di bastone e gettate ancora vive in una cisterna. Le indagini portano all'identificazione dei colpevoli: Lala, Puleo, La Barbera e D'Ignoti. A Mezzojuso, vicino a Palermo, viene ritrovato il cadavere del Lala, capo banda dei malviventi di origine siciliana responsabili dell'orrenda strage, ucciso in circostanze misteriose. I tre superstiti vengono processati davanti alla Corte d'Assise di Torino e condannati alla pena capitale, allora ancora in vigore.



    4 marzo 1947: all'alba, i tre assassini vengono fucilati a Torino alle Basse di Stura. Fu l'ultima condanna a morte, l'ultima fucilazione, emblematico spartiacque tra il mondo ancora appartenente agli anni della guerra e quello della ricostruzione post-bellica che stava sorgendo.



    Renzo Rossotto ha ricostruito quella tragica vicenda con stile rigorosamente giornalistico, riuscendo così, nel contempo, a ricostruire con mirabile precisione l'ambiente e lo spirito del tempo nel quale si svolse la tragedia, che ebbe un andamento sconvolgente dove la realtà superò qualsiasi macabra fantasia: la cascina trovata vuota al mattino in un clima irreale, le dieci vittime massacrate a randellate ritrovate solo giorni dopo, le mani legate con filo di ferro dietro la schiena, gettate ancora vive dentro una cisterna nel cortile della stessa cascina.



    I fatti vengono narrati da Rossotto anche attraverso i racconti dei giornali dell'epoca, dando all'opera una valenza di ricostruzione storica assolutamente imperdibile: "Per le ristrettezze del momento, mancanza di carta, costi, i giornali, che costavano tre lire, apparivano poveri, poche pagine, due in tutto, di solito con la prima dedicata ai problemi politici, nazionali ed internazionale del momento e la seconda alla cronaca, bianca e nera. Un fatto emerge chiaro. Davanti ad un fattaccio come quello di Villarbasse, oggi riempirebbero almeno due o tre pagine. Si è potuto verificarlo, per un raffronto, con episodi orrendi accaduti poco prima del 2002 e anche dopo. Ricostruzioni dei fatti, tesi contrapposte, lunghi articoli di opinionisti, psichiatri che dicono la loro, magistrati che intervengono, quasi ad anticipare una sentenza, e ogni servizio giornalistico firmato da due, a volte tre inviati. Per non dire della dovizia di immagini fotografiche. I resoconti degli inviati - uno per giornale - che seguivano le indagini a Villarbasse possono dirsi un eccezionale esempio di sobrietà. I titoli più rilevanti erano su cinque, sei colonne. Quasi nessuna fotografia, i resoconti non firmati, quasi per esprimere bene che si trattava non di uno o due redattori che parlavano dal posto, ma di una voce sola, quella del giornale. Articoli sintetici che oggi stupiscono, raffrontati soprattutto con le evidenti "sbrodolate" su casi meno importanti di quello che sconvolse l'Italia del 1945.

    C'è, dunque, da meditare sull'informazione di ieri e su quella di oggi. Lasciamo la libertà al lettore di dire quale sia la formula vincente" (cap. 3, pag. 39).



    Particolarmente interessanti, anche per cogliere il mutamento dei tempi, le osservazioni in merito al mancato accoglimento della domanda di grazia da parte del Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola, che possiamo trovare nel decimo capitolo dedicato a Padre Ruggiero, appartenente all'Ordine dei Frati Minori di San Francesco, che ebbe il compito di seguire i condannati fino al momento dell'esecuzione:

    "L'incarico, grave, pesante, cadde sulle spalle di un frate. Doveva traghettare all’aldilà quei tre miserevoli, tre macellai del delitto, che, considerando la giurisprudenza attuale, oggi se la caverebbero forse con qualche cosa di meno dell’ergastolo. Oggi i tre avrebbero percorso il lungo tunnel delle perizie psichiatriche e poi, chiusi in una cella per un po’ di anni, sarebbero vissuti con la speranza, neppure troppo tenue, di un possibile ritorno nella cosiddetta società.

    Anche la Giustizia ha i suoi tempi, vorremmo quasi dire le sue mode. Potevano, assassini di una tale spietata ferocia, essere pienamente consapevoli di ciò che stavano facendo? Oggi la domanda sarebbe questa. E, quasi di certo, la risposta degli illustri periti sarebbe “no”. Può una ragazzina essere totalmente consapevole di ciò che fa mentre uccide a coltellate la madre? No. Può una madre, freddamente, uccidere il proprio bambino, ben conscia di ciò che sta facendo, di ciascun gesto, dei colpi vibrati? Certamente no.

    Di questo passo, un luminare del Foro trarrebbe la logica conclusione: nessuno è pienamente colpevole. Insomma. si raggiungerebbe l’iperbolica certezza che gli assassini, a ben pensarci, non esistono. Non per nulla un teologo riuscì a sorprendere con la teoria secondo cui l’inferno, comunque presente nella sua trascendente essenza, è deserto. L'inferno, cioè, tenendo conto dell’immensa misericordia di Dio, sarebbe vuoto. Con un tale percorso di pensiero, teorico ma non troppo, molti anni dopo ci si sarebbe trovati davanti a crimini efferati, massacri stradali, vili attentati, con più morti, soprattutto nel periodo del terrorismo più bieco, quasi “compresi”. Colpevoli conclamati, confessi, protagonisti di due, tre processi, fra un ricorso e l’altro, ospitati in celle ben più confortevoli di quelle che alle “Nuove” di Torino ebbero a ospitare i tre assassini di Villarbasse. Qualcuno “pentito” , qualcun altro “dissociato”, con la possibilità di entrare e uscire dal carcere, perfino di collaborare a qualche giornale, ricevere telefonate e concedere interviste. Un’epoca, ovviamente, diversa, ma può, dunque, mutare così tanto la Giustizia adattandosi alle mode e alle circostanze storiche?

    Nel 1947 ciò sarebbe parso inverosimile, soprattutto insultante per qualsiasi comunità civile. Così si spiega perché allora il ricorso venne respinto. I tre di Villarbasse, tutti e tre di Mezzojuso, pur nella loro rozzezza, analfabeti, parevano rendersene conto. Nel 1947 la realtà era cruda. Realtà che usciva dalla guerra, dai bombardamenti, dalle privazioni. L’Italia, diventata una repubblica, stentava a scrollarsi di dosso l’atmosfera di prima, tornavano a casa i prigionieri, i dispersi, molti sopravvissuti ai campi di concentramento.

    A poco a poco l’atmosfera mutava, con una gran sete di nuovo e, anche, con la smania di dimenticare. Impossibile non pensare che, in fondo, negli anni lasciati alle spalle, e parevano tanti, di morti se ne erano visti fin troppi, durante l’occupazione nazista, poi nel periodo fascista di Salò, con gli eccidi che, in Torino e in Piemonte, insanguinarono i marciapiedi e le rive del Po nell’aprile del 1945. La coscienza dei più si andava aprendo verso una giustizia che eliminasse dal Codice la pena capitale. Quella “cancellazione” della morte dal gran libro del diritto era li, a due passi ormai, questione magari di pochi giorni. Lo pensavano i difensori che, l’abbiamo detto, miravano a guadagnare tempo, ma il tempo, raffigurato spesso come un imponente vecchio, barbuto, munito di falce, per tagliare la vita, scosse il capo. No, per un delitto così, per le lacrime di coloro che avevano visto i congiunti uccisi in un modo tanto feroce, abbietto, non poteva esserci alcun rinvio. Non c'era posto per la pietà davanti a quella cisterna, ai cadaveri appesi ai blocchi di cemento, all'agonia nel buio di quell'acqua ferma. Enrico De Nicola, ci dicono, valutò i ricorsi della difesa, ma andò a leggersi i fatti, i verbali, le ammissioni, la requisitoria di Trombi. E De Nicola, come il vecchio con cui si raffigura il tempo, disse anch'egli di no. Era l'ultima autorevole parola".

    Il mattino del 4 marzo 1947, "La Nuova Stampa", in attesa di ripristinare la vecchia testata, titolava: "I massacratori di Villarbasse fucilati stamane all'alba", anche se a quell'ora l'esecuzione non c'era ancora stata. La cronaca dell'esecuzione venne quindi ripresa mercoledì 5 marzo, in prima pagina, di spalla, a tre colonne, con il titolo: "Fucilazione di tre barbari". Il cronista annotò: "Sono le 7,45. Nella fissità della morte si è riscattata l'umanità dei colpevoli".



    L'orrore di questa storia non potrà essere dimenticato, così come la bestiale indifferenza dimostrata dagli assassini durante il processo (come emerge dagli atti ampiamente riportati nel testo in esame). Tuttavia, "Villarbasse forse trovava pace. Non sognava che scrollarsi di dosso quella tragedia, cancellarla con tutte le forze, cambiar nome alla cascina, sistemare nuovi alberi, riprendere a vivere. La vita pretende queste accettazioni. C'era nell'aria un annuncio di primavera ma, improvvisamente, il 6 marzo nevicò. Fiocchi larghi, lenti, che volteggiavano nel cielo grigio ma rischiarato da un tenue bagliore rosa. La nevicata non durò molto, ma fu sufficiente a tingere ogni cosa di bianco. Parve una purificazione. Un bianco abbagliante dopo tutto quel buio" (cap. 10, Alle Basse di Stura: Giustizia è fatta!).



    Un libro avvincente come un thriller nell'incalzante successione dei fatti, che si legge tutto d'un fiato, ma in grado di essere interessante anche dal punto di vista storico, aiutandoci a capire come eravamo e come siamo cambiati nell'oltre mezzo secolo trascorso dal dopoguerra ad oggi.



    Maurizio Gasparello



    Renzo Rossotti

    VILLARBASSE, CASCINA FATALE, pp.159 - Euro 9,80

    Editrice Il Punto, Torino

  7. #7
    Il Patriota
    Ospite

    Predefinito

    la fucilazione è un trattamento di favore per certi animali, meglio l'impiccagione o un "sano linciaggio" (come diceva Miglio)

  8. #8
    l'occasione fa l'uomo italiano
    Data Registrazione
    19 Sep 2006
    Messaggi
    2,814
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    secondo me tutto da mettere sul conto di quei perversi imbecilli incompetenti parolai degli idagliani, con la loro retorica mondialista. In primis cattolici e comunisti. Tutto sul conto. Scolpito nel granito.

  9. #9
    l'occasione fa l'uomo italiano
    Data Registrazione
    19 Sep 2006
    Messaggi
    2,814
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In generale mi trovo d'accordo con Eridano riguardo alle sue accuse ai beoti padani. Perfettemente centrate. In questo caso però tutta la città aveva inquadrato e isolato la belva assassina, meno la povera convivente, accecata dall'amore o forse solo dalla paura.

    R.I.P.

  10. #10
    Moderatore
    Data Registrazione
    12 Apr 2002
    Località
    parma
    Messaggi
    3,105
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Un attimo di attesa , non sono senz'altro innocentista a prescindere ,ma sembra che l'algerino ,fosse a casa sua da diversi giorni . A confermare , sembra che abbia acquistato il biglietto due settimane or sono ,a sentire il suocero , che sembra diffenderlo . bisogna indagare in diverse direzione.
    C'iò non toglie che se non fosse mai venuto in "padania " ........

 

 
Pagina 1 di 3 12 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Strage Erba, chiesti 'biglietti'
    Di lupodellasila nel forum Padania!
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 28-10-07, 15:30
  2. Strage erba e l'extracomunitario ben integrato
    Di simsalabin nel forum Fondoscala
    Risposte: 120
    Ultimo Messaggio: 13-06-07, 09:30
  3. strage di erba...
    Di benito87 nel forum Destra Radicale
    Risposte: 57
    Ultimo Messaggio: 13-01-07, 11:10
  4. La "strage£ di Erba
    Di mustang nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 23-12-06, 08:36
  5. la strage di Erba e le responsabilità del tunisino
    Di lanzichenecco nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 16-12-06, 12:10

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226